L’impiccato e la bambina morta nel sacchetto

Mi si perdoni se non mi accodo alla vittoria francese del tecnocrate contro la fascista e se non spendo queste poche righe per sottolineare come Renzi, proclamato segretario del Partito di Renzi, abbia accusato il governo di “avere rifatto il CNEL” (pronunciato esattamente così) dimenticando di essere al governo. A me, da ieri, non riesce ad andare via dalla testa la bambina morta a Trieste e il ragazzo impiccato ai bordi dei binari della Stazione Centrale di Milano.

Lei era in una busta di plastica del supermercato, ai piedi di un muro sgarruppato, ed è stata segnalata da alcuni passanti che hanno allertato i soccorsi. Dicono che sia arrivata in ospedale in condizioni gravissime. Il certificato di morte dice che è mancata alle 19.58.

Il ragazzo invece ha qualcosa come venticinque o trent’anni, non ci è dato di sapere. Non ha documenti. Scrivono “probabilmente di origine africane”. Un continente intero. E non si sa altro. Il corpo appeso era in via Ferante Aporti al numero civico 81. Quello è il suo approdo.

Nessuno dei due ha un nome. Lei perché la disperazione (degli altri) l’ha affossata prima ancora che scoprisse la speranza e lui perché rientra in quell’umanità che in Europa è il percolato di quella normale, istituzionale. Io non so voi ma a me, due storie così nello stesso giorno, mi spezzano il fiato.

(continua su Left)


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