Quella sottile tirannia dei diritti rivenduti come privilegi

C’è qualcosa di marcio seppur invisibile in alcuni modi che in questi ultimi anni hanno preso piede nel senso comune e nella politica: convincerci che alcuni diritti siano le generose regalie dei potenti è il modo migliore per eroderli dall’interno, senza nemmeno dovere aprire un dibattito o una discussione.

Nelle parole della Presidente della regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, ad esempio, si dice tra le righe che uno straniero debba essere grato per l’essere accolto, dimenticando che l’accoglienza è un diritto stabilito da severe norme internazionali oltre che pessime leggi italiane. Non si tratta quindi di centrare il punto sui reati o sul rispetto della legge: insistono nel provare a convincerci che ciò che ci spetta (molto di ciò che ci spetta) non sia dovuto ma sia piuttosto frutto di una loro elargizione.

E non si tratta solo dei discorsi sui stranieri poiché la modalità è la stessa che sottintende ai numerosi proclami in cui ci invitano ad essere sazi di avere un lavoro senza rompere troppo sui diritti connessi; ci invitano a non ammalarci troppo e troppo spesso o a invecchiare troppo a lungo poiché la sanità è gratuita ma va usata con economia; ci rimproverano se puntualizziamo le mancanze del trasporto pubblico presentandoci il conto; chiedono alle donne di non alzare troppo la voce accontentandosi delle migliorie nella loro condizione rispetto a un secolo fa; redarguiscono i dipendenti pubblici confrontandoli con i disoccupati privati e poi redarguiscono i disoccupati blaterando di meritocrazia; paiono mal sopportare il voto (che sia per un’elezione o per un referendum) come se fosse un passaggio obbligato ma barboso. E così via.

 

(continua su Left)


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