«Infiltrazioni di mafia e massoneria»: saltano le elezioni a Castelvetrano

(ne scrive Claudio Del Frate per il Corriere della Sera)

La presidente della commissione antimafia Rosi Bindi nel luglio del 2016 aveva emesso un giudizio lapidario: «Castelvetrano non può permettersi di avere tre assessori iscritti alla massoneria». La relazione della commissione, ma non solo quella ha avuto il suo effetto e ora il ministro dell’interno Minniti ha firmato il decreto che scioglie per infiltrazioni mafiose il comune siciliano in provincia di Trapani, «patria» del superlatitante Matteo Messina Denaro. Il provvedimento arriva ad appena quattro giorni dalle elezioni che avrebbero dovuto rinnovare il consiglio comunale di Castelvetrano. Urne e seggi rimarranno dunque chiusi e per il comune si prolungherà il periodo di gestione commissariale: sindaco e giunta erano infatti già decaduti in seguito alle dimissioni di quasi tutti i consiglieri.

Il consigliere che difendeva il superlatitante

«Castelvetrano non è un comune come tutti gli altri» aveva detto sempre Rosi Bindi in occasione della disamina dell’anno scorso. E in effetti la situazione messa in rilievo dall’ispezione ministeriale sembra appartenere a un altro mondo . li inviati del Viminale, affiancati da rappresentanti delle forze dell’ordine erano stati incaricati di indagare«l’eventuale sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso dell’amministrazione comunale», ossia, «forme di condizionamento tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità della stessa». Legami che evidentemente sono stati ritenuti sussistenti. D’altronde l’unica anomalia di Castelvetrano non è costituita soltanto dall’essere il «fortino» dell’ultimo padrino di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Qui un consigliere comunale, intercettato al telefono, Calogero Giambalvo , esprimeva stima nei confronti del superlatitante; arrestato e poi assolto nell’ambito di un’inchiesta per favoreggiamento nei confronti del boss, era tornato a sedere sui banchi del consiglio. Fatto che aveva provocato le dimissioni di 27 consiglieri su 30 in segno di protesta.

Logge e affari: le parole del prefetto

L’altro aspetto su cui si è concentrata l’indagine sono i rapporti tra criminalità e massoneria. «E’ un intreccio oggetto di inchieste giudiziarie – aveva detto il prefetto di Trapani Giuseppe Priolo alla commissione parlamentare antimafia – e di altrettanto vasta storiografia e inchieste giornalistiche. In questa sede non posso valutare, se non in termini di supposizioni, ovvero di ragionevoli presunzioni, la possibile comunanza di interessi tra organizzazioni, quella massonica e quella mafiosa, che fanno della segretezza una regola rigida inderogabile». I vertici del Grande Oriente hanno sempre respinto con forza collusioni da parte loro con la mafia, sottolineando che i loro ideali sono all’opposto di quelli di Cosa Nostra. «ma tali dichiarazioni – ha aggiunto il prefetto di Trapani – sono state poi contraddette dal rifiuto di fornire gli elenchi degli iscritti alle logge».


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