Una piccola storia di ‘ndrangheta in Brianza

Ne scrive pagina99:

I giorni più importanti della nostra vita a volte si svolgono diversamente da come avevamo immaginato. Per Luca Talice, un ottico brianzolo, questo è particolarmente vero: l’undici gennaio del 2011 è il giorno in cui ha saputo che sarebbe diventato padre. Ma è anche il giorno in cui ha appreso dai giornali di essere indagato per stupro su denuncia di due compagni di partito della Lega Nord, consiglieri come lui al Comune di Seregno.

Un incubo da cui è uscito solo 24 mesi dopo con una sentenza di assoluzione che cita la sua opposizione al Piano di governo territoriale (Pgt) del Comune come possibile causa delle sue sfortune: «La maggioranza si era divisa in due fazioni, la prima schierata con Talice che si opponeva radicalmente alla trasformazione delle aree verdi in edificabili, la seconda facente capo al sindaco». E poi, più in là: «Non hanno bisogno di esser spiegati i forti ed elevatissimi interessi economici sottostanti alla prospettiva di lottizzazione».

Talice, insomma, secondo i giudici è stato vittima di un killeraggio morale, compiuto non si sa da chi, ma certamente in uno dei Comuni della Lombardia dove la ’ndrangheta è più forte, sede della locale di Seregno-Giussano, contesa tra le famiglie Cristello (il capostipite Rocco è stato ucciso a colpi di pistola nel 2008) e gli Stagno (Rocco, un membro della famiglia, fu ucciso nel 2009, in una porcilaia). Attualmente non fa più politica, nel suo negozio ha un armadio pieno di ritagli di giornale e documenti che raccontano la sua vicenda. In vetrina, un libro dedicato a Falcone e Borsellino. «Se avessi saputo contro chi mi mettevo, forse quella lotta non la facevo. Alla fine mia madre ci è morta, per il dispiacere» ci racconta.

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