Sinistra, ultima chiamata. Vediamoci al Camp, ché l’unità si pratica, non si dice.

Si sa, a me questa cosa dell’unità a sinistra mi sta a cuore. Ne ho scritto giusto qualche giorno fa per Linkiesta (qui) dopo la manifestazione di piazza di Santi Apostoli ed è l’augurio che mi sono portato in tasca dopo il Brancaccio. Sono convinto, davvero, che non ci sarebbe nulla di più stupido che rinunciare a un percorso senza nemmeno avere ascoltato, capito e discusso i valori che sono in campo. Perché (lo scrivo fuori dai denti) di quanto si siano simpatici o antipatici gli attori in campo al Paese interessa poco o niente e perché la sinistra si pratica, non si dice. E anche l’unità si pratica; piuttosto che invocarla, deriderla, augurarsela o intestarsela.

Significa che per forza sia necessario andare “tutti insieme”? Ma figuriamoci. Come se non bastassero tutte le ultime esperienze. Sarebbe il caso, piuttosto, di sapere esattamente di cosa stiamo parlando: è un ostacolo non superabile il fatto che alcuni siano arrivati “tardi” nell’avere coscienza della non potabilità di Renzi e la sua politica con la sinistra? Non è una domanda retorica, dico davvero. Che si dica, però: il “non mi fido” o peggio il “non mi ispira” è un ragionamento politico che non ha nessuna presa e nessuna connessione con il Paese reale. Se qualcuno non vuole allearsi per un diverso voto al referendum costituzionale può farlo, per carità. Ma lo dica. Niente gnegneismi. Se qualcuno dall’altra parte non vuole ritrovarsi tra i piedi alcuni vecchi compagni di partito perché non ha smaltito le scorie di un congresso qualsiasi lo dica, chiaramente. Responsabilità significa avere il coraggio (e sentire il dovere) di non camuffare con il senso generale le questioni personali.

Credo che ascoltare da ognuno dei movimenti in campo cosa abbia intenzione di fare nel futuro sia il nodo centrale. Avrei il cuore in pace nel sapere che l’unità non s’ha da fare perché si hanno differenti posizioni sui diritti nel lavoro, sulla riconversione ecologica, nell’impostazione fiscale o per insormontabili differenza ma specificate nei specifici temi. Altrimenti facciamo le cose bene, sul serio. Ascoltandoci, parlandoci, confrontandoci.

Questo è il senso del nostro Politicamp di Reggio Emilia: collegarci (tra noi e con gli elettori) e riunirci. Che se ci pensate la parola riunire è una parola che ha già dentro tutto: dedicarsi del tempo, prendersi la responsabilità dell’ascolto, esercitare il diritto di esprimere le idee. E le riunioni, quelle che funzionano, poi prendono anche decisioni. Insieme. Per manifestarsi, innanzitutto, e arrivare finalmente a un manifesto condiviso.


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Un commento

  1. eppure io credo che la fucina delle nuove idee non si trovi con quel genere di personaggi di quella razza chiamata “politici”. Ci hanno stufato, annoiato, tradito negando ridicolmente. Con le facce da “Chiulo” continuano ha truffarci senza ritegno tanto meno vergogna. il tempo lo hanno avuto e non mi pare proprio che si siano interessati alle loro responsabilità e preso coscienza dei loro impegni con il loro popolo e il loro Paese . Infondo se la politica Italiana vive bene e anche alla grande è grazie a questo oscurantismo storico delle verità taciute . Credo che bisogna tornare a scuola e scegliere con cura di dedicarsi a costruire con le nuove generazioni i nostri rappresentanti del FUTURO. L’odierna classe politica TUTTA non merita più il nostro interesse …. ……….

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