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Staff Giulio Cavalli

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Quante volte ancora Giulio?

06 Febbraio 2012 - di A. Berti e A. Bertoncini (da IlGardesano.it)

Un racconto storiografico sulla vita di uno dei personaggi più influenti e potenti della nostra repubblica. Uno spettacolo per colludersi con la verità.
Il termine Verità indica una varietà di significati che esprimono un senso di accordo con la realtà. Giovanni Pascoli parlando dell’innocenza diceva: “Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso.” Verità e innocenza, questi sono i cardini dello spettacolo messo in scena da Giulio Cavalli accompagnato da Cisco, ex cantante dei Modena City Ramblers, al Teatro Dim di Castelnuovo del Garda. Parole che hanno un’importanza fondamentale nella vita di ogni uomo e nella società. Protagonista del racconto è l’onorevole Giulio Andreotti, principale esponente della democrazia cristiana e protagonista della vita politica italiana della seconda metà del ventesimo secolo, le sue frequentazioni mafiose e le sue bugie confessate.Una figura potente e misteriosa che custodisce molti dei più grandi misteri di questo paese. Beppe Grillo durante i suoi spettacoli ne parla così: “Quando Andreotti morirà e potranno toglierli la scatola nera dalla gobba, allora finalmente sapremo la verità di molte cose”. E’ la battuta di un comico, e come tale va presa ma come ha ribadito Cavalli il ruolo del giullare non è solo quello di divertire ma di rappresentare la realtà. Certo ognuno ha una sua verità, ma le prove fornite nel corso dello spettacolo, le testimonianze filmate e scritte rendono più facile per ognuno di noi riconoscere il giusto dallo sbagliato, la verità dalla menzogna. Una frase su tutte riassume lo spirito e il fine dello spettacolo. Cavalli prima di lasciare la scena saluta il pubblico dicendo: “Ora, che vi piaccia o meno, voi siete collusi con la verità!”.

***  *** ***

Cisco, quando è nata l’idea per questo spettacolo? Giulio da anni aveva in mente di fare questo spettacolo. Tempo fa quindi mi contatta per le musiche, visto che mi conosceva come ex Modena City Ramblers, e voleva riutilizzare alcuni pezzi come I cento passi Quarant’anni più altre musiche originali. Passano un paio di anni dove non ci siamo sentiti e nell’aprile del 2011 mi chiama e mi dice “Cisco, a maggio si va in scena. Hai preparato i pezzi?”. Io non avevo fatto niente fino a quel momento, allora lui mi ha mandato il testo scritto e ho iniziato a inserire alcuni pezzi ri-arrangiandoli e a comporne di nuovi. Quante volte Giulio e la Ninna nanna italiana che in qualche modo aprono e chiudono lo spettacolo sono stati realizzati per lo spettacolo, come anche I tempi siamo noi, un frammento che poi è stato inserito nel mio album appena uscito dal titolo Fuori i secondi. Man mano che andiamo avanti con lo spettacolo va sempre bene e migliora di sera in sera.

Giulio, cos’è che ti ha spinto a scrivere e a portare in scena questo spettacolo? Quando mi è successo quello che mi è successo, il 90 per cento delle persone pensano che finisci scortato a causa dei boss mafiosi. E finché non riesci a capire che il problema è di tipo politico, non ne esci. Un giorno discutevo con Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli sulla vicenda Andreotti e ragionavamo sul fatto che la vicenda è conosciuta in maniera approfondita dalle persone che si sono occupate direttamente della storia. Ma in generale Andreotti è considerato una persona innocente tra le persone normali e siccome il teatro è uno dei mondi dove riesci a raccontare queste cose, l’idea è nata da qui. Anche perché se capisci in cosa è colpevole Andreotti, riesci anche a riconoscere gli andreottismi di oggi.

Giulio Cavalli interviene all’Assemblea Generale di SEL

Abbiamo passato questi ultimi anni a sentirci ripetere quanto la Lombardia fosse la regione pioniera di un nuovo modello di imprenditoria illuminata e severità sociale. Abbiamo ascoltato il partito degli imprenditori (con il berlusconismo che qui in Lombardia è stato progettato, impastato e confezionato pronto per essere venduto) e gli autonomisti (con la Lega e tutte le sue ultime leghe interne) sventolare la retorica dell’eccellenza lombarda come stella polare di una politica liberale, simpatica come una trasmissione in prima serata e vincente, dedicata a tutti vincenti.

Non so quanto coraggio abbiamo avuto, noi, mentre andava in scena tutto questo. Non so se forse non ci siamo perduti nei banali (e peraltro falliti) inseguimenti sui temi del centrodestra per provare a dimostrarci all’altezza, se qualcuno non abbia pensato che fosse una buona cosa imparare bene ad essere dei buoni perdenti e passare all’incasso o se semplicemente mancasse lo slancio e la fantasia.

Certo non abbiamo osato. Certo in Lombardia, e non solo in Lombardia, abbiamo passato più tempo al tavolo della matematica, inseguendo la formula del cinquantuno per cento senza tenere aperta la finestra al paese che scorreva: segreterie di partito, riunioni di coalizione a cercare la matematica con un Paese che intanto privatizzava i diritti, liberalizzava i doveri, ha impacchettato i servizi in confezioni da dieci pezzi pubblicizzati con il sorriso del Governatore di turno. In vent’anni di Governo spericolato con i ricchi e sempre timido con gli altri, in Lombardia, ci hanno già raccontato la favola triste della liberalizzazione salvifica, della finanza come unica cura dell’economia e della ricchezza come valore e la povertà come costo.

Ricchezza come ‘valore’: le parole di Monti hanno lo stesso spaventoso retrogusto di un sistema che è già in atto, giù al nord, nella sanità di prima e seconda classe, nel lavoro diviso (e non più condiviso) tra gli acquirenti bulimici e chi può solo elemosinare di essere ancora spendibile, tra la politica che è l’ancella spudorata di un’imprenditoria sempre meno etica e le mediazioni sociali che sono solo trattative d’affari.

Per questo credo che la Lombardia sia lo spettro che già c’è del nostro quadro nazionale; il vaccino da cui partire per ricominciare ad osare, per prendersi la responsabilità di tenere la barra dritta senza inseguire strani matrimoni, senza scorciatoie, per dire forte senza remore e senza impauriti moderatismi che abbiamo già visto la liberalizzazione che fissa il prezzo ai diritti e che non ha niente a che vedere con la liberalizzazione che sta nel ‘rendere liberi tutti di accedere ai servizi’: l’unica liberalizzazione che potrebbe essere accettabile.

Noi non possiamo stare nei toni di grigi. Non possiamo accettare di collaborare con chi sta in mezzo non per virtù ma per speculazione. Non possiamo blandire questa moda del dichiararsi oltre le ideologie per non garantire l’omertà di posizioni. Noi stiamo a sinistra. Della sinistra che sta nell’idea che preserva il suolo, l’ambiente, l’acqua e l’aria come bene comune. Che crede nell’impegno dell’uguaglianza: uguaglianza di possibilità, uguaglianza sociale e uguaglianza nei diritti e nei doveri. Della sinistra che trova inaccettabile questo paese come laboratorio del totalitarismo moderno. Che crede nel valore della laicità e vigila sulla libera professione delle fedi, che coltiva la ricchezza delle differenze, che pretende dignità nel lavoro, che crede nelle leggi come opportunità di convivenza e di tutela, che condanna lo sfruttamento e il mercimonio e che ha una storia di persone e di valori, che si spende sulle infrastrutture sociali come uniche urgenti grandi opere. Così, tanto per chiarire.

Perché non esistono modi banali per potersi mettere insieme. Perché questa crisi è una recessione sociale e culturale, e solo dopo economica. Perché non è credibile e non ci appartiene questo gioco banale e vuoto di infilare nel cassetto della post-ideologia qualsiasi operazione di costruzione di un pensiero comune, di una forma collettiva di azione e di pensiero che, se infastidisce chiamarla ideale o ideologia, a noi basta chiamarla idea. Perché la trasparenza, la partecipazione, l’etica e la legalità sono le sentinelle di un indirizzo sociale e politico che non possono da sole bastarci come contenuto. Il momento storico del nostro Paese (e della desolante credibilità del nostro Paese nel mondo) chiama una generazione alla responsabilità di sostituire i modi (e le persone) del fallimento ma soprattutto alla responsabilità di costruire un nuovo modello. Di raccontare un’altra direzione e declinarla ognuno nel proprio campo.

Non accettiamo di aspettare che il terremoto dia a noi l’occasione da usare. Vogliamo costruire la prospettiva da osare. Insieme.

Confiscare la bellezza. Presidiare con fenomeni di stampo antimafioso. Non occuparsi di infiltrazioni ma delle convergenze.

In un tempo di corruzione, mafie, riciclaggio e mala politica con lo stesso spirito ispiratore, in un momento di emergenza morale oltre che economica scegliere da che parte stare è un obbligo. L’indifferenza, il compromesso e l’ossessione della mediazione sono solo un diverso grado di collusione: allora rivendichiamo con forza da che parte stare. Essere di parte com’è nel senso della storia e delle parole: essere partigiani.

Perché è il nostro modo, il nostro obbiettivo e perché come dice l’articolo 4 della Costituzione ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La Costituzione ci dice che essere indifferenti è incostituzionale: questo è il nostro tempo di essere differenti.

La grande bugia della TEM

“Già il particolare momento di crisi imporrebbe priorità diverse, come la realizzazione di infrastrutture sociali piuttosto che cementizie. Ma nel caso della Tem c’è un’aggravante. Perché il progetto si trascina smentendo gli accordi sottoscritti e va così configurandosi come l’ennesima grande opera che non tiene in alcun conto la volontà dei cittadini e persino degli amministratori locali.

Mi pare poi un atteggiamento davvero irresponsabile, direi al limite della collusione, non avere in questo momento, dopo quanto accaduto con la BreBeMi, l’onestà intellettuale di mettere in discussione un iter i cui beneficiari rischiano di essere ancora una volta gli autori di attività illecite.

E’ paradossale la corsa alla posa delle prime pietre, tanto più se commisurata alla flemma nell’applicare leggi e regolamenti che impediscano scempi ambientali.

Per quanto ci riguarda, esprimiamo quindi il nostro totale sostegno ai comitati e ai cittadini nella loro battaglia contro la nuova autostrada. Li invitiamo a non permettere che qualche politicante sminuisca il loro impegno additandoli banalmente come ‘no-Tem’, senza saper leggere l’idea differente della gestione del territorio e del consumo di suolo che sta dietro quella sintetica sigla. E, per contro, invitiamo gli amministratori a prendere posizione, senza pavidi giochi di sponda e senza indulgere al miraggio di qualche inaugurazione e taglio di nastro – che peraltro non fanno troppo bene alle carriere politiche nel nostro Paese.

In Regione abbiamo già ampiamente chiarito la nostra opinione. Non può esistere Tem senza il rispetto integrale degli accordi sulle compensazioni ambientali”.

Milano, 19 gennaio 2012

Il Fatto Quotidiano intervista Cavalli su Ponzoni e Formigoni

L’arresto dell’ex-assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, Massimo Ponzoni, indica che “questa classe dirigente non è all’altezza ne ha lo spessore etico e morale adatto per gestire una Regione che tra 4 anni ospiterà il grande banchetto di Expo 2015″ dichiara Giulio Cavalli, consigliere di Sel al Pirellone, a margine dell’incontro “Giù le mani dalla città: Milano contro Racket e Mafie” organizzato da partiti della maggioranza in Comune presso il Teatro della Cooperativa di Niguarda. “C’è un rapporto stretto tra organizzazioni criminali e corruzione” – ribadisce Nando Dalla Chiesa, neo presidente del Comitato antimafia presso il Comune di Milano – “ed in Regione Lombardia oggi, ci sono diversi casi di corruzione e contiguità con la Mafia molto preoccupanti, tali da giustificare la richiesta di elezioni”. “Il gruppo di Sel ha immediatamente chiesto le dimissioni del Presidente Formigoni – dichiara il consigliere d’opposizione – perché già eletto con un listino irregolare e circondato da persone di sua fiducia indagate ed arrestate, condizioni non normali per il governo di una Regione che si voglia chiamare civile”. “Il sistema difende se stesso — conclude Giulio Cavalli – quindi non possiamo aspettarci un cambiamento da parte del Governo Formigoni e del formigonismo inteso quale sistema di clienti che ne sostengono il consenso politico”. di Giovannij Lucci

Arrestato Ponzoni. Ora basta, Formigoni si dimetta

“Di fronte all’ordinanza di arresto, nel giro di pochissime settimane, per un secondo esponente dell’Ufficio di presidenza del Consiglio lombardo nonché ex assessore regionale, auspichiamo che il presidente Formigoni voglia finalmente ammettere il pesante problema politico della sua maggioranza.

Nascondersi ancora una volta, come il mese scorso con Nicoli Cristiani, dietro il paravento delle responsabilità personali risulterebbe davvero intollerabile, anche in considerazione di alcuni non trascurabili dettagli che forse vale la pena ricordare: della Pellicano, la società immobiliare per il cui fallimento sarebbero stati emessi i provvedimenti di custodia per Ponzoni e altri esponenti del Pdl in Brianza, in passato sono stati soci anche l’assessore Massimo Buscemi, l’ex assessore oggi presidente della Commissione V Giorgio Pozzi e la moglie di Abelli, quella Rosanna Gariboldi già finita in carcere per la vicenda della bonifica di Santa Giulia.

Senza contare che Massimo Ponzoni, oltre alle varie indagini per corruzione e bancarotta che lo vedono protagonista, è citato persino negli atti della maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta Infinito, ritenuto dagli inquirenti ‘capitale sociale dell’organizzazione criminale’.

Ne chiediamo inascoltati le dimissioni da tempo, torniamo a chiederle oggi con ancora più forza.

Formigoni, invece, venga subito in Aula a riferire su questo suo centrodestra che conta ormai un numero imbarazzante di consiglieri e assessori diversamente coinvolti in inchieste giudiziarie, prendendo atto di come la classe dirigente di sua nomina risulti in tutta evidenza eticamente inadatta per affrontare le importanti sfide dei prossimi anni, a partire da Expo.

Subito dopo faccia l’unica cosa sensata che gli resta da fare: restituisca la parola agli elettori”.

Milano, 16 gennaio 2012

La Libertà recensisce lo spettacolo L’INNOCENZA DI GIULIO

“Cavalli, teatro d’impegno con ballate”

Musica al Lavoro: successo per “L’innocenza di Giulio Andreotti” con le note di Cisco

(di PAOLO SCHIAVI)

Siamo tanto abituati alle mistificazioni e alle mezze verità, assuefatti alle smussature truffaldine, alla semantica limata ad arte e ai (rag) giri di parole che dovremmo accogliere gli spettacoli come quello di Giulio Cavalli come “regali” preziosi. Come una manna, come stuzzicadenti che infilano le “fette di prosciutto” per liberare il nostro sguardo appannato e si mettono di traverso tra le palpebre per far sì che gli occhi restino aperti e vigili.

Piacenza ha risposto bene, perché nonostante le condizioni («per andare a vedere uno spettacolo su Giulio Andreotti in un freddo sabato sera pre-natalizio ci vuole un certo coraggio», scherza lo stesso Cavalli) al Salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro, al primo appuntamento dell’ottava edizione della rassegna Musica al lavoro firmata Arci e Cgil, affidato appunto a Cavalli e al suo spettacolo L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto, è venuta tanta gente e c’era anche un po’ di gioventù. Buon segno.

Il giovane attore milanese, classe ’77, è da sempre votato all’impegno civile e prestato alla politica da un po’: consigliere regionale lombardo per Idv ha fondato il primo gruppo interistituzionale che si pone il problema dell’infiltrazione della mafia negli appalti per l’Expo 2015, l’Expo no crime, e da poco lasciato Idv per aderire a Sel. E il suo spettacolo “maleducato” (14ª produzione in carriera con la sua Bottega dei mestieri teatrali), promosso a Piacenza dall’associazione Libera, testo cui hanno contribuito Carlo Lucarelli e il giudice che istruì il processo Andreotti, Giancarlo Caselli – che appare in video per scagliarsi contro la gestione mediatica e politica del procedimento – spiattella e argomenta senza pietà e senza scampo le collusioni di Andreotti con la mafia.

Perché il “Divo Giulio”, nonostante la maggior parte degli italiani si sia convinta della sua innocenza, «fino al 1980 ha commesso il delitto di associazione a delinquere con Cosa Nostra: una verità nero su bianco, basata su prove inconfutabili. Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione) Andreotti sarebbe stato condannato».

Lo spettacolo, impreziosito dalle emozionanti ballate voce, chitarra e tamburello di Stefano “Cisco” Bellotti e dalla regia “a stazioni” di Renato Sarti (Cavalli narratore, testimone, accusa e difesa, si muove tra un inginocchiatoio carico di significati ingombranti, luogo metaforico delle menzogne del super senatore democristianissimo “prescritto a vita”, i leggii da cui promanano prove e testimonianze, e lo spazio scenico della narrazione ricostruita e teatrata), è un «pezzo scritto, detto, dispiaciuto» che inanella con il giusto ritmo, una varietà di toni e inflessioni e un pizzico di indignata e coraggiosa (Cavalli vive sotto scorta da due anni) ironia, atti giudiziari e deposizioni per ricostruire una «storia che accende una nausea nera, pelosa, che racconta 50 anni di istituzioni che si baciano nell’ombra».

Un’ombra lunghissima che fa ancor più paura perché dai nomi dei cugini Salvo, di Buscetta, Sindona, degli ammazzati Ambrosoli e Dalla Chiesa, di Balduccio Di Maggio, Bontade e Aldo Moro (che dal rifugio delle Br dedicò pesantissime parole all’ex compagno di partito) si arriva in finale a quelli di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano. Perché è nello spazio tetro di quel cono d’ombra che nel nostro Paese malato ogni stagione ha la sua “innocenza di Giulio”.

Convegno sanità: discutiamo di cronicità

AFFRONTARE LA CRONICITÀ:

LA REGIONE AVVIA I CREG, MA IL RISCHIO È LA PRIVATIZZAZIONE DELLA MEDICINA DI BASE

Domani il convegno di Sel: riflessioni e confronti con medici, sindacati e malati sul futuro assetto delle cure primarie in Lombardia

Mentre Formigoni e Boscagli annunciano a breve una revisione del sistema di welfare che di fatto, introducendo fondi assistenziali integrativi, porta a conclusione il progetto di smantellamento del servizio pubblico in ambito socio-sanitario, sta già cambiando profondamente anche la risposta di Regione Lombardia alla cronicità.

Con l’aumento della sopravvivenza e l’invecchiamento della popolazione, le patologie croniche rappresentano la sfida principale di qualsiasi modello di sanità.

Dopo aver puntato sulle Rsa, che ora sono in crisi economica perché inadeguate ad assolvere compiti sempre più sanitari, e sull’assistenza tramite voucher, incapace di garantire equità di accesso ai servizi, ora la Giuntaha deciso di attivare  un nuovo strumento denominato Creg (Cronic related group).

In sostanza, medici o gruppi di medici accreditati – definiti provider – dovranno garantire, senza soluzione di continuità e cali di cure, tutti i servizi extraospedalieri necessari per una buona gestione clinica delle malattie croniche.

Inutile dire che tutto ciò pone numerosi dubbi. A partire dal rapporto con la medicina di base, con il rischio di uno sdoppiamento le cui conseguenze saranno a carico del malato. Il timore è che si arrivi in definitiva a una privatizzazione del servizio medico sul territorio attraverso l’istituzione di cooperative e che per garantirsi la pienezza delle cure in questo percorso sarà necessario ricorrere a un sistema assicurativo.

Considerata l’importanza e la delicatezza del tema, che inciderà considerevolmente sulla vita dei cittadini, il Gruppo consiliare di Sinistra Ecologia Libertà in Regione ha organizzato il convegno Affrontare la cronicità: riflessioni e confronti sul futuro assetto delle cure primarie in Lombardia. L’introduzione sarà affidata alla capogruppo Chiara Cremonesi. Dopodiché interverranno Sonia Ribera, della Segreteria regionale Fp Cgil Medici, Gabriella Levato, medico della Fimmg, Elena Lattuada, Cgil Lombardia, Claudio Dossi, responsabile della negoziazione sociale e sanitaria Spi Lombardia, Maria Luisa Mottes, presidente dell’Associazione diabetici regionale, Emilio Lunghi dell’Auser, Giuseppe Salvato, dirigente settore anziani del Comune di Milano. A tirare le conclusioni del ragionamento sarà il conigliere di Sel Giulio Cavalli, componente della Commissione Sanità e assistenza.

L’appuntamento è per domani, venerdì 16 dicembre, alle 14 presso la Sala Gonfalone del Palazzo Pirelli, a Milano in via Fabio Filzi 22.

Milano, 15 dicembre 2011

Cava, i giovani schierati con etica e legalità

CAVA MANARA Parte dai giovani il “no” all’intreccio tra mafia e politica. Sono loro a chiedere trasparenza e legalità, rigore ed etica. E sono loro a voler segnare la distanza tra politica e…

CAVA MANARA

Parte dai giovani il “no” all’intreccio tra mafia e politica. Sono loro a chiedere trasparenza e legalità, rigore ed etica. E sono loro a voler segnare la distanza tra politica e malaffare. Business dei rifiuti, megainfrastrutture, appalti, cantieri, logistiche e centri commerciali. Opere e sistemi da mettere in discussione, secondo i giovani del Pd che l’altra sera, a Cava Manara, in un incontro pubblico, si sono chiesti «in che modo le nuove generazioni in politica possono dare un contributo alla lotta contro la criminalità organizzata». E nel dibattito, moderato da Riccardo Montagna, giovane coordinatore del circolo locale del Pd, una risposta è stata tentata. «Ci vogliono senso etico e coraggio», sostiene Giulio Cavalli, attore teatrale e consigliere regionale del Sel. Un coraggio che manca a tanti amministratori pubblici, accusa lo scrittore che vive sotto scorta. «La criminalità organizzata cerca di coinvolgere sempre chi governa – afferma – e si insinua tra gli uffici amministrativi tentando di corrompere i responsabili». Per questo ci vuole controllo. «Si continua a pensare ad un’etica di natura normativa e non ad un’etica di natura morale, ma è questa che manca alla classe dirigente politica – afferma il consigliere regionale -. Alla politica spetta il compito di prevenire la magistratura nel giudizio». E Pippo Civati, che in Regione siede tra i banchi del Pd, aggiunge: «Ci vuole buona politica, quella che non fraintende, come si sta facendo, parole come “territorio” e “sicurezza”». E soprattutto sia trasparente. A chiederlo sono i giovani che, durante l’incontro, hanno voluto ricordare come «la mafia si combatta gridando». E puntano l’indice contro le scelte urbanistiche e il ruolo dei partiti «durante le nomine nelle società partecipate, dove non si seguono criteri meritocratici», afferma Cesare Del Frate. Dalle file del Fli, Niccolò Fraschini, capogruppo nel consiglio comunale di Pavia, denuncia «un’impressionante spartizione di cariche a cui ho preferito non prendere parte». E le accuse al sistema diventano bipartisan da parte di «giovani che cercano di imparare a lavorare nella legalità e nell’interesse dei cittadini», sostiene il sindaco di Cava, Claudia Montagna, mentre per Giuseppe Villani, consigliere regionale Pd, «la politica, per contrastare la criminalità, deve seriamente puntare allo sviluppo economico e dare opportunità di lavoro». La giovane classe politica del nord sente il peso delle proprie responsabilità. Dopo l’operazione Infinito che però, dice Cavalli, «ha lasciato fuori alcune zone grigie». «Non sono uscite le sponde istituzionali – precisa lo scrittore – quelle che hanno permesso gli intrecci con la criminalità organizzata e quelle che hanno determinato il fallimento di buona parte della classe politica».

Stefania Prato 

da LA PROVINCIA PAVESE

ASSESEMPIONE recensisce il libro NOMI, COGNOMI E INFAMI

Milano – “A Milano la mafia non c’è” Affermava negli anni ’80, al colmo nella Milano da bere (forse aveva bevuto troppo) il sindaco Paolo Pillitteri. Con giuliva cadenza sino a pochi mesi fa anche Letizia Moratti (la mamma del Batman meneghino) scandiva che la mafia “Non appartiene a questa città”, probabilmente non consapevole del fatto che era la città ad appartenere alla mafia.

Nel frattempo con bavosa tracotanza il leghista Maroni dopo avere saturato tutti i mezzi di informazione possibili, imponeva a Saviano, reo di avere detto che esiste la mafia in Lombardia e fa di tutto per “relazionarsi” con chi governa, un suo elenco di “cose fatte”.

“Che la ‘Ndrangheta stesse colonizzando Milano, lo dicevo negli anni ’80. L’ho confermato due anni fa e i fatti mi hanno dato ragione. Ora c’è l’Expo e non so più come dirlo”. Parole di Enzo Macrì, sostituo procuratore nazionale antimafia. Giulio Cavalli di questo e molto altro scrive nel libro, con prefazione di Carlo Caselli, “Nomi , cognomi e infami” (Edizioni Ambiente, pagg. 244, € 16). Giulio Cavalli, con i suoi spettacoli teatrali, documenta da anni con tagliente ironia, la presenza della mafia nella città della Borsa; per questo da oltre due anni vive sotto scorta.

Due distinti capitoli spiegano come nei suoi confronti si sia manifestata una sincera e cosciente solidarietà nelle regioni del sud, al contrario inesistente in Lombardia, sua regione d’origine.

Per non dimenticare l’autore fa riemergere dalla memoria il ricordo di uomini uccisi dalle mafie, come Don Diana, bruno Caccia, Giuseppe Fava e molti altri.

Gli spazi lasciati all’immaginazione sono minimi e quando ci sono sfiorano la poesia, altresì Giulio Cavalli documenta tutto: nomi, luoghi, testimonianze, fatti, come l’elezione del boss Pino Neri a Paderno Dugnano sancita in un centro intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

E’ scrittura palpitante quella di Giulio Cavalli, di rabbia e speranza, di ironia e sentimento, di umanità e perseveranza, sino a fargli affermare che “ridere di mafia è una ribellione incontrollabile”.

Mauro Bianchini

http://www.assesempione.info/rubriche/interviste-recensioni/18470-recensionigiulio-cavalli-con-nomi–cognomi-e-infami.html

NON SOLO CINEMA sullo spettacolo L’INNOCENZA DI GIULIO

L’INNOCENZA DI GIULIO A CASALECCHIO DI RENO

GLI INTRECCI TRA STATO E MAFIA NEL ’COMBACT PLOT’ DI GIULIO CAVALLI

di Andrea Massironi

Pubblicato su NONSOLOCINEMA martedì 6 dicembre 2011 – NSC anno VIII n. 5

Arrivare a teatro e trovare davanti all’ingresso dei poliziotti in divisa può riportare alla memoria gli anni Settanta, quando prima di uno spettacolo di Dario Fo lo spettatore poteva essere perquisito dalle forze dell’ordine. Qui però la situazione è diversa: gli agenti sono presenti per garantire la sicurezza di chi, come Giulio Cavalli, ha avuto il coraggio di denunciare “nomi, cognomi e infami” e per questo ha dovuto subire le minacce della criminalità organizzata.

Mani che si intrecciano, mani che stringono, che toccano, che pregano. Mani che se potessero parlare sarebbero in grado di raccontarci una storia del nostro Paese che ha ancora troppi punti oscuri. Queste mani appartengono a Giulio Andreotti, l’uomo che ha rappresentato per anni il fulcro attorno al quale ha ruotato la politica italiana. “L’innocenza di Giulio” è un testo forte e poetico, in grado di mettere i brividi e contemporaneamente a strappare una risata amara. Tra citazioni di vere deposizioni giudiziarie e inevitabili rimandi al film “Il Divo” di Paolo Sorrentino, la messinscena mostra gli intrecci tra Giulio Andreotti e Cosa Nostra, puntando in particolare a ricordare al pubblico una verità giudiziaria che troppe volte viene nascosta o mistificata: Giulio Andreotti non è stato assolto. Per la legge italiana fino al 1980 il politico ha avuto frequenti contatti con esponenti di spicco di Cosa Nostra, ma il suo reato è caduto in prescrizione. Il doppio finale riporta gli avvenimenti alla storia più recente attraverso il parallelismo tra quanto narrato e le vicende giudiziarie che vedono il coinvolgimento di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano.

Gli spettacoli di Giulio Cavalli hanno un posto particolare all’interno del teatro di narrazione: più di molti altri suoi colleghi egli usa il palco per fare politica militante. Forte anche del suo impegno nelle istituzioni (è consigliere regionale in Lombardia), l’artista crea spettacoli di stampo quasi giornalistico, basati su una drammaturgia dall’andamento vorticoso che sembra avvolgere il pubblico e trascinarlo verso un basso infernale dove “gli amici degli amici”, “quelli che contano” insomma, si inciuciano con le istituzioni e con queste fanno affari.

Per “L’innocenza di Giulio”, accanto a Giulio Cavalli c’è Stefano “Cisco” Bellotti, ex voce dei Modena City Ramblers, che rafforza le parole dell’attore con la sue canzoni: alcune sono inedite e scritte appositamente per lo spettacolo, ma la maggior parte sono i vecchi cavalli di battaglia dell’artista (“La banda del sogno interrotto”, “40 anni”, “100 passi”). Proprio questi pezzi noti, lungi dall’essere un semplice contentino per il pubblico più giovane, si colorano di nuova tonalità e trasformano il combact folk dell’ex Ramblers in un canto più intimo e riflessivo, dominato dal ritmo del tamburo e dalla voce calda del cantante.

Lo spettacolo ha aperto la stagione di prosa del Teatro Testoni di Casalecchio di Reno ed era inserito nella rassegna “Politicamente scorretto”, evento realizzato nel comune bolognese dal 2005 con la collaborazione di Carlo Lucarelli (presente in sala) e le associazioni Libera e Avviso Pubblico. Il testo di Cavalli, con la sua carica aggressiva nei confronti di chi sfrutta le istituzioni della res publica per interessi personali, si può definire, in assonanza con le musiche di Cisco, un ’combact plot’, uno spettacolo cioè nel quale gli elementi estetici sono volti fermamente ad incidere sul reale: gli applausi dei numerosi giovani presenti in sala fanno ben sperare.

Le mie foto, i miei posti

  • Il 3 marzo 2012 a Milano presso il Teatro della Cooperativa (dalle 14.30) il consigliere regionale Giulio Cavalli (SEL) lancia l’iniziativa NON MI FERMO attraverso una “agorà” dedicata a etica e politica. All’evento interverranno, fra gli altri, Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Daniele Biacchessi, Loris Mazzetti, Jole Garuti, Giovanni Giovannetti, Vladimiro Boselli.  L’evento, il primo di una serie che toccherà altre importanti città, nasce con l’obiettivo di creare un luogo di analisi e confronto sempre in fieri dove cittadini e comitati possano esprimere esperienze e idee alle quali corrispondere poi azioni concrete attraverso mozioni, ordini del giorno e proposte di legge. “Un luogo dove riaffermare il primato della politica. Della buona politica. Soprattutto quella che ci arriva dall’attivismo, dalla cittadinanza e dai comitati”. Fra i temi che saranno affrontati il 3 marzo: la difesa del mandato costituzionale, la tutela del territorio, il diritto e il reddito di cittadinanza, la legalità, il consumo solidale.
  • Alba lodigiana. Oggi. Sopra al primo caffè.
  • Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante (F. Nietzsche)
  • La banalità del male non fa altro che smutandare la nostra poca consapevolezza del bene
  • Le mafie si sconfiggono con la bellezza (incontro Circolo SEL Nord Pavia)
  • Sotto il cielo di Lombardia l'amore di tutti nonostante Formigoni
  • I banchi della maggioranza durante la discussione della legge antikebab. Fuori manifestano i lavoratori.
  • Che la pietà non vi sia di vergogna (F. De André)
  • La lettera della figlia di un padre sotto la torre.
  • Giornata di formazione con Libera al Liceo Cavalieri. Per saper scegliere.
  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
  • Dormo per gran parte dei giorni del mio anno in stanze in affitto per una notte o due. Se perdessi una briciola a notte sarei come Pollicino a contare le tappe sperando in un buon arrivo. Ed è una favola misteriosa e buona.
  • La scenografia che sogno per il mio nuovo spettacolo.
  • Un tramonto da bilancio di fine anno.
  • Questo Natale scopro una passione innata per le cose sgarruppate. Sono la bellezza da confiscare.

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