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Oliviero e Giulio sulla torre, il video. Binario 21 chiama Italia

Non è facile raccontare cosa significa parlare con Oliviero, la sua dignità e la sua forza arrampicandosi sulla torre del Binario 21. Dei risvolti politici ne ho scritto ieri e se ne parla ma i risvolti umani rimagono difficili da raccontare. Essere accolti nell’accampamento resistente di Oliviero è stato un regalo che spero di onorare. Scrivere l’aria spessa che ho respirato mi sarebbe impossibile. Per questo forse vale la pena guardare il video senza aggiungere altro.

Su Cappella Cantone e Nicoli Cristiani

Il mio intervento sulla mozione che chiede l’annullamento (poi emendato, purtroppo, in sospensione) della discarica di amiamo sita in Cappella Cantone su cui pesano le ombre dell’arresto dell’ex vicepresidente del Consiglio Regionale Nicoli Cristiani.

Giulio Cavalli interviene all’Assemblea Generale di SEL

Abbiamo passato questi ultimi anni a sentirci ripetere quanto la Lombardia fosse la regione pioniera di un nuovo modello di imprenditoria illuminata e severità sociale. Abbiamo ascoltato il partito degli imprenditori (con il berlusconismo che qui in Lombardia è stato progettato, impastato e confezionato pronto per essere venduto) e gli autonomisti (con la Lega e tutte le sue ultime leghe interne) sventolare la retorica dell’eccellenza lombarda come stella polare di una politica liberale, simpatica come una trasmissione in prima serata e vincente, dedicata a tutti vincenti.

Non so quanto coraggio abbiamo avuto, noi, mentre andava in scena tutto questo. Non so se forse non ci siamo perduti nei banali (e peraltro falliti) inseguimenti sui temi del centrodestra per provare a dimostrarci all’altezza, se qualcuno non abbia pensato che fosse una buona cosa imparare bene ad essere dei buoni perdenti e passare all’incasso o se semplicemente mancasse lo slancio e la fantasia.

Certo non abbiamo osato. Certo in Lombardia, e non solo in Lombardia, abbiamo passato più tempo al tavolo della matematica, inseguendo la formula del cinquantuno per cento senza tenere aperta la finestra al paese che scorreva: segreterie di partito, riunioni di coalizione a cercare la matematica con un Paese che intanto privatizzava i diritti, liberalizzava i doveri, ha impacchettato i servizi in confezioni da dieci pezzi pubblicizzati con il sorriso del Governatore di turno. In vent’anni di Governo spericolato con i ricchi e sempre timido con gli altri, in Lombardia, ci hanno già raccontato la favola triste della liberalizzazione salvifica, della finanza come unica cura dell’economia e della ricchezza come valore e la povertà come costo.

Ricchezza come ‘valore’: le parole di Monti hanno lo stesso spaventoso retrogusto di un sistema che è già in atto, giù al nord, nella sanità di prima e seconda classe, nel lavoro diviso (e non più condiviso) tra gli acquirenti bulimici e chi può solo elemosinare di essere ancora spendibile, tra la politica che è l’ancella spudorata di un’imprenditoria sempre meno etica e le mediazioni sociali che sono solo trattative d’affari.

Per questo credo che la Lombardia sia lo spettro che già c’è del nostro quadro nazionale; il vaccino da cui partire per ricominciare ad osare, per prendersi la responsabilità di tenere la barra dritta senza inseguire strani matrimoni, senza scorciatoie, per dire forte senza remore e senza impauriti moderatismi che abbiamo già visto la liberalizzazione che fissa il prezzo ai diritti e che non ha niente a che vedere con la liberalizzazione che sta nel ‘rendere liberi tutti di accedere ai servizi’: l’unica liberalizzazione che potrebbe essere accettabile.

Noi non possiamo stare nei toni di grigi. Non possiamo accettare di collaborare con chi sta in mezzo non per virtù ma per speculazione. Non possiamo blandire questa moda del dichiararsi oltre le ideologie per non garantire l’omertà di posizioni. Noi stiamo a sinistra. Della sinistra che sta nell’idea che preserva il suolo, l’ambiente, l’acqua e l’aria come bene comune. Che crede nell’impegno dell’uguaglianza: uguaglianza di possibilità, uguaglianza sociale e uguaglianza nei diritti e nei doveri. Della sinistra che trova inaccettabile questo paese come laboratorio del totalitarismo moderno. Che crede nel valore della laicità e vigila sulla libera professione delle fedi, che coltiva la ricchezza delle differenze, che pretende dignità nel lavoro, che crede nelle leggi come opportunità di convivenza e di tutela, che condanna lo sfruttamento e il mercimonio e che ha una storia di persone e di valori, che si spende sulle infrastrutture sociali come uniche urgenti grandi opere. Così, tanto per chiarire.

Perché non esistono modi banali per potersi mettere insieme. Perché questa crisi è una recessione sociale e culturale, e solo dopo economica. Perché non è credibile e non ci appartiene questo gioco banale e vuoto di infilare nel cassetto della post-ideologia qualsiasi operazione di costruzione di un pensiero comune, di una forma collettiva di azione e di pensiero che, se infastidisce chiamarla ideale o ideologia, a noi basta chiamarla idea. Perché la trasparenza, la partecipazione, l’etica e la legalità sono le sentinelle di un indirizzo sociale e politico che non possono da sole bastarci come contenuto. Il momento storico del nostro Paese (e della desolante credibilità del nostro Paese nel mondo) chiama una generazione alla responsabilità di sostituire i modi (e le persone) del fallimento ma soprattutto alla responsabilità di costruire un nuovo modello. Di raccontare un’altra direzione e declinarla ognuno nel proprio campo.

Non accettiamo di aspettare che il terremoto dia a noi l’occasione da usare. Vogliamo costruire la prospettiva da osare. Insieme.

Confiscare la bellezza. Presidiare con fenomeni di stampo antimafioso. Non occuparsi di infiltrazioni ma delle convergenze.

In un tempo di corruzione, mafie, riciclaggio e mala politica con lo stesso spirito ispiratore, in un momento di emergenza morale oltre che economica scegliere da che parte stare è un obbligo. L’indifferenza, il compromesso e l’ossessione della mediazione sono solo un diverso grado di collusione: allora rivendichiamo con forza da che parte stare. Essere di parte com’è nel senso della storia e delle parole: essere partigiani.

Perché è il nostro modo, il nostro obbiettivo e perché come dice l’articolo 4 della Costituzione ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La Costituzione ci dice che essere indifferenti è incostituzionale: questo è il nostro tempo di essere differenti.

Il Fatto Quotidiano intervista Cavalli su Ponzoni e Formigoni

L’arresto dell’ex-assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, Massimo Ponzoni, indica che “questa classe dirigente non è all’altezza ne ha lo spessore etico e morale adatto per gestire una Regione che tra 4 anni ospiterà il grande banchetto di Expo 2015″ dichiara Giulio Cavalli, consigliere di Sel al Pirellone, a margine dell’incontro “Giù le mani dalla città: Milano contro Racket e Mafie” organizzato da partiti della maggioranza in Comune presso il Teatro della Cooperativa di Niguarda. “C’è un rapporto stretto tra organizzazioni criminali e corruzione” – ribadisce Nando Dalla Chiesa, neo presidente del Comitato antimafia presso il Comune di Milano – “ed in Regione Lombardia oggi, ci sono diversi casi di corruzione e contiguità con la Mafia molto preoccupanti, tali da giustificare la richiesta di elezioni”. “Il gruppo di Sel ha immediatamente chiesto le dimissioni del Presidente Formigoni – dichiara il consigliere d’opposizione – perché già eletto con un listino irregolare e circondato da persone di sua fiducia indagate ed arrestate, condizioni non normali per il governo di una Regione che si voglia chiamare civile”. “Il sistema difende se stesso — conclude Giulio Cavalli – quindi non possiamo aspettarci un cambiamento da parte del Governo Formigoni e del formigonismo inteso quale sistema di clienti che ne sostengono il consenso politico”. di Giovannij Lucci

Il punto sulla cultura: l’intervista

Sulla questione degli inaccettabili tagli alla cultura in Lombardia abbiamo aperto la discussione già dalla prima lettura del bilancio. La mobilitazione (e la raccolta firme) sono le sponde che ci sono indispensabiliaprirà vendere la luce sul punto in commissione e in Aula e rincominciare a raccontare come spettacolo e cultura significhi lavoro, produttività, consapevolezza e democrazia.

Qui l’intervista.

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Caso rifiuti: così abbiamo parlato in aula

“Oggi in Aula Formigoni ha sostenuto la parte di sempre. Sulla difensiva appena più del solito, ha letto le sue paginette ben scritte di ricostruzione amministrativa degli eventi. Non ha concesso alcun accenno al punto politico. E non ha degnato di risposta i rilievi dei consiglieri delle opposizioni.

Ne esce, se le accuse fossero confermate, il paradosso di un imprenditore così ingenuo da pagare a un politico – Nicoli in versione genio del male – una supertangente per un’autorizzazione che sarebbe arrivata comunque, gratis e nei tempi auspicati.

Francamente, è difficile crederlo. Ci chiediamo come si possa continuare a chiamarsi fuori di fronte all’arresto di un dirigente dell’Arpa, che è agenzia di diretta emanazione regionale, all’arresto di un vicepresidente Pdl del Consiglio già due volte assessore proprio all’ambiente, alla messa sotto accusa di un iter procedurale che è di stretta competenza della Giunta.

Cosa serve ancora perché Formigoni la smetta di nascondersi dietro il paravento delle responsabilità personali? La responsabilità penale è personale, e su quella sta lavorando la magistratura. Ma la responsabilità politica coinvolge un sistema di potere, che nel Presidente della Regione ha il suo vertice.

Tanto più che l’elenco di esponenti del centrodestra in enti regionali, Consiglio e Giunta indagati, citati, coinvolti a diverso grado in vicende giudiziarie è ormai impressionante.

Ci mancherebbe che Formigoni si opponga, come peraltro ha invece fatto sul San Raffaele, all’istituzione di una commissione d’inchiesta, per la quale avvieremo da subito l’iter.  Certo è che la sola presenza in contemporanea di due organi speciali – mentre le indagini sia sul versante sanità sia su quello dei rifiuti paiono solo all’inizio – molto ha da raccontare dei problemi politici di questa Regione.

A noi sembrano enormi. Al punto da continuare a ritenere opportuno che Formigoni rassegni al più presto le sue dimissioni”.

RADIO CITTA’ DEL CAPO intervista Giulio Cavalli

Sullo spettacolo L’INNOCENZA DI GIULIO sulla figura di Andreotti andato inscena per POLITICAMENTE SCORRETTO

Busto, Giulio Cavalli agli studenti «La mafia è tra noi, combattiamola»

Da La Provincia di Varese

BUSTO ARSIZIO Gli anticorpi alla mafia e all’illegalità bisogna crearli da giovani. Ne sono convinti al liceo artistico Candiani, dove da qualche mese vengono programmati appuntamenti con i protagonisti della lotta alla criminalità organizzata.

Ieri mattina, al teatro Sociale, gli alunni delle classi terze, quarte e quinte hanno incontrato Giulio Cavalli, attore, scrittore e consigliere regionale fortemente impegnato contro la cultura dell’illegalità, tanto che dal 2009 è costretto a vivere sotto scorta: «Sono molto arrabbiato con i lombardi – ha detto Cavalli ai 550 studenti presenti – Sono stati troppo zitti quando la mafia faceva i suoi affari sul territorio. Le sentinelle, cioè coloro che dovevano vigilare, non hanno reagito come avrebbero dovuto. Se la mafia è riuscita a fare così tanti soldi pure da noi è anche per colpa dell’indifferenza dei cittadini del Nord, perché i mafiosi hanno fornitori, clienti e, qualche volta, anche la complicità dei funzionari nei Comuni che hanno permesso loro di portare avanti i loro affari».

Occorre dunque superare la tentazione dell’indifferenza, terreno fertile per qualsiasi azione della criminalità organizzata. Ma come farlo concretamente? «A voi tocca quest’opera di “antiracket culturale” – ha spiegato l’attore ai ragazzi del Candiani – Dovete cercare di essere curiosi, di informarvi, di interessarvi alla politica, alle delibere adottate nel vostro Comune. Altrimenti la mafia condizionerà sempre di più la vostra vita di ogni giorno, a Busto Arsizio non meno che a Corleone o a Platì. E quando cercherete un lavoro, verrete superati inevitabilmente da chi di soldi ne ha troppi e cerca un modo per nasconderli: costruendo case che non vengono vendute o supermercati talmente vicini ad altri da non poter pensare di avere clienti. Situazioni che vediamo quotidianamente nelle nostre città».

Essere vigili e attenti, dunque, per evitare che, grazie al silenzio e alla colpevole accondiscendenza, Cosa Nostra e ‘ndrangheta riescano sempre più a condizionare le nostre vite e le nostre scelte. «Quando intervengono polizia e magistratura è già troppo tardi – sottolinea Cavalli – Essere indifferenti non è solo eticamente sbagliato, ma anche incostituzionale. Spero arrivi presto il giorno in cui nessuno mi domanderà più “Chi te l’ha fatto fare?”».

Francesco Inguscio

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Cambiamento climatico, questo sconosciuto

E’ stata una bella serata interessante e formativa quella con Stefano Caserini al Teatro Nebiolo per sfatare i miti sui cambiamenti climatici e provare ad analizzare il tema più a fondo. Qui il video completo della serata con la descrizione.

Tutti ne parlano, a volte a torto, altre a ragione. Quali siano davvero gli effetti e le cause del riscaldamento globale, però, è spesso materia ignota ai più. E, tra i non addetti ai lavori, circolano vere e proprie leggende alimentate da tanta cinematografia moderna e catastrofista e su cui l’ingegnere ambientale Stefano Caserini, lodigiano doc, dottore di ricerca in ingegneria sanitaria e titolare del corso di mitigazione dei cambiamenti climatici del politecnico di Milano, non potrà fare a meno di sorridere. È lui il primo ospite della rassegna di incontri del Centro di documentazione per un teatro civile del teatro Nebiolo di Tavazzano, in programma per questa sera alle 21 nella sala via IV Novembre. Tutti ad ingresso gratuito, gli incontri sono ormai un appuntamento fisso della stagione del Nebiolo e nel corso degli anni hanno ospitato scrittori, magistrati, attori; voci “impegnate” con l’intento di svegliare la coscienza critica dello spettatore. Ad aprire il cartellone del nuovo anno, ci sarà una serata a metà tra il racconto scientifico e le riflessioni ironiche dal titolo Il riscaldamento globale. Questo misconosciuto… e a cui prenderà parte anche il direttore artistico del Nebiolo, Giulio Cavalli, in veste di interlocutore sul palco. Un racconto che muoverà i primi passi attraverso una spiegazione semplice del problema dei cambiamenti climatici per poi passare agli atteggiamenti dell’opinione pubblica sul tema, passando dagli estremi del negazionismo all’esagerato catastrofismo attraverso articoli di giornale, dati, brevi video e spezzoni di film con cui si spiegherà, in modo anche ironico, la grande dimensione etica del problema climatico. E che riguarda, in larga parte, le generazioni future che si troveranno dinnanzi a un pianeta con un clima profondamente diverso da quello attuale. Se la responsabilità umana sulla “crisi climatica” è chiarissima alla comunità scientifica, è ancora ampia la diffusione di argomentazioni che negano la sua esistenza. Il risultato? Il pianeta “ribolle” anche se fuori dalla finestra nevica, anche se l’uomo non se ne accorge e continuerà a farlo fino a che le conseguenze nei prossimi decenni non sfoceranno in cambiamenti pericolosi che non potranno più essere ignorati. Da qui l’idea di affrontare nella serata anche la necessità delle piccole, e grandi, azioni quotidiane per offrire il proprio contributo e invertire la tendenza.


Crocifisso obbligatorio: l’intervento in aula

Ecco il mio intervento in aula sulla questione dei crocifissi obbligatori proposto dalla Lega. Non ho potuto non dire come sia patetico raccontare le favole sul crocifisso proprio nel Consiglio Regionale Lombardo. Qui il comunicato stampa, qui sotto il video.

Le mie foto, i miei posti

  • Giornata di formazione con Libera al Liceo Cavalieri. Per saper scegliere.
  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
  • Dormo per gran parte dei giorni del mio anno in stanze in affitto per una notte o due. Se perdessi una briciola a notte sarei come Pollicino a contare le tappe sperando in un buon arrivo. Ed è una favola misteriosa e buona.
  • La scenografia che sogno per il mio nuovo spettacolo.
  • Un tramonto da bilancio di fine anno.
  • Questo Natale scopro una passione innata per le cose sgarruppate. Sono la bellezza da confiscare.
  • Albero
  • L'ultimo punto dell'ultima pagina del mio ultimo libro. Adesso mi dedico a me, alla mia famiglia, (alla mia malattia) e ai tanti che mi sono sempre vicino.
  • I banchi della maggioranza mentre di discute il bilancio.
  • Angoli di camerino negli angoli d'Italia
  • Preoccupazione pre spettacolo
  • Ultime prove a Grugliasco
  • Vivere saltando per hotel

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