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	<title>Giulio Cavalli</title>
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	<description>Il sito di Giulio Cavalli. Attore, autore, scrittore, consigliere regionale in Lombardia</description>
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		<title>La mafia, i media e il linguaggio del nascondimento. Intervista a Giulio Cavalli.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Collevecchio (Psicologa), pubblicato su key4biz Se ancora qualcuno non conosce quest’uomo coraggioso, prima che attore, politico, scrittore, ricordiamo che gli è stata assegnata una scorta da quando nel 2009 haricevuto delle pesanti minacce mafiose a causa della messa  in scena del monologo Do ut Des, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi. Nel suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Barbara Collevecchio (Psicologa), pubblicato su <a href="http://www.key4biz.it/News/2012/05/16/Contenuti/Giulio_Cavalli_Quello_che_non_ho_roberto_saviano_fabio_fazio_la7_210460.html" target="_blank">key4biz</a></em></p>
<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/AqMiCkNCEAEjG-s.jpg-large.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11901" title="AqMiCkNCEAEjG-s.jpg-large" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/AqMiCkNCEAEjG-s.jpg-large-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Se ancora qualcuno non conosce quest’uomo coraggioso, prima che attore, politico, scrittore, ricordiamo che gli è stata assegnata una scorta da quando nel 2009 haricevuto delle pesanti minacce mafiose a causa della messa  in scena del monologo <strong><em>Do ut Des</em></strong>, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi.<img src="http://www.key4biz.it/cgi-bin/key4biz/admeasure.cgi?i=1" alt="" width="1" height="1" /></p>
<p>Nel suo ultimo libro “<strong><em>L’innocenza di Giulio</em></strong>”, appena uscito con <strong>Chiarelettere</strong>, si indagano i  rapporti inquietanti di Andreotti con Cosa Nostra (dalle amicizie pericolose con i cugini <strong>Salvo</strong> e<strong>Stefano Bontate</strong>, ai summit con i capi dei capi, al bacio “leggendario” con Totò Riina), per i quali è stato processato, è stato assolto e poi riconosciuto colpevole, quindi prescritto dai reati, grazie (indipendentemente dal merito, che passa in second’ordine evidentemente) ai consueti stratagemmi delle leggine rallenta-processi. Scriveil giudice Giancarlo Caselli nella prefazione al volume, non senza retrogusto un po’ amaro: “…<em>Le cose stanno di fatto in altro modo e prescritto significa l’opposto che innocente</em>”.</p>
<p>E allora, com’è possibile che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è convinta che Andreotti sia vittima di una persecuzione che lo ha costretto a un doloroso calvario per l’accanimento giustizialista di un manipolo di manigoldi”?</p>
<p>Com’è possibile che la prescrizione, che non è assoluzione, passi come messaggio mediatico opposto?</p>
<p>I media hanno la colpa e il merito di far sparire o vivere una notizia, di creare o rinnegare una realtà. Crediamo di crearci una visione personale dei fatti o della verità, ma non ci rendiamo conto di quanto alla nostra costruzione di senso partecipino meccanismi che ci sovrastano. In psicoanalisi esiste un termine: rimozione. Così come la nostra psiche rimuove un trauma perché sarebbe troppo pesante portarlo alla coscienza e pericoloso riviverlo o ricordarlo, alcuni tipi di media nascondono o almeno non facilitano la conoscenza dei fatti, li rimuovono, in una specie di psicodramma collettivo.</p>
<p>E se una notizia è nascosta?</p>
<p>Se una notizia è nascosta o peggio velata, o peggio ancora mistificata, quella notizia diverrà costruzione del reale per milioni di persone. Per questo la mafia usa un linguaggio ambiguo, mistificante, schizofrenico ed ermetico, affinché la verità non sia chiara. Gli alchimisti, <strong>Ermete Trismegisto</strong> e i neoplatonici hanno inaugurato un linguaggio mistico e simbolico, il <em>linguaggio del nascondimento</em>, affinché le loro dottrine non arrivassero alla coscienza e conoscenza di tutti. Probabilmente questi antichi saggi lo facevano per il bene di tutti. Ma la mistificazione del linguaggio simbolico, necessita di ermeneutica, se viene adottato da elementi nocivi alla società e per questo persone comeGiulio Cavalli o Saviano che interpretano e svelano il linguaggio del nascondimento mafioso, sono pericolosi: portano alla luce quello che si vorrebbe nell’ombra. Non a caso, Ieri sera da Saviano e Fazio Giulio ha scelto la parola SOLE. Il sole è quello che non ha Giulio, costretto nell’ombra e a vivere sotto scorta per aver svelato, il sole è quello che non abbiamo noi, perché vittime del nascondimento, anche mediatico.</p>
<p>Andreotti è innocente? No. E’ stato prescritto, prescrizione non è innocenza, ribadisce il libro. Eppure, complici i media, il messaggio che è arrivato alla coscienza collettiva è diverso, mistificato e manipolato dal silenzio. Perché il silenzio è così pericoloso? Da bambini basta uno sguardo dei genitori talvolta  a farci male, a rimproverarci, da bambini il silenzio genitoriale è vuoto di informazioni e nel  vuoto noi costruiamo le nostre verità senza consenso, senza condivisione. Così, vediamo che è possibile scrivere mille diversi narrati, mille diverse interpretazioni di ciò che è vero e ciò che non è. Il dialogo, il confronto, costruire la verità in modo dialettico, ricostruire il percorso di realtà e condividerlo, questo è sano e possiamo farlo solo nell’ambito del SOLE, della condivisione.</p>
<p>Ho conosciuto Giulio su Twitter, è nata una condivisione di idee e ho letto il suo libro. Qui delle domande che gli ho rivolto  e alle quali lui ha gentilmente risposto:</p>
<p><strong>BC.      <em>La Bugia.  Tu sei un attore e un consigliere regionale impegnato contro la mafia. In entrambi i mestieri che usi per combattere la tua battaglia e&#8217; presente l&#8217;arte della menzogna, la bugia come artifizio . Da quello che hai potuto vedere, Si mente più su un palco di un teatro o su quello di un comizio? Ci sono affinità tra un politico e un attore? </em></strong></p>
<p><strong><em>Giulio Cavalli.</em></strong>   Su un palcoscenico si mente per appuntire il profumo della storia senza mai tradirla, in politica si mente per raccontare un’altra storia rispetto alla verità o per vomitare cumuli per coprire quello che non avviene sulla scena. Pensando al palcoscenico si potrebbe dire che noi teatranti facciamo tutto sul palco mentre in politica spesso le scene chiave si svolgono tra tre o più persone nel cesso del camerino. Quindi una è oscena, l’altra oscena.</p>
<p><strong>BC.      <em>Nel tuo libro è giustamente sottolineato quanto prescrizione non voglia dire assoluzione eppure nel nostro paese e&#8217; passato un messaggio contrario. Viviamo in una sorta di dissonanza cognitiva che ci porta alla schizofrenia di verità lapalissiane negate. Chi è più colpevole di queste finte innocenze? La giustizia o i media?</em></strong></p>
<p><strong><em>Giulio Cavalli.</em></strong>   La mediaticità della giustizia che va a braccetto con la bugia mediatica che sentenzia più credibile e più potente di qualsiasi giudice. L’innocenza di Andreotti è stata la palestra dove si sono formati i muscoli della bugia talmente petulante da risultare vera. Del resto, basta chiedere in giro, per rendersi conto che la veridicità di una notizia si basa soprattutto sulla sua diffusione. Quindi l’analisi è stata sostituita dalla ripetizione amplificata al chilo.</p>
<p><strong>BC.      <em>Andreotti, cinico, raffinato, “perfido” stratega, paragonato a Belzebu&#8217;, artefice di decenni della nostra storia politica…cos’è che ti ha attratto maggiormente? </em></strong></p>
<p><strong><em>Giulio Cavalli.</em></strong>   No, nessuna fascinazione. Orrore per una mediocrità rivenduta sulla bancarella dei memorabilia. Andreotti ha usato, secondome, la mafia per gestire il consenso dei territori come (e peggio, viste le sue responsabilità) un sudaticcio sindaco paramafioso qualunque. Forse ha semplicemente trovato un’empatia spendibile per raccontare il falso sulle proprie colpe.</p>
<p><strong>BC.      <em>Relazioni pericolose. Tu vivi sotto scorta, ci racconti perché?</em></strong></p>
<p><strong><em>Giulio Cavalli.</em></strong>   Perché siamo nel Paese in cui cinquecento anni fa i miei colleghi cantastorie venivano impiccati. E addirittura sepolti da indegni fuori dalle mura della città insieme alle prostitute (e pensare che oggi un giullare e una prostituta sono nella stessa assemblea legislativa). Il potere non sopporta di essere raccontato nella sua pateticità quando ha bisogno di diventare prepotente per governare perché non è in grado di farlo secondo le regole.</p>
<p><strong>BC.      <em>Nel tuo libro c&#8217;è un capitolo sui nuovi Andreotti, ce ne parli? </em></strong></p>
<p><strong><em>Giulio Cavalli.</em></strong>   Ho voluto scrivere questo libro perché credo che conoscere a fondo Andreotti sia indispensabile per vaccinarsi dagli andreottismi. C’è andreottismo nell’uccisione di <strong>Notarbartolo</strong> a fine ‘800, poi <strong>Portella della Ginestra</strong> fino alla prossima innocenza di Giulio in cui cambieranno gli interpreti, ma i personaggi e il copione è sempre lo stesso.</p>
<p>Forse <strong>Cuffaro</strong> prima e <strong>Dell’Utri</strong> oggi hanno ripreso gli stessi meccanismi sia nella gestione politica, sia nella difesa mediatica.</p>
<p><strong>BC.      <em>Diceva Doevstoevskji che la bellezza salverà il mondo. Cos&#8217;è per tela  Bellezza?</em></strong></p>
<p><strong><em>Giulio Cavalli.</em></strong>   Un campo in cui non si possono comprare le mediazioni, in cui non è concesso il servilismo e nemmeno la prostituzione. Davanti alla bellezza chi non è intellettualmente onesto e pulito di cuore non è credibile. Per questo, come diceva <strong>Peppino Impastato</strong>, davanti allabellezza la mafia è messa spalle al muro.</p>
<p>Mi congedo da Giulio Cavalli e se dovessi scegliere una parola anche io, inevitabilmente sceglierei la parola <strong><em>bellezza</em></strong>, ed è con questa parola immensa che vi lascio al monologo <strong><em>IL SOLE </em></strong>che ieri Giulio Cavalli ha letto a <strong><em>Quello che non ho</em></strong>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Quello che non ho: il Sole</em></p>
<p><em>Perché Sole sa di sole quando non ha macchie in faccia.</em></p>
<p><em>Il Sole è rotondo se non ha schegge in giro.</em></p>
<p><em>Mi manca il Sole tutto a forma di sole.</em></p>
<p><em>Senza la scheggia di chiedermi se ne vale davvero la pena.</em></p>
<p><em>Dico di entrare sotto il livello del mare a raschiare i fondali della minaccia avvisata.</em></p>
<p><em>Non ho un Sole tutto caldo e bellezza: annuso la nebbia di camminare guardandosi i piedi, leggersi nei riflessi, condizionarsi.</em></p>
<p><em>È la paura sotto il Sole che diventa il tuo re nudo.</em></p>
<p><em>Convivo sotto il Sole con la coscienza di non essere solo mio.</em></p>
<p><em>Un virus con cui infetto i luoghi, gli oggetti e le persone che incontro, incrocio e che frequento.</em></p>
<p><em>Una colata che ha trovato un buco nel Sole per gocciolare costantemente nel vaso della mia giornata.</em></p>
<p><em>L’eclisse della tua famiglia che comunque si è persa un pezzo della storia e si ritrova a mulinare le braccia per stare a galla, e mentre nuota deve anche mettersi a capire. L’eclisse di un allontanamento dal resto, un’incomprensione continua, una voglia mancata di spiegare.</em></p>
<p><em>L’eclisse di una risata che ha bisogno di uno sforzo, di essere lanciata, di non spegnersi nelle parole e sul palco per non rischiare la resa.</em></p>
<p><em>L’eclisse di una bolla che ti soffia tutto intorno e ti ci siedi dentro, per proteggerti, sfocando il resto.</em></p>
<p><em>Se non riesco a sapere e conoscere chi mi guarda sono senza Sole come dentro una scatola di scarpe.</em></p>
<p><em>Posso solo sperare di non diventare ridicolo mentre abbaio alla luna.</em></p>
<p><em>Alla luna perché alla fine non riesci più a trovare le parole giuste per farci amicizia, con il Sole”.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giulio Cavalli ospite di &#8216;Quello che (non) ho&#8217;</title>
		<link>http://www.giuliocavalli.net/2012/05/16/giulio-cavalli-ospite-di-quello-che-non-ho/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Giulio Cavalli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che non ho: il sole</p>
<p>Perché sole sa di sole quando non ha macchie in faccia. Il sole è rotondo se non ha schegge in giro. Mi manca il sole tutto a forma di sole.</p>
<p>Senza la scheggia di chiedermi se ne vale davvero la pena. Dico di entrare sotto il livello del mare a raschiare i fondali della minaccia avvisata.</p>
<p>Non ho un sole tutto caldo e bellezza: annuso la nebbia di camminare guardandosi i piedi, leggersi nei riflessi, condizionarsi. È la paura sotto il sole che diventa il tuo re nudo. Convivo sotto il sole con la coscienza di non essere solo mio. Un virus con cui infetto i luoghi, gli oggetti e le persone che incontro, incrocio e che frequento. Una colata che ha trovato un buco nel sole per gocciolare costantemente nel vaso della mia giornata.</p>
<p>L’eclisse della tua famiglia che comunque si è persa un pezzo della storia e si ritrova a mulinare le braccia per stare a galla, e mentre nuota deve anche mettersi a capire. L’eclisse di un allontanamento dal resto, un’incomprensione continua, una voglia mancata di spiegare. L’eclisse di una risata che ha bisogno di uno sforzo, di essere lanciata, di non spegnersi nelle parole e sul palco per non rischiare la resa. L’eclisse di una bolla che ti soffia tutto intorno e ti ci siedi dentro, per proteggerti, sfocando il resto. Se non riesco a sapere e conoscere chi mi guarda sono senza sole come dentro una scatola di scarpe. Posso solo sperare di non diventare ridicolo mentre abbaio alla luna. Alla luna perché alla fine non riesci più a trovare le parole giuste per farci amicizia, con il sole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Giulio Cavalli ospite della trasmissione di Roberto Saviano e Fabio Fazio in onda su LA7: Quello che (non) ho.</em></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/zbwlLl0zeB8?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>#MACAO non si sgombera la fantasia</title>
		<link>http://www.giuliocavalli.net/2012/05/15/macao-non-si-sgombera-la-fantasia/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stanno sgomberando Macao. Sto arrivando lì. Per vedere, per capire. Intanto pubblico l&#8217;articolo scritto giusto ieri per IL FATTO QUOTIDIANO. Eccoci, l’avevamo già scritto, oggi qualcuno vorrebbe insegnarci che Macao è violenza. Niente a che vedere con l’arte, dicono. Invece Macao è fantasia. E la fantasia non può essere violenta per natura. E’ straripante, inaspettata, destabilizzante e selvaggia. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/tumblr_m3u0dviWmT1rsdj75o1_500.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11868" title="tumblr_m3u0dviWmT1rsdj75o1_500" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/tumblr_m3u0dviWmT1rsdj75o1_500-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><em>Stanno sgomberando Macao. Sto arrivando lì. Per vedere, per capire. Intanto pubblico l&#8217;articolo scritto giusto ieri per <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/macao-sgombera-fantasia/228761/" target="_blank">IL FATTO QUOTIDIANO</a>.</em></p>
<p>Eccoci, <a href="http://www.giuliocavalli.net/2012/05/06/benvenuto-macao/" target="_blank">l’avevamo già scritto</a>, oggi qualcuno vorrebbe insegnarci che <a href="http://www.macao.mi.it/" target="_blank">Macao</a> è violenza. Niente a che vedere con l’arte, dicono. Invece Macao è fantasia. E la fantasia non può essere violenta per natura. E’ straripante, inaspettata, destabilizzante e selvaggia. Ma mai violenta. E le parole che sono state usate fino a qui non hanno un mezzo centimetro di spessore per cogliere ciò che succede dentro MACAO per provare a riformularlo in risposta politica (o chiamatela pure proposta, se vi viene la paura di dare troppa importanza ai ragazzi del <strong>Torre Galfa</strong>). E mi vengono in mente una decina di buoni motivi per provare a smettere di balbettare come professionisti del cerchiobottismo. Perché a guardare da fuori quello che sta succedendo si nota come tutti corrano ad occupare la sedia del <em>non prendere posizione</em>, <em>prenderne poca ma timidamente</em>, <em>dire tutto e il suo rovescio</em>. E alla fine De Corato rischia di diventare l’unico veramente comprensibile. Anche perché (anche questo proviamo a dirlo da tempo) in medio ci sta <em>virtus</em> me il rischio è la mediazione che marcisce in mediocrità.</p>
<p><strong>MACAO ha bisogno di una risposta politica, civile e culturale</strong>. Al di là dello spazio in cui si esercita.</p>
<p>Perché Milano unge Dario Fo ad ogni vernissage e celebra le palazzina Liberty ma forse non sa bene cosa sia successo davvero.</p>
<p>Perché la partecipazione non si può pretendere con la manina alzata e tutti composti ai banchi. E ogni forma di partecipazione ha la propria disciplina (e indisciplina) ma il punto rimane coglierne il cuore.</p>
<p>Perché i fan di tutti gli #occupy del mondo poi in fondo vogliono ordine e disciplina sotto il proprio balcone. Un #occupy federalista: l’importante è che rompa le scatole agli altri fuori dal nostro quartiere.</p>
<p>Perché la cultura (so che a qualcuno dispiace) è fatta anche di lavoratori. E anche i lavoratori della cultura si incazzano come si incazzano tutti i lavoratori del mondo. E anche nella miseria di questo campo cominciano a esserci fastidiosi piccoli Marchionne.</p>
<p>Perché dentro MACAO non ci sono (come leggo in giro) contraddizioni: l’<a href="http://www.macao.mi.it/appello" target="_blank">appello di MACAO</a> è semplice, diretto e chiaro. Si può essere d’accordo o meno. Vietati i “ni”, per favore.</p>
<p>Perché sarebbe proprio bello in un <strong>EXPO che puzza solo di grigi e lobby immaginare subito un orto per MACAO </strong>(con tutto lo spazio che c’è, no?). E poter dire che l’abbiamo curato e innaffiato, quando saremo anziani con i nipoti, raccontarci come l’abbiamo immaginato insieme senza ombre e abbiamo preso la responsabilità di coglierne i frutti. Fare politica, insomma.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La gioia di sparare</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alfredo maria bonanno]]></category>
		<category><![CDATA[federazione anarchica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Gambizzazione a Genova di Adinolfi, quanto sappiamo della FAI? Innanzitutto la FAI è la federazione anarchica italiana, la ” nuova ” FAI, quella che rivendica l’attentato è la federazione anarchica informale. Gli anarchici informali si rifanno al pensiero di Alfredo Maria Bonanno, fondatore dell’ORAI, anarchismo insurrezionalista. Per capire le teorie e pratiche dell’anarchismo informale o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/20120510_adinolfi4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11888" title="++ GAMBIZZATO GENOVA: PM, UN SUPERTESTIMONE? PUO' DARSI ++" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/20120510_adinolfi4-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Gambizzazione a Genova di Adinolfi, quanto sappiamo della FAI?</em></p>
<p><em>Innanzitutto la FAI è la federazione anarchica italiana, la ” nuova ” FAI, quella che rivendica l’attentato è la federazione anarchica informale. Gli anarchici informali si rifanno al pensiero di Alfredo Maria Bonanno, fondatore dell’ORAI, anarchismo insurrezionalista. Per capire le teorie e pratiche dell’anarchismo informale o insurrezionalista, che nulla ha a che fare con organizzazioni, guru e associazioni è utile leggere ” la gioia armata ” di Bonanno, è sul web in pdf.</em></p>
<p><em>Molti giornalisti e lettori non capiscono un dato: nel volantino di rivendicazione si cita molto spesso il piacere: delirio o parola chiave di questa frangia anarchica? Parola chiave, ora vi spiego perchè. [...]</em></p>
<p><em>Malatesta parlava di amore, solidarietà :</em></p>
<p><em>Il nostro ideale non è di quelli il cui conseguimento dipende dall’individuo considerato isolatamente. Si tratta di cambiare il modo di vivere in società, di stabilire tra gli uomini rapporti di amore e solidarietà, di conseguire la pienezza dello sviluppo materiale, morale e intellettuale, non per un dato partito, ma per tutti quanti gli esseri umani – e questo non è cosa che si possa imporre colla forza, ma deve sorgere dalla coscienza illuminata di ciascuno ed attuarsi mediante il libero consentimento di tutti”.</em></p>
<p><em>Fabrizio de Andrè cantava della signorina anarchia, legata alla libertà : E poi a un tratto l’<a title="Amore" href="http://it.wikiquote.org/wiki/Amore">amore</a> scoppiò dappertutto.</em></p>
<p><em>L’amore, scoppiò dappertutto. Pensateci.</em></p>
<p>Barbara Collevecchio <a href="http://colvieux.wordpress.com/2012/05/14/la-verita-sulla-federezione-anarchica-informale-la-gioia-di-sparare/" target="_blank">sulla federazione anarchica informale e la gioia di sparare</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>In silenzio, a Milano, si spegne il CRT</title>
		<link>http://www.giuliocavalli.net/2012/05/14/in-silenzio-a-milano-si-spegne-il-crt/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre a proposito di cultura. Il CRT chiude anticipatamente la stagione teatrale. Perché lo spiega Silvio Castiglioni (qui una sua interessante intervista): Il CRT non riesce a portare a termine la stagione 2011 – 2012. Gli ultimi appuntamenti in calendario nel mese di maggio sono stati cancellati. Si tratta dei due spettacoli di Motus, Let [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sempre a proposito di <a href="http://www.giuliocavalli.net/tag/cultura/">cultura</a>. Il CRT chiude anticipatamente la stagione teatrale. Perché lo spiega Silvio Castiglioni (<a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2012/05/08/la-crisi-del-teatro-in-italia-il-caso-del-crt-di-milano/" target="_blank">qui una sua interessante intervista</a>):</em></p>
<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/90_ingresso-principale-5097.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11877" title="90_ingresso principale-5097" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2012/05/90_ingresso-principale-5097-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Il CRT non riesce a portare a termine la stagione 2011 – 2012. Gli ultimi appuntamenti in calendario nel mese di maggio sono stati cancellati. Si tratta dei due spettacoli di Motus, Let the sunshine in e Too late (previsti al Salone il 7 e 8 maggio), e del progetto Fare teatro in Lombardia oggi, dedicato allo stato del nuovo teatro dopo l’esperienza delle residenze Être (18 – 27 maggio). Una scelta dolorosa ma necessaria, adottata per non aggravare una situazione economica già molto pesante, che avrebbe messo in seria difficoltà anche le compagnie ospiti. Stavolta, per mandare avanti la stagione, i sacrifici dei lavoratori non sono bastati.<br />
È nostra ferma intenzione riprendere entrambi i progetti nella stagione 2012 – 13. Com’è noto i due spettacoli di Motus erano stati pensati d’intesa con Pim Off, che ne avrebbe ospitato un terzo, per offrire al pubblico milanese la possibilità di abbracciare l’intero progetto Antigone, potendo assistere a tutti e tre i lavori che la compagnia riminese ha dedicato al più puro e politico dei gesti di ribellione. Siamo lieti di apprendere che Pim Off intende onorare il proprio impegno.<br />
La difficile decisione è stata presa in pieno accordo con Motus, con l’impegno comune di rimodellare un progetto coerente per il prossimo anno, presentando al Teatro dell’Arte il bellissimo Too late, accanto alla nuova produzione della compagnia. Insieme abbiamo altresì deplorato la grave situazione attuale del teatro italiano, costretto, per sopravvivere, a finanziarsi colle le rinunce e i sacrifici sempre più duri di quanti vi lavorano.</p>
<p>Nel passaggio più fragile e potenzialmente innovativo della sua storia, dopo la scomparsa del suo fondatore, il CRT ha realizzato una stagione teatrale ambiziosa, con produzioni e ospitalità di alto livello, come ci è stato riconosciuto, seguita con partecipazione e attenzione da pubblico, stampa e operatori. In un momento così delicato, avere subìto il taglio di più del 50% del contributo 2011 da parte dell’Amministrazione Comunale, è stato un colpo veramente pesante, soprattutto in assenza, allora, di un dialogo costruttivo e di supporto. Con l’aggravante che la riduzione, definita in un primo momento “un semplice orientamento”, e operata in contrasto con quanto la stessa Amministrazione aveva in precedenza formalmente già comunicato al CRT, è stata annunciata solo alla vigilia della conferenza stampa di presentazione di una stagione ovviamente già chiusa, e chiaramente disegnata su altri parametri economici. In quel drammatico frangente, con grande senso di responsabilità, anche al fine di non creare imbarazzo alla nuova Amministrazione appena insediata, abbiamo evitato di manifestare pubblicamente il nostro stupore e la nostra delusione per un provvedimento che puniva in misura così sensibile il solo CRT fra i teatri in convenzione.<br />
Ora che conosciamo le difficoltà economiche e gestionali che la nuova Amministrazione ha dovuto affrontare, ne apprezziamo l’impegno nel cercare di mantenere sostanzialmente integro l’investimento a favore del sistema teatrale milanese, in un momento di grande difficoltà per la Città e il Paese. Prendiamo anche atto dello sforzo costruttivo e dei segnali positivi in seguito pervenutici, per avviare a soluzione, in particolare, il problema della sede, la vera radice di gran parte delle nostre difficoltà attuali. Occorre, tuttavia, sempre ricordare che l’entità del contributo in un primo tempo assegnatoci aveva diverse giustificazioni che rendono il taglio subito, a nostro giudizio, ingiusto e immotivato: come premio alla storicità del CRT e alla qualità del suo progetto artistico; come sostegno all’ampliamento dell’area di attività con il Centro di Drammaturgia; e come parziale risarcimento per i gravi danni economici causati dall’uscita forzata dal Teatro dell’Arte. Le cifre seguenti possono dare un’idea dell’emergenza che abbiamo dovuto affrontare: 150 mila euro in meno dal Comune; 120 mila euro perduti mediamente in un anno per la mancata commercializzazione del Teatro; 50 / 60 mila euro il mancato incasso annuo per l’indisponibilità per l’intera stagione di un teatro di almeno 200 posti; 17 mila euro per l’affitto di un magazzino. Fanno oltre 300 mila euro in meno! E non abbiamo più un atelier scenografico adeguato, né una sala prove degna per ospitare residenze, laboratori e produzioni, né tantomeno uno spazio per esporre al pubblico l’ingente quantità di materiale documentario giacente nel nostro archivio.<br />
Nonostante questo, e grazie ai non più sostenibili sacrifici dei lavoratori del teatro, degli artisti e dei fornitori, abbiamo realizzato una buona stagione.</p>
<p>Anche al CRT è in corso un difficile avvicendamento, che ora, purtroppo, è seriamente minacciato.</p>
<p>Silvio Castiglioni<br />
direttore artistico CRT</p>
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