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	<title>Giulio Cavalli &#187; camorra</title>
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	<description>Il sito di Giulio Cavalli. Attore, autore, scrittore, consigliere regionale in Lombardia</description>
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		<title>Zagaria: quando si dice il caso</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 18:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pagina 141 del mio libro NOMI COGNOMI E INFAMI: Io mi vergogno delle orecchie e gli occhi che latitano, leggono e ascoltano di Michele Zagaria forse da Casapesenna. Oggi hanno arrestato Michele Zagaria a Casapesenna. Quando si dice il caso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pagina 141 del mio libro NOMI COGNOMI E INFAMI: <strong>Io mi vergogno delle orecchie e gli occhi che latitano, leggono e ascoltano di Michele Zagaria forse da Casapesenna.</strong></p>
<p>Oggi hanno arrestato Michele Zagaria a Casapesenna. Quando si dice il caso.</p>
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		<title>Il clan Sarno, il pentito e l&#039;onore più della mamma</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calpestare per sopravvivere. Calpestare tutto, anche la propria madre in nome dell&#8217;onore. Le famiglie che si sfaldano come sfoglia troppo cotta sono la foto migliore della morale che si sbriciola di una &#8220;famiglia&#8221; che, mentre morde per diventare sempre più grande, scuoce nel senso materno. Anni di onore costruito sulla gerarchia all&#8217;ennesima potenza e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2009/07/giuseppesarno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-594" style="margin: 5px;" title="giuseppesarno" src="http://www.giuliocavalli.net/diario/wp-content/uploads/2009/07/giuseppesarno-150x150.jpg" alt="giuseppesarno" width="150" height="150" /></a>Calpestare per sopravvivere. Calpestare tutto, anche la propria madre in nome dell&#8217;onore.</p>
<p>Le famiglie che si sfaldano come sfoglia troppo cotta sono la foto migliore della morale che si sbriciola di una &#8220;famiglia&#8221; che, mentre morde per diventare sempre più grande, scuoce nel senso materno. Anni di onore costruito sulla gerarchia  all&#8217;ennesima potenza e un padre gerarca con i gradi del boss come spilla sul petto.</p>
<p><strong>Giuseppe Sarno</strong> <em>o mussillo </em>è stato un generale secondo le regole: capo clan di Ponticelli ambiva ad inghiottirsi tutta Napoli mangiandosi <strong>i Mazzarella</strong>, nonostante l&#8217;arresto prima del fratello <strong>Ciro <em>&#8216;o sindaco</em> </strong>e ad aprile di <strong>Vincenzo</strong>. Dal bunker del rione De Gasperi i Sarno a partire dagli anni ottanta  si sono rovesciati da Ponticelli  a Cercola, Somma Vesuviana e poi Sant&#8217;Anastasia fino al quartiere Mercato con l&#8217;alleanza <strong>dei clan Misso, Formicola e Ricci</strong> e addirittura un bel &#8220;Bingo&#8221; tutto luccicante e nuovo tra Chiaia e Fuorigrotta. E dietro tutta una scia di prestanome incensurati umidi come uno starnuto.</p>
<p>Insomma, nelle storie delle famiglie che lavorano nonostante gli inciampi in qualche sbirro, i Sarno sono uno di quei capitoli nel libro mastro della camorra che cresceva proprio come te l&#8217;aspetti. Fino ad oggi.</p>
<p>Cosa succede? Succede che per il suo cinquantunesimo compleanno Giuseppe organizza una bella rimpatriata famigliare, seppur latitante, nel suo nascondiglio all&#8217;ultimo piano di via Trastevere al civico 148 in Roma. I familiari del Sarno che lo raggiungono (mentre brillano di torta e cinquantuno candeline) sono un&#8217;esca troppo profumata per i carabinieri che fanno irruzione e catturano il boss che cerca la fuga sui tetti della capitale ma risulta ben poco felino per sfuggire. <strong>E&#8217; il 4 aprile 2009</strong>.</p>
<p>Non passa molto e <strong> Giuseppe, il patriarca boss, si pente</strong> ammalato di quella malattia tra l&#8217;infamia e la sbirritudine che puzza come se fosse secca sotto la suola delle scarpe; e, nel cortocircuito malato della famiglia che si svende per salvarsi, il codice d&#8217;onore arriva a pungere la moglie che in quanto responsabile del pentimento del marito &#8211; il boss Giuseppe Sarno &#8211; era oggetto di continue minacce di morte da parte dei familiari, perfino da parte del figlio ventiduenne.</p>
<p>Le pesanti intimidazioni a carico di <strong>Anna Emilia Montagna</strong> rappresentano uno degli aspetti più raccapriccianti dell&#8217;operazione che ha portato alle prime ore del giorno all&#8217;arresto da parte dei carabinieri di cinque esponenti di spicco del clan camorristico Sarno. I cinque &#8211; tutti esponenti di vertice della cosca &#8211; sono ritenuti responsabili, con altre persone non ancora identificate, di aver minacciato di morte Anna Emilia Montagna, per indurre il marito a ritrattare le dichiarazioni già rese e a non renderne di nuove. Dopo il pentimento dello storico capoclan Giuseppe Sarno, è stato accertato che i suoi fratelli ed altri esponenti del clan avevano ripetutamente minacciato la moglie, Anna Emilia Montagna. Dalle indagini, infatti, è emerso che la decisione di Giuseppe Sarno, 51 anni, di collaborare con la giustizia &#8211; che risale a poche settimane fa &#8211; ha provocato un autentico terremoto negli equilibri della criminalità organizzata napoletana, ed è frutto a sua volta di un&#8217; irreversibile rottura dei rapporti con i fratelli, con i quali per anni aveva condiviso le responsabilità di guida del clan di famiglia. In seguito al pentimento dell&#8217;ex boss, alcuni suoi familiari ed altri esponenti della cosca si sono recati più volte, a partire dal 6 luglio scorso, a casa della moglie, minacciandola di morte per indurre il marito a interrompere la collaborazione con la giustizia. Ad Anna Emilia Montagna sarebbe stato intimato, tra l&#8217;altro, di abbandonare il coniuge e la casa di famiglia nel caso in cui Giuseppe Sarno non avesse ritrattato quanto già detto ai magistrati. <strong>Ma a minacciare di morte la donna ci pensava anche il figlio ventiduenne Salvatore, detto &#8216;<em>Tore ò pazzo&#8217;</em></strong>. Quest&#8217;ultimo ha sin da subito intrapreso la &#8220;carriera&#8221; del clan e quando alla famiglia è arrivata la notizia del pentimento, non ha tardato ad accusare la madre e perfino a dirle che sarebbe morta se non si fosse impegnata perchè terminasse la collaborazione del padre con la giustizia. A casa della madre Salvatore ci andava molto spesso, accompagnato dagli zii e dai cugini: ai carabinieri non risulta comunque che la donna sia stata anche oggetto di violenze fisiche.</p>
<p>Delle cinque ordinanze di custodia cautelare, una, quella a carico di Vincenzo Cece, è stata eseguita in carcere. Gli altri arrestati sono stati individuati in abitazioni, non direttamente a loro riconducibili, nel quartiere dove il clan viveva.</p>
<p>Un matricidio nemmeno consumato. Una madre consumata da un matricidio minacciato. Come nelle peggiori fiction a basso costo in terza serata.</p>
<p><strong>E insieme la famiglia e l&#8217;onore che finiscono giù al suono dello sciacquone.</strong></p>
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		<title>Il silenzio colpevole uccide più delle mafie</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 11:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera di Carlo Pascarella, giornalista. Non servono commenti. E’ proprio vero, il silenzio uccide e scriverò un libro sulla camorra per dimostrarlo: non si offenda nessuno, altro che Gomorra. Non mi importa se lo leggerò solo io, non mi interessano i soldi, lo farò per mia figlia Francesca, la mia dolce bimba di 4 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2009/06/paura.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-542" style="margin: 5px;" title="paura" src="http://www.giuliocavalli.net/diario/wp-content/uploads/2009/06/paura-150x150.jpg" alt="paura" width="150" height="150" /></a>Lettera di Carlo Pascarella, giornalista. Non servono commenti.</em></p>
<p>E’ proprio vero, il silenzio uccide e scriverò un libro sulla camorra per dimostrarlo: non si offenda nessuno, altro che Gomorra. Non mi importa se lo leggerò solo io, non mi interessano i soldi, lo farò per mia figlia Francesca, la mia dolce bimba di 4 anni che voglio cresca in un mondo migliore. Sarà il libro in cui racconterò le cose che finora non ho detto perché troppo preso a difendermi dagli attacchi della camorra e dal moralismo “aberrante” di uomini di potere che hanno tentato di chiudermi la bocca senza riuscirci.</p>
<p>Racconterò anche di come l’anticamorra per alcuni colleghi, anche di Pignataro Maggiore, sia diventata una moda più che un dovere. Qualche collega forse mi odia, qualcuno mi invidia, qualcuno mi vuole bene. E’ un periodo durante il quale mi sento isolato in una folla oceanica, anche se accanto a me in redazione sento stima ed affetto.</p>
<p>E il libro che scriverò sarà una sorta di mio testamento. Ho insegnato il lavoro a tanti colleghi, molti dei quali hanno fatto poi carriera. Ma ora di me non si ricordano più. Ci sarà un motivo. Forse perché sono rimasto l’unico della carta stampata che scrive ancora su Pignataro Maggiore? Comunque non fa niente, prendo atto di chi mi ha dimenticato.</p>
<p>Chiedo perdono a qualche mio collaboratore con il quale ho sbagliato, il mio carattere di merda che avevo prima mi ha fatto commettere degli errori. Adesso sono un uomo diverso da quello di tre anni fa. Anche i miei maestri sono diversi, si ricordano tuttora di me, che sono stato un umile loro allievo. Ora non mi sento in pericolo, nonostante la mia storia di denunce alla camorra sia finita su quattro libri, ultimo “Il Sud che resiste” di Pasquale Iorio. Nonostante il clamore mediatico scatenato dalla telefonata che mi fecero i boss della camorra casalese Michele Zagaria e Antonio Iovine che mi ha portato su tutti i giornali, anche nazionali. Nonostante “Porta a porta”, nonostante “Anno Zero”, nonostante le tante interviste da me rilasciate a l’Espresso, al Giornale, a Repubblica e a tanti giornali nazionali.</p>
<p>Nonostante tutto resto qui a Caserta a scrivere di camorra: spero ne valga la pena, lo spero davvero. Ma perché ora ho tanti dubbi? Non mi sento un eroe, sono un cronista, ora troppo solo.</p>
<p>Dopo 13 anni vissuti a Caserta da qualche mese sono tornato a vivere nel mio paese, a Pignataro, nel cuore della mafia che ho denunciato. Nulla è cambiato, noia, noia, noia e una cappa opprimente. E non è solo colpa dei camorristi, posso dirlo io che li combatto da anni, nel mio piccolo.</p>
<p>E’ anche colpa di chi ha voluto portare ad ogni costo sul fronte politico, con diatribe da quattro soldi, una battaglia antimafia che andava combattuta tutti insieme, senza il colore o il simbolo di una bandiera. E qualche errore forse l’ho commesso anche io, forse sono caduto in una trappola.</p>
<p>Presto andrò via per sempre da Pignataro, perché quelle poche volte che esco vedo la bellezza dei luoghi della mia infanzia, incontro i miei vecchi amici, ma sento dell’oppressione, dell’isolamento. E’ come se fossi un uomo scomodo. Devo tanto alla mia famiglia, che ha subito attentati, minacce, soprattutto per colpa mia. Ma mi hanno dato la forza di andare avanti. Fanno piacere le pacche sulle spalle di chi mi dice di aver fatto una bella carriera, di essere stato coraggioso.</p>
<p>Ma vi chiedo: è servito a qualcosa? Mi dicono di sì, ma io comincio a capire che la marea non è cambiata. Il sole c’è a Pignataro, ma ci sono ancora tante nuvole. Il sole c’è anche nelle terre del clan dei Casalesi, ma lì c’è ancora un temporale in arrivo. Perché la mafia si ricicla continuamente. Povero Giancarlo Siani, ucciso per amore della verità, per la passione innata per questo mestiere bello ma che talvolta distrugge l’anima.</p>
<p>La camorra va combattuta tutti insieme.</p>
<p>Non so se resisterò, ci proverò con tutte le mie forze a lottare, per 13 anni ce l’ho fatta. Adesso mi sento un po’ stanco. Come un guerriero ferito dall’indifferenza. Eppure sono vivo, ho la mia piccola Francesca e questo mi basta. Molti di voi no, io invece vi amo tutti. Anche coloro i quali pensano sia un mitomane, anche coloro che mi vogliono morto o altrove.</p>
<p>Carlo Pascarella</p>
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		<title>Radio Mafiopoli 29 &#8211; Edizione straordinaria: Nicchi sa scrivere!</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 21:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settimana a Mafiopoli di 40 in fila per sei col resto di 2: 40 gli anni rifilati, 6 i boss pisellati, il resto di 2 è di resto bum bum. A Palermo 6 presunti appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini (che non vuol dire per forza simpatici) sono stati condannati. Le condanne riguardano Antonino Pipitone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="306" height="251" data="http://www.youtube.com/v/B5-mEbDeSqc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/B5-mEbDeSqc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
Settimana a Mafiopoli di 40 in fila per sei col resto di 2: 40 gli anni rifilati, 6 i boss pisellati, il resto di 2 è di resto bum bum.</p>
<p>A Palermo 6 presunti appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini (che non vuol dire per forza simpatici) sono stati condannati. Le condanne riguardano Antonino Pipitone (7 anni e 8 mesi), il padre Angelo Antonino Pipitone e lo zio Vincenzo Pipitone che hanno avuto sei anni a testa così come i fratelli Calogero e Giuseppe Passalacqua. Sei anni anche per Giulio Comello.</p>
<p>Nella maxi operazione &#8220;Cerbero&#8221; 37 fermi e ordinanze di custodia per i mandamenti di Brancaccio e Portanuova, nonostante tra gli arrestati ci fosse Francesco Palermo Montagna che oltre che avere 46 anni oltre che essere mafioso oltre che essere amico del boss Rotolo, raccontano che sia un ottimo bonificatore. &#8220;E&#8217; il mago delle microspie&#8221; urlava sempre fiero Rotolo rotolante nella sua rotolante latitanza. E infatti, troppo impegnati sul tecnologico sono rimasti fregati dal buon vecchio pizzino. Arrestati gli uomini d&#8217;onore  si dice abbiamo gia&#8217; cominciato a parlare. Voci di corridoio raccontano di un Rotolo con l&#8217;umore incagliato.</p>
<p>Una storia triste: a Washington Victoria Gotti, figlia del super Boss John Gotti, capo dei capi della mafia americana,  bionda discreta come un elefante rosa sul campanile, Victoria è costretta a vendere la sua lussuosa casa di Long Island. &#8220;Me la cavo a mala pena&#8221; ha spiegato in lacrime di coccodrillo (rosa) davanti alla villa da 5 milioni. A quanto pare suo marito Carmine Agnello che nonostante il nome e la mafiosità conclamata non è ancora stato messo allo spiedo, non le verserebbe gli alimenti. Che vergogna! urla il re ridens durante l&#8217;inaugurazione del ponte da Messina a Onna, una storia così meravigliosamente vergognosa che meriterebbe un reatity in prima serata su Beghe 4. Ma il re della disinformazione si svela disinformato: lo sceneggiato tv crescere Gotti è già stato un successo sulle reti americane. Un appuntamento quotidiano come un Kebhab farcito di soldi sporchi, mafia, tradimenti, balle e principi e principesse al ballo della mafia. Gli autori di Porta una porta stanno già chiedendo i danni. E Carmine Agnello? Dopo essere stato scarcerato e avere lasciato la Grande mela si è risposato con la figlia di Mourad Topalian, un capo storico del terrorismo armeno.</p>
<p>Una buona notizia! Mafiopoli esulta. Non solo il latitante Nicchi è vivo, non solo ha imparato con corso accelerato in video cassetta a scrivere la sua firma in modo leggibile, ma addirittura è riuscito con le proprie gambe e la sua gelida manina ad imbucare la lettera per nominare il suo secondo difensore per il processo Gotha. E&#8217; incredibile hanno dichiarato le gemelle Kessler Lo Piccolo dal loro carcere con stanza matrimoniale ma con letti separati &#8220;l&#8217;avevamo lasciato insieme al Rotolo ad incollare saracinesche in via dei Mille con l&#8217;attac, e lo ritroviamo oggi dottore imparato di scrivere e imbucare&#8221;. Imbucaiolo imbucato maestro nell&#8217;imbucarsi, riferiscono le malelingue, che il Nicchi abbia preso il volo per sfuggire alla ricevuta di ritorno.</p>
<p>Giuseppe Raffaele Nicotra, sindaco di Aci Catena pese famoso per bolli e passaggi di proprietà, è stato nominato eroe dell&#8217;anti pizzo della settimana di mafiopoli. Come insegnano quei politici che prendono di petto i problemi per fare sponda col culo di qualcuno, il sindaco nega di essere vittima di un&#8217;estorsione e si becca un&#8217;accusa di favoreggiamento aggravato dalla DDA di Catania. Come insegna il suo partito il popolo della pubertà, se una cosa si nega non esiste e si è risolta. Al massimo se insiste si rispedisce a Malta.</p>
<p>A Messina nel centralissimo viale San Martino, la polizia trova negli appartamenti di Antonino, Alfredo, Giovanni, Salvatore e Franco Trovato un vero e proprio laboratorio di droga e circa un milione di euro in banconote. Durante l&#8217;ispezione, gli uomini della Squadra mobile hanno trovato in un appartamento 2 chili e mezzo di cocaina pura, 157 grammi di eroina e l&#8217;attrezzatura di una vera e propria raffineria: una pressa per il confezionamento delle dosi, ben 8 chili di sostanze da taglio, altro materiale sofisticato. Poi un letto sfatto, il frigo pieno, la tv accesa. Nell&#8217;altro appartamento dello stesso stabile, invece, gli agenti hanno rinvenuto 10 pacchi, ricolmi di banconote di vario taglio, per un totale di oltre un milione di euro, nascosti in un vano ricavato sotto un mobile fioriera.</p>
<p>&#8220;Non è giusto&#8221; hanno gridato in coro una parola a testa come qui quo e qua. &#8220;Il milione di euro l&#8217;abbiamo vinto al bar di sotto al mafia e vinci. E i due chili di cocaina sono la dose personale di nonna Assunta&#8221;. Bravi Bene Bum bum.</p>
<p>Il procuratore Centrone alla guida della direzione distrettuale antimafia dell&#8217;Umbria dichiara che alcuni processi evidenziano la presenza nella zona di camorra e boss casalesi. &#8220;Dicono&#8221; aggiunge il ministro della perversione minorile di mafiopoli &#8220;che tra poco arriverà da noi il più terribile famigerato pericoloso boss della seconda repubblica&#8221;. Qualcuno l&#8217;ha preso sotto il braccio e spiegandoli che quello era il G8 l&#8217;ha portato nelle segrete stanze del ministero di Topolinia.</p>
<p>Umberto Ambrosoli figlio dell&#8217;eroe borghese Giorgio, liquidatore della Banca Privata Italiana, con cui Sindona ripuliva i soldi della mafia, dichiara al Corriere della Sera che suo padre ancora oggi a Milano non avrebbe solidarietà per il suo sacrificio a servizio delle Stato. &#8220;Ambrosoli?&#8221; dichiara la sindachessa di Milano lieta ma con il parrucchino triste &#8220;con tutto il da fare che abbiamo per l&#8217;Expo non abbiamo certo bisogno delle rivendicazioni postume sindacali degli apicoltori&#8221;. E scoppia l&#8217;applauso. Grazie prego tornerò bum bum.</p>
<p>BIBLIOGRAFIA</p>
<ul class="unIndentedList">
<li> <a href="http://www.agi.it/palermo/notizie/200905131602-cro-rt11228-mafia_pizzo_nel_palermitano_40_anni_a_6_boss">http://www.agi.it/palermo/notizie/200905131602-cro-rt11228-mafia_pizzo_nel_palermitano_40_anni_a_6_boss</a></li>
<li> <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_12/victoria_gotti_crisi_casa_ennio_caretto_44983aaa-3f06-11de-914a-00144f02aabc.shtml">http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_12/victoria_gotti_crisi_casa_ennio_caretto_44983aaa-3f06-11de-914a-00144f02aabc.shtml</a></li>
<li> <a href="http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=726717">http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=726717</a></li>
<li> <a href="http://www.libero-news.it/adnkronos/view/116319">http://www.libero-news.it/adnkronos/view/116319</a></li>
<li> <a href="http://www.agi.it/palermo/notizie/200905120924-cro-rt11020-mafia_boss_latitante_nicchi_spedisce_racomandata_da_palermo">http://www.agi.it/palermo/notizie/200905120924-cro-rt11020-mafia_boss_latitante_nicchi_spedisce_racomandata_da_palermo</a></li>
<li> <a href="http://www.agi.it/palermo/notizie/200905120957-cro-rt11036-mafia_nega_pizzo_indagato_deputato_regionale_pdl">http://www.agi.it/palermo/notizie/200905120957-cro-rt11036-mafia_nega_pizzo_indagato_deputato_regionale_pdl</a></li>
<li> <a href="http://www.asca.it/news-MAFIA__SEQUESTRATI_1_MLN_IN_CONTANTI_E_RAFFINERIA_DROGA-830334-ORA-.html">http://www.asca.it/news-MAFIA__SEQUESTRATI_1_MLN_IN_CONTANTI_E_RAFFINERIA_DROGA-830334-ORA-.html</a></li>
<li> <a href="http://www.agi.it/perugia/notizie/200905121526-cro-r012437-mafia_procuratore_centrone_umbria_non_piu_isola_felice">http://www.agi.it/perugia/notizie/200905121526-cro-r012437-mafia_procuratore_centrone_umbria_non_piu_isola_felice</a></li>
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		<title>Radio Mafiopoli 22 &#8211; Pino Maniaci per fortuna non c&#8217;ha la camorra IL VIDEO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 10:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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