Alle 20.30 Auditorium balestrieri (liceo leonardo)via balestrieri 6 Brescia, Italy
Un’iniziativa culturale organizzata dall’associazione inMovimento in collaborazione con varie realtà associative bresciane.
La serata di dibattito, sarà incentrata su testimonianze e progetti sul tema dell’immigrazione
Parteciperanno:
Luigi De Magistris: Presidente dell’associazione inMovimento
Giulio Cavalli: Consigliere Regionale della Lombardia
Arun-Jimmy-Sayad e Rachid: gli ultimi immigrati scesi dalla gru di piazzale Cesare Battisti.
Avv.Manlio Vicini
Avv. Alberto Guariso
Umberto Gobbi: associazione Diritti per Tutti
Modera :
Mario Bruno Belsito: inMovimento Brescia
“La ‘ndrangheta continua a mandare messaggi di morte a Giulio Cavalli, giovane attore impegnato in una straordinaria battaglia culturale contro la criminalità e il malaffare. Giulio Cavalli fa paura alla mafia non soltanto perché ha il coraggio di fare nomi e cognomi, di citare fatti e circostanze che rivelano a una grande platea quanto pericolose e pervasive siano le organizzazioni criminali anche nel ‘tranquillo’ nord del paese: Giulio Cavalli fa paura alla mafia perché rivela la piccolezza dei suoi uomini, la meschinità dei suoi ‘codici’, la pateticità dei suoi riti. Giulio Cavalli mette a nudo la povertà morale, la grettezza, la miseria degli ‘uomini d’onore’: questo la mafia considera intollerabile, forse più dell’aggressione ai patrimoni accumulati facendo leva sulla paura della gente. Chi è ridicolo, meschino, misero, non può fare più paura: e se la mafia non fa paura, non esiste più”. Ad affermarlo è Luigi de Magistris, europarlamentare di Italia dei Valori, che prosegue: “Per questo il miglior modo di esprimere solidarietà a Giulio Cavalli è quello di non lasciarlo da solo a combattere questa battaglia di forte impegno civile: tutte le coscienze civili di questo paese devono farsi portatrici del suo messaggio, e unirsi alle forze dell’ordine, ai bravi magistrati, a tutti coloro che nel mondo della politica, della cultura, dell’imprenditoria, del lavoro, delle professioni, ogni giorno si mettono di traverso rispetto allo strapotere delle organizzazioni criminali”.
Conclude de Magistris: “Italia dei Valori sta costruendo un grande progetto politico che punta a unire le forze migliori del paese intorno ai valori della legalità, della giustizia, della verità, della solidarietà civile, della difesa e piena attuazione della Costituzione: un progetto che fa paura a un sistema politico-criminale che reagisce con violenza, inviando proiettili a Giulio Cavalli, incendiando l’auto di un giornalista coraggioso come Antonino Monteleone. Un progetto che Italia dei Valori dovrà condurre in porto con coraggio, mantenendo la barra dritta, senza lasciarsi intimorire né cedere ai ricatti, se vorrà essere davvero una reale alternativa di governo del paese”.
Ci sono tutti gli elementi per imbarazzare anche i più grandi negazionisti. Per tanti motivi: c’è l’imprenditore “chiaccherato” atterrato nel lodigiano (con la solita chiacchera, forse malalingua, che accompagna grandi liquidità non indigene che si rovesciano sulla cittadina di provincia) che si compra i prestigiosi bar del centro per un atterraggio in grancassa. Ci sono i gelesi (che in Lodi e nel lodigiano hanno trovato probabilmente un pascolo molto più tranquillo di quella terra di confine che è il sud milano) legati alla famiglia Fiandaca, uomini d’onore di Niscemi attivi a Genova. La vicenda rientra in un troncone dell’indagine portata avanti dal Gico di Genova che si è avvalso di intercettazioni telefoniche, ambientali fino alla puberale forma comunicativa della videochiamata perfettamente funzionale all’esibizione via cellulare di valigette ricche di droga. Riunioni non propriamente convenzionali tenute nei locali del circolo Arci “Il Borghetto” e “La Concordia” di Genova, legati (si dice) il primo ai gelesi (tra cui il mai dimenticato La Rosa bombarolo affamato per le sorti del sindaco di Gela Rosario Crocetta) e “La Concordia” legato alla famiglia Maurici di Cosa Nostra. Tra i filoni dell’inchiesta andati a segno vi sono quello sulle estorsioni del levante genovese e quello sulle bische clandestine con arresti e sequestri in Liguria e la trasmissione di atti anche alla procura di Torino. In tutta questa salsa (che ovviamente non esiste) si finisce dritti dritti nella piazza più tranquilla ma bugiardamente tranquillizzante, quella di Lodi.
E’ cominciato tutto il 3 ottobre. La squadra mobile di Genova ha arrestato tre persone di origini siciliane, ma tutte da tempo residenti nel capoluogo ligure, con l’accusa di estorsione ai danni del proprietario del bar “Spagnuolo” in piazza Vittoria a Lodi. Sulla vicenda, gli investigatori hanno mantenuto il più stretto riserbo. I tre in carcere, erano in attesa della convalida del provvedimento, e hanno avuto il divieto assoluto di incontrare i legali fino all’interrogatorio, che è stato celebrato questa mattina di fronte al gip Daniela Faraggi. I tre sono stati arrestati giovedì, due a Genova e uno in una piazzola dell’autostrada Genova-Milano, in flagranza di reato, mentre si facevano consegnare il denaro dalla vittima. Secondo le accuse, infatti, i tre avrebbero chiesto il «pizzo» allo Spagnuolo, conosciuto a Genova. Gli arresti sono scattati dopo un’indagine condotta dalla Procura di Genova, insieme agli agenti della squadra mobile. Gli investigatori li hanno intercettati e seguiti e al momento dello scambio li hanno bloccati. Uno dei tre sarebbe il fratello di un altro siciliano assolto lo scorso inverno dall’accusa di associazione mafiosa. L’uomo era stato accusato di essere legato alla famiglia dei Fiandaca. In primo grado era stato assolto, mentre in appello era stato condannato. La Cassazione però aveva annullato la sentenza di secondo grado e ordinato di rifare il processo.
Oggi invece restano in carcere dopo l’interrogatorio di convalida di stamani davanti al gip Daniela Faraggi i tre uomini arrestati per il pizzo di 80mila euro. I tre, tutti residenti nel capoluogo ligure A.G., 56 anni; B.C., 37; e M.M., 35; si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo quanto ricostruito A.G. e B.C. hanno numerosi precedenti, ed in particolare A.G. era già stato accusato di omicidio per aver ucciso un altro detenuto mentre stava scontando una pena in carcere. I tre tuttavia non sarebbero legati alla malavita organizzata. Prima di ricevere la richiesta di pagamento del pizzo, all’imprenditore erano stati incendiati due bar. I due esercizi commerciali avevano riportato danni per svariate migliaia di euro.
Se “il pauroso ha la bocca piena di minacce” come recita l’antico adagio del proverbio popolare, allora l’alone di Cosa Nostra che si spalma sul quartiere Zen di Palermo deve risuonare una tremarella proprio poco “onorevole” al di là di quella proiezione così eroica che i capi mafia della zona provano a rivenderci.
Entrare allo Zen di Palermo è un’agopuntura al veleno. Un vomito di (pre)potenza mafiosa che si solidifica e si arrampica a forma di palazzi. Una medusa di vigliaccheria tra vedette con le ginocchia sbucciate e per pochi euro che comunque non riesce a soffocare la dignità di alcuni; è prevedibile quindi aspettarsi una scia umida come una lingua di minacce prevedibili, noiose, banali e regolari per chi nel brodo dell’arrendevolezza continua a tenere alta la schiena e la testa. Allo Zen il pizzo è una cerimonia laica che si rispetta nella messa del racket nelle forme più primarie e ignobili: molti degli abitanti dei cosiddetti “padiglioni” del quartiere hanno occupato abusivamente gli alloggi in cui vivono e non hanno allacci regolari. Cosa nostra sopperisce al problema in cambio di denaro: consentendo l’allaccio irregolare ai pali elettrici e aprendo le condutture dell’acqua a orari prestabiliti. A raccogliere il pizzo è, generalmente, il capocondomino di ciascun complesso. A confermare quanto già i magistrati avevano scoperto tre anni fa sono nuovi pentiti nell’inchiesta denominata “Addio pizzo 3” che hanno parlato di una imposizione “di 20-30 euro per ciascun nucleo familiare”. 20 euro per vivere serenamente disperati.
Eppure negli ultimi episodi di questi giorni i guappi da quartiere (e peggio ancora quell’organizzazione puttana che li muove sulla scacchiera del mandamento) escono con il broncio patetico dei mafiusetti allo sbaraglio: Cosa Nostra ha sempre più paura della cultura e della parola, in un insostenibile (per lei) “giuoco delle parti” dove un’educazione (e un’istruzione) qualsiasi inevitabilmente la svela culturalmente alla deriva. La mafia in Palermo che allo Zen si accapiglia contro chiese e scuole come due “fimmine” appena scese per strada è grottesca come una danza della pioggia tra bambini. Chissà cosa avranno pensato loro, i guappi da due monete, mentre andavano armati di bastoni a urlare forte (ad una chiesa ed una scuola) la legge barbara della codardia intimata al quartiere.
Loro si sono presentati giovedì scorso con bastoni e mazze davanti alla chiesona in cemento armato dello Zen per minacciare don Miguel Pertini, sacerdote italo-argentino, da un anno parroco della chiesa di San Filippo Neri al centro tra palazzoni cadenti dello Zen e le isole di case alte due piani chiuse da recinti e filo spinato dello Zen 2. La notizia è trapelata oggi proprio nel giorno del sedicesimo anniversario dell’uccisione di Don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio assassinato dalla mafia. L’intimidazione è avvenuta dopo una messa e la polizia è intervenuta quando ormai i giovani con le spranghe si erano dispersi raccogliendo le dichiarazioni di pochi testimoni. La procura ha aperto un’inchiesta chiedendo gli atti delle indagini svolte alla polizia. Le ragioni che hanno spinto la squadraccia dello Zen a spaventare il parroco non sono emerse. Don Miguel è turbato e non vuole parlare con i giornalisti. Dice: «Non so di alcuna inchiesta. La chiesa è chiusa non ho niente da dire». La parrocchia di San Filippo è molto grande è una struttura alta tre piani con l’enorme tetto spiovente che si apre su un grandissimo giardino che contiene anche un campetto di calcio. Tutto è chiuso da cancellate e ringhiere anti intrusione. Attorno vi sono i cortiletti delle isole abitative dove si spaccia cocaina ed eroina, e le stradelle che s’intersecano ospitando relitti di auto e ciclomotori rubati. Vicino la chiesa ci sono sei scheletri di Smart e due di Lancia Y regolarmente posteggiati da cui è stato asportato quasi tutto dal volante ai sedili, dai portacenere all’impianto elettrico. Molte case sono protette da grate e tutti i cortili comuni hanno la possibilità di essere chiusi da cancelli. Le vedette delle bande di spacciatori agli angoli delle strade hanno anche 12 anni. Proteggono la rete di pusher che si rifornisce da nuclei familiari cui la droga viene fornita da Cosa nostra. Perfino il citofono della parrocchia è blindato: una grata di ferro impedisce di asportare la placca e i pulsanti. Alcuni ragazzini giocano su uno spiazzo abbandonato saltando sulle collinette di rifiuti edili versati illegalmente da camion di imprese che non vogliono pagare la tassa e che molto più sbrigativamente gettano il materiale di risulta fra le case. L’irredimibile Zen torna alla ribalta dopo l’intervento del ministro dell’ Interno Roberto Maroni che ha assicurato al responsabile sicurezza del Pd, Marco Minniti, la sua attenzione sul quartiere dove da mesi si registrano attentati alla scuola materna, elementare, media «Francesca Morvillo – Giovanni Falcone». Dice Domenico Di Fatta, 49 anni, da tre preside: «Questo istituto ha attivato numerosi progetti, e altri sono in itinerere, per togliere bambini e ragazzi dall strada, dallo spaccio dalla delinquenza. Questo alla mafia non va bene. È l’unica ipotesi che posso fare per spiegare i gravissimi attentati degli ultimi mesi». «Il sistema di video sorveglianza - aggiunge - è stato alterato dall’interno dell’istituto per consentire atti devastanti come l’incendio delle aule di scuola materna: le porte sono state sigillate per permettere al fuoco di distruggere tutto. La videocamera che sorvegliava la scuola materna si è bloccata due giorni prima il raid. Dietro questi atti c’è una regia ben precisa, un progetto criminale». «A settembre sarebbe dovuta nascere – aggiunge il preside – una scuola calcio con un allenatore di grido. Ai ragazzi avremmo fornito la borsa, la tuta, i pantaloncini, le magliette. Un grosso richiamo. Poi i 50 mila euro stanziati dal ministero della Pubblica istruzione per questo progetto sono serviti per riparare le aule di scuola materna. Qualcuno vuole strapparci i ragazzi che devono rimanere per strada a lavorare per la criminalità organizzata. Ma il progetto è solo rinviato, si farà»
Gesualdo Bufalino diceva che la mafia si sconfigge con un esercito di insegnanti; oggi Cosa Nostra allo Zen ha un affanno a forma di spranga.
I carabinieri del Noe, Nucleo Operativo Ecologico, di Milano hanno smascherato i presunti componenti di un’associazione a delinquere finalizzata all’aggiudicazione e all’acquisizione di appalti pubblici aventi per oggetto la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani di alcune cittadine lombarde. I militari, in collaborazione con il personale dei Gruppi Tutela Ambiente di Treviso e Napoli nonche’ dei Comandi provinciali dei carabinieri di Lodi, Piacenza, Palermo e Trapani, hanno eseguito nove ordinanze di custodia cautelare: due in carcere e sette agli arresti domiciliari. Le ipotesi di reato contestate agli indagati sono di turbativa d’asta aggravata; traffico illecito di rifiuti; falso ideologico; e associazione a delinquere finalizzata ai reati di falso e truffa.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip presso il Tribunale di Lodi. Al centro delle indagini e’ finita la societa’ “Italia 90 srl”, con sede legale in via dello Spasimo a Palermo e sede operativa in via Fermi, ad Ospedaletto Lodigiano (LO). Cinque delle ordinanze sono state eseguite a Palermo. Agli arresti domiciliari sono finiti Mario Madonia, titolare della concessionaria autocarri Renault Mavi srl, Maria Abbate, dipendente della societa’ Italia 90 srl e sorella dei boss del quartiere kalsa di Palermo, Tiziana Gatti, impiegata amministrativa della stessa societa’ e Susanna Ingargiola, amministratore unico sempre della Italia 90 srl. Mentre in carcere e’ stato condotto Claudio Demma, socio ma di fatto – secondo gli investigatori – gestore sempre della societa’ Italia 90 srl, con sede a Palermo. Nel corso delle indagini e’ stato accertato che alcune gare d’asta sarebbero state vinte aggirando le procedure relative al possesso delle qualita’ soggettive degli amministratori delle societa’ concorrenti.
L’attenzione investigativa e’ ricaduta anche su una gara pubblica bandita nel mese di ottobre 2008 dal comune di Zelo Buon Persico per l’affidamento del servizio di igiene urbana dell’importo a base d’asta di 255.000 euro l’anno per cinque anni, servizio di appalto gia’ condotto da “Italia 90 srl” nel corso di altri anni.
Dopo l’aggiudicazione provvisoria a favore della societa’, unica partecipante alla gara, il comune aveva richiesto la prevista certificazione antimafia alla Questura di Palermo. Ma L’esito della richiesta ha evidenziato “infiltrazioni mafiose”, cosi’ il comune di Zelo Buon Persico ha avviato immediatamente il procedimento di annullamento dell’affidamento provvisorio della gara.
I carabinieri avrebbero individuato anche un traffico illecito di ingenti quantita’ di rifiuti prodotti presso il cimitero di Sant’Angelo Lodigiano e illecitamente smaltiti con falso codice Cer presso un impianto di trattamento rifiuti di Montanaso Lombardo. Inoltre, sarebbero state evidenziate una serie di truffe consumate dalla societa’ “Italia 90 srl” nei confronti di alcuni comuni del lodigiano, consistenti nell’indebita attribuzione del costo di smaltimento di alcune tipologie di rifiuto – che avrebbe dovuto sopportare la stessa societa’ per via del contratto d’appalto – a ignare amministrazioni comunali.
E’ online il programma della stagione del Nebiolo 2009/2010
tutti gli appuntamenti di Prosa, Musica, gli incontri e le iniziative.
E’ possibile acquistare o prenotare gli abbonamenti scegliendo la propria poltrona, disponibili anche le informazioni su costi e modalità di acquisto.
Attualmente in via di definizione Teatro che passione! la rassegna di Compagnie Filodrammatiche;
La II edizione di Teatrock, concorso per band musicali;
I Musical.
A breve il calendario completo anche degli incontri del Centro di documentazione.
STAGIONE DI PROSA 2009/2010
sabato 3 ottobre ’09 Dionisi Compagnia Teatrale
Patate Una parola senza denti sulla guerra
Sul palco tre donne anziane, molto anziane, raccontano la guerra vista dagli occhi di chi “allora” era bambino, o ragazzo, trasformando quelle piccole storie in storie universali. Non è la guerra raccontata dall’informazione e nemmeno quella rielaborata dagli storici attraverso i documenti, è la guerra del vissuto, è la storia degli uomini e delle donne che nessuno si ricorderà più: non comandanti, non soldati, “solo” persone.
Spettacolo inserito in “LUOGHI COMUNI – residenze teatrali in giro per la Lombardia”
sabato 24 ottobre ’09 Scarlattine teatro
Scirocco. Ballata di viaggio
Un Caronte scafista di nome Joseph aiuta il pubblico ad attraversare il mare, introducendo lo spettacolo con un racconto sull’origine del male. È il mare quotidiano dell’indifferenza, dove abitano i cinque migranti protagonisti di Scirocco, spettacolo in movimento tra musica ed azione teatrale che al tema dell’immigrazione associa il tema del viaggio, del cammino e, indissolubilmente, del ritorno…
Spettacolo inserito in “LUOGHI COMUNI – residenze teatrali in giro per la Lombardia”
sabato 28 novembre ‘09 Compagnia Stabile del Teatro del Popolo
Montedidio
Di Erri De Luca
In poco tempo, a Montedidio, un quartiere di Napoli, un ragazzino di tredici anni si ritrova a crescere per diventare uomo. È bastato compiere tredici anni che subito è stato messo tra gli uomini ad occuparsi di cose adulte. Impara il lavoro, scopre l’amore e il dolore della perdita. Si ritrova solo a fare i conti con la vita. La guarda, la osserva con gli occhi puri di chi ancora non sa, si lascia trasportare dagli eventi per imparare poi a gestirli.
sabato 23 gennaio ‘10 Bottega dei Mestieri Teatrali
A cento passi dal Duomo
Di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto.Con Giulio Cavalli
colpisce l’essenza stessa della mafia al Nord, mettendola a nudo, mostrandone la collusione con la politica e la sua capacità di infiltrarsi nei gangli di potere. Ma la mafia al Nord non rappresenta solo un pericolo per il corretto svolgimento della libera concorrenza…. a Milano e in Lombardia si uccide, come nel profondo sud. Uno spettacolo supportato da dati e documenti per mappare l’attuale situazione, non per creare facile allarmismo, ma per segnalare alla coscienza civile la concreta e reale esistenza di un fenomeno criminale che si muove silenziosamente anche nell’operoso Nord Italia. “una ninna nanna dolce per un risveglio brusco di quella Lombardia che si crede immune dalla mafia”.
Sabato 6 febbraio ’10 Ilinx
Ilinx Machine. A.T.A. Azienda Traghettatori Anime
Spettacolo per autovettura
La finzione del teatro entra nella realtà, la trasforma. La scena è paesaggio vero e proprio. Artificiale o naturale che sia. I due parabrezza, i quattro finestrini, sono schermi, occhi che danno sul mondo.
Ma è dentro che succede. Voi, la macchina e la faccenda. La realtà si trasformerà. Trapasserete…
Immaginatevi di essere accompagnati in una macchina.
Immaginatevi di scoprire che siete erroneamente creduti morti.
Immaginatevi la più nobile fra le professioni: i traghettatori di anime.
spettacolo inserito in “LUOGHI COMUNI – residenze teatrali in giro per la Lombardia”
sabato 13 febbraio ‘10 amnesiA vivacE/Circo Bordeaux
Risorgimento Pop
L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella
ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli. E
allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere interpretato, aggiornato e
discusso.
Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che se è risorta, è
rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour,
Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Due attori, risorti e rimorti, immortali cadaveri, soli in scena,
in mancanza di Italia. Per un risorgimento pop.
Venerdì 26 marzo ‘10 Bottega dei Mestieri Teatrali/Napoli Teatro Festival Italia/Next
L’apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe
Di Dario Fo e Franca Rame. Adattamento, regia e interpretazione di Giulio Cavalli
Siamo dinnanzi all’apocalisse più grave di ogni tempo, il disastro ambientale del quale noi stessi siamo responsabili. L’unica via d’uscita sembra essere paradossalmente una catastrofe, che faccia fare al mondo un passo indietro. Giulio Cavalli mette in scena il testo di Fo e Rame aprendolo a contaminazioni diverse e mettendo in moto un singolare teatro d’inchiesta.
Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di ambiente, ecologia, energie sostenibili e rinnovabili? Quante volte subiamo l’inquinamento nozionistico di teorie e strategie che subito dopo si contraddicono o rimangono oscure? Il teatro può (e forse, deve) raccontare questo nostro rapporto prevaricante con l’energia in modo diretto, semplice ma non banalizzato e, perché no, istruttivo. L’apocalisse rimandata non è un campanello d’allarme (quello è suonato già tempo fa e non cene siamo accorti) ma piuttosto una “riunione condominiale”in teatro per decidere come rimboccarsi le maniche e chi fa cosa.
Venerdì 23 aprile ‘10 Teatro dei Limoni
Hamburger
“…Non si sale sul ring senza un buon motivo, e io ne ho almeno due.
Il primo è la rabbia. Mi scorre nelle vene, lungo le braccia, arriva nei pugni. E’ il mio ossigeno. E’ quello che mangio, che bevo. Non posso farne a meno. Amo stare qua sopra. E’ tutto il mio mondo. Un quadrato di luce e, attorno, il nulla….”
“…Il secondo motivo, invece, è Dante. E’ per colpa sua se sono qui.”
La storia di un ragazzo affetto da Disturbo Esplosivo Intermittente, che sin dall’adolescenza mostra un carattere eccessivamente violento, che lo porterà, dopo una serie di eventi negativi ad affrontare il riformatorio prima ed il carcere poi, fino all’incontro con un terapeuta, che, scoperta la sua patologia lo indirizzerà verso la boxe….”
STAGIONE DI MUSICA 2009/2010
Sabato 7 novembre ’09 Bar Boon Band
Randagi di Cristallo
Musica e poesia con i senza tetto della Stazione Centrale di Milano
sabato 16 gennaio ‘10 Mondorchestra
La mafia non esiste
Musica popolare siciliana
sabato 20 febbraio ‘10 Contrabbanda
Musica senza frontiere
La banda degli ottoni di Milano
Domenica 20 dicembre ‘09
NANNI SVAMPA
50 anni di storia musicale lombarda
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE PER UN TEATRO CIVILE 2009/2010
Giancarlo Caselli
Carlo Lucarelli
Raffaele Cantone e Antonio Ingroia e Alberto Nobili
“L’etica libera la bellezza” video e incontro con Don Luigi Ciotti
“La santa” video e incontro con Ruben Oliva
Marco Travaglio
Biondani/ Malaguti/ Gerevini “Popolare 4 anni dopo”
Gioacchino Genchi
ABBONAMENTI:
PROSA: n. 5 spettacoli a € 37,50
PROSA IN COPPIA: valido per due persone n. 5 spettacoli a € 70,00
In abbonamento: Montedidio, A 100 passi dal Duomo, Risorgimento pop, L’apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe, Hamburger
N.B. Gli abbonamenti Prosa e Prosa in coppia danno la possibilità di mantenere la propria poltrona anche per gli incontri gratuiti del Centro di documentazione previa prenotazione.
MUSICA: 3 concerti a € 22,50
(Nanni Svampa FUORI abbonamento)
TEATRO CHE PASSIONE ! Rassegna filodrammatiche: 4 spettacoli a € 30,00
ADOTTA UNA POLTRONA: gli spettacoli di Prosa*, Teatro che passione e Musica a € 97,50
*fuori abbonamento solo Ilinx machine ATA
N.B. con questa formula l’abbonato acquisisce il diritto di disporre delle propria poltrona previa prenotazione anche per tutte le altre manifestazioni organizzate dal Teatro Nebiolo siano esse gratuite o a pagamento.
Modalità di prenotazione e orari biglietteria:
prenotazione telefonica : numero 331 9287538 dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 18:00; nei giorni di spettacolo è possibile effettuare la prenotazione telefonica a partire da 1 ora prima dell’inizio spettacoli.
È possibile effettuare la prenotazione anche via mail all’indirizzo info@teatronebiolo.org (in questo caso la prenotazione si considera valida solo se viene confermata dalla biglietteria).
Orari biglietteria: da lunedì a venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 presso gli uffici del teatro ; nei giorni di spettacolo 1 ora prima dell’inizio presso il teatro.
Teatro Nebiolo
Via IV Novembre snc – Tavazzano con Villavesco (LO)
Se la prima stagione di un teatro (in qualsiasi angolo del mondo sia ficcato) è l’anno della sorpresa e della meraviglia, la seconda stagione è sempre un respiro con un retrogusto di ansia perché si è sicuri che toccherà scegliere a qualche bivio. Seduto in sala ad ascoltare le ultime briciole di eco di questo 2008/2009 c’è il profumo di una coerenza spessa; che per quanto possa essere più o meno condivisa è almeno il privilegio di un’identità coerente, non compromettibile e degna. La soddisfazione e la responsabilità di avere guadagnato in quest’ultima stagione nuovi compagni di viaggio (come la Fondazione Cariplo con il Progetto Etre, l’Associazione Etre delle residenze teatrali lombarde ,i tanti studiosi, attori e giornalisti che allevano con noi il Centro di Documentazione Teatro Civile e nuovi spettatori), nonché di avere ritrovato l’energia e il calore del nostro pubblico, ci dicono che l’adolescenza del Teatro Nebiolo e dei suoi mille satelliti di parole e persone è un’adolescenza vivace che suona ormai molto di più di una promessa. Oggi, su quel confine di cotone tra il tramonto della stagione 2008/2009 e l’alba della 2009/2010, il Nebiolo è la casa di temi, persone e modi che sono diventati un valore. E allora ci sarebbe da riservare l’ultimo applauso della stagione al “tutto” in cui il Teatro Nebiolo galleggia: il paese, le persone, le idee, gi errori, la fiducia, la sfiducia, il tecnico, l’organizzazione, gli artisti e il pubblico. Ma un applauso a palmo aperto, di quelli che non si accendono mica telecomandati ma sono un’esigenza: una voglia matta di gratitudine. Per questo teatro a forma di neo che doveva “essere un teatro di provincia” e invece non lo è stato.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo rifiutato di incensarci con i numeri ma abbiamo rivendicato il peso delle persone e dei contenuti.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo preservato la nostra autonomia da una falsa cortese politica di “rete” che qualcuno vorrebbe suonasse come moderazione e controllo.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo ricordato che i teatri sono un gioco tra spettatori e teatranti e nient’altro.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo sottolineato che la libertà di espressione (ancora di più sulle storie “lodigiane”) sono un diritto ma anche un dovere prezioso.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando non ci siamo fermati davanti alle gesta di “bravi” da poche lire, intellettuali da discount, detrattori per passione e per professione o davanti alla politica pavida della “tranquillità”.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo chiesto spiegazioni e abbiamo preso atto della vacuità delle risposte.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo scelto meno esibizioni e più opinioni.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo sorriso delle prevedibilissime strumentalizzazioni.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando, tra le orge di vendemmie al chilo, abbiamo scelto di essere un teatro da sorseggiare. Come quel vino buono tra amici che, anno dopo anno, diventa una tradizione.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando, rileggendo a fine stagione l’anno che è stato, ci riconosciamo.
Un ringraziamento particolare va al Comune di Tavazzano con Villavesco che ha reso e rende possibile tutto questo.
La prossima stagione è già cominciata.
IL DIRETTORE ARTISTICO
Giiulio Cavalli
Che paese che s’incivilizza se c’è bisogno di stare zitti per urlare. Come mimi che urlano contro la vergogna.
Berlusconi li chiama “termovalorizzatori verdi”. In realtà i mega-inceneritori previsti per la Sicilia dai bandi di gara del 2009 saranno i più pericolosi per la salute e l’ambiente. A dispetto dei diritti delle popolazioni dell’isola, così vengono tutelati gli interessi del gruppo Falck e della Pianimpianti, impresa fra le più discusse, amministrata dal calabrese Roberto Mercuri.
di Carlo Ruta
In un discorso recente ad Acerra, Silvio Berlusconi è stato chiaro nel dire che gli inceneritori destinati alla Sicilia dovranno essere dello stesso tipo di quello esistente nei pressi della città campana, battezzato dal medesimo il “termovalorizzatore verde”. Nei bandi siciliani del 2003 venivano richiesti in effetti inceneritori di tale tipo, a griglia mobile, con sistema di depurazione a secco. Con tali caratteristiche quindi, nel 2005, il gruppo Falck, capofila delle compagini vincitrici di tre gare su quattro, li ha ordinati in subappalto alla società milanese Pianimpianti, per mezzo miliardo di euro. Gli stessi sistemi recano altresì quelli richiesti dai nuovi bandi di gara, dell’aprile 2009. Il capo del governo, evidentemente, a tutto ciò si è riferito. I conti però tornano poco, anzitutto sotto il profilo tecnologico, se si considera che il modello richiesto dai bandi di sette anni fa oggi viene riconosciuto come il più pericoloso. Meno inquinanti risultano infatti gli inceneritori con sistema di depurazione ad umido, perché più idonei a rimuovere i gas acidi, i metalli pesanti, le polveri, i microinquinanti organici, incluse le diossine. Perché i nuovi bandi siciliani, con l’impegno forte del governo, ripropongono allora la realizzazione di impianti obsoleti? È un quesito ovvio, la cui risposta richiede comunque delle ricognizioni, a partire dalla società che ha beneficiato del favoloso subappalto, di cui sono stati evidenziati nella precedente inchiesta sul tema alcuni trascorsi.
Nel sito web che ne definisce profilo e attività, la Pianimpianti, amministrata da circa un decennio dal calabrese Roberto Mercuri, presenta sé stessa come una società di engineering & contracting, che cura la realizzazione di impianti dedicati alla salvaguardia dell’ambiente. In realtà, manifesta un profilo piuttosto vago. Dispone beninteso di uffici, manager, uno staff di funzionari. Non realizza tuttavia con tecnologie proprie gli impianti che s’impegna a consegnare “chiavi in mano”. Si avvale bensì dei mezzi materiali e logistici di una società non Italiana: la Lurgi di Francoforte, che è invece una presenza di rilievo nelle costruzioni per la siderurgia, la chimica e l’energia, con stabilimenti in Polonia, negli Stati Uniti, in India, nel Sud Africa. La società di Mercuri, non esente fra l’altro di connessioni con il Lussemburgo, è in sostanza una società di intermediazione, che, nelle logiche del terziario più mosso, fonda i propri guadagni sulla forza di contatto di cui dispone, da un lato con il partner tedesco, dall’altro con i committenti, pubblici e privati. E su tale facoltà di contatto dell’impresa, che è stata ritenuta non priva di diramazioni politiche, essendone stato vice presidente un noto ex parlamentare, si sono accentrate le attenzioni di diverse magistrature. A partire comunque da quella calabrese, che nello scorso marzo ancora una volta ha chiamato in causa Mercuri e un altro esponente della società di Milano, Aldo Bonaldi, nell’ambito di una inchiesta su finanziamenti e appalti nell’area crotonese.
Il rapporto Pianimpianti-Lurgi, maturato nell’ultimo decennio, reca delle ragioni solide, da ambedue le parti. La prima ha motivo di appoggiarsi a una potente realtà industriale off-shore, per la qualità e la competitività tipiche del prodotto tedesco, per le occasioni che possono venirne sui mercati esteri, ma non solo. Dal canto suo, la Lurgi ha avuto buoni motivi per collegarsi con Pianimpianti, pure con partecipazioni societarie, ravvisando nella medesima una testa d’ariete, ai fini della conquista di tessere di mercato in Italia: un terreno difficile, dominato da gruppi del calibro di Enel, Falck e Impregilo, ma condizionato pure da un ridotto club di multinazionali europee, come la francese Veolia e l’inglese International Power. Pur d’indole distante, entrambe le parti hanno tratto quindi guadagno dall’accordo, malgrado gli inconvenienti giudiziari che, in alcuni casi almeno, hanno dovuto condividere. Sono riuscite a incassare commesse importanti, a partire da quella dell’Api per la realizzazione in Calabria della più grande centrale a biomasse d’Europa. La società di Mercuri ha potuto portare il proprio fatturato dai 20 milioni di euro del 1999 alle centinaia di milioni degli anni più recenti.
A questo punto s’impongono delle riflessioni. Il gruppo Falck, presente nel top europeo dell’energia, avrebbe potuto realizzare da sé, o quasi, i tre impianti, ponendo in campo l’esperienza e i supporti di Actelios ed Elettroambiente. Non lo ha fatto. In subordine avrebbe potuto richiedere mezzi e supporti ad Enel Produzione, Amia e Catanzaro Costruzioni, presenti nelle compagini con quote non indifferenti. Ma anche questo non è avvenuto. Ha affidato invece la parte più imponente dell’affare siciliano a una società nota per le sue disinvolture, quella di Mercuri appunto, collegata per di più con una impresa di Francoforte che dal gruppo medesimo avrebbe potuto essere considerata, con buone ragioni, una possibile concorrente sugli scenari europei. È il caso di aggiungere che prima della firma del contratto le società aggiudicatarie non avevano mai avuto rapporti di un tale rilievo con Pianimpianti, né, fatta salva la forzata continuità della vicenda, ne hanno avuto dopo. L’accordo, distante da ogni garanzia pubblica, come è nelle logiche dei subappalti, è avvenuto allora in modo regolare o condizionato? Una risposta non può essere data, ma gli scenari che fanno da sfondo appaiono significativi.
Sulle energie dette rinnovabili si scommette da tempo. Il business che si erge su di esse, andato coniugandosi con quello dell’acqua e dei rifiuti, è tuttavia relativamente recente, con forti rilanci negli anni novanta, ma soprattutto nell’ultimo decennio, in virtù pure dell’azione dei governi che hanno sottoscritto, nel 1998, il protocollo di Kyoto. Sul fotovoltaico, sull’eolico, sulle energie idroelettrica e da biomasse, si sono esposte in effetti, con investimenti importanti, le maggiori società italiane operanti nell’energia, come Eni, Enel, Falck, Edison, Ansaldo, Helios Tecnology, Artemide, oltre che l’ente di ricerca Enea. Un’attrazione del tutto particolare ha suscitato altresì, nell’ambito della produzione da biomasse, la termovalorizzazione dei rifiuti, cui è riservata la parte maggiore degli incentivi “Cip6”, garantiti dal governo. Ne è scaturito quindi un sistema che, pur fortemente differenziato al proprio interno, tende a prescindere dai canovacci e dai retaggi di un paese economicamente diviso, ritrovando un terreno strategico proprio nelle regioni del sud, Sicilia inclusa. E qui è il punto. Nel sud sono state ravvisate le migliori condizioni climatiche e ambientali per lo sviluppo del fotovoltaico e dell’eolico. Vi risiedono altresì le maggiori emergenze da risolvere in tema di rifiuti e acqua. Vi resistono infine deficit strutturali e distanze da colmare, tali da poter animare disegni economici di lungo respiro. Ma le regioni del sud non sono solo questo. Sono sede di consorterie economiche, di mafie che non usano rimanere a guardare. La “scoperta” di tali aree, dal versante appunto delle energie rinnovabili e dei bisogni primari, ha implicato quindi delle prese di contatto, che, come testimoniano numerosi dati, anche di tipo giudiziario, si sono avute a vari livelli.
La Sicilia degli anni di Cuffaro ha costituito, sotto tale profilo, una sorta di laboratorio. Ne danno uno scorcio le esposizioni di un reo confesso di rango, Francesco Campanella, circa le attività meno visibili del consorzio di Metropolis Est, le gestioni anomale di fondi Ue, gli interessi legati alle acque, i giri di tangenti, i nessi fra imprenditoria e politica. È quanto emerge altresì, nell’ambito del processo “Talpe in Procura”, dalle deposizioni del boss agrigentino Maurizio Di Gati, circa l’interesse che le cosche avrebbero avuto per gli inceneritori sin dal 2001, quando ancora non era in progetto la loro realizzazione in Sicilia. Che il seguito non sia da meno lo si rileva comunque dai fatti: dalle trame che si avvertono nei territori in cui sono destinati a sorgere i termovalorizzatori, ma pure i gassificatori; dalle oscurità della politica; dai vuoti di democrazia che insistono, mentre si fa il possibile per espellere le realtà che non scendono a patti con le economie e le politiche più opache, come testimonia la vicenda, esemplare sul piano civile, della società Moncada Costruzioni, che in provincia di Agrigento ha inaugurato nel 2005 il parco eolico di Monte Mele. D’altra parte, anche il vento promette affari di un certo tipo. Dall’inchiesta “Eolo”, condotta di recente dal pm Roberto Scarpinato, della Dda di Palermo, si apprende infatti di rapporti che malavitosi di Trapani avrebbero intrecciato con imprenditori di diverse aree della penisola per lo sfruttamento l’energia eolica. E oltre lo stretto, in Calabria, in Campania, in Puglia, vige, naturalmente, dimostrato da sequenze di fatti, lo stesso paradigma.
Fin qui il clima appunto, che è stato e rimane quello di un mondo convulso, capace di subordinare tutto a degli scopi: dalla complessa macchina regionale alla stessa Unione europea, che, pur distante ed estranea, è stata resa una agenzia di servizio, una fonte cui poter attingere senza misura, come lo è stato a lungo la Cassa per il Mezzogiorno. Le distanze e le estraneità, proprio perché tali, possono essere tuttavia motivo di sorprese. Riprendendo il filo del rapporto Falck-Pianimpianti, proprio la Corte di Giustizia della Ue, con l’annullamento delle aggiudicazione dei quattro inceneritori, ha finito infatti per sparigliare le carte, nel 2007. E tutto questo proprio sul mega-affare dei 500 miliardi di euro ha avuto gli effetti più dirompenti.
Dopo la firma del contratto con il gruppo Falck, la Lurgi ha perso poco tempo. Come da impegni, due anni dopo ha realizzato infatti gli impianti per la Sicilia. Non potendone effettuare tuttavia la consegna, a causa dell’intervento della Ue, ha dovuto parcheggiarli nei propri stabilimenti di Francoforte, dove sono divenuti anno dopo anno obsoleti. Proprio di recente ne è nato allora un contenzioso, mosso dalla società tedesca, acquisita intanto dalla multinazionale francese Air Liquide, leader mondiale nei gas per l’industria e l’ambiente. In sostanza, trovatasi a distanza di quattro anni dalla firma con i tre impianti fermi in Germania e tecnologicamente obsoleti, la Lurgi ha deciso di adire le vie legali contro Pianimpianti e Falck, rivendicando il diritto di recedere dal’accordo del 2005 e di essere pienamente risarcita. Per tutta risposta la società di Mercuri, avvalendosi della clausola che fissava il termine del diritto di recesso in due anni, ha fatto ricorso contro l’impresa tedesca per “frustrazione di contratto”.
Evidentemente, tenuto conto che sono in gioco mezzo miliardo di euro e che la Lurgi ha sufficienti ragioni per vincere, si è aperta per le due società italiane una partita pericolosissima, per differenti motivi. L’impero Falck rischia di essere messo in ginocchio, nell’economia reale, con contraccolpi ipotizzabili pure a Piazza Affari e in altre Borse. La società di Mercuri rischia di essere travolta, e non solo: nel caso di dissoluzione, rischia di dover rendere conto, come non è avvenuto ancora a sufficienza, del suo passato economico, delle sue reali consistenze, delle sue diramazioni, in Italia e all’estero. Le due contraenti italiane recano insomma sufficienti motivi per mettere in campo tutte le loro facoltà per evitare il baratro. E le parole di Berlusconi ad Acerra ne marcano per certi versi un riscontro, non si sa quanto misurato, concordato, calcolato. Le popolazioni siciliane come ne usciranno allora? Probabilmente, per il bene del capitalismo italiano di buon nome, e di quello di altra reputazione, non avranno solo gli inceneritori più grandi d’Europa, ma pure i più inquinanti, i più grondanti di gas e diossine.
Fonti: Domani.arcoiris.tv - “L’Isola Possibile” Rivista mensile allegata a “Il Manifesto”
Prima notizia, non si è ancora calmato il ciondolo semipendulo del re che il governo di Bengodi ci regala una perla da rizzare anche i più distratti: si torna al nucleare. L’aveva dichiarato il ministro Scajola qualche mese fa ma in fondo ci avevano fatto caso in pochi, anche perchè ci eravamo costretti a non dare troppo peso a tutte le scajolate del ministro almeno per una forma di igiene mentale.
Per inquadrare la statura politica del nostro basta ripercorrere alcuni passi della sua fulminante carriera verbale: dall’equilibrio dimostrato in occasione del G8 di Genova «Durante il G8, la notte in cui c’è stato il morto, ho dovuto dare l’ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa. A Genova, in quei giorni si giocava una partita seria, lo hanno capito tutti dopo l’11 settembre», passando per la sensibilità sulla vicenda Biagi «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza», da esperto di diritto del lavoro e processi addirittura senza bisogno di leggere le carte come sul caso Thyssen “Sinceramente, con tutto il rispetto per il procuratore e per il gup torinesi, e non conoscendo le carte processuali, mi riesce difficile immaginare che l’amministratore delegato della Thyssen abbia voluto provocare la morte dei suoi dipendenti. Agli altri indagati è stato infatti contestato l’omicidio colposo. Ed è un’accusa gravissima, intendiamoci”.
Insomma il giusto Ministro al Disastro Ambientale per una Bengodi che si rispetti.
Ora con la nuova Legge Sviluppo (indispensabile in un momento in cui diventa urgente raggiungere quanto prima almeno la maggiore età) si rilancia quel nucleare che più di qualche decennio fa si era perso tempo a rifiutare con un referendum. Infatti oggi il nuovo referendum se l’è fatto da solo il Ministro con il proprio omino del cervello e dai suoi calcoli sembra proprio che abbia vinto il sì, nonostante lui si sia astenuto. Tutti allineati quindi per rilanciare il nucleare come l’energia del futuro con giornali e televisioni allineati a fare festa in questa perversione di futurismo archeologico dell’informazione che ci regala pezzettoni di vomito vendendoceli come bigné.
IL NUCLEARE E’ RINNOVABILE! urlano gli strilloni del re con contratto a progetto Co.Co.Prot. Da fonti interne dei servizi segreti sembra infatti che Scajola sia riuscito a trovare la formula segreta per produrre uranio all’infinito grazie ad una ricetta della nonna con uova, farina, un pizzico d’olio e una coda di gatto nero. E saranno felici sicuramente anche tutti quelli che l’hanno acquistato negli ultimi anni pagandolo in crescendo fino a 7 volte il prezzo che costava qualche anno fa (per una banalissima regola di mercato che dovrebbe suggerirci che probabilmente si stava esaurendo). Ora con la soluzione di pastafrolla siamo tutti più tranquilli.
IL NUCLEARE E’ PULITO! Certo caro Scajola, se lo scrivi 100 volte con un pastello a cera su un foglio di carta riciclata ancora meglio. E infatti sono le scorie che sono sporche. Quelle scorie che nessuno sa dove mettere e che dovrebbero essere avanzate anche da noi sotto il tavolo per aver provato a costruire qualche centralina qualche anno fa. Ma Scajola è tranquillo. Per le scorie al massimo basterà fare una mezza telefonata all’esercito di insabbiarifiuti del Ministero della Monnezza di Schiavone e Bidognetti o chi per loro e voilà in un batter d’occhio è come se non ci siano mai state. Al massimo subiremo qualche rave-party di un migliaio di mozzarelle un po’ troppo adrenaliniche. E comunque per eliminare scorie e diossine il re ha un metodo infallibile sul “letto quello grande”.
IL NUCLEARE E’ ECONOMICO! Sì, certo. E Rocco Siffredi è gay, l’onorevole Salvini è astemio e Emilio Fede è un ribelle. Chiedete ai finlandesi un paio di opinioni sulla centrale nucleare più grande del mondo Olkiluoto-3. Leggete qui.
IL NUCLEARE E’ SICURO! E a questo punto, a Bengodi, nessuno ha più avuto il coraggio di continuare la conversazione.
Da lontano Scajola urlava sul palchetto “Chi subira’ il disturbo psicologico (perche’ solo di questo si tratta) di ospitare una centrale dovra’ essere premiato e non si tratta solo di premiare il Comune o la Provincia che certamente dovranno avere delle royalties, ma dobbiamo andare direttamente sui cittadini che dovranno pagare l’energia molto, molto, meno che negli altri posti, grazie a bollette piu’ leggere”. Mentre da lontano il tramonto colorava il cielo di porpora.
Speriamo almeno non sia un fungo nucleare, disse il nonno al bambino.
Puf!