(Mentre scrivo continuano ad arrivare le notizie sull’operazione che ha portato all’arresto del vicepresidente del Consiglio Regionale Nicoli Cristiani)
Il PD chiede a Formigoni di riferire in Aula. Scusatemi, ma non sono d’accordo. Perché dobbiamo smettere di non volere vedere che questa Lombardia perde ogni giorno un pezzo. Credibilità bruciata a partire dalle firme false del listino, alla vicenda San Raffaele, all’operazione Infinito e le rivelazioni sugli appoggi elettorali della ‘ndrangheta, agli indagati che farciscono l’Aula tra dame di compagnia, maghe, patetici figli, alle bonifiche di Grossi fino ai cerotti (bipartisan) all’ufficio di Presidenza del Consiglio. Cosa può dirci ancora Formigoni (sostenuto da una maggioranza che non esiste più), come facciamo a sederci con quelli per discutere della legge sulle cave e sull’amianto? Non prendiamoci in giro, andiamo tutti a casa e lasciamo giudicare gli elettori. Qualcuno (a destra e sinistra) perderà il posto ma ci guadagna in credibilità.
SAN RAFFAELE: CONSIGLIO REGIONALE ISTITUISCA COMMISSIONE DI INCHIESTA
E Formigoni rompa il silenzio sulla vicenda
“Il mutismo che regna dalle parti di Palazzo Lombardia sulla vicenda giudiziaria del San Raffaele è imbarazzante.
Se non fossero bastati i noti legami del fermato Pierangelo Daccò con il presidente Formigoni a rendere immediatamente opportuno un chiarimento, oggi abbiamo addirittura appreso di perquisizioni all’interno degli uffici regionali.
Ogni anno la Regione eroga al San Raffaele circa 450 milioni di euro. Ultimo – e aggiuntivo – passaggio in tal senso, con il record di contributi, il bonus extra assegnato lo scorso agosto per le funzioni non ricoperte da tariffe predefinite: una sorta di riconoscimento dell’eccellenza, deciso con evidenti margini di discrezionalità, pari a ben 41 milioni di euro.
E allora occorrono delle risposte. Perché preoccupa leggere che Daccò – uomo di potere organico al sistema sanitario lombardo, vicino a Cl e tessitore di una fittissima rete di affari e società che negli anni ha interessato anche esponenti, a diversi livelli, di Regione Lombardia – fosse intermediario, pur senza incarichi ufficiali, tra il San Raffaele e il Pirellone.
L’indagine giudiziaria, come sempre, farà il suo corso. Ma riteniamo che la politica abbia fin d’ora molto da spiegare. E il dovere di farlo.
Il presidente Formigoni e l’assessore alla partita Bresciani rompano questo silenzio assordante, facendo luce sulle relazioni intrattenute con Daccò e l’ospedale di don Verzè e sulle pesanti ombre che la vicenda sta addensando intorno a Regione Lombardia.
E in Consiglio regionale si istituisca con urgenza una commissione di inchiesta che proceda all’analisi di tutti i fondi erogati in varie forme, pretendendo dal San Raffaele le rendicontazioni sul loro utilizzo”.
Dopo il terremoto Monti cosa succede nel Consiglio Regionale Lommbardia
Perché ho la sinistra sensazione che non si saprà facilmente in giro. E perché sarebbe positivo vedere degli insoliti noti che ne usufruiscono tra i tanti che volontariamente stanno cercando di tenere a galla questa regione: gli uffici del Consiglio Regionale si stanno trasferendo al Palazzo Pirelli dal palazzo di via Filzi (dicono per un’ottimizzazione dei costi che stiamo spulciando) e gli arredamenti e le attrezzature vengono dismessi a favore di enti pubblici, associazioni di volontariato, Onlus e scuole (non si potevano riutilizzare? Risposta ovvia: certo). Qui trovate l’avviso e qui trovate il modulo per la richiesta. Fate girare la voce e tenetemi informato sulle richieste. Le seguiremo passo dopo passo.
COMUNICATO STAMPA di Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi
Riteniamo davvero intollerabile che il consigliere regionale del Pdl Massimo Ponzoni, indagato per vicende molto gravi e coinvolto anche in un’inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta in Lombardia, continui a sedere nell’Ufficio di Presidenza. Avremmo voluto che, prima della sostituzione di Filippo Penati, il problema fosse posto ufficialmente in Aula. E visto che così non è stato, abbiamo deciso di non partecipare al voto per l’elezione del nuovo vicepresidente. Una scelta che si richiama al rispetto nei confronti della nostra carica, dei cittadini e della onorabilità dell’istituzione che rappresentiamo. A tutela di un ruolo di garanzia che dovrebbe essere proprio della Presidenza e che invece, nelle condizioni date, risulta del tutto disatteso. Sulla questione non possiamo transigere e ci spenderemo ancora affinché non si continui a ignorarla. In quanto invece al merito della votazione, avremmo senz’altro preferito che il Pd aprisse un ben più ampio confronto, a sostegno di un’idea di coalizione che andrebbe tradotta nei fatti. Detto questo, alla neoletta Sara Valmaggi rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro.
Milano, 20 settembre 2011
COMUNICATO STAMPA
“Martedì mattina, nella prima seduta d’Aula del Consiglio regionale dopo la lunghissima pausa estiva, si intende procedere al rinnovo dell’Ufficio di Presidenza con la sostituzione di Filippo Penati.
Vorremmo a questo proposito segnalare, se ancora non fosse evidente, che esiste un problema.
A fronte delle dimissioni del Vicepresidente pochissimi giorni dopo l’apertura di un’inchiesta a suo carico, sulla poltrona da Segretario continua a sedere il consigliere del Pdl Massimo Ponzoni, indagato da oltre un anno prima per bancarotta e poi per corruzione, nonché coinvolto nella maxi-operazione Infinito contro la ‘ndrangheta e considerato dagli stessi magistrati ‘capitale sociale dell’organizzazione criminale’.
Non si può parlare di tutela del ruolo di garanzia dell’Ufficio di presidenza e contemporaneamente tollerare che lui rimanga al suo posto, in quel ruolo. Proprio non si può.
Pensiamo che l’Aula debba pretendere le dimissioni di Ponzoni da Segretario prima di procedere alla nomina del nuovo Vicepresidente.
E’ una questione di rispetto nei confronti del nostro ruolo e della onorabilità dell’istituzione che rappresentiamo”.
Milano, 16 settembre 2011
INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART. 116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE
Al Signor Presidente del Consiglio regionale
Oggetto: progetto di una discarica di rifiuti speciali a Rezzato (BS)
I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI
PREMESSO CHE
nella zona di San Polo (BS), in cui è presente una discarica di amianto di ottantamila metri cubi, il livello di mortalità per cancro, secondo le analisi dell’ASL di Brescia, è allarmante e decisamente superiore alla media nazionale;
PREMESSO INOLTRE CHE
l’apertura di una nuova discarica di rifiuti speciali all’interno della cava Castella a 3 Km dal centro di Rezzato (BS) conterrà due milioni di metri cubi di rifiuti speciali come scarti alimentari, carcasse animali, derivati del petrolio e del carbone, rifiuti dell’industria chimica, inchiostri, pitture e vernici, fanghi di fognatura e terreno contaminato;
CONSIDERATO CHE
il conferimento della discarica continuerà per almeno otto anni secondo il progetto approvato a fine agosto 2011 da Comune, Provincia e Regione Lombardia;
ATTESO CHE
nella zona sud- est di Brescia in cui sorgeranno due discariche la salute pubblica dei cittadini, già ampiamente contaminata dalla discarica di amianto, subirà un netto peggioramento
INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE, L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AMBIENTE, ENERGIA E RETI, MARCELLO RAIMONDI, NONCHE’ L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, LUCIANO BRESCIANI PER CONOSCERE:
Milano, 5 settembre 2011
Giulio Cavalli (SEL)
Chiara Cremonesi (SEL)
Dichiarazione di Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi, consiglieri regionali Sinistra Ecologia Libertà
“In merito alla indagini a carico di Filippo Penati non possiamo che attenderne gli esiti, come sempre convinti che la magistratura vada rispettata nelle sue delicate ed essenziali funzioni.
Per quanto riguarda le valutazioni politiche e istituzionali, siamo sicuri che Penati e certamente anche il Pd sapranno tutelare sia il diritto di difesa sia il prestigio del Consiglio regionale, consapevoli che l’Ufficio di presidenza è organo di garanzia e non deve in alcun modo risultare offuscato”.
Milano, 20 luglio 2011
Sulla cava di Bollate sto tenendo gli occhi da tempo. Ne abbiamo già parlato senza mezzi termini dopo averci messo anche il naso per toccare con mano. La Regione Lombardia ci aveva dato una risposta che ci aveva lasciato più che insoddisfatti e per questo oggi abbiamo preparato l’ordine del giorno che presenteremo durante la prossima seduta. Perché le ombre alimentano la criminalità e hanno concimato questa regione già abbastanza. E perché, anche all’opposizione, possiamo pretendere che sia fatta luce.
ORDINE DEL GIORNO
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA
PREMESSO CHE
il 26 luglio 2010 in Regione Lombardia è stata depositata l’interrogazione n.3010, che riferendosi agli arresti della maxi- operazione contro la ‘ndrangheta del 13 luglio 2010 e ad un’intercettazione del boss Vincenzo Mandalari, che indicava l’ex cava Bossi di Bollate come un luogo di scarico di rifiuti tossici, chiedeva di effettuarvi controlli ispettivi;
PRESO ATTO CHE
gli assessori Marcello Raimondi e Romano La Russa avevano sì risposto all’interrogazione ma trascurando la richiesta di conoscere se vi fossero state eventuali indagini sull’impatto inquinante e contaminante della cava;
CONSIDERATO CHE
secondo quanto dichiarato dall’assessore Raimondi l’ex cava Bossi è ancora soggetta ad attività di discarica e deposito;
PRESO ATTO CHE
fino dal 27 luglio 2010 la Polizia provinciale aveva effettuato un sopralluogo, unitamente alla Polizia locale di Bollate, e che dal verbale risulterebbero violazioni in merito alla qualità del materiale stoccato, alla pavimentazione dell’area, alla separazione dei rifiuti e all’accettazione di rifiuti senza il prescritto formulario;
IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA REGIONALE
Milano, 14 luglio 2011
Giulio Cavalli (SEL)
Chiara Cremonesi (SEL)
L’intervento di Giulio Cavalli Consigliere Regionale della Lombardia durante il Consiglio Regionale straordinario sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia.
http://www.youtube.com/watch?v=iAC6ibADj5E
Seduta del 05/10/2010
Arg. n. 2 – ODG – Dibattito in tema di infiltrazioni mafiose in Lombardia).
PRESIDENTE
Ha la parola il Consigliere Cavalli. Ne ha la facoltà.
CAVALLI Giulio
Grazie. Faccio questo intervento in una duplice veste, anche in un veste fieramente soggettiva perché mi ritrovo a parlare di un problema che, al di là dell’aspetto prettamente politico, ha inevitabilmente condizionato anche la mia vita e quella della mia famiglia. Quindi, cercherò di essere poco diligente, ma con questo grande senso di responsabilità che, secondo me, oggi in realtà abbiamo tutti indistintamente, su un argomento che oggi arriva in Consiglio regionale e già spazza via di colpo tutti i negazionisti che finalmente oggi in Lombardia non abbiano più senso o siano superati nel riconoscere un problema che non ha bisogno, secondo me, né di allarmi né di sensazionalisti.
Questo è un problema che ha bisogno di una quotidianità, quindi meno sedute straordinarie e più impegni ordinari, applicata ad una politica che è chiamata non tanto a rivendicare il proprio colore o a raccontare le colpe degli altri, anche perché siamo in un paese che è diventato grande per gente come Pio La Torre che, in realtà, è riuscito a raccontare la mafia dentro il proprio un partito. Forse, fare un esame di coscienza e la capacità di immunizzarsi, tutti noi, a partire dalle nostre realtà, potrebbe essere un passo fondamentale.
Stiamo parlando di qualcosa che è storico in questa Regione, è storico e ha passato diversi colori politici. Con la stessa onestà intellettuale – che forse oggi sorprenderà qualcuno – in realtà bisogna anche riconoscere che la criminalità organizzata e le mafie, che siamo tutti d’accordo nel credere che riescono ad esistere lì dove la politica dà spazio, si ritrovano ovviamente a cercare di fare affari e di corrompere coloro che governano. Devo ammettere – e parlo a livello nazionale anche di episodi che riguardano il mio partito – che molto spesso le minoranze si sono dimostrate ampiamente corruttibili nelle poche volte che ne hanno avuto l’occasione.
Inoltre, mentre noi siamo qui a parlare di qualcosa che ci deve assolutamente richiamare, per rispetto non solo della Regione Lombardia ma dei nostri figli e dei nostri nipoti, a una soluzione che diventi una soluzione organica a questo problema. Siamo in una Regione in cui le famiglie criminali, a partire dalle vicende di Ambrosoli, Sindona, da quella finanza nelle figure di Calvi che è sempre stata inquinata da questo fenomeno, oggi ci ritroviamo ad avere delle famiglie che continuano a pascolare impunemente in questo territorio. L’hanno fatto negli anni ‘50 e ‘60 prima con i sequestri di persona, poi con l’eroina, poi con la cocaina e oggi sono diventati imprenditori.
Oggi – sì – questo è inevitabile e dobbiamo riconoscerlo – sono d’accordo col Collega Quadrini – senza nessuna indulgenza. Dobbiamo riconoscere che oggi ci ritroviamo a leggere nelle ordinanze gli stessi nomi che in realtà leggevano i nostri padri, se non addirittura i nostri nonni. Oggi ci accorgiamo che famiglie come Piromalli, Morabito Barbaro, Papalia – i nomi sarebbero tantissimi – hanno passato la loro attività imprenditoriale cambiando settore ai propri figli e i propri nipoti. Inevitabilmente, sono riusciti ad essere molto meno riconoscibili di una volta ma in realtà sono molto più lombardi di qualche lombardo, in realtà frequentano i nostri stessi salotti, hanno i figli che vanno nelle scuole dei nostri figli, pregano o fingono di pregare anche il nostro stesso Dio.
Credo che il compito a cui siamo chiamati oggi è un compito che dica in maniera forte che se c’è qualcosa da sgomberare urgentemente qui in Lombardia, sono loro. Se c’è un urlo da lanciare da questo Consiglio regionale, è che qui non troveranno più terreno fertile non da una parte politica, non da qualcuno che gioca ad avere l’antimafia più lunga degli altri ma da un sistema, visto che noi siamo dei legislatori, e siamo chiamati a fare una legislazione che possa permettere a noi di essere meno avvicinabili e a loro, almeno, di fare più fatica.
Sono successe delle cose strane in questi ultimi mesi, al di là dell’aspetto prettamente personale. Le centinaia di arresti di luglio non ci raccontano solo un aspetto militare. Le centinaia di arresti di luglio ci raccontano che hanno avuto sicuramente migliaia di fiancheggiatori e decine di migliaia di indifferenti, di quell’indifferenza che questa Regione non si può più concedere, che deve superare quanto prima passando dalla fase dell’alfabetizzazione alla presa di coscienza. Indifferenza che, tra l’altro, la nostra Costituzione dice che non è ammessa visto che nell’articolo 4 dichiara che: “ogni cittadino italiano, con la propria funzione o con la propria attività, ha il dovere di concorrere alla crescita morale e materiale del proprio Paese”. Quindi, stare fermi non vale ed è incostituzionale.
Poi, ci hanno raccontato come esistono in questa Regione famiglie – basti pensare agli arresti nel Pavese della famiglia Valle – che in realtà pensano – a torto o ragione questo lo deciderà la Magistratura, non è questo il luogo – di sapere già, ad esempio, quali saranno i termini di Expo mentre noi qui, con le nostre idee diverse, siamo a combattere per cercare di capire qual è la soluzione. Una ‘ndrangheta che risulta politicamente più avanti di un Consiglio regionale, di un Consiglio comunale è comunque un allarme. È un allarme bipartisan perché i colori di partito, io spero e mi auguro – questa di oggi penso che sia l’occasione giusta – cadono di fronte ad una battaglia che ci chiede solo dividerci tra chi è dalla parte delle regole e chi, invece, le regole decide di svenderle al miglior offerente.
Credo che un ordine del giorno che punti il dito su un aspetto anche profondamente culturale, partendo dalle frasi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino che dicevano che: “bisognava e bisogna parlare di questo problema nelle scuole, bisogna parlarne tra la gente”.
Ecco, io credo che oggi sarebbe un bel segnale, non tanto ognuno per il proprio bacino di elettori, per una responsabilità istituzionale e politica che siamo chiamati a sostenere, provare a dimostrare che c’è un fronte unico. Sicuramente ci sono dei problemi, questo non possiamo negarlo, la Magistratura ne sta parlando, le ultime indagini hanno dimostrato quanto persone […] o uomini delle istituzioni o ricchi imprenditori che hanno deciso la via più facile.
Oggi in Lombardia, sarebbe forse il caso, al di là di decidere tutti con forza che non è più opportuno negare il problema, così come decidere tutti che ci vuole una certa eleganza nel cadere nell’allarmismo più becero e assolutamente inutile, dare un segnale sul fatto che su questo siamo assolutamente uniti.
Per questo, io sono assolutamente contento – e lo dico in un modo che per me era insperato nel momento in cui sono stato eletto in questo Consiglio regionale – che sia stata presa la decisione di un lavoro comune. È un lavoro comune che ci vedrà distanti sicuramente sulle modalità, ci potrà vedere distanti sulla storia che ognuno di noi si porta dietro, ma un momento in cui – questo concedetemelo, qualcuno ancora finge che le Commissioni antimafia e i che i dibattiti di questo tipo siano solo una propaganda politica – oggi qui dentro si levi una voce forte che per loro, se è vero che sono stati sopportati dai nostri padri e dai padri dei nostri padri, oggi noi, assolutamente consapevoli, possiamo dichiarare che non c’è più posto.
Grazie.
(Applausi in aula consiliare)