// archives

Giulio Cavalli notizie

This tag is associated with 162 posts

Corriere TV – Il teatro Oscar «aperto per mafia»

http://www.youtube.com/watch?v=9rG90i21ixs

Corriere.it intervista Giulio Cavalli

http://www.youtube.com/watch?v=DXpyoNLtu-A

Di Pietro, Don Ciotti e Antonio Ingroia sulle minacce a Cavalli

da agoravox.it

Gli oppositori di Cavalli cadono sempre più in basso. Rinvenuti 23 proiettili davanti al teatro in cui sarebbe dovuto esibire l’attore e candidato in Lombardia come indipendente nell’Italia dei Valori.

Milano. Parcheggio del Teatro Oscar. Pomeriggio. Il direttore di sala del teatro si accorge della sinistra presenza di 3 proiettili nello spazio riservato al posteggio delle auto antistante l’edificio. Dato l’allarme alle forze dell’ordine, giunge la Digos che ne rinviene altri 20. Pochi euro di munizioni stanno a certificare quanto sia grande la viltà di chi non vuole che un ragazzo innamorato della libertà e della giustizia contribuisca a rendere un po’ più fresco e pulito l’alito della nostra politica.
Giulio Cavalli sarebbe dovuto andare in scena la sera con la replica del suo spettacolo “L’Apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”, tratto dall’opera del premio Nobel italiano Dario Fo. Con il pubblico già accomodato in sala, l’artista lodigiano sale sul palco non per intrattenere i suoi spettatori con il suo riconosciuto talento ma per comunicare loro quanto accaduto e la conseguente decisione di annullare la rappresentazione.
“Sicuramente a queste condizioni non ho più la tranquillità di poter fare il mio lavoro. Considero troppo importante il contatto con il pubblico e non ho nessuna intenzione di perderlo. Non riesco a concepire che la mia vita e soprattutto il mio lavoro debbano essere così duramente stravolti da questi eventi.”
“Avrei voluto vederli questi omuncoli mentre gettavano a terra la loro viltà scambiandola per coraggio. Avrei voluto vedere il loro sguardo vuoto mentre pensavano di compiere un gesto importante.”
“Vorrei solo che non si parlasse più di coincidenze e che tutti cominciassero a capire che questi segnali sono pericolosi e lo sono perché coloro che li causano si sentono talmente impuniti da non preoccuparsi minimamente delle conseguenze delle loro azioni. A questo punto continuerò a pretendere da me stesso e dagli altri che il diritto (dovere) di lavorare mi sia garantito.”
Le amare parole di Giulio Cavalli testimoniano la difficoltà a cui va incontro qualunque cittadino che si oppone al malaffare e alle organizzazioni criminali e la stanchezza di chi vive una vita blindata a cui viene impedito persino di svolgere il proprio lavoro.
Amare sono state anche le parole dell’on. Di Pietro, fresco di rinomina alla testa dell’Idv, che commenta: “Giulio Cavalli è un ragazzo stupendo, che dice quel che pensa e grida in difesa della Costituzione, contro persone che gli vogliono male soltanto per il suo impegno civile. E’ per questo che noi dell’Italia dei Valori vogliamo dargli la nostra massima solidarietà ma anche la massima copertura perché gli stiamo tutti intorno e vicini”. E ancora: “Non ne parla assolutamente nessuno ma noi dobbiamo farci sentire. Anche perché intorno all’Idv ne sta succedendo una ogni giorno che passa. Ieri i bossoli a Cavalli, l’altro ieri hanno bruciato la macchina a un giornalista vicino a Idv, che so doveva candidarsi a Reggio Calabria. Sono persone libere, soggetti scomodi che non si vuole fare entrare nelle istituzioni, proprio per questo noi ce li dobbiamo mandare”.
A proposito di candidature pulite l’ex pm dichiara inoltre: “Sicuramente si candiderà con noi Lorenzo Diana, si è già candidata con noi Sonia Alfano che correrà in Toscana e appunto il giornalista a cui è stata incendiata l’auto. Io stesso ricevo minacce ogni giorno. Sembra veramente un paese in mano a forze per così dire occulte che impediscono a chi non si allinea di esprimersi liberamente”.
Anche don Luigi Ciotti esprime la propria solidarietà al regista minacciato: “Lui è un amico, un bravissimo attore che ha avuto l’intelligenza e il coraggio di utilizzare il teatro per denunciare la violenza ma anche per proporre la speranza del cambiamento e del contrasto alla criminalità, alle mafie, all’ingiustizia e alla sopraffazione. Ha chiamato per nome le cose, ha dato un volto, un nome a tutto questo e la sua denuncia così attenta, così profonda, così puntuale, ha suscitato la reazione di chi vorrebbe fare tacere chi denuncia in modo serio e attento il giogo criminale e i mafiosi. E queste minacce che continuano a essere rivolte a lui come persona, per le cose che dice e le cose che fa, devono diventare attenzione non solo esprimendo solidarietà ma anche sentendoci corresponsabili, più vicini, per non lasciarlo solo, perché possa continuare a mettere la sua capacità artistica al servizio della legalità, della giustizia e della verità. Quindi sono segnali che pongono domande alla coscienza di tutti. Non lasciamolo solo, non lasciamo soli quei magistrati, quelle forze di polizia, quei bravi amministratori, quei commercianti, quegli industriali, quei giovani che si battono per la legalità e la giustizia nel paese”.
Esprime la propria vicinanza a Cavalli anche Antonio Ingroia che sottolinea “come anche l’attività teatrale, di comunicazione alla società civile possa essere a rischio e quindi è importante che ci sia solidarietà attorno a Giulio Cavalli”.
Da notare quanta poca attenzione da parte dei grandi media ci sia stata su quest’ennesimo tentativo di intimidire un cittadino impegnato, e da comprendere il motivo che porta a tanta indifferenza verso questo tipo di avvenimenti, se è perché ormai avvengono così spesso che non fanno più notizia, o se invece sia colpa della voluta omissione di fatti spiacevoli a un’opinione pubblica comunque poco interessata o a volte solo inconsapevole.
Auguriamo a Cavalli di poter riprendere presto la sua attività: non devono averla vinta.

[Cs] Teatro Oscar 9/02 Aperto per Mafia

Una serata speciale per dire NO ad ogni intimidazione il TEATRO OSCAR, in via Lattanzio, 58 è Aperto per Mafia
Martedì  9 febbraio, dalle ore 20.30

Una serata per ripartire, tutti insieme, più forti e determinati che mai con le repliche dello spettacolo “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”.
Un’occasione per ribadire la necessità di unirsi contro ogni intimidazione che possa minare la libertà di espressione.

In seguito alle intimidazioni che hanno costretto ad annullare sabato 6 e domenica 7 febbraio 2010 le repliche de “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe” con l’attore lombardo Giulio Cavalli, annunciamo che il Teatro Oscar, martedì 9 febbraio, dalle ore 20,30 sarà “APERTO PER MAFIA”.

Una speciale serata, aperta al pubblico, per manifestare piena solidarietà e vicinanza all’attore Giulio Cavalli, già in passato vittima di minacce e sotto scorta da più di un anno per i suoi spettacoli – inchiesta sulla mafia a Milano, ma anche per riaffermare un principio essenziale: il teatro non si tocca!

Ad aderire alla serata “APERTI PER MAFIA” sono stati per ora Paolo Rossi, Dario Fo, Eugenio Finardi, Enzo Iannacci, Marco Balbi, Maddalena Crippa, Flavio Oreglio, Walter Leonardi, Renato Sarti, Gian Carlo Dettori, Massimo De Vita, Andrèe Ruth Shammah e altri esponenti dei teatri milanesi. Sarà presente l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Massimiamo Finazzer Floris.

Tutti uniti intorno a Giulio Cavalli che metterà in scena il suo lucido e stralunato testo teatrale “L’apocalisse rimandata ovvero benvenuta catastrofe”.

Invitiamo tutti i teatranti di Milano ad intervenire: inviateci un’adesione per completare la scaletta per la serata di martedì 9 febbraio 2010. Vi aspettiamo con uno sketch, una testimonianza, un intervento in difesa del “teatro civile”, della libertà d’espressione al di là di ogni intimidazione.

Per aderire all’iniziativa:
Andrea Perrone – info@tieffeteatro.it – 0236503740 – cell. 3895149261
Maddalena Peluso – stampa@tieffeteatro.it – cell. 3406968133

[cs] Milano, 23 proiettili davanti il Teatro Oscar, di scena uno spettacolo di Giulio Cavalli.

Questa sera, presso il Teatro Oscar di Milano, sarebbe dovuta andare in scena la replica dello spettacolo “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe” dal testo di Dario Fo e messa in atto dall’attore lodigiano Giulio Cavalli.

L’evento, però, è stato sospeso. Nel pomeriggio il direttore di sala ha rinvenuto nella striscia di parcheggio per auto davanti al teatro, sito in via Lattanzio 58, 3 proiettili inesplosi che, in seguito ad un controllo effettuato dalla Digos, sono diventati 23. Sul posto sono giunte le forze dell’ordine. Il ritrovamento è stato subito collegato allo spettacolo dell’attore lombardo Cavalli, vittima già di altre simili “attestazioni di disistima” da parte della criminalità organizzata e già sotto scorta da diverso tempo.

Lo stesso attore ha poi spiegato dal palco del teatro le ragioni dell’annullamento al pubblico già seduto in sala.

“Sicuramente a queste condizioni – spiega Giulio Cavalli – non ho più la tranquillità di poter fare il mio lavoro. Considero troppo importante il contatto con il pubblico e non ho nessuna intenzione di perderlo. Non riesco a concepire che la mia vita e soprattutto il mio lavoro debbano essere così duramente stravolti da questi eventi.”

“Avrei voluto vederli questi omuncoli mentre gettavano a terra la loro viltà scambiandola per coraggio. Avrei voluto vedere il loro sguardo vuoto mentre pensavano di compiere un gesto importante.”

“Vorrei solo che non si parlasse più di coincidenze e che tutti cominciassero a capire che questi segnali sono pericolosi e lo sono perchè coloro che li causano si sentono talmente impuniti da non preoccuparsi minimamente delle conseguenze delle loro azioni. A questo punto- conclude Cavalli- continuerò a pretendere da me stesso e dagli altri che il diritto (dovere) di lavorare mi sia garantito.”

Rimandata ai prossimi giorni la riprese delle repliche dello spettacolo. Le informazioni saranno reperibili sul sito ufficiale del TieffeTeatro (www.tieffeteatro.it) e sul sito di Bottega dei mestieri teatrali (http://www.teatronline.com/ ).

Ufficio Stampa

Giulio Cavalli

www.giuliocavalli.net

Niente petrolio, niente guerre

Al Teatro Oscar «L’apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe». Giulio Cavalli nella «giullarata» di Dario Fo, in cui si immagina un mondo che riparte dall’uomo. Il teatro può abbattere il Pm10? Sì! Mentre il sindaco di Milano per paura d’inquinare non apre i cassetti che parlano di smog noi, per tentare di discuterne, promuoviamo una riunione condominiale al Teatro Oscar». Giulio Cavalli è più deciso che mai. Da «portatore sano di parola», quale ama definirsi, l’attore sotto scorta per i suoi spettacoli sulla mafia, propone «L’apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe» di Dario Fo. «Una giullarata d’inchiesta» in cui il Premio Nobel si è divertito a immaginare come cambierebbe il mondo il giorno che il petrolio fosse finito. «Non funzionerebbe più niente», sottolinea l’autore, «le lampadine, il frigorifero, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe; le auto e i camion sarebbero abbandonati in mezzo alla strada, i supermercati chiusi e i panettieri con forno a legna presi d’assalto. I potenti, dal Papa ai politici, rimarrebbero prigionieri nelle ville superaccessoriate e il nostro presidente del Consiglio non potrebbe più ricaricare il cellulare per chiamare l’escort di turno. Una provocazione più verosimile di quanto io stesso potevo immaginare quando ho scritto questa storia».

Ma la catastrofe annunciata potrebbe essere salvifica… «Il petrolio è destinato a finire», dice Fo, «gli stessi industriali che finora hanno boicottato l’energia pulita si organizzano per l’emergenza». «Io sono per la catastrofe, spero che arrivi prima possibile», provoca Fo. «Forse è l’unico modo per far capire che senza petrolio le guerre di oggi non hanno ragione di esistere, e che tornando indietro di un secolo, in una società dove la gente andava a piedi, il rapporto tra le persone sarebbe diverso. Forse ricomincerebbe la rinascita che ho immaginato nella mia giullarata. Una società più umana dove i neri diventerebbero i migliori, i più capaci di vivere in un mondo dove i soldi non sono al primo posto». Economia, mafia, salute e ambiente, temi importanti, vicini a Giulio Cavalli. «L’alfabetizzazione è un dovere della politica, io la porto avanti facendo teatro», dichiara l’attore, candidato tra gli indipendenti alle prossime elezioni, per l’Italia dei Valori. «Mi accusavano di fare un teatro troppo politico, mi diranno che faccio una politica troppo teatrale».

«L’apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe». Dal 4 febbraio al 7 marzo, Teatro Oscar, via Lattanzio 58, ore 21, 24 euro. Tel. 02.36.50.37.40.

Livia Grossi

DA IL CORRIERE DELLA SERA L’ARTICOLO QUI

IL MISTERO (NON) BUFFO: L’APOCALISSE

di Mattia CarzanigA

Altro che 2012. Il mondo è già finito, almeno quello a cui tutti quanti siamo abituati, da sempre. Un’improvvisa crisi energetica ha lasciato al buio il pianeta. Basta telefoni e telefonini, computer, batterie da ricaricare, tv e decoder, aggeggi hi-tech, immaginate le condizioni in cui potrebbe versare il povero Steve Jobs, attaccato a iPad e altre diavolerie a cui non può più dare vita. Milioni di persone in preda al Caos, con la maiuscola come lo era quello primordiale. Anche il presidente (il nostro presidente) “è in crisi: si sveglia nella sua villa in Sardegna e non ha più nulla. Il telefono è scarico, spende tutti i suoi soldi per comprare a un prezzo da estorsione una batteria miracolosamente carica, per poter chiamare l’ultima delle sue donne e pregarla di raggiungerlo…”. Ecco il quadro dipinto da Dario Fo, che torna nella sua Milano così amata e così detestata per presentare lo spettacolo L’Apocalisse rimandata, ovvero Benvenuta catastrofe. In realtà lui ha scritto il testo ma, dal giugno dell’anno scorso, lo porta in giro per l’Italia l’attore e regista Giulio Cavalli (il debutto milanese questa sera al Teatro Oscar di via Lattanzio, sotto l’“etichetta” del TieffeTeatro – Compagnia stabile d’innovazione diretto da Emilio Russo, che dalla primavera prossima si sposterà nei gloriosi spazi del Teatro dell’Elfo). Ovvio che la sala, alla presentazione dello spettacolo in scena fino al 7 marzo, è tutta per il Dario del Nobel, sempre politico, molto ecologico considerato il tema (è presente pure il presidente di Legambiente Lombardia Damiano Di Simine), animato dalla mai de-posta vis polemica. Casca il mondo, come profetizzava la “macchina” Hal9000 di 2001 Odissea nello spazio, e si è costretti a un risveglio brusco,moltobrusco.A“unavera e propria rinascita”, anzi, per usare le parole dello stesso Fo, che lo spettacolo l’ha adattato per il palcoscenico (con la fedele Franca Rame) a partire dal suo libro pubblicato da Guanda nel 2008, ma ancora non l’ha visto, lo farà una di queste sere assieme al pubblico milanese. “Immaginatevi che cosa potrebbe succedere con la fine del ‘mondo energetico’. Tutto si capovolgerebbe completamente, ma la prospettiva che mi ha fatto davvero sghignazzare è che mezzo miliardo di persone, che non hanno mai visto un’automobile e non sanno cosa sia la televisione, non si accorgerebbero della differenza. I neri, anche qui a Milano, andrebberoavanticomeseniente fosse successo, mentre noi occidentali non riusciremmo in nessun modo a farcene una ragione”. Viva il principio di contraddizione, dunque; anzi, delle tante contraddizioni che abitano il nostro tempo e il nostro mondo. Mistero (sempre buffo però) al tempo dell’ecosostenibilità. Per dire che la gente sta progressivamente cambiando rotta, Dario Fo tira fuori anche i numeri: “Di questi tempi c’è più coscienza della questione ambientale, lo si capisce a cominciare dalla vendita delle automobili: 40 per cento in meno di vendite nel mondo, anche se il nostro resta ovviamente il paese che vende di più”. E snocciola cronache di pubblica e ordinaria amministrazione, e si sa che sotto il capitolo “sindaco di Milano” ha avuto sempre molto da dire (e da fare, candidature comprese). “Quattrocento anni fa chi inquinava le falde acquifere milanesi, progettate da Leonardo Da Vinci, veniva cacciato fuori dalle mura della città. Oggi invece non ne parliamo…”. L’acqua, e l’aria: “Il nostro sindaco Letizia Moratti, in relazione al PM10 andato ben oltre i limiti consentiti, ci consola spiegando che avviene anche in altre città europee, un altro modo per dire “se sono tutti ladri, non c’è nessun ladro” o “se tutti cadono, allora nessuno è caduto”. Lo dice anche il regista e attore Giulio Cavalli, che “il teatro può assolutamente contribuire ad abbassare il PM10, soprattutto ora che la Moratti tiene il tema chiuso nel cassetto”. Perché “l’ambiente sarà sempre un tema sottovalutato dalla politica. È un argomento che va più in là dei cinque anni previsti da un qualunque mandato,guardaalungotermine,sispinge verso il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Soprattutto, richiede grande lungimiranza, ma si sa che questa è una parola che con la politica ha ben poco a che fare”. Teatro civile e contaminato (non in senso di polveri sottili, però), commedia umana che diventa manifesto politico, quasi – perché no – programma elettorale. E non si ricordi a Cavalli di aver dichiarato, a suo tempo, che non avrebbe mai portato in scena testi altrui: “Di certo non immaginavo che un giorno avrei incontrato sulla mia strada Dario Fo: credo che un ‘lodo teatrale’ mi sia concesso…”. Non pensiate però alla tragedia dell’apocalisse come da tradizione, se non da copione. A salutare la catastrofe, con tanto di banchetto di benvenuto, c’è il solito saltimbanco, il guitto con la pancia gonfia da ubriaco e – stavolta – le rovine futuribili di una città-macchina alle sue spalle, il giullare che è però capace di vedere più in là e meglio degli altri. Niente patetismi: il popolo rimasto “a piedi” alla fine si metterà a far festa, si farà contagiare da una vera febbre rivoluzionaria, andrà a riprendersi il rapporto con i suoi simili e con il mondo che gli sta attorno e che aveva perduto, per fondare una nuova “vivibilità”. Fo ci congeda con un invito: “Leggete qualche pubblicazione seria sulla questione ambientale, non le cose pubblicate dalle aziende petrolifere”. “Vedetevi lo spettacolo” è un invito ovviamente scontato.

DA IL FATTO L’ARTICOLO QUI

Teatro Oscar, Giulio Cavalli e l'Apocalisse ecologica di Dario Fo

Milano, 2 febbraio 2010 – Assicurando che ‘’il teatro puo’ contribuire ad abbassare i livelli di pm10’’, l’attore Giulio Cavalli porta in scena a Milano ‘L’Apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe’, versione teatrale dell’omonimo romanzo di Dario Fo e Franca Rame.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Oscar dal 4 febbraio al 7 marzo e chiuderà l’esperienza di Tieffe Teatro su questo palcoscenico, prima che la compagnia trovi fissa dimora all’ex Teatro dell’Elfo. Solo sul palco, con alle spalle una città futurista, Cavalli immagina il mondo il giorno in cui dovesse finire il petrolio, ‘’una catastrofe che però coincide anche con una presa di coscienza’’, ha spiegato.

“Avevo scritto questo testo come una provocazione, ma tanta gente ne ha capito l’importanza e purtroppo ciò che ho immaginato si sta avverando’’ ha commentato Dario Fo.

Trova posto nella riduzione teatrale anche un inserto di inchiesta giornalistica sulla situazione dei rifiuti a Napoli, città dove lo spettacolo ha debuttato con successo lo scorso giugno. Continua dunque il ‘teatro civile’ dell’attore anti-mafia Giulio Cavalli.

DA IL GIORNO L’ARTICOLO QUI

L’uragano Fo e la nuova apocalisse, Giulio Cavalli porta in scena l’opera del premio Nobel

Può il teatro abbassare il livello di pm 10 nell’atmosfera? Ci spera Giulio Cavalli, non se lo augura Dario Fo, convinto più che mai che la catastrofe ecologica sia necessaria «per rendere l’umanità più umana». In attesa di capire quando arriverà («perché il “se” non è più in discussione» puntualizza Fo), i due attori la raccontano con gli occhi dei pessimisti, «perché gli ottimisti sono il male della terra» e quindi «evviva la strage». “Uragano Fo”, ieri mattina nella sala stampa di Palazzo Reale a Milano, per la presentazione de L’Apocalisse rimandata ovvero benvenuta catastrofe, lo spettacolo che l’attore lodigiano Giulio Cavalli ha tratto dall’omonimo libro di Dario Fo e Franca Rame, in scena dal 4 al 28 febbraio al Teatro Oscar di via Lattanzio 58 a Milano, ultimo appuntamento della stagione di prosa del Teatro Stabile d’innovazione diretto da Emilio Russo prima del trasferimento nella nuova casa dell’ex Teatro Elfo. Dopo il successo di giugno per il debutto al Napoli Teatro Festival Italia, la produzione targata Bottega dei Mestieri Teatrali, lo stesso Napoli Teatro Festival Italia e Tieffe Teatro Milano (in collaborazione con Next – Regione Lombardia e Fondazione Cariplo), sbarca a Milano «dove da 22 giorni consecutivi le polveri sottili sono oltre il livello di guardia e dove la donna più importante della città continua a dire che non è grave perché ci sono altre città nella stessa situazione – ha detto Fo alla platea di giornalisti -: insomma siamo in buona compagnia. Come a dire: tutti ladri, nessuno ladro». La Milano di Fo e Cavalli (in scena da solo per lo spettacolo di cui ha curato l’adattamento del testo e la regia, a cui ha collaborato anche Fabio Francione) è quella che si sveglia di soprassalto nel giorno in cui il petrolio è finito, nel giorno in cui i frigoriferi sono spenti, gli ascensori fuori uso, le macchine e i camion fermi in mezzo alle strade, senza benzina. È la città che vive la paura e l’angoscia di chi non si è mai accorto prima del proprio destino, la stessa città «che tra pochi giorni inaugura i lavori da 5 miliardi di euro per la nuova autostrada Pedemontana senza sapere se, tra dieci o vent’anni, ci sposteremo ancora su mezzi a benzina» ha aggiunto Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia. Ma è anche la città che cammina verso una nuova origine, verso il ritorno alle campagne. «Ho immaginato cosa succederebbe se quel paradosso che molti studiosi annunciano come imminente fosse già realtà – spiega ancora Fo sulla genesi del suo libro -: nel mondo ci sono almeno mezzo miliardo di persone che non hanno mai visto un’automobile. Per loro non cambierebbe nulla. Poi ho immaginato il nostro presidente del consiglio nella sua villa in Sardegna che attende una ragazza che non arriva. Ho pensato al presidente che cerca di raggiungerla con un cellulare che non funziona, che litiga con tutti e che finisce in giardino rincorso dai suoi cani a cui non si è più curato di dare da mangiare. Sì, devo dire che è stato divertente». Da Milano a Napoli e alla metafora di un re nudo che cerca di nascondere la “monnezza” sotto il tappeto, «mentre le olive dell’aperitivo gli escono ancora dalle tasche». La cronaca dell’“apocalisse” passa anche per il capoluogo partenopeo con l’inchiesta sul business dei rifiuti, scritta da Giulio Cavalli e dal giornalista del settimanale «L’Espresso» Emiliano Fittipaldi. «L’unico giornalista antimafia che è finito sotto indagine per mafia perché noi non ci facciamo mancare davvero nulla» ha sdrammatizzato l’autore lodigiano, prima di tornare serio e raccontare di uno «spettacolo che scava nelle colpe del sistema politico». E di un’emozione: «Sono stato accusato tante volte, a ragione, del fatto che mai avrei portato in scena un testo non mio: se mi avessero raccontato che avrei avuto la fortuna di conoscere Dario Fo e di lavorare con lui non ci avrei creduto. Per chi come me ha iniziato a fare teatro dal basso, è davvero una grande emozione. Un Lodo-Fo me lo potete concedere?». Rossella Mungiello

DA IL CITTADINO L’ARTICOLO QUI

MM2 intervista Giulio Cavalli

Articolo di Emanuela Meucci N°4 27 Gennaio 2010

«La mia Milano è quella di Giorgio Ambrosoli, assassinato per aver liquidato la Banca Privata Italiana di Michele Sindona, di Emilio Alessandrini e Guido Galli, giudici uccisi dai terroristi di Prima Linea». A parlare è Giulio Cavalli, 32 anni, attore, regista e direttore del teatro Nebiolo di Tavazzano, a pochi chilometri da Melegnano. Il suo è un teatro civile che vuole tenere viva la memoria.
Dopo aver scritto uno spettacolo sulle 118 vittime della strage di Linate dell’8 ottobre 2001, quando due aerei si scontrarono sulla pista d’atterraggio provocando il più alto numero di morti in un incidente aereo in Italia, nel 2008 ha portato in scena Do ut des, pièce tragicomica sui riti mafiosi. L’ironia di Cavalli ha colpito nel segno, tanto che da dieci mesi vive sotto scorta dopo le minacce della criminalità organizzata. Il «Saviano del Nord» ha risposto con A cento passi dal Duomo, un monologo in cui racconta le infiltrazioni dell’ndrangheta in Lombardia scritto insieme a Gianni Barbacetto de Il Fatto quotidiano. E l’Italia dei Valori lo ha candidato alle prossime Regionali.
«La mia storia inizia in viale Piceno. Dove oggi c’è una sede della Provincia, negli anni ‘70 c’era un orfanotrofio: lì ho vissuto fino a due anni. Per questo con Milano ho un rapporto di amore-odio. Da quando sono sotto protezione i miei movimenti sono molto limitati e per me è difficile girare liberamente, ma se cammino per strada e mi guardo intorno mi chiedo sempre dove sono nato. Ogni casa potrebbe essere la mia». Cresciuto a Tavazzano, Giulio ha studiato recitazione al Centro di ricerca per il teatro. «E per me, come per tutti quelli che fanno il mio mestiere, la città è soprattutto un palcoscenico e un camerino».
La sua attenzione è rivolta soprattutto al mondo del teatro. «Sembrano esistere solo la Scala e il Piccolo. Il giorno della “prima” si accendono i riflettori e si stende il tappeto rosso. Ma vorrei che, di tanto in tanto, qualcuno si ricordasse delle decine di spettacoli in cartellone ogni giorno. E del lavoro di scenografi e costumisti che c’è dietro ad ogni spettacolo. I grandi numeri sono
solo un placebo, nel settore della cultura è importante impegnarsi con costanza». Fra i piccoli palcoscenici poco conosciuti, Cavalli ne sceglie tre. Il Pim Spazio Scenico, in via Tertulliano, il Teatro della Cooperativa, in via Hermada, e l’Atir – Teatro Ringhiera, in via Boifava. «Qui c’è ancora gente che lavora, si impegna e fa “artigianato culturale”, interpretando il vero spirito lombardo». Il problema, prosegue, è che «Milano, dopo aver inventato la pubblicità, ne è rimasta schiava e si è plastificata. Quello che serve è più sostanza. La città non è un prodotto, ma un insieme di persone».
Ma si sente milanese o no? «Quando sento la città coltivare la sua memoria e stringersi intorno alle vittime, come cerco di fare con i miei testi, allora sento anch’io di farne parte».
Come è successo quando è andato in scena Linate 8 ottobre 2001: la strage. «In quell’occasione», racconta, «ho sentito l’abbraccio di tutti i cittadini che si sono fatti carico della tragedia. In un certo senso, i funerali di Stato in Duomo rappresentano una risposta a quelli di Giorgio Ambrosoli, celebrati il 14 luglio 1979, dove non si presentò nessun rappresentante delle Istituzioni». Ed è proprio dall’omicidio di Ambrosoli che parte A cento passi dal Duomo, per attraversare tutta la metropoli e il suo hinterland. Da Buccinasco (rinominata la «Platì del Nord») all’Ortomercato controllato dalle cosche, fino agli aperitivi del centro, frequentati dai figli dei vecchi boss. «La città ha bisogno di reagire. È un simbolo di operosità, piena di persone che si dedicano al lavoro. Quando racconto queste storie non lo faccio per rovinarle l’immagine». Ma per metterla in guardia dalla criminalità organizzata in giacca e cravatta che potrebbe infiltrarsi negli appalti dell’Expo. «Che non è per forza un male, ma non va neanche santificato. È un’occasione, a patto che non si trasformi in un evento isolato. Mi sembra però che manchino progetti concreti».
Piazze, strade e ristoranti. Per Giulio, per via dell’adozione, non è sempre facile parlare di Milano. Ma vuole ricordare il Bosco di faggi nel parco di via Forlanini, lungo il vialone che porta a Linate. Centodiciotto giovani alberi piantati per ricordare i morti dell’8 ottobre, con al centro la scultura «Dolore infinito» dell’artista svedese Christer Bording, ispirata ai monoliti usati nella tradizione scandinava per commemorare i defunti.
«Un luogo conosciuto da pochi. Sarebbe bello se questo parco della memoria si trovasse in centro, e non seminascosto in periferia».

Le mie foto, i miei posti

  • Giornata di formazione con Libera al Liceo Cavalieri. Per saper scegliere.
  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
  • Dormo per gran parte dei giorni del mio anno in stanze in affitto per una notte o due. Se perdessi una briciola a notte sarei come Pollicino a contare le tappe sperando in un buon arrivo. Ed è una favola misteriosa e buona.
  • La scenografia che sogno per il mio nuovo spettacolo.
  • Un tramonto da bilancio di fine anno.
  • Questo Natale scopro una passione innata per le cose sgarruppate. Sono la bellezza da confiscare.
  • Albero
  • L'ultimo punto dell'ultima pagina del mio ultimo libro. Adesso mi dedico a me, alla mia famiglia, (alla mia malattia) e ai tanti che mi sono sempre vicino.
  • I banchi della maggioranza mentre di discute il bilancio.
  • Angoli di camerino negli angoli d'Italia
  • Preoccupazione pre spettacolo
  • Ultime prove a Grugliasco
  • Vivere saltando per hotel

Twitter

Aggiornamenti Twitter

Ultimi articoli

train
Sono tornato alla torre-faro al binario 21
febbraio 3, 2012
By Giulio Cavalli
green-hill-610×443
Green Hill: dalle parole ai fatti. Subito.
febbraio 2, 2012
By Giulio Cavalli
dbf38d4f97abb8ef843a32ffd8c16913_XL
In movimento contro le spese militari
febbraio 1, 2012
By Giulio Cavalli