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Infrastrutture Lombarde: adesso ci dovremmo stupire?

venerdì, marzo 21st, 2014

Chissà perché ci si dovrebbe stupire dei recenti arresti dei quadri dirigenziali di Infrastrutture Lombarde quando è evidente, da anni, che le scatole cinesi della Lombardia formigoniana (per niente modificata da Maroni) fossero un semplice tentativo di “mettere le carte a posto” per provare a legittimare una visione privatistica del bene pubblico. E chissà perché noi, in fondo, non siamo mai riusciti a raccontarlo analiticamente trasformando l’anomalia in uno scandalo politico. Ma niente: ancora una volta abbiamo dovuto aspettare la Procura.

E’ bufera su Infrastrutture Lombarde, la controllata della Regione Lombardia voluta da Roberto Formigoni per la realizzazione di opere quali ospedali, scuole ma anche Palazzo Lombardia, la nuova sede della giunta regionale, e lavori legati a Expo. Il direttore generale Antonio Rognoni, dimissionario ma formalmente ancora in carica, è stato arrestato insieme con altre sette persone (sei sono ai domiciliari) per accuse su fatti avvenuti dal 2008 al 2012 e che vanno a vario titolo dalla truffa alla turbativa d’asta e al falso e, per tutti, l’associazione per delinquere. E uno degli appalti contestati riguarda proprio Expo: quello da 1,2 milioni di euro sugli incarichi di consulenza legali. Di un “clamoroso conflitto d’interessi” si parla invece per la realizzazione di Palazzo Lombardia.

Sessantotto capi d’accusa. Rognoni, secondo il gip Andrea Ghinetti, sarebbe stato il “capo, promotore e organizzatore del sodalizio” fra gli otto indagati: gli sono stati contestati 68 capi d’accusa. Il responsabile dell’ufficio gare e appalti della Infrastrutture Lombarde, Pier Paolo Perez, l’altro indagato finito in carcere, è indicato come “organizzatore del sodalizio”. E Maurizio Malandra, direttore amministrativo della società della Regione Lombardia, è definito dal gip “partecipante che assicurava l’emanazione degli atti amministrativi necessari per il raggiungimento degli scopi del sodalizio, garantendo altresì l’impunità agli altri associati”.

La gestione “domestica” degli appalti. Gli altri indagati, ai domiciliari come Malandra – si tratta di Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio, Giorgia Romitelli (tutti avvocati) e Salvatore Primerano (ingegnere) – “partecipavano intervenendo stabilmente nell’espletamento delle funzioni pubbliche e dei procedimenti di gara, redigendo e falsificando atti di delibera e contratti di assegnazione nonché beneficiando essi stessi, fra gli altri, di reiterati conferimenti di incarichi, con modalità collusive e fraudolente”. Sempre secondo gli inquirenti sarebbe stata una “amministrazione a sfondo domestico” degli appalti, quella effettuata da Rognoni. Lo ha affermato durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che coordina l’inchiesta assieme ai pm Paola Pirotta e Antonio D’Alessio. Robledo ha spiegato che gli incarichi venivano assegnati ai professionisti “al di fuori di ogni regola, delle procedure” previste per gli enti pubblici, con gare “falsate e frazionate in maniera artificiosa” e con contratti “retrodatati”.

Le pressioni per Formigoni. Dopo che l’allora governatore Formigoni si era lamentato pubblicamente della gara per la “piastra” di Expo, vinta con un ribasso del 43 per cento dalla Mantovani, i vertici del Pirellone avevano invitato Rognoni a evitare allo stesso Formigoni una brutta figura che si sarebbe tradotta in una “sconfitta politica evidente”. L’ordinanza del gip riporta una intercettazione dalla quale sono emerse “alcune sollecitazioni ricevute dai vertici della Regione Lombardia, che in sostanza sembrano rimproverare di non fare abbastanza per fornire un segnale concreto all’esterno tale da venire incontro alle preoccupazioni” di Formigoni.

La telefonata di Alli. In una telefonata del 23 luglio 2011 Alli dice: “Tutto il casino che abbiamo messo in piedi con le dichiarazioni di Formigoni… adesso noi abbiamo fatto esporre Formigoni molto pesantemente, è chiaro che se viene fuori ‘volemose bene, non c’è nessun problema’ è una sconfitta politica evidente”. E a Rognoni chiede di inventarsi “qualcosa, qualche protocollo in più” per far si che Formigoni “esca a testa alta dicendo: io ho segnalato un problema reale”. Dopo questa telefonata “Rognoni esigeva dai più fidati collaboratori iniziative tese a ottenere forzatamente dall’appaltatore (facendole invece figurare come iniziative assunte su base volontaria e responsabile) garanzie accessorie manifestamente non dovute – fa notare il gip – oltre alla rinuncia dello stesso a ricorrere a subappalti, contrariamente a quanto dichiarato in sede di gara”. Garanzie che alcuni degli avvocati indagati definiscono “illecite” e un vero e proprio “ricatto” nei confronti della Mantovani.

Il caso Robledo-Bruti Liberati. L’indagine – scaturita dalla denuncia di un imprenditore che si è ritenuto danneggiato dalle procedure di affidamento di un appalto – è una di quelle segnalate nell’esposto al Csm dello stesso Robledo. Quest’ultimo aveva segnalato “violazioni” nell’assegnazione e nella gestione dei fascicoli da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. I due magistrati hanno tenuto assieme la conferenza stampa sugli otto arresti. Bruti e Robledo erano seduti uno accanto all’altro nell’anticamera del procuratore. Alla domanda se si trattasse di uno dei fascicoli oggetto dell’esposto, Robledo ha replicato: “Non voglio rispondere a questa domanda”. E a un cronista che ha provato a stemperare la tensione con una battuta (“in queste occasioni di solito ci si stringe la mano”), Robledo ha risposto: “Non siamo capi di Stato”.

Gli indagati a piede libero. I reati sono contestati in concorso con altri indagati a piede libero: Ernesto Stajano, Giovanni Caputi, Barbara Orlando, Manuela Bellasio, Cecilia Felicetti, Nico Moravia, Francesca Aliverti, Manuel Rubino, Giuseppe De Donno, Simona Trapletti, Bruno Trocca, Elena Volpi, Alberto Chiarvetto, Paola Panizza, Roberto Bonvicini, Celestina Naclerio, Erika e Monica Daccò, Marco Caregnato, Marcello Ciaccialupi, Vittorio Peruzzi, Alberto Porro, Gianvito Prontera, Alberto Trussardi, Maria Marta Zandonà, Stefano Alvarado, Massimo Viarenghi, Stefano Chiavalon e Maurizio Massaia.

L’ex colonnello e le sorelle Daccò. De Donno è l’ex colonnello del Ros al centro della cosiddetta ‘trattativa Stato-mafia’. Dopo aver lasciato l’Arma è entrato nel settore della sicurezza privata e ora, in qualità di amministratore delegato della G-Risk, è uno dei nove indagati raggiunti da misura interdittiva, il divieto di esercitare attività direttive, disposta dal gip. Per l’accusa De Donno e la G-Risk sarebbero stati favoriti tramite le gare d’appalto truccate, tra cui quella da 140mila euro per la “rilevazione e gestione del rischio ambientale” collegati ai lavori dell’autostrada Milano-Brescia. Come si legge nel provvedimento del giudice, l’ex ufficiale del Ros il 7 agosto del 2009 era stato nominato dall’ex governatore lombardo Formigoni “componente del Comitato per la legalità e trasparenza delle procedure regionali di Expo”. Le sorelle Daccò, invece, sono figlie di Pierangelo Daccò, già condannato per la vicenda del San Raffaele.

E adesso, Bobo?

mercoledì, aprile 24th, 2013

Dunque Francesco Belsito, l’uomo della Lega Nord che avrebbe tenuto i rapporti con la ‘ndrangheta e gli affari, è stato arrestato. Roberto Maroni, l’uomo che voleva sconfiggere la mafia, se l’è ritrovata in casa e mentre ci racconta di avere arrestato i più pericolosi latitanti negli ultimi anni si è lasciato sfuggire il latitante in casa come un aspirante Babbo Natale che non si accorge di avere lasciato una renna incastrata nel camino della cucina.

L’accusa è di  truffa e associazione a delinquere. Lo stesso Belsito che nelle ipotesi dei magistrati avrebbe avuto un ruolo nella gestione di alcuni appalti della sanità lombarda. Nello sfondo c’è una società, la SIRAM che si occupa di efficienza energetica) che avrebbe vinto 15 settembre 2010 un appalto da 4.278.839,01 euro per tutti gli spazi non istituzionali della piazza della nuova regione Lombardia.

Come scrivevano già a gennaio Alessandro Da Rold e Luca Rinaldi:

Il pm calabrese Giuseppe Lombardo ha ben chiaro il polso della situazione del proprio filone d’indagine, cioè i possibili rapporti tra l’ex tesoriere Belsito e la ‘ndragnheta, in particolare con la cosca De Stefano. Nadia Dagrada, la segretaria del Carroccio che ha fatto esplodere il caso Lega, nel corso dell’interrogatorio dello scorso aprile dise di ignorare e conoscere i rapporti dello stesso Belsito, poi cacciato dal neo segretario Roberto Maroni, con personaggi legati alle cosche. Spiegò che il nome De Stefano non le ricorda nulla «a parte il tenore».

Chissà cosa avrà pensato il pm Giuseppe Lombardo che al momento sta portando avanti nelle aule reggine il processo forse più importante alla triade delle famiglie che governa Reggio (Condello, De Stefano e Tegano), in quel guazzabuglio di politica, affari, logge più o meno coperte e mafia. La stessa Dagrada riferisce di sapere poco e niente su quello studio di via Durini 14 a Milano dove ha sede la MGM di quell’avvocato che avvocato non era (non risulta iscritto a nessun ordine), Bruno Mafrici, diventato consulente di Belsito quando questi si occupava del sottosegretariato del ministero alla semplificazione normativa.

Stando al verbale, Belsito, avrebbe elargito per alcuni mesi un fisso di 2.500 euro allo stesso Mafrici, che l’ex tesoriere presentava come un suo avvocato. Belsito in quello studio aveva un proprio ufficio e pagava Mafrici, a quanto sostiene Dagrada con soldi del partito per un totale tra parcelle e rimborsi che teneva anche per sè di circa novemila euro al mese.

Uno studio quello di via Durini a Milano che ricorre nelle carte degli inquirenti reggini e perfino nella relazione della commissione di accesso al comune di Reggio Calabria, che ne sancirà poi lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata. A stimolare la curiosità del pm Lombardo durante l’interrogatorio però è anche una questione che trova sullo sfondo appunto la sanità. Il magistrato la butta lì mentre cerca di capire cosa Dagrada sia in grado di rivelare sugli investimenti leciti o meno del Carroccio dell’era Belsito.

Chiede se ci siano stati investimenti in case di cura. Dagrada nega, ma a verbale ci finisce un teatrino e si trascrive anche una risata dello stesso pubblico ministero che evidentemente nota una espressione della segretaria e chiede «perché le case di cura l’hanno colpita così tanto?».

E se poi nel corso dell’interrogatorio si vira verso altri lidi, andando a rivedere alcuni affari che avrebbero riguardato da vicino proprio stesso Mafrici e un altro faccendiere legato a doppio filo con Belsito e i De Stefano, cioè quel Romolo Girardelli  detto “l’ammiraglio”, la curiosità del pubblico ministero non sembra campata in aria.

Sullo sfondo c’è la Siram, che a Milano per sei anni, dal 2004 al 2010 ha gestito gli impianti produttori di calore al Pio Albergo Trivulzio per 7milioni di euro. Dal filone reggino dell’indagine emergerebbe infatti il contatto tra la stessa Siram e “l’ammiraglio” Girardelli, uomo vicino a Paolo Martino, factotum milanese della cosca De Stefano finito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta ‘Caposaldo’ della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nel 2001.

Non è però finita perché sempre nel filone delle indagini aperto dalla procura di Reggio Calabria ci finisce un altro appalto, quello tra Siram e Carbotermo spa presso l’ospedale San Matteo di Pavia. Un appalto milionario già oggetto di conversazioni tra lo stesso Martino e l’ex direttore sanitario dell’Asl di Pavia Carlo Chiriaco, recentemente condannato a Milano per concorso esterno in associazione mafiosa.

Scriveva il Corriere della Calabria quando esplose l’affaire Belsito, “Siram incassa un’importante fetta dei propri introiti proprio dagli appalti pubblici. Non ultimo, proprio a Milano, dalla fondazione che gestisce gli ospedali del Policlinico ha ottenuto il lavoro per la costruzione di un modernissimo impianto «di trigenerazione», capace di produrre contemporaneamente energia elettrica, termica e refrigerante.

Un progetto che Infrastrutture Lombarde, la società in house della Regione Lombardia, ritiene particolarmente vantaggioso e soprattutto non realizzabile da nessun’altra impresa. Ragione per la quale non è possibile sottoporlo a gara d’appalto visto che solo Siram ha i brevetti necessari per la sua realizzazione. Insomma, un progetto da esportare, magari anche in Calabria dove Infrastrutture Lombarde ha avuto il contestatissimo incarico di sovrintendere alla realizzazione dei quattro nuovi ospedali previsti nel nuovo piano sanitario regionale. Anche di questo si discuteva nelle ovattate stanze di via Durini 14”.

A Reggio Calabria la Siram aveva ottenuto il monopolio della manutenzione e della gestione degli impianti degli Ospedali Riuniti, secondo alcuni imprenditori concorrenti senza rispettare tutte le normative. Insomma, sanità, anzi, “Onorata Sanità”, come quel processo istruito a Reggio Calabria dove il cognato dell’ “avvocato” Mafrici si è ritrovato invischiato salvo poi uscirne assolto alla conclusione del primo grado di giudizio.

Rimane da vedere cosa ci dirà oggi Bobo Maroni. Bastano le scope di saggina a dare una spiegazione, eh?

Interrogazione su Villa Reale: qualcosa non ci torna

mercoledì, settembre 21st, 2011

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART.116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

Al signor Presidente della Giunta Regionale

Oggetto: Infrastrutture Lombarda S.p.A. – Recupero e valorizzazione della villa reale di Monza e dei giardini di pertinenza

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

La Villa Reale di Monza e il suo parco annesso sono di proprietà condivisa del Comune di Milano, Comune di Monza e Regione Lombardia i quali il 30.07.2008 con il Ministero per i beni e le attività culturali, hanno istituito il “Consorzio villa reale e parco di Monza” con il compito di promuovere le conoscenze, sostenere la conservazione e assicurare le condizioni di utilizzazione e funzione della villa.

PREMESSO INOLTRE CHE

Il Consorzio provvede alla gestione del parco e della villa tramite Regione Lombardia, che si avvale di Infrastrutture Lombarde Spa, ente strumentale della Regione stessa, il quale è incaricato delle funzioni di Stazione Appaltante in seguito ad apposita Convenzione sottoscritta in data 02.03.2010 per gli interventi di conservazione, recupero ed adeguamento funzionale del complesso monumentale della villa reale di Monza e relative pertinenze.

CONSIDERATO CHE

Infrastrutture Lombarde Spa, nella sua veste di Stazione Appaltante, in data 15.03.2010 ha pubblicato il bando di concessione dei lavori in oggetto ai sensi dell’art. 144 del d. lgs. 163/2006 attraverso procedura ristretta, che prevedeva l’affidamento della progettazione definitiva, esecutiva ed esecuzione per un importo stimato dell’intervento pari a 23.385.154,26 €.

CONSIDERATO INOLTRE CHE

Durante lo svolgimento della procedura di gara, lo studio legale associato D’achille – Compagnini, per conto del Comitato “La Villa Reale è anche mia”, ha formulato all’AVCP – Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici – una serie di osservazioni sull’espletamento della procedura di gara in oggetto la quale ha contestato in data 07.09.2011 a Infrastrutture Lombarde S.p.A. due rilievi in merito alla correttezza della procedura:

il primo attiene alla scelta del contraente che, ai sensi del D. Lgs. n. 163/2006 e del T.U. n. 42/2004, deve essere orientata verso soggetti forniti di particolari qualifiche tecnico-professionali (attestazione SOA per la categoria OS2), ove l’intervento riguardi lavori e opere su monumenti. Detto requisito risulta richiesto dall’Ente committente solo nella successiva lettera d’invito e non nel bando comportando una limitazione ex post alla partecipazione.

l’Autorità di Vigilanza rileva poi che “risultano oneri totali per la Stazione Appaltante per un importo di 1.530.371 euro, corrispondente al 6,5% dell’importo posto a base di gara, in contrasto con quanto indicato nella deliberazione n. 29 del 30.07.2008” la quale stabilisce che “IL SpA non può percepire i compensi previsti nelle convenzioni stipulate ma solo l’incentivo di cui all’art. 95 del D. Lgs. n. 163/2006 che prevede una somma nel limite massimo del 2% dell’importo posto a base di gara di un’opera o di un lavoro, da ripartire tra il proprio personale, quale incentivo per le attività svolte”.

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE NONCHE’ L’ASSESSORE REGIONALE AL BILANCIO, FINANZE E RAPPORTI ISTITUZIONALI, ROMANO COLOZZI, PER SAPERE:

se la Giunta Regionale fosse a conoscenza dei fatti sopra descritti e se fosse già intervenuta in merito ai rilievi mossi dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici;

quale sarà l’utilizzo della somma di 1.062.667,91 € risparmiato da Infrastrutture Lombarde Spa in seguito alla contestazione fatta dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici sul rispetto del limite del 2%;

se risultino altri casi nei quali sia stato riconosciuto da Infrastrutture Lombarde Spa un corrispettivo superiore al 2% dell’importo posto a base di gara quale incentivo per le attività svolte;

Milano, 21/09/2011

Giulio Cavalli (SEL)

Chiara Cremonesi (SEL)

Le Pagine Gialle di Comunione e Liberazione

lunedì, agosto 23rd, 2010

REGIONE LOMBARDIA

Giunta e presidenza
Roberto Formigoni, presidente
Gianni Rossoni, assessore all’Istruzione e lavoro
Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture e mobilità
Giulio Boscagli, assessore alla Famiglia e solidarietà sociale
Romano Colozzi, assessore ai Rapporti istituzionali e Finanze
Massimo Buscemi, assessore alla Cultura
Marcello Raimondi, assessore all’Ambiente, energia e reti

Dirigenti
Nicolamaria Sanese, segretario generale (da 15 anni)
Michele Camisasca, dirigente del personale
Carlo Lucchina, direttore generale assessorato alla Sanità
Roberto Albonetti, direttore generale assessorato all’Istruzione
Giancarlo Fontana, coordinatore progettazione assessorato alla Sanità
Giacomo Boscagli, dirigente struttura Ragioneria e credito

Consulenti
Roby Ronza, delegato del presidente per le relazioni internazionali
Adriano De Maio, delegato per l’alta formazione e la ricerca
Alberto Brugnoli, direttore generale Irer, l’istituto regionale di ricerca
Stefano del Missier, direttore Iref, l’istituto regionale della formazione
Giorgio Cioni, presidente Sasa Eventi&Comunicazione
Eugenio Gotti, presidente Noviter

SOCIETÀ CONTROLLATE

Infrastrutture lombarde
Antonio Giulio Rognoni, direttore generale
Guido Della Frera, consiglio di gestione cda
Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio di sorveglianza
Lombardia informatica
Alberto Daprà, presidente
Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio di sorveglianza
Finlombarda
Marco Nicolai, presidente
Sea
Raffaele Cattaneo, membro del cda

FIERE / EXPO

Fiera Business International
Giuseppe Zola, presidente
Fiera Milano congressi
Giuseppe Zola, presidente
Maurizio Lupi, amministratore delegato
Gefi-Gestione Fiere
Antonio Intiglietta, fondatore, presidente e amministratore delegato
Expo 2015
Giorgio Vittadini, membro del Comitato scientifico
Alberto Mina, responsabile Relazioni istituzionali e sviluppo del tema
Matteo Gatto, responsabile Ufficio di Piano

SANITÀ
Pubblico
Fondazione Policlinico-Mangiagalli Irccs, Milano
Giancarlo Cesana, presidente
Istituto nazionale dei tumori Irccs, Milano
Alberto Garocchio, membro del cda
Alberto Guglielmo, membro del cda
Istituto neurologico Carlo Besta Irccs, Milano
Cosma Gravina, membro del cda
Policlinico San Matteo Irccs, Pavia
Pietro Caltagirone, direttore generale
Consorzio Città della salute, Milano
Luigi Roth, presidente
Azienda Ospedaliera Fatebenfratelli e Oftalmico, Milano
Luigi Corradini, direttore generale
Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano
Pasquale Cannatelli, direttore generale
Azienda Ospedaliera San Paolo, Milano
Giuseppe Catarisano, direttore generale
Azienda Ospedaliera Istituti clinici di perfezionamento, Milano
Francesco Beretta, direttore generale
Ospedale di Lecco
Ambrogio Bertoglio, direttore generale
Ospedale civile di Vimercate
Maurizio Amigoni, direttore generale
Azienda sanitaria locale, Pavia
Simona Mariani, direttore generale
Azienda Ospedaliera Carlo Poma, Mantova
Luca Filippo Maria Stucchi, direttore generale
Ospedale San Pellegrino di Castiglione delle Stiviere, Mantova
Guerrino Nicchio, direttore generale
Fondazione Centro Europeo di Nanomedicina
Adriano De Maio, presidente

Privato
Guido Della Frera, presidente di Gdf Group
Claudio Cogorno, presidente di Arkimedica
Marco Bregni, presidente di Medicina e persona

TRASPORTI

Gruppo Ferrovie Nord Milano
Luigi Legnani, vice direttore generale Fnm
Luigi Legnani, amministratore delegato LeNord
Costante Portatadino, presidente FnmAutoservizi
Patrizio Tambini, presidente VieNord
Maurizia Rota, direttore generale VieNord
Arriva Italia
Marco Piuri, amministratore delegato e direttore generale

EDILIZIA E BONIFICHE

Claudio Artusi, amministratore delegato di CityLife
Giuseppe Grossi, presidente di Green Holding, Sadi, Rea Dalmine
Antonio Intiglietta, presidente Compagnia dell’abitare e Urbam
Guido Della Frera, socio di maggioranza di Polo Real Estate
Carlo Masseroli, assessore urbanistica del Comune di Milano

BANCHE E ASSICURAZIONI

Graziano Tarantini, vicepresidente Banca popolare di Milano
Angelo Abbondio, cda Banca popolare di Milano
Paolo Fumagalli, cda IntesaVita (Alleanza e Intesa Sanpaolo)
Paolo Vignali, cda di Bfs partner

SCUOLA E FORMAZIONE

Massimo Franceschi, presidente Csl-Consorzio scuole lavoro Milano
Valter Izzo, vicepresidente Galdus-Formazione persone imprese
Claudio Cogorno, presidente Fondazione Charis

SOCIALE

Marco Lucchini, presidente Fondazione Banco Alimentare Lombardia
Valter Izzo, presidente Gruppo la Strada
Claudio Cogorno, vicepresidente Gruppo la Strada e Banco Alimentare

UNIVERSITA’

Julián Carrón, docente di Teologia, Università Cattolica di Milano
Stefano Alberto, docente di Teologia, Università Cattolica di Milano
Giancarlo Cesana, docente di Igiene, Università di Milano-Bicocca
Adriano De Maio, docente di Economia, Luiss Guido Carli
Giorgio Vittadini, comitato scientifico Fondazione Politecnico di Milano
Paolo De Carli, docente di Diritto dell’economia, Università di Milano
Alberto Brugnoli, docente di Economia, Università di Bergamo

CULTURA

Claudio Risè, presidente cda Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa

COMPAGNIA DELLE OPERE

Bernard Scholz, presidente Cdo
Massimo Ferlini, presidente Cdo di Milano e provincia
Mario Sala, socio fondatore

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/22/le-pagine-gialle-di-comunione-e-liberazione/52001/

Lo strano caso di Infrastrutture Lombarde spa

venerdì, maggio 7th, 2010

Infrastrutture Lombarde spa è una società con capitale interamente della Regione Lombardia, secondo l’art. 5 dello statuto societario.

Il direttore generale è l’Ing. Antonio Rognoni, indagato per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia per turbata libertà degli incanti e concussione. L’inchiesta è partita dal pm di Potenza, Henry John Woodcock, che ha trasferito gli atti per competenza territoriale ai pm milanesi Frank di Maio e Paolo Pirrotta.
La costruzione della nuova sede della Regione Lombardia è stata appaltata da Infrastrutture Lombarde spa al Consorzio Torre, di cui Impregilo ha una quota superiore al 90%, per un importo di oltre 185 milioni di euro. 

La stessa azienda nel 1991 (allora si chiamava Cogefar) si aggiudicò la gara per la messa in funzione dell’ ospedale dell’Aquila, quel San Salvatore che non è sopravvissuto al sisma del 6 aprile. Inchiesta archiviata nel dicembre 2009 , come da articolo apparso sul Corriere della Sera del 12 aprile 2010, http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/12/Milano_bocciano_intercettazioni_Woodcock_co_8_100412017.shtml

L’Ing. Rognoni, tra l’altro, è stato nominato dal presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, in qualità di commissario delegato per la ricostruzione e la funzionalità degli edifici e dei servizi pubblici, “soggetto attuatore” per le opere offerte dalla Regione Lombardia. Per completezza informativa, Il soggetto attuatore è per definizione il soggetto deputato in via principale alla realizzazione di un progetto, una sorta di supervisore, manager e, comunque, il vertice di una piramide con amplissimi poteri.

Tornando alla situazione lombarda, il 7 maggio scadono i termini per affidare il primo lotto dei lavori per il restauro del corpo centrale della Villa Reale di Monza. La regione per iniziare il restauro ha utilizzato la Infrastrutture Lombarde spa per affidare i lavori (la parte pubblica investe 15 milioni di euro, mentre il privato 8 milioni). Al privato viene rilasciata una concessione d’uso della Villa monzese per 30 anni. I dubbi, in primo luogo, sorgono sulla scelta del privato, poiché la società diretta dall’Ing. Rognoni non ha emesso un bando pubblico, bensì una concessione di lavori pubblici per un privato con una grande disponibilità economica, che dovrebbe investire nell’arte per l’arte, situazione alquanto improbabile soprattutto in un periodo di crisi economica.

In secondo luogo, ci si chiede per quale motivo sia in atto questo tentativo di privatizzare la Villa Reale che, tra l’altro, obbligherebbe l’ISA (Istituto Statale d’Arte), presente nell’ala sud del complesso architettonico, a spostarsi. Per far sloggiare la scuola è già pronto un progetto di 12 milioni di euro per costruire un nuovo istituto sull’area della ex caserma IV Novembre al Rondò dei Pini di Monza.

In conclusione, al di là dell’ennesimo tentativo di privatizzazione tipicamente lombardo, ci si chiede come sia possibile affidare a persona indagata per turbata libertà degli incanti e concussione, proprio in appalti pubblici, lavori significativi di un bene pubblico come la Villa Reale di Monza. È, inoltre, da evidenziare il fatto che la regione Lombardia affida ad una struttura formalmente privata, Infrastrutture Lombarde spa, attività che dovrebbero essere svolte in regime di libera concorrenza con gare di evidenza pubblica. Per questo motivo la Cgil Lombardia ha predisposto un esposto alla Commissione Europea.