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Per i referendum, nel lodigiano

Noi, Sindaci e amministratori pubblici del Lodigiano, invitiamo i cittadini a partecipare al voto in occasione del referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno, votando SI ai due quesiti che riguardano la gestione dell’acqua. Con questo voto il territorio ha la possibilità di confermare il percorso e le scelte che negli scorsi anni hanno portato tutti i Comuni della Provincia di Lodi, all’unanimità e senza distinzioni tra forze politiche, a decidere di mantenere completamente pubblica la gestione del servizio idrico integrato. A questo scopo è stata costituita la SAL – Società Acqua Lodigiana, una nuova società partecipata da tutti i Comuni, che oggi è l’unico gestore del servizio idrico nel nostro territorio e che ha la capacità, le competenze tecniche e le risorse per garantire un servizio di qualità a tutti i cittadini, programmando gli investimenti necessari per la manutenzione e il miglioramento della rete idrica e mantenendo la tariffa a livelli tra i più bassi in Italia. Con due SI possiamo dare forza e continuità a questa scelta, garantendo ai nostri Comuni di poter continuare a gestire direttamente una risorsa importante e strategica come l’acqua. I nostri cittadini avranno così la possibilità di esercitare un controllo diretto sull’operato di SAL e dei suoi amministratori, anche attraverso nuove forme di gestione partecipata. Lodi, 5 giugno 2011

Lodigiano: la terra dei fuochi

Confesso che ho sempre avuto un rapporto difficile con Lodi e il lodigiano. Per una catena di “convergenze” (come le chiamerebbe Nando Dalla Chiesa) che mi si sono infilate a forma di lama. Dal 2006 a oggi. Eppure non riesco a non amare Lodi e i lodigiani con l’amore (anche rancoroso, nelle sue curve peggiori) che si ha per la città in cui camminano i propri figli.

Ho seguito da lontano questi ultimi mesi di fuochi, riunioni, esperti dell’ultim’ora e balletti istituzionali: corse da una stanza all’altra come un adolescente che deve sistemare casa prima del rientro dei genitori. A nascondere le tracce e, come sempre, tutti poi a minimizzarle al bar. Ma non è delle contromosse difensive che voglio scrivere (pur apprezzando lo spirito e l’impegno di Prefettura e di alcuni consiglieri provinciali sul tema con, intorno,  l’assordante silenzio dei soliti noti): il giudizio sulla “battaglia” ho deciso da un pezzo di lasciarlo ai nostri figli.

Mi tocca piuttosto questa terra ferita e bruciata come una donna lasciata sul marciapiede tra i cartoni, mi tocca la coltre intorno ai tanti giovani che continuano a scriverne e riunirsi e parlarne e alla fine rimbalzano, mi tocca la penna dei giornalisti e direttori che ne scrivono ma rimangono solo opinioni, mi tocca l’impegno di (troppo pochi) politici che vengono additati come esibizionisti e mi tocca la solitudine delle forze dell’ordine.

Mi tocca, più di tutto, una terra incapace di trasformare un allarme in un comune sentire.

L’anno scorso venni invitato, a Napoli, a parlare della “terra di fuochi”: un’isola tra Qualiano, Villaricca e Giugliano che brucia rifiuti come un fumento quotidiano di pneumatici, rottami e veleni. Una signora anziana mi disse che dalle città normali dovrebbero alzarsi i palloncini mica i fumi. Me lo disse con un dolore che non si riesce a scrivere.

Da qualche anno il Lodigiano ha smesso di liberare palloncini e ha cominciato ad annusare roghi. Numeri disarmanti, falò come un rito tribale per parlarsi con il fumo, «una strategia per alzare la tensione nel settore e per riprendersi fette di mercato, da parte di qualcuno, che sono state perse: una sorta di concorrenza scorretta ricorrendo a condotte di carattere criminale» dice il sostituto procuratore Paolo Filippini. Quindici incendi in impianti per lo stoccaggio o il trattamento dei rifiuti a partire dal 2003. Ben otto a partire dall’ottobre scorso. A gennaio si mette ad indagare anche l’antimafia. Impianti diversi dove si rincorrono gli stessi cognomi, come in un film dell’orrore con una trama annunciata. L’ultimo incendio, invece, è un incendio che lascia macerie a forma di macerie. Di quelle che ti rimangono nel naso per anni. Ne scrive Fabio Abati in questo articolo, ne avevo parlato qui (meritandomi una telefonata in cui mi si diceva che era “roba da cui stare attento”, come nei film western). Una storia con troppe ombre in cui galleggia una cooperativa all’interno di una cartiera con una donna alla presidenza. Una donna che qualche mese fa sparisce, viene messa sotto protezione, come nelle storie che stentiamo a credere: è la moglie di Giovanni Costa, nativo di Gela, poi camionista a Caserta, poi residente a Lodivecchio prima di sposarsi con la presidente della cooperativa e trasferirsi a Sant’Angelo Lodigiano. Giovanni Costa viene arrestato nel maggio 2010 nell’ambito di un’inchiesta dellaDda di Napoli sul “cartello” del crimine organizzato per il mercato ortofrutticolo nel centro-sud. Lui si professa innocente per bocca del suo avvocato ma qualche “vecchio amico” si convince che stia parlando troppo. Così scatta il programma di protezione.

Nicola Piacente, il procuratore antimafia che sta seguendo le indagini, lascia un frase sul marmo: “se le indagini stanno procedendo con queste tempistiche – si lascia sfuggire Piacente – e ancora nessuna risposta possiamo dare alla gente che si preoccupa di quello che gli accade sotto casa, è perché forse ci aspettavamo maggiore collaborazione da parte di chi quegli incendi li ha subiti”. Come nella terra dei fuochi.

La paura mangia l’integrità dell’uomo, diceva Karekin I, e la sonnolenza lo stordisce. C’è un pezzo di terra da difendere con i denti. Diceva Giuseppe Gatì: questa è la mia terra e io la difendo, e tu?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/26/lodigiano-la-terra-dei-fuochi/107151/

 

Chiarezza sui tumori a Lodi: interrogazione depositata.

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART. 116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

Al Signor Presidente del Consiglio regionale

Oggetto: delucidazioni e misure da adottare in ordine all’alto tasso di casi di tumore nella provincia di Lodi.

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

in data 14 Aprile 2011 sono stati presentati all’Asl di Pavia, i primi dati del registro tumori realizzato dall’Asl pavese, in collaborazione con quella di Lodi e l’istituto tumori di Milano;

PREMESSO INOLTRE CHE

nel biennio di indagine (2003 2004), i nuovi casi di tumore sono oltre le 3.100 unità con una incidenza maggiore nei casi riguardanti i tumori alla mammella ed ai polmoni;

CONSIDERATO  CHE

nei territori di riferimento, i casi incidenti di tumore, sono stati 11mila 414: 8.270 in provincia di Pavia e 3.144 nel Lodigiano, di cui 1.767 fra i maschi e 1.377 femmine;

CONSIDERATO  CHE

la Provincia di Lodi risulterebbe essere quella con il più alto numero di casi di cancro;

CONSIDERATO  INOLTRE CHE

nella sintesi di tutti i tumori nell’ambito della popolazione maschile del Lodigiano si calcolano 450 casi ogni 100mila abitanti, contro i 430 di Como, i 340 della media italiana, i 380 di Pavia e i 350 di Milano mentre in quella femminile le donne ammalate nella provincia di Lodi raggiungono le 300 unità ogni 100mila contro i 260 della media italiana;

CONSTATATO  CHE

nella  specifica dei tumori al polmone tra i maschi si registrano 75 casi ogni 100mila nella provincia di Lodi,  65 casi nella provincia di Pavia,  54 della media italiana così come a Como e a Milano città e 60 casi nella provincia di Varese, mentre per le femmine sebbene la situazione sia migliore vi è comunque un tasso pari a 18 casi su 100mila contro la media italiana pari a 15 ogni 100mila;

CONSTATATO INOLTRE CHE

il dato in campo maschile sul tumore ai polmoni è preoccupante se si pensa che Lodi ha una popolazione inferiore rispetto alle altre province lombarde e di conseguenza il dato su cui fare riferimento è costituito dalla forbice di 20 punti in più rispetto alla media nazionale di tumori ai polmoni tra gli uomini;

ATTESO CHE

Altro dato che spaventa è quello del tumore alla mammella, oggetto di screening: un tasso di 104 ogni 100mila contro la media italiana ferma a 87,5, Pavia a 97 e Varese a 98;

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE

LOMBARDA E L’ASSESSORE ALLA SANITA’, LUCIANO BRESCIANI:

  1. Se la Regione Lombardia sia a conoscenza della situazione descritta;
  2. Se sia prevista, o sia già in atto, una più accurata analisi od indagine della situazione sopra descritta;
  3. Quali azioni o misure abbia a riguardo attuato od intenda attuare;
  4. Se non ritenga che tra le misure di cui al punto 3 lo strumento costituito da adeguate campagne informative e di prevenzione debba essere maggiormente utilizzato.

 

Milano, 18 aprile 2011

 

 

Giulio Cavalli (IDV)

Francesco Patitucci (IDV)

Gabriele Sola (IDV)

Stefano Zamponi (IDV)

 

Interrogazione: la ristrutturazione a Lodi della casa per il Dott. Rossi

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART. 116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

Al Signor Presidente del Consiglio Regionale

Oggetto: Ristrutturazione dell’appartamento di servizio dell’ex ospedale Fissiraga di Lodi in uso al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Lodi

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

Nel contratto dei Direttori Generali di Aziende sanitarie non pare essere prevista la concessione di spazi per abitazione personale;

PREMESSO INOLTRE CHE

Recentemente l’Azienda Ospedaliera di Lodi ha speso  ben 100mila euro per ristrutturare l’appartamento di servizio, sito sopra l’ufficio tecnico di Via Cavour 58, usato dal direttore generale della Azienda Ospedaliera lodigiana, Giuseppe Rossi;

CONSIDERATO CHE

Tale spesa di ristrutturazione per un appartamento che, tra l’altro, viene utilizzato dal direttore generale solo due volte a settimana, possa configurarsi nei confronti del manager ospedaliero come un benefit in forma anomala;

CONSTATATO CHE

Tale ristrutturazione e la cifra spesa appaiono inoltre come un insulto nei confronti di tutti coloro che si trovano a lavorare nell’ambito e comparto sanitario nei confronti dei quali gli emolumenti erogati non sono certo esaltanti;

CONSTATATO INOLTRE CHE

Ad oggi non si è conoscenza della provenienza dei fondi utilizzati per la ristrutturazione;

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE NONCHE’ L’ASSESSORE ALLA SANITÀ, LUCIANO BRESCIANI,

E L’ASSESSORE AL BILANCIO, FINANZE E RAPPORTI ISTITUZIONALI,  ROMANO COLOZZI, PER CONOSCERE:

 

  1. Se Regione Lombardia sia a conoscenza della spesa di denaro pubblico pari 100 mila euro in relazione  alla ristrutturazione del suddetto appartamento di servizio;
  2. Se Regione Lombardia sia a conoscenza del limitato utilizzo abitativo del predetto appartamento da parte del direttore generale Giuseppe Rossi;
  3. Se Regione Lombardia sia a conoscenza che il manager Rossi non pare versare alcun canone d’affitto;
  4. Se Regione Lombardia sia a conoscenza della provenienza dei fondi utilizzati per la ristrutturazione dell’appartamento.

Milano, 28 marzo 2011

 

Giulio Cavalli (IDV)

Francesco Patitucci (IDV)

Gabriele Sola (IDV)

Stefano Zamponi (IDV)

 

Il Belpaese: l’ultimo sulla mia tutela

A seguito delle notizie circolate in questi ultimi giorni, preciso che da Roma hanno confermato la tutela e l’attenzione.

Chiedo per questioni di opportunità, di rispetto verso la mia famiglia, di attenzione verso le forze adibite alla mia tutela e per la mia sicurezza che si eviti di alzare i toni e si eviti ogni speculazione.

Giulio Cavalli

Una condanna per mafia a Lodi? Eccola

Ne avevamo parlato proprio qui in tempi non sospetti. Voci di corridoio di alcune testate locali dicevano che no, non poteva essere, che non se ne sapeva nulla e quindi era una notizia falsa. Poi è stata ripresa (mesi dopo) in grancassa ma è passata come una folata leggera. Si sa che in terra di garantismo defatigante e tranquillizzante finchè non arriva una condanna sono solo dicerie. E la condanna è arrivata:

11 gennaio 2011
Milano. Con intimidazioni e minacce avevano estorto circa 400 milioni di lire a un siciliano, residente a Lodi, che nel 1998 aveva vinto quasi 7 miliardi di vecchie lire al Superenalotto. Per i due, appartenenti a ‘famiglie’ mafiose di Cosa Nostra, sono arrivate le condanne a pene fino a 12 anni di reclusione, emesse dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano. In particolare, Alessandro Emmanuello, fratello del boss Daniele, è stato condannato a 12 anni di carcere dal collegio presieduto dal giudice Piero Gamacchio. L’altro imputato, Francesco Verderame, invece è stato condannato a 10 anni. Per la stessa vicenda, lo scorso 8 giugno, era stato condannato con rito abbreviato a 10 anni di reclusione Carmelo Massimo Billizzi, mentre 1 anno e 2 mesi di carcere erano stati inflitti a Rosario Trubia e a Crocifisso Smorta, due pentiti che hanno collaborato alle indagini. Tutti e tre sono ritenuti vicini ai clan di Cosa Nostra e Stidda. La ‘vittima’ dell’estorsione, Salvatore Spampinato, nel ’98 aveva vinto al Superenalotto 7 miliardi di lire e subito dopo, stando alle indagini del pm della Dda di Milano Marcello Musso, aveva subito minacce mafiose da parte di alcuni ‘stiddari’, che avevano avuto la ‘soffiata’ sulla vincita da un suo stesso parente. La sua abitazione era stata incendiata e aveva ricevuto anche numerose telefonate anonime, nelle quali gli veniva chiesto di pagare il pizzo sulla vincita. Era poi intervenuta anche Cosa Nostra che, stando al racconto del pentito Trubia, era riuscita a farsi dare parte della vincita, 400 milioni di lire, spartita poi tra le due organizzazioni mafiose. Spampinato, che si è costituito parte civile, ha ottenuto un risarcimento a titolo di provvisionale.

Cavalli sul lodigiano: Pronto un esposto alla Direzione Distrettuale Antimafia, ora interveniamo come Regione

COMUNICATO STAMPA

ESCALATION DI INCENDI NEL LODIGIANO

Cavalli (IdV):“Pronto un esposto alla Direzione Distrettuale Antimafia, ora interveniamo come Regione”

Duplice iniziativa del Gruppo Italia dei Valori del Consiglio regionale della Lombardia che vuole far luce, al più presto, sulla preoccupante escalation di incendi che, da qualche tempo, coinvolge impianti di trattamento dei rifiuti nel lodigiano. Negli ultimi sette anni sono oltre dieci i roghi.

“Dopo l’ennesimo incendio, il terzo in poco più di un mese, continua il silenzio imbarazzato e imbarazzante delle istituzioni provinciali lodigiane. Alla luce dell’impegno contro le infiltrazioni mafiose che si è assunto la Regione con la costituzione di un comitato ristretto della II Commissione – dichiara Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori –, chiedo al Presidente Boni di farsi carico del problema predisponendo una delegazione regionale che vada sul territorio lodigiano per far luce su una situazione che è diventata davvero allarmante”.

“Inoltre, in qualità di consigliere regionale – aggiunge Cavalli – sto lavorando ad una ricostruzione degli eventi al fine di redigere un esposto che consegnerò alla Direzione Distrettuale Antimafia nei prossimi giorni”.

Gruppo Italia dei Valori

Consiglio regionale della Lombardia

IL CITTADINO sul libro NOMI, COGNOMI E INFAMI

 style=Mafiosi e minacce nell’Italia silenziosa di Giulio Cavalli 
Se il vero peccato è raccontarla la mafia, come dice Gian Carlo Caselli, allora Giulio Cavalli ha di sicuro peccato. E continua a farlo. Questa volta nelle librerie, dove da pochi giorni è possibile acquistare il suo Nomi, cognomi e infami, edito da Verde Nero (256 pp., 16 euro), con una prefazione proprio del procuratore Caselli. Sulla copertina c’è una sedia vuota; forse perché i protagonisti sono tanti così come le storie. Di coraggio, di rabbia, di paura, di isolamento e di riscatto. Dall’omicidio del magistrato torinese Bruno Caccia, alla tragedia di don Peppe Diana, ucciso a Casal di Principe per il suo impegno antimafia, fino al sindaco di Gela Rosario Crocetta o ancora al giornalista Pippo Fava, solo per citarne alcuni. L’autore lodigiano dà voce a ciascuno di loro, li accompagna per mano su quella sedia vuota e, come ogni buon cantastorie, inizia a cantare le gesta di chi non sembra vivere in un paese normale. Dopo le minacce personali e la scorta, scrivi un libro che alza ancora una volta l’attenzione sul fenomeno delle mafie. «Dopo quello che mi è successo avevo due possibilità: permettere che mi impedissero di fare il mio lavoro, ovvero raccontare storie, o continuare. Ho scelto la seconda e questo libro è la dimostrazione che il mio lavoro non si ferma anche a fronte di un aspetto personale diventato piuttosto ingombrante». Nomi, cognomi e infami è un libro di persone e di storie che hanno come comune denominatore l’impegno antimafia. Com’è nato?«In giro per l’Italia. In questo modo ho una avuto una grande fortuna: conoscere storie preziose. E se c’è gente che continua a interessarsi a una storia banale come la mia e non agli obiettivi o a tutte le altre storie che in giro per l’Italia scardinano un sistema, allora è in atto una sorta di favoreggiamento culturale alla mafia. Ci sono tre tipi di persone scomode per le criminalità organizzate: chi mette loro le mani in tasca, chi alza l’attenzione, chi le racconta. Per questo ho sentito il dovere di raccontare queste vicende». Tra le tante storie, c’è anche la tua. Un racconto inedito in cui spieghi, cosa ti è successo dal 2006 a oggi a Lodi, chi si è interessato ai tuoi spettacoli e ha deciso che la tua era una voce scomoda. «Come per ogni cantastorie, anche per me è stato difficile avere a che fare con la mia di storie. Vivere la mia vita significa anche non avere modo di spiegarsela. Non è una vita in cui desideri e scegli; è un percorso in cui per esempio c’è una mancanza di rapporti e in cui i contatti con la persone sono diventati mediati. In questi anni però sono stato costretto più volte a smentire alcuni aspetti della mia vicenda. Fa parte del processo di delegittimazione e di isolamento che hanno vissuto tutti i protagonisti di questo libro».Le tue parole nei confronti della città che ha ospitato i tuoi primi spettacoli non sono lusinghiere. Testualmente parli di «Lodi, Lombardia, profondo Nord», come di «una tranquilla cittadina di provincia farcita di amministratori pavidi, marescialli incompetenti, minimizzatori professionisti, indelicati per nulla accidentali, tranquillazzatori per indole». «Lodi non è stata certo eroica in questo frangente. Per chi vive quello che ho vissuto io, e in Italia ci sono altre 670 persone sotto scorta, la sensazione è quella di perdere il diritto di cittadinanza in un Paese normale. È come vivere in una scatola da scarpe senza sapere quello che può arrivare dall’esterno. Non è un caso che io abbia costruito gran parte della mia attività artistica fuori da Lodi. Qui ho incontrato invidia e falsa cortesia, accanto alla professionalità e l’amicizia leale di pochi. E in questo momento il mio rapporto con la città è nullo». Dopo l’arte è arrivato l’impegno con la politica ma sulle tue vicende è caduto il silenzio. Cosa significa?«Anche qui avevo due strade: mantenere alta l’attenzione mediatica o rinunciarvi e non raccontare più nulla. Ho scelto la seconda via, ma i segnali che mi sono arrivati negli ultimi due mesi sono infinitamente più gravi rispetto a quelli che hanno riempito le pagine dei giornali qualche anno fa. Il silenzio non significa affatto che non sta succedendo nulla. Ho semplicemente deciso di non fare più l’errore di darmi in pasto agli imbecilli».
Rossella Mungiello

Tranquilli, hanno ragione: da noi a Lodi la mafia non esiste

Lodi è una piccola città a forma di paesello che fa finta di essere in provincia di Lodi. Marudo è un paesello che nemmeno finge di essere provincia ma si ritrova in provincia di Lodi. A Lodi la mafia non esiste e comunque se esiste non se ne parla perché è maleducazione. Qui è passato praticamente indenne Giampiero Fiorani che, in fondo, è una brava persona che fatto del bene per la propria città. Dicono i benpensanti che nelle ultime operazioni di ‘ndrangheta Lodi è stata schivata: è vero, il boss dei gelesi collegati a Ri ha nzivillo scorrazza come un lodigiano qualunque nel centro di Lodivecchio. La mafia è così: se non ne scrivi o ne parli, in fondo non esiste.

Questa storia che sto per raccontare è una storia da tre soldi e, per molti, una delle solite invenzioni dei professionisti antimafia. Per questo sono sicuro che verrò convocato al più presto per pagare le mie falsità.
Ma andiamo con ordine. A Marudo in provincia di Lodi c’è bella fabbrichetta a forma di cartiera. In alcuni locali in affitto c’è la lei di una bella coppia di famiglia da Mulino Bianco. Lei sposa lui, cavallo bianco, castello e tutti felici e contenti, residenti a San Angelo Lodigiano. Un giorno, però, sfogliando con commozione il proprio album di nozze lei riconosce tra i propri invitati la crema degli arrestati e latitanti casalesi e gelesi. Proprio un bel regalo di nozze, a Lodi dove la mafia è un’invenzione e la provincia ne è immune. Lui, messo alle strette, si dice che in questi giorni si sia redento. Non proprio per amore, ma forse per i trent’anni di condanna che gli ciondolano sul gozzo. E comincia a parlare, l’infame. È amico intimo di Casalesi non proprio modello di giustizia e legalità, se la spassa con i 4 ridicoli picciotti di Lodivecchio che giocano a fare i boss gelesi amici di Rinzivillo e che probabilmente si incontrano ancora tutti come ai vecchi tempi (fino a qualche tempo fa al ristorante Cà Bianca di Castiraga Vidardo). Lei trema per l’eroismo parlante del marito convertito. Casalesi, gelesi e un pizzico di Calabria. Nessuno sa, nessuno ne parla. L’importante è che scorra tranquilla la vita della provincia immune dalle mafie in questo soleggiato ferragosto. Adesso aspettiamo che ne parlino tutti o smentiscano. O no?

*Siccome rimane immutato il mio disprezzo per qualsiasi consorteria criminale ma allo stesso modo ci tengo alla gente che lavora; mi preme precisare che l’azienda a cui si fa riferimento nell’articolo nulla ha a che vedere con la Lodigiana Maceri srl. Se non per una “prossimità geografica”. Tanto dovevo, per onestà intellettuale, ad un paese che (come spesso succede in queste zone) si ritrova a dover “subire” la presenza di questi personaggi che pascolano nell’oscurità.

Da IL CITTADINO: Cavalli incanta l’Itis: «La mafia può finire»

«La criminalità organizzata è anche qui tra noi»

La grande forza – forse il problema- di Giulio Cavalli è che dice le cose in maniera schietta, sferzante, direttissima. Si prenda sabato mattina: Cavalli incontra i ragazzi dell’Itis Volta di Lodi, è il classico incontro di sensibilizzazione di lotta alla mafia che già l’anno scorso l’istituto aveva proposto agli studenti. Gli alunni, seduti nell’aula Magna, accolgono l’attore con un bell’applauso di cortesia; questi sorride, prende il microfono ed esordisce così: «Questa sera, quando vi fumerete dell’erba o del “marocchino” per le strade, ricordate che avete appena dato dei soldi alla mafia, indirettamente. E voi, ragazze, quando prenderete una borsa di Gucci taroccata agli angoli dei corsi commerciali, avrete appena ingrassato i conti di qualche malavitoso». Cavalli piace agli adolescenti perché è giovane pure lui, ha la camicia sbottonata, il tatuaggio sul polso destro, quando parla non si incarta mai e dice pure qualche parolaccia. Non è questo che ha reso Cavalli famoso, stimato o inviso al punto da costringerlo a vivere sotto scorta: ma è questo che, unito alle straordinarie doti di comunicatore dell’attore lodigiano, serve a calamitare l’attenzione di ragazzi un po’ scettici; che già all’inizio dell’incontro sussurrano tra loro «speriamo la faccia breve, all’una ho il bus!». E Cavalli è breve davvero, parla meno di 45 minuti, ma è incisivo come un diamante. «È bello che guardiate il film Gomorra, o che leggiate il libro di Saviano; è bello che facciate slogan e cartelloni, che andiate in gita a Corleone. Ma al ritorno da quella terra bruciata, lì incomincia la sfida. Dovete riconoscere che la mafia è anche qui, tra noi. Dovete sapere che i figli dei mafiosi vengono a prendere con voi l’aperitivo, o pregano con voi la domenica in chiesa, nella panca di fianco». L’attore cita con un certo disgusto l’ultimo caso della scorsa settimana: le assegnazioni truccate di case popolari a Quarto Oggiaro; illecito scoperchiato grazie all’impegno dell’associazione Sos Racket e Usura. L’appello di Cavalli è fortissimo: «Bisogna mettere le mani nel portafogli della mafia; dovete esigere gli immobili confiscati che sì, sono anche nei nostri comuni così fieri di essere settentrionali e civili. Reclamate queste proprietà, usatele per sviluppare la società civile. Sarebbe bello, tra un anno, non essere qui ancora a parlare, ma inaugurare un nuovo spazio dell’Itis, nato dalla confisca di uno stabile mafioso. Impegnatevi perché questo possa accadere». Infine, stuzzicato dalle domande degli studenti, divenuti attenti e partecipi: «No, non sono un eroe, dovete togliervi dalla testa questo concetto. Se pensate che io sia un martire, o un eroe, mai farete come il sottoscritto. A chi va in fondo di fare la vittima sacrificale? Io sono solo uno che ha iniziato a dire la verità, e per questo lo prendono per pazzo. Fatelo anche voi, fatelo tutti e non ci sarà più bisogno di scorte».

Carlo Cerutti

Da ILCITTADINO L’ARTICOLO QUI

Le mie foto, i miei posti

  • Giornata di formazione con Libera al Liceo Cavalieri. Per saper scegliere.
  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
  • Dormo per gran parte dei giorni del mio anno in stanze in affitto per una notte o due. Se perdessi una briciola a notte sarei come Pollicino a contare le tappe sperando in un buon arrivo. Ed è una favola misteriosa e buona.
  • La scenografia che sogno per il mio nuovo spettacolo.
  • Un tramonto da bilancio di fine anno.
  • Questo Natale scopro una passione innata per le cose sgarruppate. Sono la bellezza da confiscare.
  • Albero
  • L'ultimo punto dell'ultima pagina del mio ultimo libro. Adesso mi dedico a me, alla mia famiglia, (alla mia malattia) e ai tanti che mi sono sempre vicino.
  • I banchi della maggioranza mentre di discute il bilancio.
  • Angoli di camerino negli angoli d'Italia
  • Preoccupazione pre spettacolo
  • Ultime prove a Grugliasco
  • Vivere saltando per hotel

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