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luigi de magistris

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Vincitori abusivi

Ieri il sole è sorto alle tre del pomeriggio. E già si capisce che non è una storia iniziata con una giornata normale. Milano esplosa in piazza Duomo con un festa che di ‘politico’ aveva soprattutto la voglia di uscirne insieme e Napoli che vuole diventare la città dove tornare sono le cartoline dell’alba. E in giro si scrivono fiumi di analisi e commenti.

Festeggiano i partiti: abbiamo vinto noi, dicono tutti eppure la sfida, adesso, è quella di avere dei partiti all’altezza dei candidati. Giuliano a Milano e Luigi a Napoli si ritrovano a comporre le squadre per i prossimi cinque anni e sanno bene come questo vento li terrà sotto osservazione. Continuate a starmi vicino diceva ieri Pisapia emozionato in piazza Duomo, non abbassiamo la guardia scrivono in molti sulla rete. Perché questo profumo non può corrompersi nemmeno con un’ombra piccola nel gioco solito delle spartizioni: Giuliano e Luigi stanno disegnando un’altra storia, ci hanno raccontato la forza dell’onda unita a Milano e l’abbattimento dei recinti di partito a Napoli. Le squadre saranno il prossimo capitolo.

Oggi siamo pieni di analisi e analisti che si rincorrono (alcuni con le solite idee già fallite di aprire al terzo polo o a stravaganti alleanze centriste) sotto questo primo sole. Eppure Milano e Napoli hanno votato contro il berlusconismo ma hanno votato anche verso la voglia di sinistra. La sinistra che, al di là delle demonizzazioni dei berluscones più esagitati, sta nel controllo di consumo di suolo, nell’obbiettivo dell’uguaglianza sociale, nel dovere di costruire opportunità, nel diritto ad un lavoro (in sicurezza), nelle leggi come modello di convivenza civile, nell’ambiente come eredità da conservare e nella trasparenza delle proprie azioni.

A Milano Giuliano ha messo insieme le persone per desideri e obbiettivi stralciando i diversi colori, le provenienze o i ceti di appartenenza. E sono contento di avere fortemente voluto una responsabilità di coalizione per credere in un finale a cui credevano in pochi. Anche se trovo sempliciotta (e continuerò a ripeterlo con forza) la scusante della coalizione per un risultato di partito che è nazionale e che deve  (e continuerò a ripeterlo con forza) porre interrogativi. Perché a Milano ha vinto “il partito” di Pisapia che oggi nessuno sa che faccia abbia realmente se non per averlo letto nelle facce della gente che ieri ha riempito la piazza. E noi dobbiamo ripartire da quella gente.

A Napoli Luigi ha segnato la fine della partitocrazia. Ha vinto più di quanto possa giustificare chiunque. Ha vinto raccontando una politica che sta nei progetti e non nei simboli. Ha vinto chiedendo agli intermediari delle segreterie di mettersi da parte. Ha vinto raccogliendo una “vocazione maggioritaria” che tutti si tirano per la giacchetta. Eppure ha vinto da solo. Perché in prima battuta ha dovuto battere (guarda caso, come Giuliano) anche quelli che oggi si mettono in posa con il sorriso dei padri della vittoria e perché ha surclassato i partiti che l’hanno sostenuto.

Poi c’è il carro dei vincitori: che è sempre uno dei momenti più divertenti nella sbornia del giorno dopo. Con Pisapia al secondo turno non c’è nessuna possibilità mi diceva qualcuno che ieri si metteva in posa con il neo sindaco. Tutti moderati o comunisti secondo le bisogna. Luigi era un infame ricattatore che voleva distruggere il partito (e io e Sonia Alfano con lui) secondo alcuni che oggi lo appendono come manifesto della vittoria. Forse la cautela nei giudizi (e la memoria dei giudizi) è un valore che splende sotto questo vento.

Ha ragione l’amico Pippo Civati, sono qui tutti a dire che è finito un ciclo, e però ci stanno dentro e sperano che duri ancora un po’. Noi entriamoci in fretta.

Seguiamo il vento. Liveblogging ballottaggi

17.21 Corso Buenos Aires è bloccato da gente in arancione. A Milano c’è gente commossa per strada, mani stretti e abbracci sui marciapiedi. Milano è cambiata, Napoli è cambiata. Ma questo non è un vento che spazza, questo è un vento che semina. Adesso si festeggia. Si urla, si commuove e ci si festeggia. E’ da commuoversi. Le riflessioni a domani. Oggi si festeggia.

17.16 Luigi ha preso il 65%. Una valanga. Senza colore.

16.29 Napoli respira. Con Luigi vola.

16.28 Anche a Cagliari Zedda vola con il vento in poppa. Ci spostiamo al Comitato Pisapia e si continua da lì.

16.26 A Milano tutti in piazza Duomo.

16.18 Alla Provincia di Trieste rimane in sella il candidato di centrosinistra. Donna, tra l’altro. Nel suo programma scrive: perché non bisogna vedere solo le difficoltà, ma le occasioni per superarle e crescere.

16.14 Una volta si aspettavano i risultati finali. Anche i più esagitati. Oggi già il centrodestra sta già scaricando i risultati che devono arrivare. Girare pagina subito per non farla leggere troppo. Ma il Paese che cambia è tutto in questa pagina. Che dobbiamo scrivere, leggere, analizzare e raccontare con responsabilità e voglia attraversando l’Italia.

16.02 A Napoli De Magistris (Idv) al 60,2%, Lettieri (centrodestra) al 39,8%: questi i dati della seconda proiezione elaborata da Emg e diffusa pochi minuti fa nello speciale elezioni del tg La7. Un risultato del genere scassa a destra ma anche a sinistra.

15.28 ‘Il centro sinistra diventa sempre più sinistra’. Parola del senatore PDL Quagliarello. Magari.

15.21 ”Per quanto riguarda la Lega è un momento di riflessione, ma anche di attesa per vedere cosa decide il grande sconfitto di questo voto che è il premier”. Lo dice il direttore della Padania. La Lega si scarta ancora prima che ci sia il morto. Adesso speriamo solo che i grandi statisti del csx non corrano dietro la sottana dell’infedele. Almeno questo.

15.16 Da Napoli chiedono di aspettare ad esultare e hanno ragione. Seguiamo i dati.

15.12 ‘Siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada’. Parola di Umberto Bossi. Si è dimenticato le piazze piene di Giuliano e Luigi, forse.

15.10 Luigi De Magistris (54,5%) e Gianni Lettieri (45,5%) secondo gli Intention Pool. Adesso però è il momento di ragionare sui dati ufficiali.

15.09 Pisapia sembrerebbe stravincere tra giovani (61% a 39%) e laureati (65% a 35%), ma è in testa anche in tutte le altre fasce socio-demografiche. Letizia Moratti va leggermente meglio tra le donne (dove comunque perde 54-46), nella fascia d’età 35-54 (perde 52-48) e tra le persone con titoli di studio bassi (qui sfiora il sorpasso, fermandosi però al 49% contro il 51 di Pisapia). Questo secondo gli Intention Pool dei ragazzi di Termometro Politico.

15.08 A Cagliari Massimo Zedda (Centrosinistra) è al 49-52% e Massimo Fantola (Centrodestra) al 48-51%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l’elezione a sindaco. Il margine d’errore è del 3%.

15.07 A Napoli gli Instant Poll dicono De Magistris.

15.04 Giuliano Pisapia 53,5 – 57,5%. Letizia Moratti 42,5 – 46,5%.Questo il dato che emerge dall’Instant Poll realizzato da Affaritaliani.it e Termometro Politico sul ballottaggio a Milano.

15.02 Dati SKY: Pisapia sindaco, De Magistris sindaco… Entrambi oltre il 4% di distacco.

14.52 Riunione finita. Fra 8 minuti chiudono i seggi. La tensione è palpabile. A Napoli si parla di scontro all’ultimo voto. Non c’è da incrociare le dita, oggi si raccoglie la semina.

13.48 Una strana circolare è arrivata dal Comune ai seggi. Interpreta il regolamento indicando di ritenere valide le schede con il nome di un candidato consigliere associandolo al sindaco di riferimento. In poche parole chi scrive Berlusconi vota valido la Moratti. Tanto per rendere l’idea dell’ossigeno che comincia a mancare a B. e ai suoi.

13.26 E’ ufficiale: l’ufficio stampa del PDL a Roma rimarrà chiuso oggi pomeriggio. Colpa di Pisapia?

12.55 riunione organizzativa. Il ritrovo per tutti è in P.za Duomo per seguire i risultati. È inutile e dannoso bloccare c.so Buenos Aires. Tutti in Duomo.

11.59 Sarà una giornata lunga, sarà una giornata in movimento. Ma adesso c’è tempo. Per chi vuole, qui raccontiamo la giornata (tra gli spostamenti in corso) per seguire il vento. Tra poco siamo con Giuliano alla prima riunione di coalizione di una giornata lunga. A Napoli Luigi è in attesa con il suo staff. Occhi aperti e adottate gli ultimi astenuti.

Adotta un astenuto

Leggo e sento molto ottimismo in giro, in queste ore. Un ottimismo che, vi confesso, un po’ mi spaventa. Lo staff della Moratti si è proposto di convincere 40000 astenuti per battere Pisapia al fotofinish, Luigi a Napoli deve poter avere i voti di chi sosteneva altro al primo turno. Qualcuno mi rassicura linkandomi sondaggi: gli stessi che qualche settimana fa davano il centrodestra vincente. Oggi l’esercizio obbligatorio è quello di votare e far votare. O come dice Luigi, adottare un astenuto. Il resto, dopo.

Napoli, Luigi, con il cuore in tasca

A Napoli si consuma la nascita di un fiore. A Napoli si scolorano i partiti e le oligarchie. A Napoli hanno vinto tutti (nei comunicati stampa) eppure escono tutti ‘scassati’, qualunque sia il risultato. A Napoli comanda la camorra e i voti comprati a cinquanta euro (ce l’hanno insegnato gli strateghi della mafia e dell’antimafia) eppure al primo turno hanno vinto i voti a gratis. A Napoli c’è da combattere con i denti che si sfregano gli ultimi giorni prima del ballottaggio per innaffiare un fiore: con il cuore in tasca e con le idee banali che in questa mediocrità diventano rivoluzionarie.

La rivoluzione di ascoltare un comizio in cui non si parla del vostro prossimo lavoro ma di diritto al lavoro, in cui capita di rimparare a riconoscere i diritti e non pagarli come privilegi, non gestire consenso ma tenersi un orto in cui coltivare futuro, parlare di leggi e  di camorra con il polso fermo di chi divide il bianco dal nero e, soprattutto, sfilarsi di dosso le giacche bolse e sgualcite dei recinti. A Napoli Luigi ha scavalcato i recinti elettrici (quelli da pascolo, sulle alture) dei partiti e ha giocato di persona. Ora ha l’appoggio, adesso è il tempo della Politica.

Prenditi Napoli, Gigi.

 

 

Lettieri tiene famiglia

È assai strano che della storia della famiglia dell’imprenditore che vuole fare il sindaco della terza città d’Italia nessuno, a Napoli, sapesse nulla di nulla. Ma anche Gianni Lettieri tiene famiglia: il ristorante dove la famiglia Lettieri serve pizze e altre specialità napoletane si chiama Marechiaro, e la storia è tutta da leggere. Almeno per marcare bene le differenze tra lui e Luigi De Magistris.

Prenditi Napoli, Gigi

Chi è Lettieri? …di questo Carneade nessuno sa niente. Avendo chiuso il primo turno alle amministrative di Napoli, ha iniziato a far comparsate nei vari talk-shows. Due cose mi hanno colpito, in questo individuo: l’aggressività gratuita nella mimica e nelle parole, e la lotta, persa, con congiuntivi e condizionali, che per lui sembrano essere delle impervie montagne non scalabili. Ce lo racconta Tafanus qui.

 

La forma del voto

Ho voluto aspettare un paio di giorni poi ho pensato che sono due giorni persi per il ballottaggio di Luigi a Napoli e Giuliano a Milano: il voto potrà avere forma compiuta dopo i ballottaggi che ci diranno chiaramente alcune cose.

Innanzitutto si è inceppata la Lega (lo analizza bene Pippo qui) e questo costringerà le camicie verdi a cominciare a parlare d’altro che non siano rom o federalismo. Che il calo avvenga poi proprio nel momento in cui il sogno del “federalismo” viene dato in piena fase di realizzazione rende il tutto ancora più complicato. Ieri un rappresentante leghista mi diceva “la Moratti deve ammettere di avere sbagliato”, sono anni che la Lega non usa (e non aveva bisogno di usare) il “noi” sul tema delle responsabilità, ora devono imparare a farlo con urgenza. E addossare tutte le colpe al PDL regge poco: i due candidati sindaci espressi da Bossi & co. (a Bologna e a Torino) non hanno superato il 30%. E lì non c’era di mezzo nessuno, solo dirigenti espressi dal partito, tutti indigeni padani.

Milano e Napoli sono due venti magici. Giuliano ha cementato una coalizione che si è ritrovata unita (l’unità della sinistra, questo miraggio evocato da secoli…) e ha accompagnato un candidato che non è mai caduto nella trappola di etichettare e circoscrivere la campagna elettorale. Giuliano non si è fatto rinchiudere nell’antiberlusconismo, nella destra contro la sinistra o nella faida tra i vari sponsor nazionali (come avrebbe voluto Berlusconi): Giuliano è un elegante aggregatore. Nel suo comitato elettorale il giorno dei risultati si è rivista insieme gente in eterna lotta fratricida rinfrancata dal comune obbiettivo. O dall’obbiettivo comune. Uno stare insieme che non ha avuto bisogno di forzature o algebriche mediazioni: stare insieme per fare un’altra città. Ora i berluscones ricominceranno con il fango ma questo voto dice già che c’è un rinnovato disgusto per la delazione e le bugie. E Pisapia ha proposte e sue verità buone (e umili) da trasformare in progetti.

A Napoli Luigi ha scassato. E’ partito con le spalle al muro (messo lì dai nemici e dai presunti amici) e ha incassato cifre impensabili. 11 punti di voto disgiunto sono un risultato incredibile: 50 mila napoletani hanno votato Luigi sindaco pur votando altre liste. E’ l’argine che si rompe. Bello, soprattutto per chi vedeva in Napoli l’occasione buona per recintarlo. E il metodo gli permette già di raccontare un’altra storia, “ho già detto che 12 assessori sono sufficienti, e che io vorrò al mio fianco solo persone oneste, credibili e coraggiose. Noi non abbiamo partiti da accontentare o persone da sistemare nelle partecipate” è la frase che sta nel vento che deve diventare presto nazionale.

Il terzo Polo intanto decide di non decidere (sai che novità) e continua nel suo mercimonio al miglior offerente. Vorrebbe essere l’ago della bilancia ma l’importanza continuiamo a dargliela noi ostinandoci ad inseguirli (ma non troppo).

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto risultati importanti. Ha ragione Dino Amenduni su IlFattoQuotidiano, continuare a etichettare il Movimento5Stelle come “antipolitica” e trattare una forza politica così rilevante in tante città (e anche nelle province, dato che richiederebbe un’analisi a parte) come se i loro elettori fossero alieni o barbari, inizia a diventare un esercizio di arroganza e supponenza che non fa altro che alimentare il serbatoio di idee dei grillini. Parliamo di liste che a Bologna hanno preso il doppio dei bolognesi Fini e Casini ma senza avere lo stesso spazio televisivo, lo stesso budget e la stessa popolarità. Il Movimento sarà in tanti consigli comunali in Italia e da lì proverà a cambiare la politica dal di dentro. E  lo faranno anche giovanissimi, non costretti a pregare qualche dirigente per farsi mettere in lista dopo anni di servizievole gavetta. Sarà il caso di ascoltare le istanze di questa forza, studiare i loro metodi, prendere il meglio di quelle energie e, soprattutto, non considerarli nemici. Non sono anti-politica, tutt’altro: sono anti-sistema, come tantissimi italiani.

IDV ha perso voti. Il primo passo è riconoscerlo, per favore. E provare a ripartire con slancio senza rabboccamenti matematici per non doverlo dire. Il vento che sta abbattendo il berlusconismo sul Paese chiede onestà intellettuale. Poi si pensa (insieme) come ripartire. E su questo avremo modo di parlare. Adesso c’è da pensare al ballottaggio.

Ipse dixit

De Magistris? Ha bisogno di un bagno, di un bagno di umiltà. Mannino? Non è un mafioso. Il processo Andreotti? andava archiviato. Cuffaro? punizione esagerata. Lombardo? vittima di un complotto giudiziario. Lo dice Genchi qui.

A Napoli sto con Luigi

A Napoli sto con Luigi.

appello per luigi de magistris sindaco per napoli
La battaglia per affermare una nuova politica e una nuova cultura amministrativa a Napoli ha un assoluto rilievo nazionale. Sotto gli occhi dell’opinione pubblica italiana e internazionale, infatti, Napoli sta vivendo in questi anni una gravissima emergenza politica, sociale, economica, ambientale e culturale. Ma Napoli non è soltanto la terza città d’Italia, è anche la capitale del Mezzogiorno, di quella parte d’Italia abbandonata a sè stessa e cancellata dalle priorità nazionali nell’ultimo quindicennio di confuse riforme istituzionali e di falso federalismo. I tagli dei trasferimenti e la compressione degli investimenti per il Mezzogiorno, le tante promesse tradite, come la soluzione dell’emergenza rifiuti, svelano l’abisso in cui è caduto il governo Berlusconi, caratterizzato dalla propaganda leghista sulla “questione settentrionale”. E’ urgente battersi contro questa politica. Non solo per ribadire i fondamentali principi di uguaglianza nei diritti di cittadinanza sull’intero territorio nazionale stabiliti dalla Costituzione, ma anche perchè non potrà esserci un reale sviluppo del Paese senza un rilancio del Mezzogiorno. Questa battaglia non può che partire da Napoli. Il Paese ha bisogno di una nuova politica nazionale per Napoli e la Città ha bisogno di una nuova stagione amministrativa per ispirare quella politica. Per questo è necessario impedire che la destra conquisti il governo della Città.
Tuttavia, battere la destra è necessario ma non sufficiente. Nell’ultimo decennio, infatti, le forze del governo locale hanno raccolto istanze che nulla hanno a che vedere con una prospettiva riformistica. Da visione pragmatica, il riformismo si è trasformato in una mera copertura ideologica per nascondere la reale impotenza nell’interpretare i cambiamenti della società e proporre risposte adeguate. Ora occorre che le forze progressiste e democratiche napoletane mettano in campo una profonda innovazione nei programmi, nei metodi di governo e nella cultura amministrativa. Serve una svolta nella direzione del rigore e della efficienza, della lotta alle clientele, della difesa degli assets pubblici contro le privatizzazioni selvagge, per il rispetto del piano regolatore e il rilancio di una programmazione industriale finalizzata allo sviluppo sostenibile e alla difesa della buona occupazione, per l’energia pulita e contro il ricorso al nucleare, contro gli inceneritori, per la dignità delle periferie, per l’acqua pubblica e la difesa dei ceti deboli minacciati dalla crisi. Ebbene, noi riteniamo che la candidatura di Luigi de Magistris sia quella maggiormente in grado di ridare voce autorevole ai napoletani nel Paese e impedire la vittoria delle destre in Città. Per queste ragioni, invitiamo tutte e tutti a sostenere la candidatura di Luigi de Magistris sindaco per Napoli.
Sottoscrivi l’appello qui http://www.sindacopernapoli.it/index.php?a=1

 

 

Per non andare fuori tema: AFFARI ITALIANI intervista Giulio Cavalli

Non mi è mai piaciuta la strategia di chi volutamente prova ad andare fuori tema per scavalcare la questione. In mezzo al marasma mediatico di questi giorni riportiamo il dibattito sui temi caldi. Vi chiedo di condividere il più possibile questa intervista uscendo dal gioco al massacro che non ha nulla a che  vedere con quello di cui si deve parlare. Grazie.

DA AFFARI ITALIANI

Più democrazia nell’Italia dei Valori. Così nasce la sfida interna a Di Pietro. L’intervista a Cavalli (Idv)

“Abbiamo raccolto le istanze che emergono stando a contatto con la società civile. Questa legge elettorale ha favorito servi e yes-man come Razzi e Scilipoti”. Giulio Cavalli, consigliere regionale della Lombardia per l’Italia dei Valori, coordinatore Idv per la città di Milano e firmatario, insieme a Luigi De Magistris e Sonia Alfano, di una lettera sulla questione morale che tocca il  partito, sceglie Affaritaliani.it per spiegare i motivi della rivolta contro Antonio Di Pietro e si definisce “basito e perplesso”.

Basito di fronte a che cosa?
“Soprattutto di fronte ai toni della risposta che abbiamo ricevuto, di fronte alle accuse che ci vengono mosse. Vorrei fare delle precisazioni, in attesa della replica che stiamo preparando. Noi abbiamo fatto questa riflessione, perché l’abbiamo raccolta da molti degli iscritti che incontriamo in giro. Siamo entrati nell’Italia dei Valori per portare l’ala “movimentista”, anche se questo termine non mi piace molto, o comunque per creare un contatto con la società civile. E abbiamo pubblicato questo documento sui nostri blog, non è una lettera di Natale spedita ai giornali, anche se ovviamente la stampa l’ha ripresa. La ricchezza dei partiti sono le diverse opinioni, il dibattito interno. E ci possono essere posizioni anche molto distanti, basta che non siano solo posizioni di negazione pregiudiziale. Ci è stato detto che non abbiamo parlato nelle sedi opportune. Ma noi ovunque andiamo, negli incontri e nei coordinamenti, manifestiamo sempre le nostre posizioni. Siamo stati accusati di non metterci in gioco all’interno del partito. Ma io sono coordinatore di Milano città, sorrido più di tutti. Quello che è un atto d’amore, senza nessuna messa in discussione di chi lavora nel partito, improvvisamente e strumentalmente è diventato l’occasione per alzare i toni e tirare fuori delle nevrosi, delle criticità per cui si aspettava solo quello”.

Insomma, il vostro gesto è stato frainteso?
“Noi abbiamo scritto quel documento per dichiarare il nostro impegno a fare di più e chiedere l’aiuto di tutti. Al di là delle posizioni politiche, la cosa che può veramente differenziarci è l’essere un partito bravo a fare opposizione, raccontando sì le incoerenze degli altri, ma anche capace di vedere le proprie. Uno dei più grandi politici italiani, Pio La Torre, per raccontare ciò che combatteva iniziava raccontando innanzitutto quello che non andava nel suo partito. Dobbiamo sempre avere attenzione massima per la credibilità. Ma, se dichiarare questo, ci fa accostare a Razzi e Scilipoti… Questa reazione ci lascia perlessi, per usare un eufemismo. Forse qualcuno aveva bisogno di una resa dei conti e ha voluto giocare di sponda con una lettera che nasce con tutte le buone intenzione di preservare la dignità di eletti e governanti”.

Quali sono le colpe di Di Pietro?
“Io vedo una legge elettorale che non ha senso. Razzi e Scilipoti in un Paese normale dovrebbero far riferimento ai loro elettori, ma non li hanno, essendo nominati. Il fatto di essere nominati, e questo è un problema della politica in generale, crea degli “yes-man”, un intergruppo di servi, numeroso sia a destra che a sinistra. Io dico, come partito e come politico, visto che la gente ci delega a risolvere le criticità, che dobbiamo cercare una soluzione. Un regolamento, oppure delle primarie di collegio, questione tra l’altro già aperta nell’Idv. E poi pensiamo a una visione di centrosinistra, che non sia solo una visione feudale, prettamente partitica”.

De Magistris nuovo segretario al posto di Di Pietro?
“Voler portare una questione poilitica, che riguarda i contenuti, su una questione di leadership è una questione onanista, che non interessa né a me né a De Magistris né a Sonia Alfano. Molti degli iscritti che lamentano difficoltà sui territori hanno sempre chiesto a Di Pietro di intervenire, senza mettere in discussione la sua leadership. La polvere sollevata dalle persone vicine a Di Pietro spero sia frutto di una reazione a caldo, e non di una strategia”.

Maria Carla Rota

Le mie foto, i miei posti

  • Giornata di formazione con Libera al Liceo Cavalieri. Per saper scegliere.
  • La campagna di disarmo.org per dire STOP ai caccia F35: 183 asili spesi in armi.
  • Gli ultimi preparativi della scena. Anche stasera l'innocenza di Andreotti. Sul palco.
  • Andiamoci a prendere il cambiamento. Senza paure ma con l'orgoglio in questo tempo di grigi di essere differenti. Per costruire un 'sentire' comune come nuovo, urgente bene comune.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo, | e poi la nebbia; e gli alberi, | e noi fatti d'aria al mattino. (Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
  • Potrebbe essere perfettamente lo 'stato' del Teatro italiano
  • In camerino del Teatro Asta di Vicenza. Con Libera per salire in scena con i nomi, i cognomi e gli infami e provare ad esercitare la memoria, e non limitarsi a commemorarla.
  • Dormo per gran parte dei giorni del mio anno in stanze in affitto per una notte o due. Se perdessi una briciola a notte sarei come Pollicino a contare le tappe sperando in un buon arrivo. Ed è una favola misteriosa e buona.
  • La scenografia che sogno per il mio nuovo spettacolo.
  • Un tramonto da bilancio di fine anno.
  • Questo Natale scopro una passione innata per le cose sgarruppate. Sono la bellezza da confiscare.
  • Albero
  • L'ultimo punto dell'ultima pagina del mio ultimo libro. Adesso mi dedico a me, alla mia famiglia, (alla mia malattia) e ai tanti che mi sono sempre vicino.
  • I banchi della maggioranza mentre di discute il bilancio.
  • Angoli di camerino negli angoli d'Italia
  • Preoccupazione pre spettacolo
  • Ultime prove a Grugliasco
  • Vivere saltando per hotel

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