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	<title>Giulio Cavalli &#187; partinico</title>
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	<description>Il sito di Giulio Cavalli. Attore, autore, scrittore, consigliere regionale in Lombardia</description>
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		<title>Io sono Pino Maniaci</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 15:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Viva la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra”, “Maniaci sei un figlio di puttana&#8221; e una bara disegnata accanto. Scritte sui muri di Partinico. Lo racconta entrando nel cuore Pietro Orsatti e lo raccontano le agenzie di stampa. Ed è la notizia che arriva da Partinico e ciclicamente si ripete. E ciclicamente noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2011/09/maniacicavalli.jpg"><img class="size-medium wp-image-8503 alignleft" title="maniacicavalli" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2011/09/maniacicavalli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>“Viva la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra”, “Maniaci sei un figlio di puttana&#8221; e una bara disegnata accanto.</p>
<p>Scritte sui muri di Partinico. Lo <a href="http://orsattipietro.wordpress.com/2011/09/03/nuove-intimidazioni-a-maniaci-e-questa-guerra-che-lo-stato-sembra-rifiutarsi-di-combattere/" target="_blank">racconta entrando nel cuore Pietro Orsatti</a> e lo raccontano le <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2011/09/03/visualizza_new.html_728726024.html" target="_blank">agenzie di stampa</a>. Ed è la notizia che arriva da Partinico e ciclicamente si ripete. E ciclicamente noi gli vogliamo stare vicini. Perché se non avessi avuto l&#8217;onore di conoscere Pino forse oggi io fare un altro mestiere.</p>
<p>In un&#8217;intervista di ieri Pino ci insegna: <em>“Io dico sempre che la mia scorta migliore sono i cittadini onesti di Partinico&#8221;. </em>Io dico che la scorta migliore di Pino sono tutti i cittadini onesti, anche fuori da Partinico. Tutti quelli che per Pino non si stancheranno mai di alzare la voce.</p>
<p>Intanto potete visitare il sito della sua e<a href="http://www.telejato.it/" target="_blank">mittente televisiva Telejato</a> (per annusare un po&#8217; di sano giornalismo non servile) e non lasciarlo sentire solo. Perchè le minacce sono sui muri ma la sua battaglia è nella gente. E non si è mai vista la gente arrendersi ai muri.</p>
<p>Intanto rileggevo il mio post <a href="http://www.giuliocavalli.net/2009/02/25/pino-maniaci/" target="_blank">di &#8216;qualche minaccia fa&#8217;</a> e lo rimetto qui. Identico. A testa alta come Pino.</p>
<p><em>Pino è un Don Quijote  ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico.</em></p>
<p><em>Pino è come il calcare, ostinato fino ad indurirsi tanto da fargli male. Di quelli che sorseggiano il gusto di “battersi” come all’inizio di un aperitivo che probabilmente finirà male. Pino appena fuori dal cancello della Bertolino, a fotografarlo dall’alto, è piccolo come un tombino.</em></p>
<p><em>Pino è un rubinetto rotto: lavora per erosione, ai fianchi e alle spalle con una televisione larga come un cesso ma che suona martellate di artigianato fino e continuo.</em></p>
<p><em>Pino è un immoderabile: nel dubbio getta l’amo ma sempre con la sua faccia in mano.</em></p>
<p><em>Pino è la zucca di Cenerentola: si veste sguincio da cerimonia ma non si appiattisce al diktat del valzer della moderocrazìa.</em></p>
<p><em>Pino è mezzo nei guai, per una condanna che aggiunta alle altre lo fa arrivare lungo. Ma nei guai ci nuota bene. Perché a mare ci buttiamo in tanti che, poco poco, organizziamo un quadrangolare di pallanuoto.</em></p>
<p><em>Perché a raccogliere palle in rete ci abbiamo fatto il callo, ma siamo forti nel contropiede.</em></p>
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		<title>Pino Maniaci, l&#039;ordine dei giullari e il prurito dei potenti</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 11:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2009/05/maniacicavalli.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-502" style="margin: 5px;" title="maniacicavalli" src="http://www.giuliocavalli.net/diario/wp-content/uploads/2009/05/maniacicavalli-150x150.jpg" alt="maniacicavalli" width="150" height="150" /></a>C&#8217;è una teatralissima convergenza di tempi tra l&#8217;abbraccio sincrono della notizia dell&#8217;ordine (volutamente minuscolo) dei giornalisti siciliano che si potrebbe costituire parte civile nella causa contro Pino Maniaci che &#8220;con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso&#8221;, avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato e l&#8217;ennesimo vergognoso balzello all&#8217;indietro della libertà di stampa in Italia secondo la classifica stilata da <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=1" target="_blank">Freedom House</a>. Una di quelle drammaturgie che ti si arrampica sullo stomaco e, vivendole nell&#8217;afa della situazione dall&#8217;interno, partorisce un punto di domanda che pesa come un&#8217;incudine. Non voglio entrare nell&#8217;analisi giuridica e formale di un criterio di stato che ultimamente mi sfugge ogni volta che immagino <a href="http://www.ritaatria.it/LeggiNews.aspx?id=835" target="_blank">gli occhi traditi di Piera Aiello</a>,<a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1321:mancino-e-la-nebbia-della-memoria&amp;catid=1:lettere-aperte&amp;Itemid=28" target="_blank"> gli occhi convessi di cera dello smemorato Mancino</a> o <a href="http://www.pinomasciari.org/">lo sguardo mai arrendevole di Pino Masciari</a>; mi limiterò ai fatti. Perchè ripescare i fatti nell&#8217;acquario torbido delle alghe esotiche e fluorescienti delle notizie distraenti, è una buona abitudine per ossigenarsi la giornata.</p>
<p>Allora, caro signor Franco Nicastro, vorrei raccontarle una storia, una storia fatta di fatti, e vorrei raccontarla a lei che presiede quell&#8217;ordine di tessere e qualche giornalista perchè questa è una di quelle storie che probabilmente a qualcuno del vostro dis-ordine non piacciono. E&#8217; infatti una storia dove non c&#8217;è di mezzo nemmeno un timbro e nemmeno una mezza certificazione su carta intestata.</p>
<p>Ho conosciuto Pino un paio di anni fa, in una giornata con Partinico che si scioglieva sotto un sole incazzato e sbavava percolato. Io sono un attore atipico e inevitabilmente precario: mi dicono che sono troppo curioso per essere un drammaturgo vergine, altri che sono un buffone non di corte ma di carta, questi che mi scontro perchè anelo alla pubblicità, quelli che prima o poi mi schianto e mi faccio male, qualcuno che mi faranno male (ma poi su quest&#8217;ultima mi hanno visto fiero e l&#8217;hanno prescritta), i corvi più torvi continuano che dovrei solo fare il teatrante (calzamaglia e naso da clown pettinato con la riga ad incensare i miei merce-nati e allenarmi alle dichiarazioni pulite). Capisce, caro signor Nicastro, che l&#8217;occasione era troppo ghiotta per il dio dei pagliacci che io e Pino non cominciassimo insieme ad essere compagnia di giro uno capocomico dell&#8217;altro.</p>
<p>Da qui abbiamo io e Pino abbiamo cominciato a ballare insieme in una polka (a dire la verità piuttosto sbrindellata perchè ci assomigliasse) che continua a disegnare i nomi, i cognomi, le accuse, la ribellione, la schiena dritta e l&#8217;osservazione: quella pratica desueta di raccontare secondo il proprio sguardo (questo sì liberamente criticabile) quel fossile di calcare che sono i fatti (sassolini fastidiosi perchè purtroppo incontrovertibili nella sostanza).</p>
<p>Non ci siamo mai chiesti se fosse inchiesta, informazione, cultura, teatro, cabaret o merda e lo sa perchè, caro Nicastro? Perchè questo gioco sorridente a cui non rinunceremo mai non ce ne ha dato il tempo. Siamo troppo impegnati a difenderci (Pino a Partinico e io a Milano) dagli attacchi diversi che hanno stuprato la tranquillità della nostra vita. In un filo che è lungo come tutta l&#8217;Italia e ha la forma di un&#8217;ombra. Questo ci basta, a noi buffoni, per pesare il nostro lavoro, questo e tutto il coro che ciclicamente si alza per abbracciare Pino quando ne ha bisogno.</p>
<p>Vede, signor Nicastro, che questa è una storia proprio da giullari, come quelle che 500 anni fa finivano con un bel taglio di teste e si continuava tranquilli a vivere. 500 anni fa, quando non esisteva e se ne sentiva il bisogno di un organo che evitasse questo scempio. 500 anni fa quando si capiva bene chi era con le magagne del re e chi difendeva l&#8217;informazione e la risata diritto del popolo.</p>
<p>Chissà cosa penserebbe, oggi, l&#8217;ordine dei cantastorie senza tessera, di questa delegittimazione che 5 secoli dopo ha la stessa puzza e la stessa povertà.</p>
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		<title>Radio Mafiopoli 22 &#8211; Pino Maniaci per fortuna non c’ha la camorra</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 14:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ASCOLTA LA PUNTATA Pino è un Don Quijote  ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="190" height="29" data="http://webjay.org/flash/dark_player" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="playlist_url=http://www.radiomafiopoli.org/wp-content/uploads/2009/02/radiomafiopoli22.mp3&amp;skin_color_1=-145,-89,-4,5&amp;skin_color_2=-141,20,0,0" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://webjay.org/flash/dark_player" /></object></p>
<p><a href="http://www.radiomafiopoli.org/wp-content/uploads/2009/02/radiomafiopoli22.mp3" target="_blank">ASCOLTA LA PUNTATA</a><br />
Pino è un Don Quijote  ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico.<br />
Pino è come il calcare, ostinato fino ad indurirsi tanto da fargli male. Di quelli che sorseggiano il gusto di &#8220;battersi&#8221; come all&#8217;inizio di un aperitivo che probabilmente finirà male. Pino appena fuori dal cancello della Bertolino, a fotografarlo dall&#8217;alto, è piccolo come un tombino.<br />
Pino è un rubinetto rotto: lavora per erosione, ai fianchi e alle spalle con una televisione larga come un cesso ma che suona martellate di artigianato fino e continuo.<br />
Pino è un immoderabile: nel dubbio getta l&#8217;amo ma sempre con la sua faccia in mano.<br />
Pino è la zucca di Cenerentola: si veste sguincio da cerimonia ma non si appiattisce al diktat del valzer della moderocrazìa.<br />
Pino è mezzo nei guai, per una condanna che aggiunta alle altre lo fa arrivare lungo. Ma nei guai ci nuota bene. Perché a mare ci buttiamo in tanti che, poco poco, organizziamo un quadrangolare di pallanuoto.<br />
Perché a raccogliere palle in rete ci abbiamo fatto il callo, ma siamo forti nel contropiede.<br />
Pino qualcuno vorrebbe farlo stare zitto. Coprirlo, magari con le ingiurie o magari con il cemento.<br />
<strong>[CEMENTO dal libro di Sergio Nazzaro IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA Fazi Editore]</strong></p>
<p>INFO</p>
<p><a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/13264/48/" target="_blank">http://www</a><a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/13264/48/" target="_blank">.</a><a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/13264/48/" target="_blank">antimafiaduemila.com/content/view/13264/48/</a></p>
<p><a href="http://www.fazieditore.it/scheda_libro.aspx?l=1070" target="_self">http://www.fazieditore.it/scheda_libro.aspx?l=1070</a></p>
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		<title>Pino Maniaci</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 08:00:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pino è un Don Quijote  ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico. Pino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2009/02/arton4198-d4320.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-373" title="arton4198-d4320" src="http://www.giuliocavalli.net/diario/wp-content/uploads/2009/02/arton4198-d4320-150x150.jpg" alt="arton4198-d4320" width="150" height="150" /></a>Pino è un Don Quijote  ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico.</p>
<p>Pino è come il calcare, ostinato fino ad indurirsi tanto da fargli male. Di quelli che sorseggiano il gusto di &#8220;battersi&#8221; come all&#8217;inizio di un aperitivo che probabilmente finirà male. Pino appena fuori dal cancello della Bertolino, a fotografarlo dall&#8217;alto, è piccolo come un tombino.</p>
<p>Pino è un rubinetto rotto: lavora per erosione, ai fianchi e alle spalle con una televisione larga come un cesso ma che suona martellate di artigianato fino e continuo.</p>
<p>Pino è un immoderabile: nel dubbio getta l&#8217;amo ma sempre con la sua faccia in mano.</p>
<p>Pino è la zucca di Cenerentola: si veste sguincio da cerimonia ma non si appiattisce al diktat del valzer della moderocrazìa.</p>
<p>Pino è mezzo nei guai, per una condanna che aggiunta alle altre lo fa arrivare lungo. Ma nei guai ci nuota bene. Perché a mare ci buttiamo in tanti che, poco poco, organizziamo un quadrangolare di pallanuoto.</p>
<p>Perché a raccogliere palle in rete ci abbiamo fatto il callo, ma siamo forti nel contropiede.</p>
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		<title>Radio Mafiopoli 20 &#8211; Il sugo della settimana</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 14:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sugo della settimana Ci sono settimane in cui Mafiopoli dà il meglio di sè. Sono le settimana in cui accade tantissimo, se ne sparla di più e si informa molto poco; secondo l’antico proverbio mafiopolitano “succede qualcosa solo quando è scritta o al massimo sparata”. Una di quelle settimane al gusto rosso di chiasso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.radiomafiopoli.org/radiologo.png" alt="" width="220" height="22" /></p>
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<p>Il sugo della settimana<br />
Ci sono settimane in cui Mafiopoli dà il meglio di sè. Sono le settimana in cui accade tantissimo, se ne sparla di più e si informa molto poco; secondo l’antico proverbio mafiopolitano “succede qualcosa solo quando è scritta o al massimo sparata”. Una di quelle settimane al gusto rosso di chiasso distraente e qualche macchia di pomodoro.<br />
A Partinico giù all’ospitale ospedale civico c’è da spanciarsi dalle risate. Ma con parsimonia. Con ordine: su un letto tutto gomitolato c’è un malato di lusso, Niccolò Salto. Chi è Salto? Facciamo un balzo indietro con un riassunto delle puntate precedenti. Niccolà Salto, per gli amici di Mafiopoli detto “la zampetta più veloce del west” per la velocità di salti, zompelli, scalate professionali in Cosa Nostra e trasferimenti. I maligni dicono sia boss della zona di Borgetto (lui si difende “sono amico di tutti, e degli amici degli amici”), dicono sia stato colpito in un agguato in pieno centro trivellato da quattro colpi, ma non morto e resuscitato in meno di tre giorni per meriti nel nome del padre, del figlio e del padre di suo zio e ci siamo capiti. Probabilmente il killer assoldato per bucherellare il leprotto Salto era il famoso Ciro “lo strabico”, che da anni studia il manuale del buon sparatore di Bum Bum Bagarella ma in compenso fà male più o meno come una dichiarazione di un ministro del governo ombra. Salto si salva, evviva!, e salta nel regno dei cieli? O no.. salta a piedi uniti con un bel tuffo a bomba dentro una condanna di carcere duro 41 bis. Quel 41 bis che nel Pirlamento di Mafiopoli pochi giorni fa tutti in coro hanno urlato di averlo inasprito. Con una goccia di limone e due foglie di rosmarino. E allora cosa fa quel grillo mattacchione del Salto? Salta di palo in frasca e si accorge che sta male, che un proiettile uno forse gli è rimasto in pancia tra la caponata e l’arancino. Curiamolo! Perchè no! – urlano i garantisti della digestione dei mafiusi – è un suo diritto. Ma a Mafiopoli i diritti sono al sugo. E allora ricoveriamolo. Dove? Il carcere duro imporrebbe lontano. E infatti lo parcheggiano lontano, lontano, lontano, lontano 2 km e mezzo fino al vicino ospedale di Partinico. Così almeno (dicono i garantisti) per impartire ordini al telefono non scatta nemmeno l’interurbana. Hip hip urrà. Bum bum. Ma il carcere duro ai domiciliari in ospedale vicino a casa? È una vergogna! – dicono i maligni. Sì, ma in terapia intensiva. Caro Niccolò, tu che ascolti (lo sappiamo per certo) questa puntata di Radiomafiopoli non prendertela nel tuo nuovo carcere a 5 stelle, altrimenti se ti arrabbi ti si sposta il catetere. Bum bum.<br />
A Santo Domingo intanto hanno accalappiato il boss camorrista Ciro Mazzarella. Dopo il mandato di cattura era stato anche in Colombia e Costarica. I suoi legali gli hanno assicurato che se il 41 bis a Mafiopoli continua così al massimo da oggi  gli mancherà solo la fetta di lime dentro mojito.<br />
A Mafiopoli hanno inaugurato il nuovo decreto sulle intercettazioni. In parole semplici: si potranno intercettare solo mafiusi già dichiaratamente colpevoli, solo nel momento in cui commettono un atto criminoso, in notti di luna piena, con una coda di gatto nero e mescolare tutto con la formula magica. Un successo. Nella baldoria di festeggiamenti addirittura ad Opera è stato intercettato un neurone ancora seminuovo di Zi’ Totò il capo dei capi. Evviva evviva.<br />
Condannato definitivo Vincenzo Santapaola, figlio di Benedetto Santapaola. Benedetto Santapaola l’unico boss già nel nome votato al paradiso. Il Vaticano mafiopolitano insorge: scherzate con i fanti ma lasciate stare i santi! Applauso dei presenti. Poi consapevoli della gaffe hanno mandato la pubblicità.<br />
A Trapani iniziato il processo Grigoli, presunto cassiere del boss Matteo Messina Denaro per gli amici Soldino. Sequestrate 12 società, 220 fabbricati, 133 appezzamenti di terreno e uno yacht di 25 metri. Grigoli dice che ha avuto culo; Matteo Messina va a letto triste come un soldo di cacio. Bum bum.<br />
Da un sondaggio a Palermo i ragazzi mafiopolitani dichiarano al 22% di credere che Chinnici e Costa siano due mafiosi. Incredibile. In uno stato così si rischierebbe che un pregiudicato diventi presidente del consiglio.<br />
Ieri un’azienda di calcestruzzi confiscata al virulento boss Virga, il mafiuso dalla piccola Verga, è diventata una cooperativa libera gestita dai suoi stessi operai. Hanno urlato: “bisogna liberare le aziende mafiuse per farle ritornare alla legalità e ad una gestione libera da collusioni!”. In Parlamento hanno chiuso la porta con due giri di chiavi.<br />
Tutto il resto è noia. Alla Banale 5.</p>
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