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	<title>Giulio Cavalli &#187; paura</title>
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	<description>Il sito di Giulio Cavalli. Attore, autore, scrittore, consigliere regionale in Lombardia</description>
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		<title>Una riflessione sulla colletta alimentare</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 10:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://lapentoladoro.blogspot.com/2011/11/chi-ha-paura-dei-poveri.html" target="_blank">La pentola d&#8217;oro</a>. <em>Niente scava più distanza tra la ricchezza e la povertà della beneficenza, ma la beneficenza fatta per interposta persona, mica quella dei cinque euro messi in mano al Senegalese che vende i libri per strada: quello ti viene tanto vicino che puoi vedere le sue labbra spaccate, i suoi occhi stanchi, i suoi denti rosi dalla carie. E ti vengono i brividi, perché lo sai di avere un dente cariato pure tu, ma per andare dal dentista hai deciso di aspettare tempi migliori. Prende il tuo stesso treno, il Senegalese, perché come te abita fuori città, dove l&#8217;affitto costa meno. Nei giorni feriali avete più o meno lo stesso odore. Certe mattine daresti una mano per non incontrarlo mai più. Daresti un pacco di biscotti al giorno, per tutta la vita, per non incontrarlo mai più. Dedicato a tutti coloro che oggi, giornata nazionale della colletta alimentare, se la sono presa con i<a href="https://twitter.com/#%21/Wu_Ming_Foundt">Wu Ming</a> pur di non ammettere che l&#8217;evento sia organizzato da CL e che non sia, quindi, pura emanazione della bontà sociale, cui affidare ciecamente la propria offerta apotropaica. Immagino facciate parte dell&#8217;<a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=85%25%20italiani%20paura%20futuro&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CCcQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fnotizie-ultima-ora%2FCronache_e_politica%2Fitaliani-paura-futuro%2F30-09-2011%2F1-A_000254195.shtml&amp;ei=DB3RTtnqD5mPsAac1pzADA&amp;usg=AFQjCNHdw3of82-PS3n548cPNb3yyH6n5Q&amp;cad=rja">85% di italiani che si dicono spaventati dal futuro</a>. Ne faccio parte anch&#8217;io, in pieno. Ho anche paura dell&#8217;aereo, degli incendi, dei botti di capodanno, dell&#8217;autostrada e se sono da sola a casa anche il buio mi inquieta un po&#8217;. Ma la paura dei poveri è troppo vigliacca persino per me.</em></p>
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		<title>Salvo Vitale e la sincerità per niente smemorata</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 12:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tipologie dell&#8217;antimafia di Salvo Vitale &#8211; 3 settembre 2009 Ci sono vari tipi di antimafia: mi soffermo su alcuni: 1) L&#8217;antimafia di facciata, è la più diffusa: manifestazioni formali, commemorazioni in occasione di ricorrenze (nascite, morti, partecipazione ad eventi, intestazioni di strade, convegni ecc.). E&#8217; l&#8217;antimafia tutto fumo e niente arrosto, nel senso che basta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tipologie dell&#8217;antimafia</strong></p>
<p><strong>di Salvo Vitale &#8211; 3 settembre 2009</strong><br />
Ci sono vari tipi di antimafia: mi soffermo su alcuni:</p>
<p><strong>1)</strong> L&#8217;antimafia di facciata, è la più diffusa: manifestazioni formali, commemorazioni in occasione di ricorrenze (nascite, morti, partecipazione ad eventi, intestazioni di strade, convegni ecc.). E&#8217; l&#8217;antimafia tutto fumo e niente arrosto, nel senso che basta impegnare pochi soldi (amplificazione, locale, spese di viaggio e di soggiorno per i relatori per promuovere l&#8217;immagine di un&#8217;amministrazione seriamente impegnata in questo campo, attraverso la diffusione della notizia sul giornale o in tv. Qualche presenza del politico di turno assicura più visibilità e più parole inutili. I risultati d queste attività sono pressocché nulli se non rafforzati da momenti di riflessione e da azioni d&#8217;intervento sul territorio. Da questa antimafia i mafiosi non si sentono disturbati, anzi condividono o promuovono la partecipazione di loro simpatizzanti alle iniziative, onde avere un alibi.</p>
<p><strong>2)</strong> L&#8217;antimafia talebana: è quella di chi vede mafia e interessi mafiosi dappertutto, quella di chi su un saluto, su una parentela, su una frase avulsa dal suo contesto, scopre collusioni mafiose con i politici, loschi affari che nascondono chissà quali oscure trame. Si mettono assieme le più disparate notizie che possono avere una qualche connessione, per elaborare analisi indimostrabili, utili comunque a gettar fango sul proprio avversario politico o sul proprio nemico personale. Molti personaggi di primo piano, soprattutto a sinistra, hanno fatto parte di questa antimafia, finendo con il generalizzare in un unico calderone categorie sociali e persone che nulla avevano a che fare con la mafia. Personalmente ritengo di essere appartenuto anche io, in altri tempi, a questa categoria, quando, ai tempi di Peppino Impastato, ritenevo che &#8220;Scudo crociato- mafia di stato&#8221; o che &#8221; D,C.+P.C.I= mafia&#8221;. C&#8217;erano allora certamente molti mafiosi nelle D.C. così come ora nell&#8217;UDC e nel PDL, alcuni anche nel PD, senza per questo dover concludere che tutti quelli che fanno politica sono mafiosi o collusi. &#8220;Se tutto è mafia niente è mafia&#8221;, diceva Sciascia. E questa sorta di smania di trovare “connessioni mafiose” dovunque, ricorda per certi aspetti l’integralismo dei talebani afghani. Quindi due tipi di “talebaneria”: quella sincera e radicale, chiusa in <a title="Salvo Vitale" href="http://www.antimafiaduemila.com/images/stories/personaggi/vitale-salvo-web-big.jpg"><img style="margin: 5px; float: right;" src="http://www.antimafiaduemila.com/images/stories/personaggi/vitale-salvo-web-big.jpg" alt="" width="211" height="251" /></a>una completa intolleranza e nel rifiuto totale del sistema, quella che utilizza o strumentalizza presunte collusioni come mezzi utili a qualche strategia politica. E qua passiamo già alla successiva tipologia,</p>
<p><strong>3) </strong>L&#8217;antimafia strumentale: l&#8217;uso dell&#8217;antimafia come strumento per far carriera. Sciascia, a suo tempo, bollò come &#8220;professionisti dell&#8217;antimafia&#8221; anche Falcone e Borsellino, accorgendosi, solo molto più tardi e dopo la loro morte, di avere sbagliato bersaglio. Per un magistrato che cura particolari inchieste, è facile costruire una cornice in cui l&#8217;impegno personale si media con la carriera professionale. Anche il politico può servirsi di quest&#8217;arma con intelligenza, favorendo le associazioni antimafia, assegnando loro beni confiscati, plaudendo alle operazioni delle forze dell&#8217;ordine quando smantellano organizzazioni malavitose presenti sul proprio territorio, o esprimendo solidarietà nel caso di attentati. Sull’esistenza di un autentica volontà antimafia si può avanzare qualche dubbio, anche se non mancano risultati eclatanti.</p>
<p><strong>4)</strong> L&#8217;antimafia passiva, che comprende una &#8220;maggioranza silenziosa&#8221;, ostile alle prepotenze, desiderosa di vedere l&#8217;alba di una nuova Sicilia, ma che sopporta tutto e si adatta al sistema per mancanza di coraggio. “Pi amuri di la paci ognunu taci- e supporta la mafia in santa paci” , cantava Otello Profazio. Difficile catalogare come antimafia questa forma di accettazione passiva, specie quando è determinata dall’idea che nulla cambia o potrà cambiare l’attuale assetto di vita: non c’è miglior terreno di cultura della mafia che la conservazione dello stato di cose che ne costituisce il naturale brodo di coltura. Un passaggio più avanzato è l’accettazione determinata dalla paura: a nessuno piace subire la violenza, assoggettarsi al pagamenti del pizzo per evitare ritorsioni che possono arrivare alla rovina di un’attività. Lamentarsi non basta, ma c’è già qualche luce di ribellione, o comunque, di presa di distanza.<br />
<strong><br />
5)</strong> Più consistenza ha l&#8217;antimafia militante, cioè quella di coloro che dedicano il proprio tempo e la propria vita a lavorare per l&#8217;eliminazione di questo triste fenomeno del sottosviluppo meridionale: quella di coloro che vanno nelle scuole, che scrivono inchieste coraggiose su alcuni giornali, che creano associazioni e promuovono iniziative di formazione e di lotta, anche spontanee, contro chi usa il potere per ricattare la gente impedendole di scegliere liberamente il proprio futuro. E l’antimafia di amministratori che si attivano per utilizzare i terreni confiscati ai mafiosi, quella dei docenti che elaborano progetti di educazione alla legalità ( non sempre efficaci), quella dei pochi giornalisti pronti a rendere note le collusioni con la politica e i giri d’affari illegali, mentre gran parte dei loro colleghi preferiscono scaldare le sedie con inutili servizi sulle vacanze, sui prezzi, sull’enalotto, sui meriti e i miracoli del loro padrone e dei suoi amici, ecc.</p>
<p><strong>Tratto da:</strong> <a href="http://corleonedialogos.blogspot.com/2009/08/tipologie-dellantimafia-salvo-vitale.html" target="_blank"><em>corleonedialogos.blogspot.com</em></a></p>
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		<title>Radio Mafiopoli 31 &#8211; 500 euro e stai messo a posto (mettiamo l’attak al pizzo)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 13:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL TESTO E&#8217; DIVENTATO &#8220;PIZZINO DELLA LEGALITA&#8217;&#8221; PUBBLICATO DA COPPOLA EDITORE Cinquecento euro e stai messo a posto. La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L’altro, invece, è “a posto”. Cinquecento euro e stai messo a posto. Non si riesce nemmeno a scriverla una scena teatrale per come rimbomba la frase. Chissà se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="262" height="212" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jCWc7ZnxAEY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="262" height="212" src="http://www.youtube.com/v/jCWc7ZnxAEY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>IL TESTO E&#8217; DIVENTATO &#8220;PIZZINO DELLA LEGALITA&#8217;&#8221; PUBBLICATO DA <a href="http://www.coppolaeditore.com/" target="_blank">COPPOLA EDITORE</a><br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L’altro, invece,  è “a posto”.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
Non si riesce nemmeno a scriverla una scena teatrale per come rimbomba la frase. Chissà se almeno rimbalza sugli scaffali o si impiglia tra le gambe della sedia alla cassa, chissà come si stende o sta seduta. “Cinquecento euro e stai messo a posto” non è una frase per farci un pezzo di teatro in piazza, “cinquecento euro e stai messo a posto” è una bava. Una bava che scivola fuori dalla bocca del fallito, si secca sul  pavimento come una macchia mica dignitosa che non va più via e rimane a guardarti lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato mezza giornata e la domenica ti accompagna in tasca a portare fuori i bambini. Mano nella mano, vestito della festa, gelato e anche questo mese la dignità a posto. Un pompino da cinquecento euro alla dignità che, anche se si vende tutti i mesi, è una prostituta che costa. Un negozio con una macchia per terra e un postino fallito con la dignità degli altri rapita dentro la busta non sono personaggi che ci meritano un pezzo di teatro: sono personaggi appiattiti in una lettera. E allora eccola la lettera di questo mese. Francobollo con lo sputo, timbro a forma di cerchio e ve la leggo qui. Così per questo mese vi portate via anche la mia.<br />
Caro picciotto, o se preferisci, visto che hai imparato a pettinarti e vestirti pulito, caro estorsore, o, se preferisci, caro esattore. E poi caro al tuo capo ufficio, quello che sta seduto a contare i soldi quando alla sera raccoglie le mesate del mandamento, quei soldi che vi auguro che vi marciscano in mano. E poi cari a tutti i falliti, perché è da falliti mangiare sulla metastasi della paura degli altri, oppure, per capirsi meglio, cari a tutti gli uomini d’onore, così ci capiamo meglio, così vi prendiamo dentro tutti e entriamo subito in tema.<br />
Sono un commerciante di parole, a volte me le pagano bene, e arrotondo sempre il peso prima di chiudere la vaschetta. Non ho mica un negozio dove potete ballare felici la vostra danza della paura, mentre lasciate la scia del vostro onore di merda sulla serranda o tutti fieri correte dopo aver acceso il fuoco del vostro segnale da vigliacchi; sono un ambulante, non so come vi organizzate in questi casi, ma siete mediamente capaci di intercettarci. Questa sera apro la saracinesca fuori orario e vi vengo a cercare io, ma mica per i cinquecento euro così sto messo a posto, ma perché avrei, dico almeno, un paio di domande, una cosa da niente, mica per capire dove non c’è niente da capire, ma per togliermi il peso. Il peso di una curiosità che alla fine cercate sempre di farci pagare nel mercato della vigliaccheria di cui siete i detentori.<br />
Nonno Cleto mi diceva che bisogna pagare il giusto, mio nonno Cleto era uno che portava in giro le bombole del gas con la vespa che si arrampicava in montagna. Pensava solo alle cose fondamentali, impegnato com’era a mettere in prima, seconda e fare bene la curva. Ma questa storia del pagare il giusto se la ricordava ogni volta che stava per due minuti al semaforo rosso con la frizione tirata. Non diceva pagare poco, mica diceva pagare tanto. Diceva pagare giusto. E allora, cari ricattatori delle minacce pagate a rate, cosa c’è, cosa pensate a mettervi in mano la paura in moneta? Quanto vi costa un regalo ai vostri figli con i soldi dei figli degli altri?  Quanto vi sentite uomini a rosicchiare i torsoli come i vermi con le mele appena marcite? Com’è lavorare al mercato infame della minaccia?<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
La frase rimbalza e voi continuate a stare falliti. L’altro, invece,  è “a posto”.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
L’altro, nel negozio, chiuderà a chiave senza troppa attenzione. Anche questo mese ha pagato l’affitto ad una civiltà a rate. Poi sarà sera davanti al tavolo, la famiglia, l’educazione e la responsabilità stuprata anche questo mese. Tanto è il sistema, tanto è il nostro sistema per godersi il negozio e poi chi me lo fa fare di stare a fare il rivoluzionario. Tanto la mesata la pagheranno gli altri un pezzo al giorno. Tanto è la città intorno che sconta  la macchia a forma di crosta sul pavimento dov’è coagulata anche questo mese la sua voglia di stare tranquillo. E per il resto del mese si impara subito ad alzare la serranda con la leggerezza che sia tutto meravigliosamente normale e di seta. È un gioco da ragazzi: per dimenticarti un giorno del mese hai tutte le settimane di resto. Come sarebbe triste una città, una regione, una nazione con la gente che smette di essere gente, con il cielo che si stinge, con un tumore che sottovoce esce in nero dalla cassa una volta al mese. È un angelo che balla smutandato ciclicamente, è un liquido che si secca e che non lascia impuniti. Non sarete impuniti per quel cerotto che si aggiunge di nascosto.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
La frase rimbalza e voi continuate a stare falliti. L’altro, invece,  è “a posto”.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
I falliti risalgono in macchina, con i soldi che si ristropicciano nella tasca perché  comunque c’è da essere svelti. Svelti per partire, svelti per arrivare a finire il giro prima che si chiude. Svelti perché la combriccola disonorata dei falliti d’onore possa contare, appuntare, mischiare per le mani più in alto. Con questi 50 euro che si appiccicano alle mani, che si impiastricciano sul cuore. Con questi 50 euro che puzzano così che bisogna aprire i finestrini per riuscire a starci dentro. È un brodo di sangue e letame cucinato una volta al mese per pagare l’organizzazione. Un piatto unico a prezzo fisso per il banchetto del re nudo del mandamento. I falliti con il sorriso dei falliti sulla macchina veloce e con il sorriso che si svitano alla sera prima di entrare in casa a fingere male di poter essere persone onorate.<br />
Cinquecento euro e questo mese è a posto.<br />
Mi piacerebbe chiedere al governatore della paura che senso danno al tatto quei mucchi sistemati male di soldi. Se non sono ruvidi di quel conato che non si lava nemmeno a stare cento volte sotto l’acqua corrente del lavandino. Mi piacerebbe vedervi in faccia mentre vi leccate il dito per contare quanto valete questo mese. Mi piacerebbe starvi in tasca per registrare le risate fiacche.<br />
Perché sono sicuro che la sentite questa febbre che vi spaventa. Questa normalità di un no davanti alla cassa che mette in buca il vostro onore di gomma piuma.<br />
Cari postini del re, c’è una favola che ogni tanto si racconta nelle scuole di Mafiopoli. È la favola di un formichiere che si tira su per il naso, in un paese lontano, le formiche a pranzo e le formiche a cena. Un formichiere con le formiche e il muco in testa che galleggia da imperatore per le strade del paese mentre sotto è una scia di percorsi di corsa di formiche, ognuno per conto suo che si sommerge per salvarsi. Ed ogni pranzo ed ogni cena è un flipper di zampe per sfuggire almeno per oggi al naso del despota. Raccontano nella favola che un giorno passava una zanzara, una zanzara che non era mica niente di speciale, ma che come tutte le zanzare riusciva a vedere dall’alto e mica all’altezza di un buco come il resto delle formiche abitanti della città. E come sia bastato così poco perché al mattino dopo il solito formichiere, dopo essersi lavato e i denti ed essere uscito dal suo appartamento a forma di buio, il solito formichiere trovò fuori dal suo zerbino un fiume nero, con il dorso lucido e compatto che camminava in linea. Credette fosse un incubo ma era semplicemente un gruppo. Che cominciò a salire dalle gambe per spolpargli la pancia e stringergli il collo.<br />
Perché sono sicuro che la sentite questa febbre che vi spaventa. Questa normalità di un no davanti alla cassa che mette in buca il vostro onore di gomma piuma. Perché sono sicuro che cominciate a sentirlo questo plotone di schiene che hanno deciso di stare dritte.<br />
Caro postino fallito, questa sera ti mando una lettera da portare al piano di sopra perché mi piacerebbe avere almeno due risposte: una lettera senza i biglietti da cento piegati dentro. Una lettera per passare un po’ il tempo senza farcelo passare dagli altri. Una lettera per sentirsi vivi. Tutti i giorni di tutto il mese.<br />
Sono passati poco meno di 20 anni. Poco meno di 20 anni che Libero Grassi vi scriveva &#8220;&#8230;volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l&#8217;acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere&#8230; Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al &#8220;Geometra Anzalone&#8221; e diremo no a tutti quelli come lui&#8221;.<br />
Sono passati poco meno di vent’anni, e ne sono cresciuti di liberi se non di nome liberi per aggettivo. Sono passati poco meno di vent’anni.<br />
Caro estortore, mentre decidi che negozio incollare appena comincia a fare notte  rimettiti pure le mani in tasca.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L’altro, invece,  è “a posto”.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
Caro estortore, ti mando questa lettera con il bollo tutto sputacchiato. Senza soldi, sto a posto. Stiamo a posto.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L’altro, invece,  è “a posto”.<br />
Cinquecento euro e stai messo a posto.<br />
Sappiamo i nomi, sappiamo le facce, vi ascoltiamo mentre decidete di incollare tutta vi dei Mille o mentre strisciate su a Milano in via Verdi. In un ponte di vermi che si spalma sull’Italia. Sappiamo dove state e sappiamo da che parte stare. Qual è il nostro di posto. Ambulanti ma con la parte chiara, la parte dove stare. Al massimo, per uscire a fare un giro, dico per divertirci, dico per stare un po’ insieme in questa notte così piena di corrispondenze, ci travestiamo da picciotti con l’onore dei clown e scendiamo anche noi, così magari ci incontriamo, tutti insieme a metterci il lucchetto e l’attak alla saracinesca del pizzo.</p>
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		<title>Cinquecento euro e stai messo a posto. (mettiamo l&#8217;attak al pizzo)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 09:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il testo è stato scritto e recitato in Piazza Mangione a Palermo il 15 Maggio per la 4 Festa di Addiopizzo Cinquecento euro e stai messo a posto. La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L&#8217;altro, invece,  è &#8220;a posto&#8221;. Cinquecento euro e stai messo a posto. Non si riesce nemmeno a scriverla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2009/05/folla2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-521" style="margin: 5px;" title="folla2" src="http://www.giuliocavalli.net/diario/wp-content/uploads/2009/05/folla2-150x150.jpg" alt="folla2" width="150" height="150" /></a>Il testo è stato scritto e recitato in Piazza Mangione a Palermo il 15 Maggio per la 4 Festa di <a href="http://www.addiopizzo.org/" target="_blank">Addiopizzo</a></em></p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L&#8217;altro, invece,  è &#8220;a posto&#8221;.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>Non si riesce nemmeno a scriverla una scena teatrale per come rimbomba la frase. Chissà se almeno rimbalza sugli scaffali o si impiglia tra le gambe della sedia alla cassa, chissà come si stende o sta seduta. &#8220;Cinquecento euro e stai messo a posto&#8221; non è una frase per farci un pezzo di teatro in piazza, &#8220;cinquecento euro e stai messo a posto&#8221; è una bava. Una bava che scivola fuori dalla bocca del fallito, si secca sul  pavimento come una macchia mica dignitosa che non va più via e rimane a guardarti lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato mezza giornata e la domenica ti accompagna in tasca a portare fuori i bambini. Mano nella mano, vestito della festa, gelato e anche questo mese la dignità a posto. Un pompino da cinquecento euro alla dignità che, anche se si vende tutti i mesi, è una prostituta che costa. Un negozio con una macchia per terra e un postino fallito con la dignità degli altri rapita dentro la busta non sono personaggi che ci meritano un pezzo di teatro: sono personaggi appiattiti in una lettera. E allora eccola la lettera di questo mese. Francobollo con lo sputo, timbro a forma di cerchio e ve la leggo qui. Così per questo mese vi portate via anche la mia.</p>
<p>Caro picciotto, o se preferisci, visto che hai imparato a pettinarti e vestirti pulito, caro estorsore, o, se preferisci, caro esattore. E poi caro al tuo capo ufficio, quello che sta seduto a contare i soldi quando alla sera raccoglie le mesate del mandamento, quei soldi che vi auguro che vi marciscano in mano. E poi cari a tutti i falliti, perché è da falliti mangiare sulla metastasi della paura degli altri, oppure, per capirsi meglio, cari a tutti gli uomini d&#8217;onore, così ci capiamo meglio, così vi prendiamo dentro tutti e entriamo subito in tema.</p>
<p>Sono un commerciante di parole, a volte me le pagano bene, e arrotondo sempre il peso prima di chiudere la vaschetta. Non ho mica un negozio dove potete ballare felici la vostra danza della paura, mentre lasciate la scia del vostro onore di merda sulla serranda o tutti fieri correte dopo aver acceso il fuoco del vostro segnale da vigliacchi; sono un ambulante, non so come vi organizzate in questi casi, ma siete mediamente capaci di intercettarci. Questa sera apro la saracinesca fuori orario e vi vengo a cercare io, ma mica per i cinquecento euro così sto messo a posto, ma perché avrei, dico almeno, un paio di domande, una cosa da niente, mica per capire dove non c&#8217;è niente da capire, ma per togliermi il peso. Il peso di una curiosità che alla fine cercate sempre di farci pagare nel mercato della vigliaccheria di cui siete i detentori.</p>
<p>Nonno Cleto mi diceva che bisogna pagare il giusto, mio nonno Cleto era uno che portava in giro le bombole del gas con la vespa che si arrampicava in montagna. Pensava solo alle cose fondamentali, impegnato com&#8217;era a mettere in prima, seconda e fare bene la curva. Ma questa storia del pagare il giusto se la ricordava ogni volta che stava per due minuti al semaforo rosso con la frizione tirata. Non diceva pagare poco, mica diceva pagare tanto. Diceva pagare giusto. E allora, cari ricattatori delle minacce pagate a rate, cosa c&#8217;è, cosa pensate a mettervi in mano la paura in moneta? Quanto vi costa un regalo ai vostri figli con i soldi dei figli degli altri?  Quanto vi sentite uomini a rosicchiare i torsoli come i vermi con le mele appena marcite? Com&#8217;è lavorare al mercato infame della minaccia?</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>La frase rimbalza e voi continuate a stare falliti. L&#8217;altro, invece,  è &#8220;a posto&#8221;.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>L&#8217;altro, nel negozio, chiuderà a chiave senza troppa attenzione. Anche questo mese ha pagato l&#8217;affitto ad una civiltà a rate. Poi sarà sera davanti al tavolo, la famiglia, l&#8217;educazione e la responsabilità stuprata anche questo mese. Tanto è il sistema, tanto è il nostro sistema per godersi il negozio e poi chi me lo fa fare di stare a fare il rivoluzionario. Tanto la mesata la pagheranno gli altri un pezzo al giorno. Tanto è la città intorno che sconta  la macchia a forma di crosta sul pavimento dov&#8217;è coagulata anche questo mese la sua voglia di stare tranquillo. E per il resto del mese si impara subito ad alzare la serranda con la leggerezza che sia tutto meravigliosamente normale e di seta. È un gioco da ragazzi: per dimenticarti un giorno del mese hai tutte le settimane di resto. Come sarebbe triste una città, una regione, una nazione con la gente che smette di essere gente, con il cielo che si stinge, con un tumore che sottovoce esce in nero dalla cassa una volta al mese. È un angelo che balla smutandato ciclicamente, è un liquido che si secca e che non lascia impuniti. Non sarete impuniti per quel cerotto che si aggiunge di nascosto.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>La frase rimbalza e voi continuate a stare falliti. L&#8217;altro, invece,  è &#8220;a posto&#8221;.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>I falliti risalgono in macchina, con i soldi che si ristropicciano nella tasca perché  comunque c&#8217;è da essere svelti. Svelti per partire, svelti per arrivare a finire il giro prima che si chiude. Svelti perché la combriccola disonorata dei falliti d&#8217;onore possa contare, appuntare, mischiare per le mani più in alto. Con questi 50 euro che si appiccicano alle mani, che si impiastricciano sul cuore. Con questi 50 euro che puzzano così che bisogna aprire i finestrini per riuscire a starci dentro. È un brodo di sangue e letame cucinato una volta al mese per pagare l&#8217;organizzazione. Un piatto unico a prezzo fisso per il banchetto del re nudo del mandamento. I falliti con il sorriso dei falliti sulla macchina veloce e con il sorriso che si svitano alla sera prima di entrare in casa a fingere male di poter essere persone onorate.</p>
<p>Cinquecento euro e questo mese è a posto.</p>
<p>Mi piacerebbe chiedere al governatore della paura che senso danno al tatto quei mucchi sistemati male di soldi. Se non sono ruvidi di quel conato che non si lava nemmeno a stare cento volte sotto l&#8217;acqua corrente del lavandino. Mi piacerebbe vedervi in faccia mentre vi leccate il dito per contare quanto valete questo mese. Mi piacerebbe starvi in tasca per registrare le risate fiacche.</p>
<p><a name="OLE_LINK2"></a><a name="OLE_LINK1">Perché sono sicuro che la sentite questa febbre che vi spaventa. Questa normalità di un no davanti alla cassa che mette in buca il vostro onore di gomma piuma.</a></p>
<p>Cari postini del re, c&#8217;è una favola che ogni tanto si racconta nelle scuole di Mafiopoli. È la favola di un formichiere che si tira su per il naso, in un paese lontano, le formiche a pranzo e le formiche a cena. Un formichiere con le formiche e il muco in testa che galleggia da imperatore per le strade del paese mentre sotto è una scia di percorsi di corsa di formiche, ognuno per conto suo che si sommerge per salvarsi. Ed ogni pranzo ed ogni cena è un flipper di zampe per sfuggire almeno per oggi al naso del despota. Raccontano nella favola che un giorno passava una zanzara, una zanzara che non era mica niente di speciale, ma che come tutte le zanzare riusciva a vedere dall&#8217;alto e mica all&#8217;altezza di un buco come il resto delle formiche abitanti della città. E come sia bastato così poco perché al mattino dopo il solito formichiere, dopo essersi lavato e i denti ed essere uscito dal suo appartamento a forma di buio, il solito formichiere trovò fuori dal suo zerbino un fiume nero, con il dorso lucido e compatto che camminava in linea. Credette fosse un incubo ma era semplicemente un gruppo. Che cominciò a salire dalle gambe per spolpargli la pancia e stringergli il collo.</p>
<p>Perché sono sicuro che la sentite questa febbre che vi spaventa. Questa normalità di un no davanti alla cassa che mette in buca il vostro onore di gomma piuma. Perché sono sicuro che cominciate a sentirlo questo plotone di schiene che hanno deciso di stare dritte.</p>
<p>Caro postino fallito, questa sera ti mando una lettera da portare al piano di sopra perché mi piacerebbe avere almeno due risposte: una lettera senza i biglietti da cento piegati dentro. Una lettera per passare un po&#8217; il tempo senza farcelo passare dagli altri. Una lettera per sentirsi vivi. Tutti i giorni di tutto il mese.</p>
<p>Sono passati poco meno di 20 anni. Poco meno di 20 anni che Libero Grassi vi scriveva <em>&#8220;&#8230;volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l&#8217;acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere&#8230; Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al &#8220;Geometra Anzalone&#8221; e diremo no a tutti quelli come lui&#8221;.</em></p>
<p>Sono passati poco meno di vent&#8217;anni, e ne sono cresciuti di liberi se non di nome liberi per aggettivo. Sono passati poco meno di vent&#8217;anni.</p>
<p>Caro estortore, mentre decidi che negozio incollare appena comincia a fare notte  rimettiti pure le mani in tasca.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L&#8217;altro, invece,  è &#8220;a posto&#8221;.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>Caro estortore, ti mando questa lettera con il bollo tutto sputacchiato. Senza soldi, sto a posto. Stiamo a posto.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>La frase rimbalza e lui continua a stare fallito. L&#8217;altro, invece,  è &#8220;a posto&#8221;.</p>
<p>Cinquecento euro e stai messo a posto.</p>
<p>Sappiamo i nomi, sappiamo le facce, vi ascoltiamo mentre decidete di incollare tutta vi dei Mille o mentre strisciate su a Milano in via Verdi. In un ponte di vermi che si spalma sull&#8217;Italia. Sappiamo dove state e sappiamo da che parte stare. Qual è il nostro di posto. Ambulanti ma con la parte chiara, la parte dove stare. Al massimo, per uscire a fare un giro, dico per divertirci, dico per stare un po&#8217; insieme in questa notte così piena di corrispondenze, ci travestiamo da picciotti con l&#8217;onore dei clown e scendiamo anche noi, così magari ci incontriamo, tutti insieme a metterci il lucchetto e l&#8217;attak alla saracinesca del pizzo.</p>
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		<title>La merda detrattrice su Roberto Saviano</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 23:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[conato]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco, se c&#8217;è qualcuno qualsiasi che sappia disegnare una cosa qualsiasi (che ne so magari un cesso) per far aprire dolorosamente gli occhi, io sono con lui e nel peggiore dei casi anche con il cesso. Se è dubbio di letteratura (nonostante il conato sempre presente della paura) ancora di più. Un abbraccio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, se c&#8217;è qualcuno qualsiasi che sappia disegnare una cosa qualsiasi (che ne so magari un cesso) per far aprire dolorosamente gli occhi, io sono con lui e nel peggiore dei casi anche con il cesso. Se è dubbio di letteratura (nonostante il conato sempre presente della paura) ancora di più.</p>
<p>Un abbraccio.</p>
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