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	<title>Giulio Cavalli &#187; Sicilia</title>
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	<description>Il sito di Giulio Cavalli. Attore, autore, scrittore, consigliere regionale in Lombardia</description>
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		<title>Sui forconi siciliani</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;amico Pietro propone una lettura non convenzionale. Rivolta di popolo? In parte certamente si, vista l’evidente saldatura scattata in Sicilia fra ogni emergenza e categoria sociale e i due filoni portanti della “rivoluzione dei forconi”, coltivatori e camionisti. Contro il potere della Regione Sicilia (che ricordo essere una delle autonomie più forti del Belpaese)? Neanche per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;amico <a href="http://orsattipietro.wordpress.com/2012/01/23/forconi-tir-clientelismo-e-mafie-e-qualche-suggestione-golpista-italiabloccata/" target="_blank">Pietro propone una lettura non convenzionale</a>. <em>Rivolta di popolo? In parte certamente si, vista l’evidente saldatura scattata in Sicilia fra ogni emergenza e categoria sociale e i due filoni portanti della “rivoluzione dei forconi”, coltivatori e camionisti. Contro il potere della Regione Sicilia (che ricordo essere una delle autonomie più forti del Belpaese)? Neanche per sogno. Contro i partiti che hanno sostenuto la disastrosa gestione del governo di Berlusconi? Ma non scherziamo. Tutti, e ripetiamo tutti, contro il governo Monti e le sue liberalizzazioni. E basta.</em></p>
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		<title>41 BIS: Opera ha un direttore inopportuno. E Riina rimane una vergogna.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 16:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione di Giulio Cavalli, consigliere regionale Sinistra Ecologia Libertà &#8220;Apprendo oggi dalla stampa che Giacinto Siciliano, direttore del carcere di Opera, è sotto processo per una brutta storia di rapporti illegali con un camorrista. E pensiamo che ciò sia gravemente incompatibile con la carica da lui ricoperta oltre che lesivo della dignità del regime carcerario del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2011/09/0000328235.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8842" title="0000328235" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2011/09/0000328235-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Dichiarazione di Giulio Cavalli, consigliere regionale Sinistra Ecologia Libertà</em></p>
<p>&#8220;Apprendo oggi <a href="http://www.unita.it/italia/riina-minaccia-i-di-nicola-biondo-i-1.335453" target="_blank">dalla stampa</a> che Giacinto Siciliano, direttore del carcere di Opera, è sotto processo per una brutta storia di rapporti illegali con un camorrista. E pensiamo che ciò sia gravemente incompatibile con la carica da lui ricoperta oltre che lesivo della dignità del regime carcerario del 41 bis, scritto con il sangue dei martiri di questa nostra Repubblica.</p>
<p>Tanto più che, come è scritto a chiare lettere nel rapporto di servizio stilato dopo una visita dell&#8217;onorevole Sonia Alfano, il detenuto d&#8217;eccellenza Totò Riina ha avuto per lui, in mezzo alle pesanti minacce rivolte ai parlamentari, parole di elogio e stima.</p>
<p>E qualsiasi parola di elogio da parte di un uomo come Riina rappresenta una vergogna nei confronti della legalità e della storia democratica di questo Paese.</p>
<p>Prima che arrivi la giustizia, chiediamo quindi a Siciliano un gesto di responsabilità: si sospenda finché non viene fatta chiarezza.</p>
<p>Intanto, come consigliere regionale, mi impegno a vigilare settimanalmente sulla gestione del carcere e invito tutti i miei colleghi a fare altrettanto con sopralluoghi improvvisati, pretendendo di esercitare appieno il nostro ruolo. Saremo il pungolo affinché il direttore si renda conto al più presto della sua inopportunità.</p>
<p>Al signor Riina ricordo che l&#8217;impunità collusa di cui ha lungamente goduto nella sua condizione di detenuto tollerato si concluderà nel momento in cui verrà riconosciuto come pavido prepotente di questi ultimi decenni.</p>
<p>Al dottor Siciliano ricordo che la garanzia di buona detenzione non può permettersi di sfociare in un lassismo nei confronti dei suoi detenuti perché, al di là di ciò che è politicamente corretto, Totò Riina è una vergogna di questo Paese&#8221;.</p>
<p>Milano, 25 settembre 2011</p>
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		<title>Il cambiamento preconfezionato: Leoluca Orlando sindaco di Palermo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 14:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà che la Storia se non si impara si è condannati a riviverla, sarà che tutti parlano di cambiamento e vogliono farci l&#8217;ultimo giro possibilmente senza cambiare ma la <a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/07/03/news/sindaco_in_campo_orlando_ma_il_pd_pronto_allo_scontro-18584295/" target="_blank">notizia di Leoluca Orlando</a> che si propone sindaco di Palermo è la sostituzione della politica del cambiamento con la politica cangiante. Che non sono proprio la stessa cosa. E tra il PD che appoggia la giunta Lombardo in Sicilia, Genchi che ne è consulente e un&#8217;orda di indagati tra gli eletti, rischierebbe anche di sembrare una buona notizia. Cambiare significa farsi da parte. Almeno a 64 anni dopo avere già dato e già preso. Per favore.</p>
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		<title>Ipse dixit</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 10:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Cavalli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>De Magistris? Ha bisogno di un bagno, di un bagno di umiltà. Mannino? Non è un mafioso. Il processo Andreotti? andava archiviato. Cuffaro? punizione esagerata. Lombardo? vittima di un complotto giudiziario. Lo <a href="http://www.dipalermo.it/2011/05/08/personaggi-dipalermo-parla-gioacchino-genchi/" target="_blank">dice Genchi qui</a>.</p>
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		<title>VARESENEWS sullo spettacolo NOMI, COGNOMI E INFAMI</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Giulio Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Gomorra è qui&#8221; Giulio Cavalli ha portato alla Schiranna il suo spettacolo &#8220;Nomi, cognomi e infami&#8221; sulla presenza di mafia e &#8216;ndrangheta in Lombardia Suona una sveglia un po&#8217; particolare ad Anche Io. È quella di Giulio Cavalli con il suo teatro-verità su un tema duro da mandar giù: quella della presenza mafiosa in terra lombarda. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2010/09/47203_467305399401_604259401_6632210_601680_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3251" style="margin: 5px;" title="47203_467305399401_604259401_6632210_601680_n" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2010/09/47203_467305399401_604259401_6632210_601680_n-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>&#8220;Gomorra è qui&#8221;</strong></p>
<p><em>Giulio Cavalli ha portato alla Schiranna il suo spettacolo &#8220;Nomi, cognomi e infami&#8221; sulla presenza di mafia e &#8216;ndrangheta in Lombardia</em></p>
<p>Suona una sveglia un po&#8217; particolare ad Anche Io. È quella di <strong>Giulio Cavalli</strong> con il suo teatro-verità su un tema duro da mandar giù: quella della presenza mafiosa in terra lombarda. &#8220;<em>Nomi, cognomi e infami</em>&#8221; prometteva, e<strong>&#8220;tagliando e cucendo&#8221; fatti recenti e meno recenti</strong>, per il pubblico della Schiranna ne è uscito una sorta di <strong>promemoria del malaffare</strong>, del cancro malavitoso che corrode la pubblica fiducia in una regione che, in teoria, con le mafie e la mentalità che le partorisce e sostiene, non dovrebbe avere nulla a che fare. Invece è la quarta regione mafiosa d&#8217;Italia, e, per l&#8217;entità dei vorticosi giri di soldi legati ad appalti e riciclaggio di denaro sporco, probabilmente in ultima analisi <strong>la prima</strong>. E non da ieri.<br />
Impossibile andare ad analizzare tutti i vari aspetti che Cavalli ricostruisce: la sua ormai è <strong>«una missione, una battaglia»</strong>, caotica quanto può esserla quella sul campo. Da quello spettacolo &#8220;<em>Do ut des</em>&#8221; che dal 2006 portò avanti, in Sicilia in vere capitali storiche di clan potenti come Gela o Corleone, con l&#8217;appoggio di sindaci-coraggio (Crocetta) e le risate del pubblico che<strong> cominciavano a demolire sottilmente il potere totalitario dei boss</strong>, vennero le prime minacce, giunte in terra lombarda. A quel punto non restava che proseguire a testa alta: una volta irritati i &#8220;mammasantissima&#8221; di turno, <strong>indietro non si torna.</strong> E allora ecco Cavalli portare avanti una sua politica teatrale, dichiarata: mettere a nudo i boss, evidenziare insulsaggini, <strong>«medievalità</strong> e pochezza», come dice, delle organizzazioni mafiose e dei loro rituali. Come quello, che descriveva al pubblico facendosene allegramente beffe nel suo monologo, della <em>punciuta</em>, con cui si affiliano i nuovi picciotti di Cosa Nostra.<a href="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2010/09/anche_io_2010___nomi_cognomi_e_infami_09.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3252" style="margin: 5px;" title="anche_io_2010___nomi_cognomi_e_infami_09" src="http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2010/09/anche_io_2010___nomi_cognomi_e_infami_09-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> Con tanto di ramo di arancio amaro, spina, sangue versato su un santino da dare poi simbolicamente alle fiamme, giuramento di fedeltà. O ancora i soldi sepolti sottoterra dai boss Lo Piccolo di Palermo; o i &#8220;pizzini&#8221; sgrammaticati di Provenzano. <strong>Spigolature che riportano i temutissimi signori della violenza e dell&#8217;abuso a dimensione d&#8217;esseri umani fallibili</strong>, custodi di &#8220;sacre regole&#8221; giurate che, ricordava Cavalli, vengono puntualmente violate. Si giura, entrando nella mafia, di non tradire la moglie, ma i boss non disegnano di certo amanti e prostitute; non si dovevano avere rapporti con gli &#8220;sbirri&#8221;, e poi si trattava dietro le quinte con settori deviati dello Stato; e così via.</p>
<p>Tornando a noi dalla Sicilia, è in Lombardia che il pericolo dell&#8217;assopimento delle coscienze è più alto. In questa nostra terra in cui prima clamorosa vittima di mafia fu, ricorda Cavalli, nel 1979, l&#8217;avvocato<strong>Giorgio Ambrosoli</strong>, il liquidatore del Banco Ambrosiano che fu di Calvi, l&#8217;allievo di Sindona. Un uomo simbolo della migliore borghesia Ambrosoli, ucciso dai mafiosi perchè onesto. Il lombardo Cavalli, ora anche consigliere regionale, può ben lanciare i suoi allarmi ancora adesso, nel 2010, quando ripete che ormai<strong> il vero centro della &#8216;ndrangheta, la più potente mafia italiana, è proprio a Milano e dintorni</strong>. Un centro ancora sottomesso a decisioni calabresi, se è vero quanto emerso dalle più recenti indagini: ma un vero &#8220;cervello&#8221; strategico per gli interessi, il transito e la moltiplicazione del denaro e del potere. Cavalli descrive dunque, in questo spettacolo, la <strong>mutazione generazionale</strong> degli &#8216;ndranghetisti trapiantati al Nord e giunti a dominare varie cittadine dell&#8217;hinterland milanese, &#8220;coree&#8221; tristemente note.<strong>Dai sequestratori anni Settanta ai boss del narcotraffico, fino alla grande torta degli appalti</strong> edili e del movimento terra in cui le seconde generazioni spadroneggiano ormai in veste di imprenditori, in un curioso fenomeno di ascesa sociale, diciamo così.<br />
Tutto mentre, fustiga Cavalli, &#8220;a Milano la mafia non c&#8217;è&#8221; hanno detto a più riprese sindaci e persino prefetti dagli anni Ottanta fino a tempi recentissimi. <strong>Invece c&#8217;è eccome</strong>. E <strong>«sta a cento passi da Palazzo Marino»</strong>. Basti ricordare chi ha ammesso di aver finanziato la campagna elettorale di un importante esponente della Regione&#8230; Per tacere della provincia lombarda. Anche la nostra zona fa la sua molto disonesta parte, fra gli <strong>omicidi</strong> di &#8216;ndrangheta che nel decennio scorso hanno insanguinato l&#8217;alto Milanese, fra Lonate Pozzolo, Ferno e il Legnanese, o quel boss che vantava di aver mobilitato il voto dei calabresi trapiantati verso un determinato amministratore di una città della zona di Malpensa. Aeroporto nel quale i Filippelli di Lonate entravano e uscivano a piacere, operando sotto l&#8217;ala di quel Vincenzo Rispoli descritto da Cavalli come «il principe nero delle vostre zone». &#8220;Onore&#8221; forse eccessivo, ma le indagini puntano dritte su di lui come capo della &#8220;locale&#8221; di Legnano-Lonate.<br />
La battaglia contro la mafia, comunque essa si chiami, «è ricerca di <strong>dignità</strong> ed è una responsabilità della politica», ci ricorda Cavalli in veste di martello delle coscienze. Perchè tacendo, chiudendo occhi, bocca e orecchie, avverte «non resteremo impuniti, bensì finiremo complici» del nostro stesso asservimento. Perchè, insiste l&#8217;attore, <strong>«Gomorra è qui».</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=181439" target="_blank">http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=181439</a></strong></p>
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