Parla il sindacato dei giornalisti «Minacce a Cavalli, serve più solidarietà»

«Come mai a Lodi e a Milano, città gelose della propria libertà, i cittadini, i circoli e le istituzioni hanno “lasciato correre” una cosa così grave? Cosa significa questo silenzio assordante?». E il silenzio, se si tratta della vicenda di Giulio Cavalli, l’attore e autore lodigiano «minacciato di morte dalla mafia per aver preso in giro Bernardo Provenzano in alcuni spettacoli in piazza in Sicilia e in Lombardia», pesa. Parola di Alberto Spampinato, quirinalista dell’Ansa, consigliere nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti.Il giornalista è intervenuto sulla vicenda di Giulio Cavalli come direttore di Ossigeno per l’Informazione, nell’ambito dell’Osservatorio Fnsi sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza. «Com’è che i giornali, tranne rare eccezioni, non parlano di questa storia dell’attore lodigiano Giulio Cavalli minacciato di morte della mafia? Come mai il mondo del teatro non dice una parola su un attore che da un anno è costretto a girare con la scorta?» è la domanda che apre l’intervento di Spampinato. Ma il giornalista si spinge oltre e parla anche di “paura” e “rassegnazione” che portano inevitabilmente all’isolamento di una vittima dell’ingiustizia.«Questa vicenda dovrebbe produrre solidarietà, sostegno e protezione di una voce libera e coraggiosa – ha aggiunto Spampinato -; molti italiani pensano che in questa storia se c’è uno che ha sbagliato, è Giulio Cavalli, che usando una formula molto usata “se l’è cercata”». Il consigliere della Fnsi parla anche degli effetti del condizionamento mafioso al nord, in cui ora vige la stessa regola del silenzio che stabilisce che «un attore, uno scrittore, un giornalista per vivere tranquillo non deve mai comportarsi come Giulio, né come quell’altro matto di Roberto Saviano, né come quei cronisti scriteriati alla Lirio Abbate, Rosaria Capacchione e via elencando. No, chi vuole vivere senza minacce di morte o di altre rappresaglie può farlo semplicemente attenendosi alla regola di parlar d’altro e fingere che la mafia non esista». Una regola comoda e fin troppo facile da rispettare, «per questo abbraccio Giulio Cavalli, Roberto Saviano e tutti i matti come loro».R.M.

DA IL CITTADINO

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