Minaccia che ti passa

di Sergio Nazzaro

Al Sud chi opera, lavora onestamente è costantemente minacciato. Lo stesso vale per i politici che impegnandosi seriamente contro le mafie, devono vivere sotto scorta. Lo stesso accade al nord, lo stesso accade a Giulio Cavalli. Possono essere minacce ridicole per un Giullare, ricordandosi che i giullari qualche tempo fa venivano decapitati in piazza. Un proiettile, macchine sospette vicino al teatro, volantini sui parabrezza delle macchine parcheggiate vicino alla filiale dove Cavalli ha aperto il conto bancario per la sua campagna elettorale. Molti vivono sotto scorta, per buone o cattive ragioni. C’è da sottolineare come solo una parte ha cambiato destinazione d’uso. Giulio Cavalli è il pungolo negli affari delle mafie al nord. Perché al nord ci sono le mafie, come al sud. Anzi diciamocela tutta in Italia ci sono le mafie. Non è una novità. Neanche la macchina di armi ed esplosivi trovata quando arriva Napolitano. E si discute pure se sia un messaggio o meno. Napolitano quando andò a Napoli, durante la guerra di Scampia, arrivò lo stesso giorno in cui furono ammazzate tre persone. Sfida o disinteresse verso il così definito Stato Italiano? Disinteresse, probabile, anche verso Giulio Cavalli e le minacce che riceve continuamente. Tutte documentate e messe in fila. Il vero problema del Giullare del teatro italiano è che non si piega a fare la vittima, né si sconforta, lamentandosi perché qualcuno lo venga a salvare. Anzi ogni minaccia diventa una ferma e convinta idea che le mafie si innervosiscono se qualcuno le deride e le riduce a ciò che sono: uomini ignoranti e violenti. Peppino Impastato docet. Giulio Cavalli ha un ulteriore difetto: non ha gloria di se stesso e del suo martirio. Usa la sua grande capacità narrativa, comunicativa e teatrale mettendola veramente a disposizione degli altri. Se lo intervistate, non parla quasi mai di lui, se non per farsi una risata di scherno. Certo della lezione che non bisogna mai prendersi troppo sul serio. Giulio dà luce alle storie dimenticate, all’evidenza delle mafie che ammazzano e spadroneggiano nel nord, avvolti dall’indifferenza di molti e alla malevole ignoranza delle Istituzioni. Questa è una minaccia. Perché se fai la superstar system di te stesso e ti glori, le mafie se ne fregano, anzi gli sembra di stare a Hollywood e si divertono. Ma se svegli le coscienze, allora proprio non va bene. Ulteriore minaccia è al presenza in politica di Cavalli, persona che ha un’irresistibile istinto di sincerità condito anche dalle parole che i benpensanti definiscono parolacce: legalità, impegno, bellezza. Se fossi mafioso mi preoccuperei seriamente perché Cavalli è una minaccia seria agli affari, quelli che contano, quelli da milioni di euro e soprattutto per l’Expo. Loro, i bravi ragazzi, che hanno sempre avuto la vista lunga, sanno che un Cavalli in consiglio regionale porta a scrivere nei bilanci mafiosi un bel disavanzo di entrate. E questo proprio non va bene. Quindi lo si deve minacciare come ormai stanno facendo dal 2006. Loro minacciano, però sono anche un poco scontenti i mafiosi. Perché se minacciano lo fanno per avere gloria sui giornali. Come è possibile che minacciano un cittadino lombardo e nessuno ne parla. Già mi immagino i discorsi tra mafiosi: “minchia, ma dobbiamo bombardarlo per farci prendere sul serio?”. Tranquilli mafiosi, ndranghetisti e camorristi e coronari pugliesi. Voi avete avuto sempre la vista lunga e quindi, come già avete dimostrato, lasciate fare alla politica. Quelle delle correnti, delle poltrone calde, degli inciuci e dei caratteri deboli. La politica delle invidie, dei paurosi dei rinnovamenti, dei grandi strateghi che contano i voti di seggio e sezione. Lasciate fare ai demiurghi delle alleanze, dei prospetti e delle mezze frasi. Lasciate fare alla politica che la parola coraggio l’ha cancellata dal vocabolario sostituendola con la parola ignavia. Lasciate fare cari bravi ragazzi, perché i vostri migliori alleati sono proprio i politici, anche quelli amici di Giulio Cavalli. Che tramano e disfano, dicono e non dicono. Alla fine se non si parla delle vostre minacce è perché loro fanno più rumore, confondo le acque e senza pensiero alcuno riusciranno a declamare qualche mezza frase contro di voi, in attesa di ricevervi. Il mio pensiero va alle persone che sono vicine a Cavalli, che ne assicurano la sicurezza. Quelle persone non le vedete mai perché sono discrete, non fanno teatro loro, non fanno mostra di se. Già, sono solo l’Italia onesta che lavora. Non lasciate sola una voce sincera. Ma non c’è bisogno di dirlo. Lo fanno già, ogni giorno. Politici o bravi ragazzi che siano.

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