Fermate il decreto sulla Protezione Civile spa e diteci la verità

“Se saltano i controlli vengono meno le responsabilità della politica e le guarentigie della democrazia. Così il pericolo di infiltrazioni criminali aumenta”. Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, riassume in pochi punti la contrarietà al decreto su Protezione civile Spa. Il suo è un no che unisce magistrati, imprenditori, rappresentanti dell’associazionismo e del volontariato. Quasi un urlo di rabbia, quello che giunge da una fetta significativa della società civile, e si oppone alla privatizzazione della macchina delle emergenze.

Don Ciotti non dimentica di esprimere “gratitudine e riconoscenza per l’impegno sinora profuso dagli uomini della Protezione civile”. Ma aggiunge: “In questo settore non può venire meno la responsabilità della politica, che deve far rispettare le regole. Non si può pensare a privatizzare una funzione fondamentale dello Stato – dice il sacerdote da 40 anni impegnato nel sociale – Questo sembra tanto un ulteriore passo verso l’abolizione dei controlli nel nostro Paese. D’accordo, le emergenze e la necessità di ricostruire dopo i cataclismi richiedono una burocrazia veloce ma l’assenza di controlli, quando ci sono di mezzo grandi appalti e grandi opere, favorisce chi tenta di infiltrarsi in modo illecito”.

Giancarlo Caselli, procuratore generale a Torino, parla dei rischi di una “deregulation”: “Quando tutto diventa una continua emergenza, quando passa questa logica, il pericolo che si finiscano per favorire interessi illeciti è forte. Lo Stato non può affrancarsi da procedure certe e trasparenti in una materia come questa”.

Giuseppe Callipo, ex presidente di Confindustria Calabria e candidato di Italia dei valori alle regionali, invoca una “riorganizzazione della Protezione civile italiana, ma non certo della direzione della privatizzazione”. Per Callipo, fondatore del movimento “Io resto in Calabria”, la ricetta non è quella contenuta nel decreto del governo: “Nessuno mette in dubbio il valore dell’opera della Protezione civile: io ho ancora negli occhi la tragedia dell’alluvione di Vibo Valentia, nel 2006, tre morti che potevano essere di più se non ci fossero stati interventi efficaci. Ma occorre potenziare la struttura nelle regioni – dice – e lavorare per una maggiore collaborazione con altre forze come i vigili del fuoco”. Ma sono gli appalti l’anello debole della catena: “La mia esperienza in Calabria – dice Callipo – mi insegna che le procedure di emergenza possono mettere a repentaglio la legalità: con le somme urgenze, da queste parti, si è finito per favorire le imprese amiche e i compari. La mia impressione è che, come spesso capita in Italia, queste regole finiranno per aiutare i furbi”.

Il viaggio nel dissenso verso Protezione civile spa si conclude in Sicilia. Dove Rita Borsellino, eurodeputata e leader del movimento “Un’altra storia”, rivolge un appello direttamente a Guido Bertolaso: “Fossi in lui, chiederei di sospendere l’esame del decreto. Fino a quando, almeno, non si farà chiarezza su quello che è stato sinora il sistema di gestione delle emergenze e dei grandi eventi in Italia. Una cosa è la necessità di interventi rapidi a seguito di calamità. Un’altra – conclude la Borsellino – è rendere l’emergenza la normalità, nel nostro Paese. Saltando a piè pari le procedure previste dalla legge”.

Rafforziamo la Protezione Civile che costituisce una risorsa del paese di fronte a disastri e calamità, ma fermiamo gli abusi dalla legge che generano corruzione e favoritismi. Una pratica che danneggia anche il mercato. Ritorniamo nella legalità. Davanti a questo scandalo l’Italia ha bisogno di trasparenza e verità, non di segreti e deroghe dalla legge.

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