L’UNITA’ intervista Giulio Cavalli:«Devono avere la forza di diventare loro la politica»

«Devono avere la forza di diventare loro la politica» Giulio Cavalli, regista, attore e candidato «indipendente» dell’IdV in Lombardia: «È dal 500 che si va in piazza per le ingiustizie. La società civile non deve essere “ospite” in casa d’altri» – Il colloquio

di Eduardo Di Blasi

Giulio Cavalli, classe 1977, attore teatrale, autore e interprete di quel cosiddetto «teatro civile» che lo ha portato per vie scomode, affrontando nei propri spettacoli temi difficili, primi fra tutto quello della mafia. Ha subito ritorsioni. E per questo vive sotto scorta. A Milano, due settimane fa, hanno rinvenuto nei pressi del teatro dove andava in scena il suo spettacolo «A cento passi dal Duomo» (scritto con Gianni Barbacetto), una busta con 23 proiettili. Ennesima minaccia. Giulio, che è candidato per l’IdV al consiglio regionale della Lombardia, spiega così la sua «discesa in campo», sponsorizzata anche da Luigi De Magistris e Sonia Alfano: «Mi ero stancato di essere accusato di fare teatro troppo politico…». Lui, candidato indipendente, figlio della cosiddetta società civile, cosa pensa del Popolo viola che scende in piazza per la giustizia? «La piazza è stata per me è stata una cassa di risonanza importante, soprattutto se contenuta nei modi civili. E il Popolo Viola ha anche aggiunto vette estetiche magnifiche come il manifesto sul “compagno Fini”. Quello che serve è che faccia lo scatto e diventi “politica”». Quella del No B-day è stata definita una piazza antipolitica. «No, era l’alternativa politica, che però deve “entrare” ancora nella politica. A me fa arrabbiare la distinzione tra società civile e politica. Io, ad esempio, sono un candidato indipendente, nuovo prodotto di marketing. Si dice: “La politica apre alla società civile”, come se fosse un piacere che le fa. Non è un danno enorme pensare che il professionismo politico può poi fare delle concessioni alla società civile? No, adesso bisogna reclamare il proprio posto. Siccome io mi incazzo sulle parole. E noi siamo riusciti a farcele fregare, credo che il candidato indipendente faccia il paio con il giusto processo, l’impedimento legittimo . Un giorno mi aspetto la giraffa alta… Il candidato indipendente viene accolto in una casa ma lo arreda. io non voglio fare il coinquilino a sbafo». Che speranza ha di essere eletto? «Non ne ho la più pallida idea». È una battaglia praticabile? «Per me sì, ma sta parlando con uno che si è buttato dentro anche alla battaglia contro la ‘ndrangheta in Lombardia, che vedo praticabile…». A Milano non c’è la mafia, dicono le istituzioni cittadine… «La mafia in Lombardia è così conclamata che basta mettere in fila cinque subappalti. E per questo che la società civile deve avere un proprio posto al Pirellone, dove le carte dei subappalti passano. Si tratta solo di rendere tutto trasparente. Io voglio essere quello che in siciliano si direbbe uno scassaminchia. Uno scassaminchia con una sua estetica. Non un urlatore da piazza, ma uno scassaminchia con poesia. Voglio essere il Ponte di Messina tra la società civile e il Pirellone». Le ultime notizie di cronaca ci consegnano un quadro inquietante… «Che Di Girolamo fosse vicino agli Arena, basterebbe alzare il telefono e chiamare Pino Masciari. Si vedrebbe anche come in Italia vivono i testimoni di giustizia e come vivono corrotti e corruttori. La cosa che mi stupisce è che ogni volta ci debba essere questa fatica a dover convincere che la ‘ndrangheta è vicinissima alla politica. Quelle intercettazioni hanno alzato il tappeto e ci hanno fatto vedere i veri rapporti di forza in questo Paese». Queste informazioni non sembrano muovere l’opinione pubblica… «È che c’è troppa poca gente che vota, ed è frutto dell’impermeabilizzazione che la televisione ha fatto». Il Popolo viola scende in piazza per la giustizia… «Uno degli aspetti più sorprendenti del Popolo viola è stato quello di aver reso “la giustizia” un problema di pancia. La giustizia! Che di solito è vista come un problema tecnico delegato ai tecnici. E invece è dal Cinquecento che il popolo scende in piazza per le ingiustizie». La mobilitazione è nata sulla rete. Pensa possa essere una nuova piattaforma di scambio di idee? «Non riusciranno a fermarlo. A differenza della televisione che l’hanno educata loro, che l’hanno male-educata come loro conveniva, la rete è difficile da educare. La rete è uno dei valori da difendere». ROMA

25 febbraio 2010

pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 19) nella sezione “Cronaca italia”

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