Se il Trota non si fosse chiamato Bossi

da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli

Sull’elezione di Renzo Bossi ricevo e volentieri pubblico questa lettera di Michele, segretario di seggio in un comune lombardo alle ultime regionali, in una circoscrizione dove Renzo Bossi non era candidato.

Gentile Dottor Gilioli,

L’elezione di Renzo Bossi e l’elevato numero di preferenze che ha ottenuto secondo me non dovrebbero stupire più di tanto.

Infatti in Italia vige il principio del favor voti, in base al quale «il voto, ancorchè non espresso nelle forme previste dal legislatore, può ritenersi valido tutte le volte in cui, da un lato, risulti manifesta la volontà dell’ elettore (univocità del voto) e, dall’ altro, per le modalità di espressione (non conformi al modello legislativo), esso non sia riconoscibile».

Secondo questo principio, dunque, la sostanza (ovvero la volontà dell’elettore se chiaramente manifesta) prevale su eventuali vizi di forma.

Quindi, se una scheda presenta la croce sul simbolo di un partito e al contempo nello spazio riservato alla preferenza il cognome e/o nome di un candidato anche scritto in modo grammaticalmente scorretto, è valido sia il voto al partito che la preferenza indicata. Ma non solo. Nel caso in cui la preferenza fosse espressa ad un politico non presente tra i “preferenziabili”, ma a tutti noto, comunque il voto al partito sarebbe valido (perchè l’elettore non è riconoscibile), mentre ovviamente la preferenza no.

Ebbene, nelle le ultime elezioni regionali, durante le quali ho assunto la funzione di Segretario di seggio presso una sezione di un piccolo Comune brianzolo, ricordo moltissimi casi di schede contenenti la croce sul simbolo del Partito e contemporaneamente, nelle preferenze, l’indicazione di un politico nazionale non tra quelli in lista (per esempio, scheda votata al PDL e nelle preferenze “Berlusconi” o “Formigoni”, piuttosto che scheda votata per IDV e nelle preferenze “Di Pietro”).

Come detto, tutti questi voti sono stati, anche in accordo con i rappresentanti di lista, considerati validi per il partito, mentre la preferenza ovviamente no, non potendola attribuire ad alcuno dei candidati in lista.

Puoi ben immaginare quante siano state, in un piccolo paese del profondo nord brianzolo, le schede votate per la Lega Nord con indicazione “Bossi”.

Non posso chiaramente fornirti cifre, anche perchè queste schede indicanti preferenze ad un politico non compreso nelle liste non venivano conteggiate, ma son sicuro di aver letto assai più “Berlusconi” o “Formigoni” o “Bossi” rispetto a qualunque altro candidato presente nelle liste.

Per tanto, a me pare ovvio che, se nella mia circoscrizione si fosse presentato un candidato dal nome “Giuseppe Berlusconi”, piuttosto che “Sandro Formigoni”, piuttosto che “Lorenzo Bossi”, a lui sarebbero andate tutte le preferenze espresse da quegli elettori che hanno accompaganto il loro voto con l’indicazione del politico nazionale famoso.

Sarebbe molto interessante prendere una circoscrizione dove Renzo Bossi non era candidato, verificare quante schede riportano tra le preferenze il cognome “Bossi”, e confrontare questo dato con le preferenze a “Bossi” espresse nella circoscrizione in cui era candidato.

Ovviamente, Renzo Bossi è stato eletto in modo democratico, rispettando la legge elettorale e ha pieno diritto di essere consigliere della Regione Lombardia e da cittadino lombardo spero che faccia bene.

Forse, più che interrogarsi su “chi l’ha votato” occorrerebbe chiedersi se il sistema elettorale è corretto.

Ciao.

Michele.

Rispondi