Israele e l’ennesima umiliazione dei diritti umani

La striscia di Gaza è un piccolo territorio situato lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,4 milioni di Palestinesi.

Dopo la creazione dello stato di Israele nel 1948 vengono stabiliti i confini di Gaza che, da quel momento, è occupata dall’Egitto fino al 1967, per poi passare sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira da Gaza, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e del mare.
La maggior parte della popolazione è composta da rifugiati fuggiti o espulsi dalle loro terre nel 1948, che vivono ancora oggi, in gran parte, negli otto campi profughi gestiti dall’ONU. In questa prigione a cielo aperto, in cui i palestinesi subiscono ogni sorta di violazione dei diritti umani da parte dell’esercito israeliano, non possono neppure arrivare aiuti umanitari e gli abitanti della striscia vivono in condizioni precarie.

La comunità internazionale sembra non accorgersene e non vedere.

Poi accade l’inevitabile come quello che è avvenuto questa notte e, allora, non si può più tacere. Nella notte scorsa la marina militare israeliana ha assaltato una nave del convoglio Freedom Flotilla, organizzato da diverse Ong internazionali e diretto verso la striscia di Gaza. L’attacco è avvenuto a 64 chilometri dalla costa in acque internazionali. Al momento risultano 19 morti e 26 feriti. I militari israeliani hanno sparato contro civili di ogni nazionalità, che stavano cercando di portare aiuti umanitari nella striscia.

Ritengo che il comportamento dell’esercito israeliano debba essere condannato con fermezza. Ancora una volta Israele ha dimostrato di ignorare completamente il rispetto dei diritti umani, affermando un diritto di difesa inesistente.

Non è possibile che la comunità internazionale continui a tacere.

Confesso che mi aspettavo una presa di posizione comune, speravo che tutti i politici condannassero senza esitazione un attacco tanto vile.

Tuttavia in una notizia Ansa delle h10:49 leggo che l’On.Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, commenta l’assalto di Israele affermando “non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo ma la questione era nota da giorni. Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico. Possiamo discutere sulla reazione israeliana ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda. Credo che in operazioni di guerra così delicate queste azioni spettacolari servano solo a peggiorare la situazione e a rendere ancora più impraticabile la strada del dialogo. Mi pare che sia in atto una voluta provocazione per vedere fino a che punto Israele reagisce.”

Mi sembra sia opportuno che almeno i politici con alti incarichi istituzionali iniziassero a prendersi la responsabilità di gravi dichiarazioni, che probabilmente rilasciano senza neppure conoscere i fatti. Se per il sottosegretario agli Esteri Mantica una nave che tenta di portare aiuti umanitari (10mila tonnellate tra cui cemento, medicine, generi alimentari, altri beni fondamentali, case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche) con a bordo dei civili disarmati è una provocazione, non oso immaginare quale concetto abbia di reazione alla provocazione.

Queste esternazioni non solo fanno male alla politica estera, ma feriscono profondamente la coscienza politica e civile di tutti i cittadini italiani. Mi piacerebbe sentire da esponenti di Pdl e Lega Nord almeno una flebile voce di condanna e vedere, almeno per una volta, una reazione nei confronti dell’ennesimo oltraggio ai diritti umani.

Rispondi