Caro Assessore Boscagli, è inciampato in un orfano

Caro assessore Boscagli,

questa mattina ho avuto modo di leggere sull’Avvenire e su alcune agenzie la sua reazione ai miei dubbi su questo fantomatico bonus “in aiuto di quelle donne che scelgono l’aborto per motivi economici, ma che in altri condizioni non lo farebbero mai”. Riferendosi a me dice “provi a informarsi alla clinica Mangiagalli e a tutti i Centri di aiuto alla vita e scoprirà che con metodo analogo al nostro sono stati salvati migliaia di bambini, poi accuditi ed educati attraverso un’opera di assistenza alle mamme e alle famiglie. Questi sono fatti, mentre lui fa demagogia”. Ora vede, caro Boscagli, glielo riferisco con un certo fastidio, purtroppo per me (e per il suo tempismo) non ho proprio bisogno di informarmi sui “migliaia di bambini salvati” perché sono uno di quelli. Sono stato adottato nella città di Milano nel lontano 1979 da madre misconosciuta (per una discutibile ma poco discussa legge sull’anonimato dei genitori naturali) e “salvato” (riprendendo il suo verbo apologetico) nel fu brefotrofio di Viale Piceno. Non so se mia madre mi abbia abbandonato “solamente per motivi economici” o la mia nascita piuttosto che un aborto siano stati dettati da valutazioni di bilancio; così come non so nemmeno quale stato di solitudine, disperazione, indifferenza o isolamento sociale possa spingere una madre a rinunciare (qualunque sia il modo) al proprio figlio. Proprio non lo so. Nemmeno io che ne sono figlio. E tanto meno lei, caro assessore Boscagli, che si riferisce così elegantemente asettico ad una tribolazione di madre che da tutto questo ne esce abbastanza calpestata. Non mi spiego nemmeno perché in questo Paese, che oggi festeggia il proprio compleanno, i diritti della famiglia siano rivenduti come bonus o regalìe delle pubbliche amministrazioni. Certamente la sensibilità è difficile da coniugare con le cadenze bollate della politica ma dopo questa sua uscita (forse un po’ per fretta e certamente per un po’ di sfortuna) le chiederei di interrompere questo nostro alterco di poco conto e di ascoltare le ragazze madri, i consultori, le associazioni di volontariato che troppo spesso si trovano a coprire le falle di uno Stato un po’ disattento, l’incidenza economica di un figlio (per ben più di 18 mesi) che trasforma il diritto costituzionale alla famiglia in un mutuo a tasso fisso, o la disattenzione del mondo del lavoro verso le impavide madri che decidono di avere figli. Provi a spiegare e spiegarsi quale madre così snaturata potrebbe cambiare idea per diciotto mesi di un bonifico di 250 euro. Insomma, caro assessore, piuttosto che additarmi come quello “che risponde con gli occhiali della demagogia”, risparmi il tempo, le brutte figure e i comunicati stampa per dedicarsi al suo delicato e importantissimo assessorato in una Repubblica che “riconosce i diritti della famiglia” (art. 29 dell Costituzione) e “agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù” (art. 31).

Qualcuno giustamente dirà che questo bonus è meglio di niente, caro assessore, ma io vorrei una politica che puntasse il dito sugli interventi strutturali per le soluzioni del “niente”; con uno Stato Sociale solidale con tutti senza ergersi in giudizi che rischiano di finire in un tonfo. Vorrei una politica che non si arroga il diritto di sintetizzare le disperazioni in pochi commi, ma che lavori senza ergersi a giudice di moti così personali e sotterranei.

E non ho nessun dubbio, caro assessore, che lei onorerà questo ruolo che i cittadini lombardi le hanno assegnato. Senza finire in qualche cul de sac.

Senza nessun rossore.

Giulio Cavalli

5 Commenti

  1. Giulio Boscagli

    Caro collega Cavalli,

    converrai che fino a quando ci si parla attraverso le agenzie di stampa gli equivoci e i fraintendimenti sono un pedaggio da pagare, prevedibile e a volte appartenente alle regole di un gioco frettoloso cui tutti noi politici ci prestiamo. Ero partito dalle tue dichiarazioni -non certo dalle situazioni personali- per proseguire una polemica certamente non voluta dal sottoscritto e nemmeno interessante per chi (operatori e volontari) ha a che fare quotidianamente con l’evento drammatico di maternità non volute o difficili. Credo che a me come a te (e lo dimostri nel tuo scritto) interessi soprattutto la soluzione dei problemi. Problemi che -sottolineo- la Lombardia sta affrontando (distinguendosi in questo senso tra gli enti più virtuosi) mettendo in campo risorse, donne e uomini ai quali vorremmo dare di più. Ci hanno eletti per questo: per avanzare soluzioni. E di questo vorrei parlare con te in un confronto a viso aperto così come quotidianamente faccio con consiglieri di maggioranza e di opposizione. A partire dalla conoscenza della realtà, delle iniziative prese e che hanno portato frutto. Per poi dare un giudizio che ci consenta di fare passi avanti.

    Quanto al titolo del tuo intervento sul blog, secondo il quale sarei “ inciampato in un orfano”, ammetto che come molti non ero a conoscenza di questo importante dato biografico, peraltro non emerso dalle tue prime dichiarazioni. Sono però sicuro -insisto- che alle donne e alle mamme non importi granchè delle polemiche tra esponenti di partiti diversi: a loro interessa in primo luogo conoscere che cosa noi politici del Consiglio e della Giunta regionale stiamo proponendo e realizzando.

    Cordialmente

    Giulio Boscagli

  2. Giuliana Angotzi

    Leggo con grande sollievo le parole di Giulio CAvalli, che condivido interamente.

    Ho provato molto sconcerto e incredulità nel constatare che l'iniziativa del bonus per evitare che donne in ristrezze economiche ricorrano all'aborto abbia trovato consensi trasversali.

    Premetto che non sono ancora riuscita a leggere un dato oggettivo che indichi scientificamente l'enità del fenomeno: esistono dei dati in merito? Gradirei consultarli..

    MI ha fatto inorridire letteralmente il concetto che sottende a questa iniziativa, evidentemente tacitamente condiviso dai tutti i suoi sotenitori per cui le Donne non esiterebbero a mercificare il proprio corpo per una manciata di spiccioli e con estrema disinvoltura: tale antica stortura è non solo radicata ma evidentememente ha avuto modo di germinare e radicarsi anche in ambiti dove non avrei mai pensato potesse attecchire.

    La mia esperienza personale presso un centro antiviolenza, ma, ancora prima, la mia esperienza di donna, mi consentono di contestare con tutte le forze questa immagine cinica, deresponzabilizzata delle donne: la scelta dell'interruzione di una gravidanza è sempre un dramma che non si compie con automazione dopo aver fatto i conti della serva, nel caso questi non quadrino. Come ragionerebbero queste donne secondo i "benefattori"? Si siedono al tavolo per fare di conto e concludono: ok, siamo in bolletta, da oggi niente carne due volte la settimana, eliminata la pizza mensile, effettuare aborto. Come? Ci danno il bonus di 250 euro? Allora beh, si, eliminiamo la voce aborto…

    Le dinamiche quotidiane di chi non ha un lavoro e vive precariamente – e le donne sono fra questi le più colpite – sono complesse, dolorose, umilianti, obbligano gli individui a percepire come un lusso la possibilità di scegliere di avere un figlio: la denatalità è causata non da un esercito di donne prezzolate pronte a ricredersi appena si sventolano due lire, ma dallo spaventoso vuoto che da troppo tempo si è verificato laddove si doveva tutelare il diritto alla libera procreazione e la tutela delle famiglie: le donne davanti a questosono sole e pagano il prezzo più altro.

    Vorrei quindi dire ai "benefattori": usate il vostro peloso altruismo per costruire asili accessibili a tutti e sostegni alla genitorialità che vadano ben oltre i primi tre anni del bambino, adoperatevi per favorire l'accesso al lavoro delle donne, tutelatele dai datori di lavoro che le vorrebbero sterili, consentite loro di scegliere di optare per la maternità fin da giovani.

    Considerate ogni individuo come un potenziale padre o madre anche se non procreano , considerate ogni gravidanza come un contributo che deve essere favorito e preservato ben prima del concepimento, sottraendo questo straordinario evento a quasiasi tentativo di mercificazione che vi possa sgravare la coscienza.

  3. Condivido in pieno il pensiero di Giulio Cavalli, avendolo conosciuto personalmente, ed ora che ho letto anche una parte della sua vita che non conoscevo ne sono ancora più solidale, solo chi ha conosciuto veramente la sofferenza di un amore negato da chi avrebbe dovuto regalargli questo sentimento gratuitamente può avere una sensibilità maggiore di altri.

    Non vorrei che il destinare da parte dell'assessore Boscaglia 250 euro per 18 mesi sia solo un modo per mettersi con la coscienza a posto, come dire anche io ho fatto la mia buona azione.

    Credo che il problema sia molto più serio che destinare una misera somma ad una donna affinchè rinunci all'abborto, una donna che credo viva quella esperienza con dolore e avolte contro tutti e tutto

    distinti saluti

    Marco Busacca

  4. paola

    Ciò che lascia sconcertati è che a fronte di interventi come il tuo, interventi di vita vera, reale, vissuta giorno per giorno, le risposte escono da bocche di uomini/donne completamente avulsi dalla realtà. che danno fiato ai loro polmoni solo in nome di un "principio", di un "dogma", di un "qualcosa" che poco e nulla ha a che fare con la vita emotiva di ognuno di noi.

    Non ho mai creduto, che ci siano donne che scelgano di abortire per motivi economici. Quando una donna pronuncia frasi come "non so se potrò mantenerlo, ecc." io credo stia coprendo un'altra verità più profonda e forse meno digeribile, e cioè che in quel momento non si sente di diventare madre.

    Verità interiore che ha tutti i diritti di esistere, che deve essere difesa, perchè mettere al mondo un figlio non significa dargli un piatto da mangiare, significa esere pronti a mettere in discussione la propria vita, sapere se veramente si è in grado di amarlo, seguirlo, capirlo.

    Non tutti gli uomini (donne e uomini) sentono allo stesso modo. Non sono 250 euro che ti fanno diventare genitore, essere genitore è una scelta, e non si può comprare.

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