Da TORONEWS: Un Arlecchino granata

Pizza e birra con Giulio Cavalli

di Marco Peroni

Ultimamente sto saltando qualche giro di troppo ma, sapete com’è, si fa quel che si può. Stamattina ho voglia di tornare alle buone abitudini, condividere con voi quello che di emozionante o divertente ho trovato sulla mia strada di onnivoro accanito.

Qualche settimana fa ho passato una bellissima serata con un ragazzo che sicuramente qualcuno di voi conoscerà, ma altri ancora no e credo sia un vero peccato. Si chiama Giulio Cavalli, una specie di Arlecchino contemporaneo, un giullare di Lodi che attraversa l’Italia raccontando cose da cui tutti ci teniamo alla larga: tipo la presenza mafiosa nel nord Italia, facendo nomi e cognomi, ma anche rinnovando il linguaggio con cui di solito ci si occupa di queste cose. Giulio è maestro d’ironia e nei suoi spettacoli coinvolge con grande efficacia anche i più giovani. I suoi lavori riprendono la lezione di Peppino Impastato, ragazzo del sud che affrontava a viso aperto la mafia, mettendo in ridicolo sulle frequenze di Radio Aut i suoi uomini, rivelando i loro rapporti con la politica non soltanto locale. Come tutti sanno, nel 1978 quella montagna di merda che è la mafia lo fece saltare per aria. Da allora, Peppino Impastato e ininterrottamente celebrato, ma assai più di rado imitato, studiato per quello che era: non soltanto un eroe (categoria fin troppo rassicurante, che ci può sollevare dal compiere il nostro dovere quotidiano), ma soprattutto un comunicatore, un agitatore corrosivo e esilarante.

Abbiamo invitato Giulio Cavalli a raccontare la sua esperienza in una piccola rassegna da noi organizzata nella periferia di Torino. Il concetto che mi ha intrigato di più è stato quello di antiracket culturale. Letteratura e film hanno contribuito negli anni, anche quando la denunciavano, a creare una sorta di epica, di fascino attorno alla mafia. Il nostro giullare porta avanti un’operazione più efficace: mette in ridicolo lingua, cultura, stili di vita, relazioni degli uomini di mafia. Restituendoceli per quello che sono: pericolosi criminali, ma anche degli sfigati pazzeschi privi di fascino.

Qualche anno fa, credo grazie a un’intercettazione, ci si rese conto che Giulio poteva correre qualche pericolo e gli è stata affidata una scorta. Alla fine del suo intervento, abbiamo mangiato qualcosa tutti assieme. Mi sentivo orgoglioso di aver organizzato anche il più piccolo dei suoi tantissimi interventi. Lui era comprensibilmente stanco, ma non ha mancato di soddisfare qualche altra nostra curiosità. E’ la persona più semplice del mondo, forte e cordiale. Oggi si occupa, da dentro il Consiglio regionale lombardo, delle “attenzioni” della criminalità organizzata per l’Expo di Milano.

Naturalmente abbiamo mollato un po’ il freno a ci siamo messi a chiacchierare a 360 gradi. E’ stato allora che ho scoperto il suo appassionatissimo tifo granata. Potete ben immaginare di cosa abbiamo parlato per una buona fetta del tempo a seguire.

Ma, al di là di questo, ho passato con lui una bellissima serata, di quelle che hanno uno strascico lento e ti fanno riflettere molto: su come la nostra libertà vada continuamente difesa, onorata con le nostre migliori energie; su come ogni tanto si perda la bussola, finendo per avvitarsi nel proprio mezzo metro quadro; su come bisognerebbe stare il più possibile lucidi, non confondere la realtà con la rappresentazione, il lunedì mattina con il sabato pomeriggio (per esempio, mandando giù di tutto ogni giorno e incazzarsi soltanto per il calcio-mercato).

Ma questo è un altro discorso. Quel che ci tenevo davvero a fare, era segnalarvi il lavoro, l’impegno e l’umanità di un nostro giovane concittadino, e pure fratello.

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