La favola triste di un “bioreattore attivabile” a Lacchiarella (di Agostino Cullati)

E così, dopo lo scampato pericolo dell’inceneritore di Opera, siamo ancora alle prese con una storia che sa di affari e di rifiuti, in balia di una politica che ha dimenticato il concetto di rappresentanza con la velocità del primo caffè la mattina, buttato giù senza pensarci.

Questa storia arriva dalla periferia, precisamente ai confini del Parco Agricolo Sud Milano, dove risaie e fontanili resistono ai quotidiani assalti di un cemento sempre più facile da stendersi, e dove il verde della terra combatte gomito a gomito con il grigio dei multisala.

Un racconto che è già quasi ultimato, a cui manca solo l’ultima riga. Come ad Opera, anche questa volta, si tratta di rifiuti. Tra i comuni di Giussago e Lacchiarella, a cavallo tra le province di Pavia e di Milano, è prevista la costruzione di quello che A2A definisce, riuscendo a non scomporsi sulla sedia, “bioreattore attivabile”. Abbandonando il registro aulico e tornando alla prosa, si tratta di una discarica sotto mentite spoglie. Uno spazio che sarebbe occupato da colline di spazzatura alte fino a 13 metri, dalle quale ricavare biogas, derivante dal processo di trattamento degli scarti medesimi.

L’impianto accoglierebbe al suo interno una grande quantità di rifiuti, provenienti non solo dalla zona del Sud Milano. Già da anni, la società Ecodeco, oggi A2A, tratta nel medesimo luogo rifiuti per 500.000 abitanti (pari a tutte le persone che vivono in provincia di Pavia). Il bioreattore si andrebbe ad aggiungere alle strutture esistenti, con la velocità con cui si costruiscono i Lego.

Oltre alla perdita di valore ambientale ed economico per il luogo e ai connessi rischi per la salute dei cittadini qualora si dovessero verificare, ad esempio, perdite di liquidi inquinanti nel terreno, resta l’inopportuna scelta di una politica miope: invece di affrontare la questione legata ai rifiuti in modo organico, puntando sull’aumento della raccolta differenziata, sull’introduzione del compostaggio domestico e sulla riduzione degli imballaggi a monte, si preferisce scaricare il problema a chi, sui rifiuti, ci lucra. Pazienza se tutto attorno ci sono campi coltivati del riso che poi mangiamo la sera, immancabilmente alla milanese. E poco importa anche se la discarica dovrebbe sorgere molto vicina al centro abitato di Lacchiarella.

Una storia, dicevamo, a cui manca solo l’ultima riga. C’è già il parere favorevole della Regione Lombardia, c’è una società, l’A2A, che attende solo il taglio del nastro, c’è un’amministrazione comunale, quella di Giussago, che ha accolto con favore il progetto, senza una consultazione con i comuni confinanti. L’altra più direttamente coinvolta, quella di Lacchiarella, ha riconosciuto tardi il problema, portandone a conoscenza gli abitanti, con lo stupore colpevole del giorno dopo, quando il Lego delle autorizzazioni era quasi completato. In mezzo, un vuoto di informazioni in cui sono stati lasciati per mesi e mesi i cittadini.

La cronaca di un fallimento annunciato, quello di una politica locale dagli ingranaggi consumati, disabituata al confronto con i suoi rappresentati, si porta dietro, certamente senza volerlo, anche la nascita di un comitato locale, composto da cittadini di Lacchiarella e Giussago.

L’attività del comitato in queste settimane, è stata all’insegna di quella contagiosa voglia di prendersi delle responsabilità, senza nulla in cambio se non la bellezza di provare a cambiare il finale della storia. Sono stati organizzati banchetti di raccolta firme contro la discarica, presidi davanti ai cancelli di A2A, serate pubbliche per spiegare alla gente i perché del no e le alternative, con l’aiuto di Legambiente e degli altri comitati contro gli inceneritori sparsi sul territorio. Per settembre, c’è l’idea di radunare i gruppi musicali emergenti nella zona e dare vita ad una serata in concerto a metà tra l’impegno e il divertimento.

Non è dato sapere come la storia andrà a finire. Ciò che importa adesso è starci per scrivere insieme l’ultima riga. Senza alcun timore che ci tremi la mano.

Agostino Cullati

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