CORRIERE sulla legge quadro antimafia in Regione

Infiltrazioni mafiose, in Regione voto unanime per una battaglia comune

Conto corrente unico per le aziende, educazione alla legalità, sostegno agli enti locali: i provvedimenti

MILANO – Obbligo di un conto corrente unico per le aziende vincitrici di appalti pubblici, forme di sostegno agli enti locali per la riconversione sociale del patrimonio confiscato alle organizzazioni criminali, azioni formative per la polizia locale, interventi di educazione alla legalità nelle scuole. Sono alcuni degli strumenti di cui la Regione Lombardia si doterà, attraverso una legge ad hoc, per dichiarare guerra alla criminalità organizzata. Con uno spirito bipartisan, infatti, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato nella seduta di martedì, un documento che impegna il «parlamento» stesso ad «innovare» l’attuale impianto normativo, rendendo sempre più efficace la battaglia contro il dilagare di infiltrazioni malavitose nelle istituzioni, nell’economia e nella società. Un obiettivo che il Consiglio lombardo vuole raggiungere anche attraverso percorsi di trasparenza nella pubblica amministrazione: ecco perchè l’ aula lombarda si è detta d’accordo anche sulla necessità di «proporre un testo unico – si legge nel documento – che definisca lo status dell’amministratore pubblico e degli eletti in termini di incompatibilità e conflitto di interesse». Impegno bipartisan anche ad elaborare, attraverso specifici progetti di legge, «proposte concrete a sostegno delle imprese in difficoltà nell’ambito del credito e della lotta all’usura, grimaldello – si legge nel testo – con cui la malavita organizzata si introduce nelle attività economiche». L’ordine del giorno, infine, sollecita un monitoraggio delle leggi che regolano le commesse e gli appalti pubblici «allo scopo di individuare possibili soluzioni che garantiscano meglio la trasparenza e il controllo delle decisioni».

«NON C’E’ PIU’ POSTO PER LE INFILTRAZIONI» – Si tratta di «un gesto responsabile e doveroso» ha commentato il vicepresidente del Consiglio, Filippo Penati (Pd). «Di fronte a una regione che è indiscutibilmente la nuova terra dell’ndrangheta – ha aggiunto -, dove le infiltrazioni mafiose hanno ormai intaccato il tessuto economico, il Consiglio ha saputo assumere una posizione netta». Con questo documento, ha proseguito il presidente del gruppo Pdl Paolo Valentini, si vuole ribadire che «l’illegalità nega lo sviluppo ed è una privazione della propria libertà». A suo parere solo unendo le forze si potrà «impedire alla criminalità organizzata di insinuarsi nei gangli delle istituzioni e dell’economia locale». Soddisfatta anche la Lega Nord che, con il capogruppo Stefano Galli, invita a seguire «la strada maestra» tracciata dal ministro dell’Interno Roberto Maroni «che ha dimostrato con fatti concreti la possibilità di colpire mortalmente la malavita organizzata». Giulio Cavalli, consigliere dell’Idv e attivista antimafia, invita a evitare «allarmismi e sensazionalismi» e ricorda che sul territorio lombardo «ci sono migliaia di fiancheggiatori e ancora più indifferenti. Ci raccontano di famiglie mafiose che, a torto o a ragione, sono convinte di sapere già quali saranno i terreni dell’Expo mentre noi, all’interno dell’Assemblea lombarda, sappiamo poco o nulla» «Oggi, tutti insieme, uniti, dobbiamo lanciare un messaggio forte alla criminalità organizzata: per loro in Lombardia non c’è più spazio», ha concluso Cavalli».

«CONDANNA COMUNE» – Per il capogruppo dell’Udc Gianmarco Quadrini «è formalmente crollato il pregiudizio di alcuni che pensano che la mafia sia altrove, che rimane un problema del Sud, lontano dalla nostra cultura e dal nostro territorio». Quattro, secondo l’esponente centrista, i punti cardini sui quali una legge quadro a livello regionale deve fare leva: collaborazioni con organi che combattono le mafie, coinvolgimento degli Enti locali, iniziative educative rivolte ai giovani lombardi e il sostegno alle vittime dell’illegalità. Anche per Chiara Cremonesi (Sel), con il documento di oggi «si supera qualsiasi negazione o ambiguità rispetto al livello dell’infiltrazione mafiosa nella nostra regione». Per Elisabetta Fatuzzo, esponente dei Pensionati, «è importante il voto unanime e il riferimento ai corsi di formazione per studenti e per tutti i cittadini». Il presidente dell’Assemblea, Davide Boni, che non ha potuto partecipare ai lavori per impegni istituzionali, ha sottolineato in una nota che dal voto «emergono con chiarezza una comune condanna e un impegno trasversale per fare in modo che l’aggiornamento delle stesse norme regionali riesca a contrastare il diffondersi di una cultura mafiosa che con l’annoso problema del soggiorno obbligato ha rischiato di diffondersi molti anni fa sul nostro territorio».

Redazione online

05 ottobre 2010

http://milano.corriere.it/notizie/politica/10_ottobre_5/consiglio-lombardia-antimafia-1703888078274.shtml

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