Cavalli in Regione sulle mafie: per voi non c’è più posto

L’intervento di Giulio Cavalli Consigliere Regionale della Lombardia durante il Consiglio Regionale straordinario sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia.

http://www.youtube.com/watch?v=iAC6ibADj5E

Seduta del 05/10/2010

Arg. n. 2 – ODG – Dibattito in tema di infiltrazioni mafiose in Lombardia).

PRESIDENTE

Ha la parola il Consigliere Cavalli. Ne ha la facoltà.

CAVALLI Giulio

Grazie. Faccio questo intervento in una duplice veste, anche in un veste fieramente soggettiva perché mi ritrovo a parlare di un problema che, al di là dell’aspetto prettamente politico, ha inevitabilmente condizionato anche la mia vita e quella della mia famiglia. Quindi, cercherò di essere poco diligente, ma con questo grande senso di responsabilità che, secondo me, oggi in realtà abbiamo tutti indistintamente, su un argomento che oggi arriva in Consiglio regionale e già spazza via di colpo tutti i negazionisti che finalmente oggi in Lombardia non abbiano più senso o siano superati nel riconoscere un problema che non ha bisogno, secondo me, né di allarmi né di sensazionalisti.

Questo è un problema che ha bisogno di una quotidianità, quindi meno sedute straordinarie e più impegni ordinari, applicata ad una politica che è chiamata non tanto a rivendicare il proprio colore o a raccontare le colpe degli altri, anche perché siamo in un paese che è diventato grande per gente come Pio La Torre che, in realtà, è riuscito a raccontare la mafia dentro il proprio un partito. Forse, fare un esame di coscienza e la capacità di immunizzarsi, tutti noi, a partire dalle nostre realtà, potrebbe essere un passo fondamentale.

Stiamo parlando di qualcosa che è storico in questa Regione, è storico e ha passato diversi colori politici. Con la stessa onestà intellettuale – che forse oggi sorprenderà qualcuno – in realtà bisogna anche riconoscere che la criminalità organizzata e le mafie, che siamo tutti d’accordo nel credere che riescono ad esistere lì dove la politica dà spazio, si ritrovano ovviamente a cercare di fare affari e di corrompere coloro che governano. Devo ammettere – e parlo a livello nazionale anche di episodi che riguardano il mio partito – che molto spesso le minoranze si sono dimostrate ampiamente corruttibili nelle poche volte che ne hanno avuto l’occasione.

Inoltre, mentre noi siamo qui a parlare di qualcosa che ci deve assolutamente richiamare, per rispetto non solo della Regione Lombardia ma dei nostri figli e dei nostri nipoti, a una soluzione che diventi una soluzione organica a questo problema. Siamo in una Regione in cui le famiglie criminali, a partire dalle vicende di Ambrosoli, Sindona, da quella finanza nelle figure di Calvi che è sempre stata inquinata da questo fenomeno, oggi ci ritroviamo ad avere delle famiglie che continuano a pascolare impunemente in questo territorio. L’hanno fatto negli anni ‘50 e ‘60 prima con i sequestri di persona, poi con l’eroina, poi con la cocaina e oggi sono diventati imprenditori.

Oggi – sì – questo è inevitabile e dobbiamo riconoscerlo – sono d’accordo col Collega Quadrini – senza nessuna indulgenza. Dobbiamo riconoscere che oggi ci ritroviamo a leggere nelle ordinanze gli stessi nomi che in realtà leggevano i nostri padri, se non addirittura i nostri nonni. Oggi ci accorgiamo che famiglie come Piromalli, Morabito Barbaro, Papalia – i nomi sarebbero tantissimi – hanno passato la loro attività imprenditoriale cambiando settore ai propri figli e i propri nipoti. Inevitabilmente, sono riusciti ad essere molto meno riconoscibili di una volta ma in realtà sono molto più lombardi di qualche lombardo, in realtà frequentano i nostri stessi salotti, hanno i figli che vanno nelle scuole dei nostri figli, pregano o fingono di pregare anche il nostro stesso Dio.

Credo che il compito a cui siamo chiamati oggi è un compito che dica in maniera forte che se c’è qualcosa da sgomberare urgentemente qui in Lombardia, sono loro. Se c’è un urlo da lanciare da questo Consiglio regionale, è che qui non troveranno più terreno fertile non da una parte politica, non da qualcuno che gioca ad avere l’antimafia più lunga degli altri ma da un sistema, visto che noi siamo dei legislatori, e siamo chiamati a fare una legislazione che possa permettere a noi di essere meno avvicinabili e a loro, almeno, di fare più fatica.

Sono successe delle cose strane in questi ultimi mesi, al di là dell’aspetto prettamente personale. Le centinaia di arresti di luglio non ci raccontano solo un aspetto militare. Le centinaia di arresti di luglio ci raccontano che hanno avuto sicuramente migliaia di fiancheggiatori e decine di migliaia di indifferenti, di quell’indifferenza che questa Regione non si può più concedere, che deve superare quanto prima passando dalla fase dell’alfabetizzazione alla presa di coscienza. Indifferenza che, tra l’altro, la nostra Costituzione dice che non è ammessa visto che nell’articolo 4 dichiara che: “ogni cittadino italiano, con la propria funzione o con la propria attività, ha il dovere di concorrere alla crescita morale e materiale del proprio Paese”. Quindi, stare fermi non vale ed è incostituzionale.

Poi, ci hanno raccontato come esistono in questa Regione famiglie – basti pensare agli arresti nel Pavese della famiglia Valle – che in realtà pensano – a torto o ragione questo lo deciderà la Magistratura, non è questo il luogo – di sapere già, ad esempio, quali saranno i termini di Expo mentre noi qui, con le nostre idee diverse, siamo a combattere per cercare di capire qual è la soluzione. Una ‘ndrangheta che risulta politicamente più avanti di un Consiglio regionale, di un Consiglio comunale è comunque un allarme. È un allarme bipartisan perché i colori di partito, io spero e mi auguro – questa di oggi penso che sia l’occasione giusta – cadono di fronte ad una battaglia che ci chiede solo dividerci tra chi è dalla parte delle regole e chi, invece, le regole decide di svenderle al miglior offerente.

Credo che un ordine del giorno che punti il dito su un aspetto anche profondamente culturale, partendo dalle frasi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino che dicevano che: “bisognava e bisogna parlare di questo problema nelle scuole, bisogna parlarne tra la gente”.

Ecco, io credo che oggi sarebbe un bel segnale, non tanto ognuno per il proprio bacino di elettori, per una responsabilità istituzionale e politica che siamo chiamati a sostenere, provare a dimostrare che c’è un fronte unico. Sicuramente ci sono dei problemi, questo non possiamo negarlo, la Magistratura ne sta parlando, le ultime indagini hanno dimostrato quanto persone […] o uomini delle istituzioni o ricchi imprenditori che hanno deciso la via più facile.

Oggi in Lombardia, sarebbe forse il caso, al di là di decidere tutti con forza che non è più opportuno negare il problema, così come decidere tutti che ci vuole una certa eleganza nel cadere nell’allarmismo più becero e assolutamente inutile, dare un segnale sul fatto che su questo siamo assolutamente uniti.

Per questo, io sono assolutamente contento – e lo dico in un modo che per me era insperato nel momento in cui sono stato eletto in questo Consiglio regionale – che sia stata presa la decisione di un lavoro comune. È un lavoro comune che ci vedrà distanti sicuramente sulle modalità, ci potrà vedere distanti sulla storia che ognuno di noi si porta dietro, ma un momento in cui – questo concedetemelo, qualcuno ancora finge che le Commissioni antimafia e i che i dibattiti di questo tipo siano solo una propaganda politica – oggi qui dentro si levi una voce forte che per loro, se è vero che sono stati sopportati dai nostri padri e dai padri dei nostri padri, oggi noi, assolutamente consapevoli, possiamo dichiarare che non c’è più posto.

Grazie.

(Applausi in aula consiliare)

Rispondi