Il circolo PD di S.Sperate sullo spettacolo NOMI, COGNOMI E INFAMI

Nel piccolo teatro La Maschera a San Sperate, capita che a un solo euro, si abbia la fortuna di assistere ad uno degli spettacoli più ricchi e profondi a cui abbia avuto modo di assistere negli ultimi tempi.

È una questione d’onore allora non restare indifferenti a quella rappresentazione. Perché la mafia non è solo Sicilia, Campania, Lombardia. Ma è anche Sardegna. Perché Gela, Sciacca, Milano, Palermo non sono molto distanti da casa mia.

Nomi, cognomi e infami di Giulio Cavalli, non è solo uno spettacolo, non è solo un libro, è una lezione, un pugno allo stomaco. Senza prenderci troppo sul serio, con sarcasmo, ironia, talvolta sorrisi amari, Giulio Cavalli deride e si fa beffa dei boss, di Riina, dei Lo Piccolo, di Provenzano e delle loro ritualità.

Una sorta di diario, una storia, un racconto, un intreccio di vite che vengono messe in scena in un monologo “tuttodunfiato”, mai scontato, mai superficiale. Tutt’altro.

Si parla di mafia, di n’drangheta, di Camorra, ma le vite sono comunque altre.

Non ci sono solo gli infami. I nomi e i cognomi sono quelli delle vite spezzate, dei morti ammazzati: Peppino Impastato, Paolo Borsellino, Bruno Caccia, Pippo Fava.

Ci sono i nomi e i cognomi di chi resiste: Rosario Crocetta, Rita Borsellino, Roberto Saviano, i ragazzi di Addiopizzo, le centinaia di persone che oggi in Italia vivono sotto scorta. Lo stesso Giulio Cavalli, che vive sotto scorta da circa tre anni perché da giullare ha osato fare i nomi e cognomi appunto (“i carabinieri a teatro si riconoscono perché guardano lo spettacolo con il viso dall’altra parte”).

E siccome non sono un critico e non posso mettere in evidenza altro se non le emozioni che ho provato, le passioni che mi sono state trasmesse, in questo spettacolo sono passata da una risata improvvisa ad un groviglio interiore, dove la pelle si accappona e trattieni il fiato, perché ascolti rapito la fiaba dolce e assurda che un padre racconta al proprio figlio per spiegargli la strana realtà del nostro Paese.

E capita che, in conclusione, ti viene data un giullare la miglior lezione di politica che si possa ricevere dopo un weekend intenso di appuntamenti. Quella di un Signor Attore che mette in scena la denuncia, ma anche il proprio impegno politico, la bellezza di un impegno appunto, che voglio riproporvi esattamente come descritto sul sito internet.

Perché ieri non eravamo solo a teatro e quello che abbiamo ascoltato rapiti, non era finzione. E non è molto lontano da noi.

http://pdsansperate.blogspot.com/2010/11/una-domenica-teatro.html

Un commento

Rispondi