Migranti Brescia, Giulio Cavalli (Idv): «La Bossi Fini definisce un reato che non esiste»

Lo scrittore impegnato in politica: «Io non contesto la legalità della gestione della piazza a Brescia, ma l’opportunità»

«La vicenda di Brescia è una storia di lavoratori. Truffati. Gli operai che da giorni stanno appesi sopra ad una gru,sono persone che hanno lavorato in un Paese dalla solidarietà costituzionale regredita al peggiore Medioevo: c’è una legge (la Bossi-Fini) che oggi mostra violentemente tutta la sua inadeguatezza istituendo un reato che non esiste (quella clandestinità bollata come sciocchezza da un uomo certo non di sinistra come Mirko Tremaglia)». A parlare è Giulio Cavalli , consigliere regionale e coordinatore per la città di Milano dell’Italia dei Valori. «Ci sono – continua Cavalli – le promesse truffaldine di un datore di lavoro che promette sotto pagamento un diritto che in Italia ha il sapore primitivo del privilegio (una truffa costosa e in piena regola degna dei pacchisti d’altri tempi) e una strategia di trattativa che gioca sul freddo e sulla fame».

Perché i lavoratori migranti di Brescia si trovano oggi in una posizione di illegalità?

È l’assurdità di un a legge come la Bossi Fini che decide un reato che in realtà non esiste che è quello della clandestinità. Un resto che ancora una volta viene messo al nudo nella sua inadeguatezza nel momento in cui dei lavoratori che hanno lavorato in questo paese improvvisamente non si vedono riconosciuto quello che è un diritto e invece è un privilegio.

Cosa ha causato la sanatoria del 2009?

Ha causato aspettative fasulle. Una toppa venuta male. La vera discussione è sul quanta solidarietà, che è un principio costituzionale, sia obbligatoria. Qui non si tratta di discutere di leggi ma di uno stato che deve rimuovere ostacoli a una vita professionale, sociale, politica e civile e invece se ne inventa ogni giorno una per propaganda.

Quale ruolo svolge il ceto politico e sindacale nella tutela i diritti di questi lavoratori?

Nessuno. Sembra che ancora una volta, e non è un buon segno, i comitati cittadini prendono posizione più nette di quella che la politica è disposta a fare. È un segnale desolante. Il ministro sembra preoccupato di vicende di gossip, il prefetto fa il suo lavoro. Io non contesto la legalità della gestione della piazza a Brescia, ma l’opportunità. Non so se sia ancora un valore politico l’opportunità, secondo me si.

(ami)2010-11-12 12:06:11

http://www.agenziami.it/articolo/7244/related_to_7244

Rispondi