Cavalli sui sigilli al parco dell’Expo

Anna Pellizzone
MILANO. La Procura sequestra l’area Calchi Taeggi per omessa bonifica, gestione di discarica abusiva e avvelenamento delle acque. Per i magistrati funzionari comunali avrebbero «dato autorizzazioni illegittime».

Circa due milioni di metri cubi di rifiuti industriali e urbani distribuiti su una superficie di quasi 300mila metri quadri. Diossina, idrocarburi, metalli pesanti: è questo il mix di sostanze cancerogene su cui avrebbe dovuto sorgere il nuovo quartiere della zona Bisceglie, periferia ovest di Milano, designato anche come area verde in vista dell’Expo 2015. Il Comune aveva già dato le autorizzazioni per la costruzione e alcuni appartamenti erano già stati venduti. Ma Legambiente e il Comitato Calchi Taeggi avevano chiesto che i permessi per avviare i cantieri fossero concessi a condizione che sotto i futuri edifici, con un margine di sicurezza di 30 metri, fossero portate a termine le opportune bonifiche. Ma secondo la Procura di Milano, che ha disposto il sequestro dell’intera area, il disinquinamento non sarebbe stato effettuato correttamente. Gravi le responsabilità del Comune.

Per gli inquirenti avrebbe «dato autorizzazioni illegittime». I reati ipotizzati sono gestione di discarica abusiva, omessa bonifica e avvelenamento delle acque. «L’area – ha dichiarato Edoardo Bai, del Comitato scientifico di Legambiente – fa parte della ex cava Geregnano, dove gli scavi erano andati molto in profondità, aumentando quindi il rischio di contaminazione delle acque di falda». Tra gli indagati, oltre ai proprietari dell’area (la società Acqua Pia Antica Marcia e la Residenze Parchi Bisceglie), ci sono anche funzionari pubblici del Comune, alcuni già ai vertici dell’amministrazione di Palazzo Marino in occasione dello scandalo di Santa Giulia, come Annalisa Gussoni dei Piani di bonifica, e Paolo Perfumi, responsabile dell’Arpa, l’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente.

«Si tratta di capire – ha commentato Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Idv, riferendosi ai precedenti scandali legati alle bonifiche nel milanese – quanto sia opportuno mantenere le stesse persone nelle identiche posizioni istituzionali». La mappa delle aree milanesi avvelenate si espande. «Milano è la prova che le bonifiche affidate ai privati – denuncia Bai – portano a delle speculazioni che non siamo in grado di controllare. L’unica soluzione – continua – sarebbe quella di istituire un fondo pubblico per le bonifiche, come hanno fatto negli Stati Uniti». Ma qual è il retroscena di questa serie continua di scandali legati alle bonifiche? «La politica del centrodestra – commenta Cavalli – ritiene che le bonifiche siano un costo anziché un investimento. Ma l’obiettivo non è quello di arrivare sani e salvi a fine mandato».

E ancora una volta la denuncia è partita dai cittadini. Le istituzioni devono ritrovare al più presto la loro coscienza civica, «perché le uniche aree a disposizione per una città in espansione come Milano – ha concluso l’esperto di Legambiente Edoardo Bai – sono siti dismessi da bonificare». Lavori che negli ultimi anni sono anche obiettivo della ’ndrangheta, che spesso si adopera per smaltire illegalmente gli inquinanti nell’hinterland milanese. Un copione che nell’ultimo decennio è diventato tristemente noto.

da TERRA

http://www.terranews.it/news/2010/11/sigilli-al-parco-dell’expo

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