IL CITTADINO sul libro NOMI COGNOMI E INFAMI

Un libro composito questo Nomi, cognomi e infami di Giulio Cavalli, un viaggio in interiora mafia fatto di rifles sioni personali, di considerazioni, di tratti psicologici, fattografici, di incontri e situazioni. Un narrare sulla quotidianità del discorso autoritario e sulla sopraffazione, con stralci presi da spet tacoli teatrali dello stesso Cavalli o da suoi articoli, in un dire che si vuole spiazzante ed antiretorico o almeno “anti -immaginetta”, che subito il fiume del discorso dei media trasforma il reale in icone insignificanti e banalmente rassicuranti. Un discorso sul “comico” del potere, sul potere disvelante delle “giullarate” in un paese di asservimento quasi totale dei cosiddetti chierici, degli intellettuali, che mai hanno avuto il coraggio della libertà. Comico, considerato dalla cultura, un sottogenere, un trastullo, «lo si può dire questo: lo dice un comico», a documentare ulteriormente lo stato di arretratezza provi ciale e sociale, oltre che culturale del nostro paese.Ma è anche questo libro la documentazione che lo stato di allerta rispetto al fenomeno mafioso è stato ampiamente superato ad ogni latitudine, anche da noi, dalle prime infiltrazioni segnalate dalla Dia negli anni Cin quanta del secolo scorso in edilizia, che gli argini sono stati rotti, che vi è una mutazione antropologica mafiosa che penetra nella società e nei suoi mecca nismi. In tal senso il libro è anche la testimonianza che la parola, se non risolutiva, è il primo passo verso la consape volezza verso il fare, verso la vita activa, contro l’omertà e la disinformazione programmata, il lato tecnologicamente avanzato del discorso autoritario.
Amedeo Anelli
DA IL CITTADINO DEL 09/12/2010

Rispondi