Da VARESENOTIZIE: “Ridere della mafia: anche a Busto Arsizio”

BUSTO ARSIZIO – L’invito arriva da Giulio Cavalli, autore del teatro civile e politico italiano, ieri sera a Busto, a raccontare la sua testimonianza di vita e lavoro contro la mafia. Da quattro anni sotto scorta per le minacce di morte subite. Ma che continua a fare “Nomi, cognomi e infami” anche e soprattutto in Lombardia.

AUTORE E NON POLITICANTE

“Non sono qui nelle vesti di IdV (di cui è consigliere regionale ndr), ma come attore e scrittore: fortunatamente ho un lavoro, a differenza di molti colleghi politicanti”. Ha esordito con battuta al vetriolo, Giulio Cavalli, 33 anni e una formazione teatrale che scaturisce dalla commedia dell’arte: “Quei giullari del ‘500″ che con i loro quattro stracci riuscivano a dimostrare quanto il re fosse nudo”. Un moderno cantastorie che ieri sera ha incollato alla sedia per quasi due ore i cittadini partecipanti dell’incontro voluto dall’Italia dei Valori di Busto Arsizio per la presentazione del suo libro “Nomi, Cognomi e Infami”, un libro scritto “per cercare di mettere un po’ di ordine nella mia vita negli ultimi quattro anni”.

MINACCE DI MORTE DI “MATRICE MAFIOSA”

Il racconto di quella storia personale e collettiva vissuta sotto scorta, dopo le minacce di morte ricevute il 1 aprile 2006. Comprovate proprio ieri, dalla Commissione Antimafia, come “di matrice mafiosa”. Già perché, in questo lasso di tempo, Giulio Cavalli ha dovuto sopportare il dileggio di una campagna sottile che lo dipingeva come colui che “se l’è andata a cercare”. In una Lombardia dove nel 2006 “la mafia non esiste, eppure io sono stato minacciato a Tavazzano con Villavesco, in provincia di Lodi, in un momento –dice con la solita ironia- in cui in l’antimafia tira tantissimo”. Una cosa schizofrenica. “E la mafia non minaccia per far paura, minaccia per mascariare“.

BUSTO ARSIZIO, GELA E LODI

“Nomi, Cognomi e Infami” inizia così quattro anni fa, quando Cavalli andò ad incontrare Rosario Crocetta, allora sindaco di Gela, appena scampato dall’attentato che avrebbe dovuto ucciderlo, “lui omosessuale dichiarato, fervente cattolico e per giunta comunista”. Cavalli annoda i fili della memoria e riporta a galla la vicinanza tra Busto, dove è presente dagli anni ’60 una comunità gelese molto nutrita, e la cittadina siciliana. “Gela è la città di Italia con il più alto tasso di criminalità organizzata e ha addirittura due tipi di mafia: “cosa nostra” e la stidda“- dice. “Un problema anche di Busto Arsizio, visto che i gelesi vengono qui a fare campagna elettorale”. Anche perché, afferma Cavalli “Le famiglie degli Rinzivillo e degli Emmanuello, hanno molti dei loro fiancheggiatori tra i vostri vicini di casa, oltre che a Lodi “.

RIDERE DELLA MAFIA

Da quell’incontro e dall’ascolto delle intercettazioni degli implicati, scaturisce l’idea ridicolizzare la mafia e non di esaltarla,” a differenza di quanto avviene in quell’anno con una fiction televisiva dedicata a Totò Riina”. Nasce così “Do ut Des”, lo spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi, coprodotto nel 2008 dal comune di Lodi e dal comune di Gela e con collaborazioni importanti come quella della casa memoria “Felicia e Peppino Impastato” ed il Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”. E non a caso, è giusto ricordare Gian Carlo Caselli che, nella prefazione del libro, ricorda un particolare inquietante: interrogando il boss Gaetano Badalamenti riuscì ad innervosirlo solo facendo riferimento al soprannome datogli da proprio da Impastato:”Tano Seduto”.

HO DIFESO LA LEGA NORD

Ma ritornando alla Lombardia, Cavalli interviene nella discussione tra Saviano e il Ministro Maroni: “Sono stato l’unico imbecille che ha difeso la Lega Nord nella settimana della trasmissione “Vieni Via Con Me”. E’ una frase sbagliata, quella di Saviano, dire la Lega interloquisce con la ‘ndrangheta”. Ma precisa: “La Lega Nord non risulta in nessun attività di indagine con rinvio a giudizio, se non nel libro di Nuzzi (“Metastasi” ndr ). I processi raccontano quello che è avvenuto dieci anni fa”. Ma aggiunge: “Mentre voi manifestate ai loro processi, Bad Boys e Rispoli, hanno già i loro nomi sul territorio, referenti che sono nelle informative dei ROS e della DIA”.

IL RISPETTO DELLE REGOLE

Ed è certo che nessun mafioso andrebbe a corrompere un politico della minoranza. E a questo proposito ricorda quello che secondo lui è “il vero statista” della ‘ndrangheta lombarda, Vincenzino Mandalari, che in una intercettazione afferma : “Destra e sinistra non ce ne frega…, l’importante è che ci fanno fare le rotonde”. Quindi che fare? “In Lombardia c’è già chi, dagli anni ’80 indaga e racconta tutte le pieghe delle corruzione”. Tra i tanti citati, persone come Enzo Ciconte, Gianni Barbacetto che Cavalli unisce idealmente a Frediano Manzi di “SOS Racket e Usura” e ai ragazzi di “Ammazzateci tutti” e Libera. L’invito è quello di continuare a lottare.Anche se “chiedere oggi il rispetto delle regole vuol dire essere eroici”. Proprio così.

Rosy Battaglia

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