SettePerUno sul libro NOMI, COGNOMI E INFAMI

Ci sono storie che per dirle, anche su un palco, hanno bisogno di un respiro, una sospensione, una febbre di nomi. Come una favola che non si ferma per guardarsi i piedi. Come una storia di cui non si dice, di cui non si sa, ma che sbrodola nomi che ne sanno qualcosa.

Giulio fa l’attore ma non solo. Giulio racconta la verità, ogni sera su un palco diverso. Poi, la scorta lo riaccompagna a casa. Quando suo figlio gli chiede che lavoro faccia, ci pensa un po’ su e poi risponde che prova a non essere indifferente.

Giulio ha trentatré anni e uno sguardo pieno di parole nelle foto di un articolo di giornale. Leggo di Giulio e dei suoi spettacoli su D di Repubblica e resto un po’ così quando dice che uno dei suoi posti preferiti è l’atrio del suo appartamento, punto di passaggio tra la scorta e la sua famiglia, momento di sospensione, concentrazione, scrittura.

Poi, mi capita tra le mani il suo libro Nomi, cognomi e infami.

Nomi, cognomi, fatti, scie con i numeri e l’impeto di un fiume prima della cascata ma con il rumore di un rivolo. Ma non potranno essere sempre impuniti, impuniti loro e tutti quelli che non sentono e non vogliono sentire, in una palude di immobile e latente inciviltà dove informare è un atto di coraggio. Non si potrà stare a lungo impuniti a forza di giocare a fare i sordi: magari mangiati, comprati, giudicati, annessi o complici. Perché il silenzio è complice, il silenzio è pace, il silenzio è calma, il silenzio è rosa.

Giulio, sul palco, racconta la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. C’è poesia, in quello che scrive.

Pagina dopo pagina, ti prende per mano e ti accompagna in giro per l’Italia, tra colpi di pistola e tritolo. Come favole, anche se favole non sono.

Leggerlo mi ha fatto venire voglia di saperne di più, colmando i buchi di una storia imparata di fretta. Senza distogliere lo sguardo, affondando mani e piedi in quello che è stato e che è ancora, ovunque.

Mi ha fatto pensare che la parola dignità esista e abbia un senso, per certe vite finite troppo presto.

Mi ha lasciato con lo stomaco chiuso e i brividi, ma diversa. Perché alcuni libri non consolano, fanno male. Forse proprio per questo vanno letti, quei libri. Per ricordarsi di pensare.

Mi hai fatto commuovere in metropolitana, Giulio, leggendo di don Peppe Diana.

Grazie.

Non li chiudo più gli occhi, promesso.

Dovranno restituirci i muri, le terre, gli uomini e la dignità; finché non gli verrà rificcata in gola la paura. Dovranno restituirci la bellezza che hanno scambiato per quattro monete al mercato dell’intimidazione. Dovranno restituirci la libertà di alzare gli occhi, di sorridere, di credere e camminare. Dovranno restituirci questi anni in cattività che passiamo per proteggerci. Ci dovranno restituire il respiro incondizionato. Ci dovranno restituire i paesi quelli veri: con l’incrocio di strade da scegliere, costruire, osservare e attraversare.

Nomi, cognomi e infami

Giulio Cavalli

Edizioni Ambiente

VerdeNero

16,00 euro

Di Valentina Aversano

http://www.setteperuno.it/2010/12/carne-sangue-dignita/

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