Calvisano – Tracce nel Villaggio intervista Giulio Cavalli

dal sito CALVISANO – TRACCE NEL VILLAGGIO

Giulio Cavalli è un personaggio poliedrico: attore, regista, scrittore, collabora con alcune testate giornalistiche per le quali scrive di legalità, giustizia, uguaglianza. Denuncia le disparità, i soprusi e sbeffeggia la mafia umiliando l’onorata società ed i suoi protagonisti “ Ridere di mafia è una ribellione incontrollabile “.

Dall’aprile 2010 è consigliere regionale dell’Italia dei Valori in Lombardia.

Scrive nel suo ultimo libro “Nomi, Cognomi e Infami”: “ Vivo in Lombardia dove la mafia non esiste, faccio l’attore, scrivo storie che sarebbe buona cosa non scrivere e mentre scrivevo mi è esplosa la storia in mano “.

Nel dicembre 2009 è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che gli ha portato la propria solidarietà per la vita sottoscorta a causa delle minacce ricevute da cosche mafiose.

Vorrei partire con una domanda al Giulio Cavalli politico, consigliere regionale in Lombardia nelle file dell’Italia dei Valori: dal suo punto di osservazione qual è lo stato di salute della nostra regione ?

Regione Lombardia è il condensato della visione “privatistica” del Governo nazionale con una pungente componente xenofoba leghista. Quindi interessi a favore di pochi, disattenzione al bene comune e contrapposizione con il “diverso”. Direi non proprio una regione in salute.

Che opinione si è fatto sulla vicenda della protesta sulla gru degli immigrati nella mia città, Brescia ?

Lo sfruttamento che diventa reato dopo essere stato svuotato. Lavoratori che hanno dopato l’economia del lavoro illegale per diventare vittime sull’altare della sicurezza di propaganda. Al di là del colore della pelle e del timbro sul passaporto su quella torre ci sono stati dei lavoratori truffati. Ma questo si è faticato a dirlo.

Si torna a discutere di nucleare nella nostra regione. Qual è la sua opinione ?

Contrario senza se e senza ma. E senza ripensamenti, a differenza del Governatore Formigoni che dopo avere raccontato la propria avversità al nucleare in campagna elettorale oggi sembra avere cambiato idea. Un progetto (come tanti altri) che viene calato dall’alto dal Governo senza discussioni o ascolto dei territori. Alla faccia del tanto sbandierato “federalismo” che di autonomie sembra averne veramente poche.

Sono conciliabili solidarietà, accoglienza e legalità ?

Non c’è legalità senza la consapevolezza del dovere di una cittadinanza attiva, solidale e quindi accogliente.

Il suo concetto del termine “clandestino” ?

Non accettato per legge. Per leggi che possono essere inique o, peggio, non solidali.

Come si mescolano tra di loro il Giulio Cavalli artista, regista scrittore e uomo delle istituzioni ? Che miscela ne esce ?

Stessa persona. Stesse idee e stessi obbiettivi. Cambiano i meccanismi e i modi. Ma ho accettato fin dall’inizio di giocarmi la credibilità in tutto quello che faccio.

Lombardia e Nord Italia: mafia sì o mafia no ?

L’omicidio Ambrosoli. Calvi, Sindona, Luciano Liggio, le diverse operazioni con centinaia di ergastoli fino ai trecento arrestati a Luglio di quest’anno. Dico, serve altro?

Perché la levata di scudi stizzita del ministro Maroni alle recenti dichiarazioni di Saviano sulle infiltrazioni della mafia al Nord ?

Perchè la Lega vive sulla proiezione manichea della Lombardia come buona, pulita, onesta e laboriosa contro il resto d’Italia. E la presenza delle mafie inquina questa bugia.

Quali sono i gesti, i comportamenti e le azioni che possono adottare i cittadini comuni per contrastare la presenza della malavita organizzata ?

Scegliere la via dello stato e rifiutare l’indifferenza.

Nella sua veste di attore e di regista teatrale, di uomo del Nord, ha infastidito i mafiosi, li ha sbeffeggiati e li ha “disonorati” come ama dire lei. Come le è venuta questa idea dal profondo contenuto civile, ma che mal si concilia con le esigenze del grande pubblico ?

Niente di eroica o eccezionale. Amo il mio lavoro e i risultati “civili” a cui umilmente aspira.

Da dove ricava gli spunti per la sua opera narrativa di attore e scrittore ?

Giornalisti, atti, intercettazioni, deposizioni. I fatti in questo paese ci sono, solo che rimangono spesso poco raccontati.

Nel suo ultimo libro “nomi, cognomi e infami” c’è una prefazione del magistrato Gian Carlo Caselli. Com’è nata questa collaborazione ?

In fondo abbiamo un nemico comune. O meglio, abbiamo a cuore gli stessi risultati. Ci siamo conosciuti grazie ai vari eventi di Libera a cui abbiamo partecipato e in fondo abbiamo capito che potevamo essere utili l’uno all’altro.

Anche questo libro si inserisce nel solco della cosiddetta “scrittura impegnata” che vuole amplificare e rendere palpabile il concetto dell’antimafia. Storie di persone che credono in un Paese normale e giusto. Quali emozioni e sentimenti si aspetta che il lettore possa ricevere dalla lettura di questo libro ?

La memoria buona di questo Paese. E ricordare che la memoria non va commemorata ma va esercitata.

Che ruolo hanno l’arte e la cultura nel contrasto alle forme di ingiustizia e di disuguaglianza nella nostra società ?

Lo dice bene George Steiner: una cultura autentica è caratterizzata dall’incoraggiamento di una formazione di base focalizzata sulla comprensione, sull’apprezzamento e sulla trasmissione delle opere migliori prodotte ieri e oggi dalla ragione e dalla fantasia. Una cultura autentica fa di quel tipo di risposta percettiva una funzione morale e politica fondamentale. Trasforma quella «risposta» in «responsabilità», costringe quella risonanza a «essere responsabile» davanti alle occorrenze mentali eccelse.

Il ministro Tremonti, replicando a coloro che contestavano la sua decisione di attuare pesanti tagli alla cultura ha risposto con una battuta “Vado a farmi un panino alla cultura. Inizio dalla Divina Commedia”. La gente non mangia cultura. Che ne pensa ?

Per igiene intellettuale non rispondo nemmeno alla provocazione. Mi viene in mente un punto del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli che diceva abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto.

Da due anni lei vive sotto scorta. Mi fa un impressione terribile pensare ad un uomo di 33 anni, nel pieno della sua vita, dotato di una eccellente creatività artistica e narrativa, costretto a vivere “sotto stretta osservazione” per la denuncia e la “passione civica” che accompagnano le sue opere. Che Italia è questa che costringe i suoi figli a vivere sospesi tra paura e doveri, tra la vita e la morte ?

In Italia siamo centinaia “sotto osservazione”. Commercianti, panettieri, fiorai, giornalisti e scrittori: significa che è una battaglia che ci interessa tutti.

Come può descrivere a chi non ha mai vissuto questa condizione il suo stato di uomo blindato dentro ad una vita recintata ?

Non credo sia molto interessante. Non l’abbiamo mai chiesto a gente come Giancarlo Caselli o i tanti altri magistrati che sono in questa condizione da decenni. Ti confesso che non amo molto questo nuovo “voyeurismo” degli intimiditi.

Cosa possono fare gli uomini di buona volontà, la comunità civile, per dimostrarle una vicinanza umana e solidale ?

Farsi carico del problema. Falcone diceva che la battaglia contro la mafia non ha bisogno dell’impegno straordinario di pochi ma dell’impegno ordinario di tutti.

Ha fiducia nel riscatto del popolo del Sud, o meglio dei popoli del Sud e del Nord, nei confronti delle mafie ?

Moltissima. Anche perché un giorno i miei figli mi chiederanno conto della vita che si sono ritrovati a subire.

Il suo pensiero per i giovani, i nostri figli, che si apprestano a sganciarsi dalla famiglia per nuotare liberamente in un acqua che noi stessi abbiamo inquinato ?

Essere partigiani: sapere bene da che parte stare e tenere la barra diritta. Sempre.

Il mio blog si richiama alla metafora delle tracce intese come spazi, riflessioni e comportamenti destinati a lasciare un segno nella comunità e creare i presupposti per affermare il principio di pluralità ed appartenenza ad una comunità viva, attenta ed informata. Secondo lei chi è ancora in grado oggi, in Italia, di lasciare una traccia di speranza e di fiducia in un tempo migliore ?

Tutti gli onesti di questo paese. E sono tantissimi. Sfilacciati ma tantissimi.

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