Il caso Fiat visto dal genio di Fo

A volte leggi alcuni suoi lampi e credi proprio che non ci sia altro da aggiungere.

2 Commenti

  1. Paola M. Elena Rassu

    bellissimo questo articolo, lo sento molto, anche se io, operaia, non opero in catena di montaggio… almeno non in quelle catene di montaggio fatte di ingranaggi, viti, bulloni e movimenti automatici e sempre uguali. Mi sento operaia comunque, anzi so che lo sono dentro, operaia, e le parole del genio di Fo mi toccano, appunto, nel profondo. Mi chiedo ogni giorno che vado a lavorare, in una delle sempre più numerose fabbriche del consumo, come si possa fare a vivere una vita senza saper riconoscere il proprio valore, e il valore del lavoro che si fa. centinaia di persone, miei colleghi, che nel corso del tempo hanno lasciato che diritti basilari come fare le FESTE con i propri cari divenissero gentili concessioni. Il concetto che la festività, il lavoratore, può scegliere se lavorarsela o no, non esiste già più e, se sei fortunato, il tuo capo ti può chiedere, se vuole: domani è festa, puoi scegliere se stare a casa. Mica tanto sottile differenza!

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