REPUBBLICA sul caso Pezzano

Il manager Asl fotografato con i boss. “Va rimosso”. Ma Formigoni non cede

Sindaci della Lega Nord e centrosinistra contro Pezzano, sorpreso con affiliati ai clan della ‘ndrangheta finiti poi in carcere. Il governatore: “E’ un caso che non ha evidenza”

di DAVIDE CARLUCCI

Il primo obiettivo sembra raggiunto: mettere in imbarazzo la Lega. Ma la mobilitazione di associazioni, Comuni e consiglieri regionali del centrosinistra contro la nomina di Pietrogino Pezzano, “promosso” dal governatore Roberto Formigoni da direttore generale dalla Asl di Monza e Brianza alla più estesa Milano 1, punta più in alto. Non solo a dividere il fronte dei sindaci: con le nove adesioni arrivate, a chiedere le dimissioni sono 19 Comuni compresi nell’Asl Milano 1 (che amministra la zona Nordovest della provincia, da Legnano a Motta Visconti), tutti di centrosinistra, ma tra i critici ci sono anche il primo cittadino leghista di Cornaredo e altri dieci lumbard hanno chiesto una pausa di riflessione.

Dopo la presa di distanza del vice presidente regionale Davide Boni — e la replica di Formigoni, il quale ha ricordato che la nomina è stata decisa «da tutta la giunta all’unanimità» — l’ambizione vera è spaccare la maggioranza al Pirellone sulla questione morale. Con una mozione.

Il documento, presentato dal consigliere regionale idv Giulio Cavalli e sottoscritto da Pd, Sel, Udc e Pensionati, riassume i termini della questione: il nome di Pezzano è emerso nelle carte della Infinito, la maxiinchiesta della Direzione distrettuale antimafia che si è appena conclusa con 175 decreti di giudizio immediato. Il manager 63enne, originario di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, è stato fotografato dai carabinieri mentre era in compagnia di due affiliati della cosca di Desio, Candeloro Polimeno e Saverio Moscato (morto prima del maxiblitz). Di lui parla, in un’intercettazione, anche l’avvocato tributarista Pino Neri, considerato il reggente della ‘ndrangheta in Lombardia. In questi termini: «Tu lo conosci a Gino Pezzano? È un pezzo grosso della Brianza, della Sanità… Fa favori a tutti». Oppure: «È uno che si muove bene, con Abelli sono grandi amici, l’ho presentato io a Gino».

In un altro passaggio, il direttore generale è al telefono con Giuseppe Sgrò, arrestato insieme col fratello Eduardo, un imprenditore interessato alla fornitura di condizionatori d’aria in alcune sedi dell’azienda sanitaria di Monza. A Sgrò, Pezzano si rivolge perché lo aiuti a mandare «con urgenza» delle piante in Calabria. Una richiesta che negli atti della Dda viene messa in relazione con un altro dialogo, quello in cui Eduardo Sgrò parla con un ingegnere della fornitura agli uffici Asl di Cesano, Desio e Carate: «Il bando dell’appalto ce l’ha?», chiede l’ingegnere. «Chiamiamo insieme il direttore generale, che è amico mio — risponde Sgrò — e ci fissiamo un appuntamento».

Le posizioni iscritte nel fascicolo della Dda sono 473: oltre agli arrestati, che saranno in gran parte processati a maggio — per tre carabinieri accusati di corruzione, invece, l’udienza preliminare è fissata oggi — figurano quasi trecento indagati sulla cui identità i pm hanno voluto mantenere, finora, il massimo riserbo. Ufficialmente, così, Pezzano non risulta indagato e potrebbe anche non esserlo. Ma per Carlo Borghetti, del Pd, è poco più che un dettaglio: «Per noi è una questione di opportunità politica. Nel merito restiamo garantisti». Sulla stessa lunghezza d’onda Chiara Cremonesi, di Sel, che sullo sfondo vede «il tema di nomine così importanti affidato ancora a logiche di fedeltà di partito». Per questo la mozione, oltre a chiedere la revoca della nomina perché “non ci siano ombre” — in una regione che si è da poco scoperta nel mirino delle mafie — propone di “rivedere le modalità di scelta dei direttori di Asl e Aziende ospedaliere secondo criteri di trasparenza e qualità, anche tramite l’istituzione di un’autorità terza che valuti i profili professionali”.

Formigoni, però, non sembra volerci ripensare. «È un caso che non ha evidenze». Del resto, fu questa la sua posizione anche quando a rimanere impigliato in un processo per un appalto concesso a una ditta considerata in odor di mafia fu Carlo Lucchina: l’allora direttore dell’ospedale di Varese fu poi promosso direttore generale della Sanità in Regione. E il tribunale lo assolse, anche se poi la procura ha presentato appello. Ma per Roberto Nava, il primo cittadino di Vanzago che guida la rivolta dei ribelli anti-Pezzano — e appoggia il referendum consultivo indetto per il 29 da Sos usura — il caso di Pezzano è diverso. E assicura: «Sto ricevendo molti incoraggiamenti da gente che vota centrodestra. Lancio un appello agli amministratori leghisti affinché riflettano bene e passino dalle parole ai fatti».

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/01/12/news/il_manager_asl_fotografato_con_i_boss_va_rimosso_ma_formigoni_non_cede-11156901/

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