IL SOLE 24 ORE sugli incendi dei rifiuti nel Lodigiano

Lombardia edizione: NAZIONALE
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2011-01-12 – pag: 4

A Lodi roghi nelle discariche Sui rifiuti l’ombra del crimine

In prima linea. Giulio Cavalli, consigliere regionale IdvSul territorio. Pietro Foroni, presidente provincia di Lodi
Sei incendi in due mesi – Cavalli (Idv) invia un esposto alla Dda – CONTROLLO – «Difficile pensare che questi eventi siano casuali. Occorre vigilare» – SALTO DI QUALITÀ – «Serve un’ottica diversa per indagare sulla spartizione della gestione»
PAGINE A CURA DI Matteo Prioschi

Sei incendi in due mesi, dodici in due anni. La tranquilla provincia di Lodi da qualche settimana si interroga, a metà tra lo stupito e il preoccupato, sugli episodi che si sono verificati presso impianti di trattamento dei rifiuti o piazzole ecologiche situate in diversi comuni. Una successione che da più parti viene definita anomala e dietro cui potrebbe esserci la criminalità organizzata. A fronte di una Lombardia sempre più terra di conquista per la malavita, attratta dalla ricchezza del territorio, per il Lodigiano, secondo le valutazioni degli organismi vigilanti, non ci sono elementi che lascino ipotizzare il radicamento di organizzazioni criminali. Niente camorra, mafia o ‘ndrangheta, insomma, però proprio nel settore dei rifiuti qualcosa nel recente passato si è verificato, con la società Italia 90 al centro di indagini della magistratura per trattamento illecito di rifiuti e altre irregolarità nonché oggetto di informazione antimafia ostativa da parte della prefettura di Palermo. E allungando lo sguardo indietro nel tempo si ritrovano incendi a mezzi di società del settore già nel 2003. Ad attirare l’attenzione sul fenomeno ci ha pensato Giulio Cavalli, attore lodigiano e consigliere regionale dell’Italia dei valori, chiedendo «l’istituzione di una delegazione regionale che vada sul territorio per far luce su una situazione che è diventata davvero allarmante. Io non sostengo tesi giudiziarie afferma Cavalli , ma segnalo una serie di fatti e visto che l’autocombustione con una temperatura ambientale vicino a zero gradi quale quella che si è registrata nel mese di novembre, è improbabile, se ne devono trarre le conseguenze». Cavalli, che da tempo è sotto scorta a causa delle minacce ricevute per i suoi spettacoli contro la criminalità organizzata, ha inviato un esposto alla direzione distrettuale antimafia. «Al momento prosegue ci sono indagini per verificare se gli incendi sono dolosi o accidentali, ma indagare sulla spartizione della gestione dei rifiuti, che è il piatto forte della criminalità organizzata, richiede un’ottica diversa». Che la frequenza degli incendi sia anomala lo riconoscono gli stessi imprenditori coinvolti. Però per gli episodi che li riguardano direttamente tutti sostengono la casualità o quanto meno tendono a escludere che siano frutto di un disegno criminale coordinato. «Non ho i presupposti afferma Matteo Conti, amministratore e consigliere d’azienda di Pulieco (un camion incendiato) per poter dire che ci sia un disegno unico e nemmeno per affermare che i fatti siano o meno dolosi. Sarà la magistratura a verificare». «Non c’è nessuno che mi voglia del male dichiara Enrico Limonta, amministratore e socio di maggioranza di Lodigiana ambiente (due incendi in un anno) ma non escludo che qualcuno possa farmi un dispetto». Se così fosse, però, il dispetto a Limonta che produce combustibile da rifiuti partendo da scarti urbani selezionati, ha distrutto buona parte dell’impianto tanto che «a 63 anni sto pensando se vale la pena di continuare in questa attività che comporta dei rischi per il materiale utilizzato». Quanto agli incendi, in attesa dei rapporti ufficiali le prime indicazioni raccolte dall’imprenditore tendono a escludere il dolo. In merito all’offerta di acquisto della sua azienda ricevuta pochi giorni dopo l’incidente Limonta afferma che «è assolutamente chiara e tranquilla, una proposta di cui avevo già trattato con la controparte prima dell’accaduto». Episodi non dolosi anche quelli che hanno coinvolto Linea group holding, fa sapere l’azienda. Le istituzioni, dal canto loro, predicano attenzione e cautela, a partire dal presidente della provincia, il leghista Pietro Foroni: «Pensare che gli incendi siano casuali è francamente difficile, dato che scoppiano quando piove o nevica. Tuttavia ritengo che non si debba drammatizzare la situazione ma nemmeno far finta che i problemi non esistano. Occorre la massima vigilianza nei confronti di un settore in cui possono verificarsi infiltrazioni criminali, tanto più che questo problema spesso viene sottovaluto perché si ritiene che il Lodigiano sia esente da determinati fenomeni. Il mio è un invito al tessuto sociale, uno stimolo a porre la giusta attenzione senza però allarmarsi». Dal canto suo la provincia sta valutando la possibilità di creare un consorzio pubblico per la gestione dei rifiuti senza infrangere il divieto degli affidi diretti, garantendo al contempo costi bassi e tenendo lontano il pericolo di infiltrazioni malavitose. Parla di attenzione anche Alessandro Baggi, presidente di Assolodi, l’associazione confindustriale del territorio: «C’è attenzione affinché nel Lodigiano non operino forze colluse con la criminalità, ma al momento non ci sono i presupposti perché l’attenzione diventi allerta. Quanto ai fatti accaduti, c’è preoccupazione ma allo stesso tempo ci sono sconosciute le cause di quanto avvenuto». In attesa degli sviluppi dell’attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore Paolo Filippini, che in questa fase avviene nel massimo riserbo, tra gli addetti ai lavori, però, c’è anche chi fa osservare come alcuni impianti avessero difficoltà a far quadrare i conti e che quindi la causa degli incendi potrebbe non essere riconducibile (o non solo) alla criminalità organizzata.
Gli episodi in provincia Gli incendi che hanno colpito il settore dei rifiuti in provincia di Lodi negli ultimi anni: mezzi speciali, piazzole ecologiche o impianti di trattamento della spazzatura. A fine 2010, in meno di due mesi, gli episodi sono stati sei. Quello che ha causato i danni maggiori riguarda un impianto di trattamento di cdr a Ospedaletto I NUMERI 80mila Tonnellate La capacità di trattamento dell’impianto di bioessicazione già esistente a Giussago. Quello di Lacchiarella, da cui si ricava compost, arriva a 120mila tonnellate 366 Metri Secondo quanto appurato nelle scorse settimane, l’impianto sorgerà a meno di 400 metri dalle abitazioni più vicine. Una distanza insufficiente nel caso di rifiuti putrescibili, ma sufficiente se la struttura gestisce materiale pretrattato 1 milione Capacità Il bioreattore potrebbe gestire fino a 1 milione di tonnellate di immondizia su una superficie di 235mila metri quadri

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