Lettera a Mandalari. Preso.

Alla fine ti hanno preso Vincenzino. Ti hanno preso nonostante quella tua aurea da boss a cui, in fondo, nemmeno tra i tuoi di Bollate non ci ha mai creduto nessuno. Ti hanno preso tutto bello panciuto mentre latitavi a San Giuliano Milanese. Come un latitante co.co.pro., che deve rifugiarsi in periferia. Le carte dell’operazione INFINITO ci dicevano che a capo della “locale” di Bollate c’era il tuo sguardo da tipico italiano in vacanza mentre facevi finta di essere solo un imprenditore un po’ eccessivo nei modi a capo della tua IMES SRL: società (tanto per cambiare) di strade e costruzioni come tante altre qui da noi che fingono di fare imprenditoria concimandosi con il letame della vostra violenza ed arroganza. Ti hanno preso sul piazzale della stazione, come in noioso film francese in bianco e nero in cui la finta vedova si incontra nell’ombra. La tua finta vedova tutta risentita che ci ha sfidato con gli occhi mentre passava davanti alla tua casa bunker con quello sguardo bieco dei diritti e delle leggi diventati proprietà privata. Hai raccontato che sei scappato perché hai visto gli elicotteri. Poveretto. Vorresti essere un primula rossa e invece sei la fotografia esatta della ‘ndrangheta in mutande che perde nonostante tutto. Nonostante i mezzi che perdono i pezzi delle forze dell’ordine mentre ti inseguono e nonostante la tua storia e questa storia abbia fatto notizia per un paio di giorni. Poi è diventata strumentalizzazione politica, dicevano. Lo dicevano nel Consiglio comunale della tua città mentre ancora in molti sostenevano che comunque sei una brava persona.

Caro Vincenzino, sei finito come la fine del topo come nemmeno in una commedia di subordine. Hai fatto finta di fare il boss e invece eri un criceto sulla ruota. Chissà se adesso almeno non ti senti un po’ più al sicuro, almeno per quella tua bocca troppo larga che ha alzato il velo su questo letame sparso in Lombardia. Adesso sei al sicuro dai tuoi “amici” che non ti perdoneranno certo questa tua inclinazione a parlare troppo. Infami, li chiamate voi. Infami come la fine che ti ha aspettato nel piazzale.

Oggi la Lombardia è sulle spalle del lavoro sommerso e incessante del colonnello Giuseppe Spina che non ha mollato la presa. Oggi la Lombardia con il topo in gabbia sorride. Buona domenica, zio Enzo.

5 Commenti

  1. Giorgio Poiodmani

    Caro Giulio queste notizie fanno bene al CUORE, ed è il cuore che serve ai lombardi che sull'onda di questi risultati non devono cedere a ricatti e sopprusi, e denunciare le eventuali intimidizioni di cui sono vittime senza cadere nella strisciante omertà che sempre più serpeggia anche in Lombardia.

  2. Ettore Ferrero...

    Caro Giulio Cavalli,
    Un ulteriore successo del Reparto operativo dei Carabinieri comandato dal Colonnello Giuseppe Spina, che così chiude il cerchio sull'operazione "Infinito" o" il Crimine" o "La Lombardia", il cui inizio processuale è fissato per l'11 Maggio prossimo a Milano, non poteva iniziare senza l'ultimo boss della 'ndrangheta,codesto Vincenzo Mandalari, sfuggito alla cattura del Luglio scorso.
    Un buon inizio d'anno per l'Arma dei Carabinieri: il Generale di Divisione della "Pastrengo" di Milano, Carlo Gualdi, mi sia permesso,avrà avuto un sussulto di entusiasmo per l'arresto "eccellente" compiuto dai Suoi uomini,ai quali non saranno negati encomi e promozioni, ma ciò che conta è aver messo in ginocchio, in Lombardia, la più potente organizzazione criminale della Regione: la 'ndrangheta…

  3. marcomanga

    Mandilaris era un umile fabbro mandato da Atene, sulle coste dell'odierna Calabria. Tutta la vita avrebbe dovuto fare solo quello e nient'altro: il fabbricante di chiavi. Lucchetti e catene, il caldo impossibile del forno anche nell'afa d'estate. Non c'era possibilità per lui di diventare altro. Stesso mestiere di suo padre, come di suo nonno. Niente fregi di battaglia o studi letterari per i figli. Nulla di tutto ciò. Tin ton tin ton, incudine e martello, tutto il giorno fino alla vecchiaia. E sapeva che sarebbe mai più ritornato in patria. E si fece una promessa: "un giorno tutto questo cambierà.. se non lo sarà per me, lo sarà per la mia progenie".

    Era il 601 a.c. e la Megale Hellas era in piena espansione sulle coste meridionali della terra italica.

    Ci sono voluti più o meno 25 secoli di storia umana perchè un discendente di quel fabbro abbia avverato quella promessa. Sebbene ci sia riuscito, con Mandilaris la sorte è stata veramente beffarda. Persino con l'etimologia greca del suo nome.

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