Fahrenheit ospita Giulio Cavalli: l’intervista

E’ possibile ridere di mafia?

Lo chiediamo a Giulio Cavalli: il suo Nomi, cognomi e infami è il diario impersonale di un anno di storie incrociate in una tournée che è scesa dal palco per diventare la sua storia: quella di un attore di teatro che vive sotto scorta da due anni.Cavalli porta in scena dei mafiosi «il loro essere osceni» e da tempo fa spettacoli con l’idea di «disonorarli» perché farlo è una questione d’onore e perché da tempo conduce una battaglia contro le mafie «la battaglia di parola», «un’arma che rende le mafie inoffensive e resistibili». Nel 2009, già sotto scorta, ha portato in scena “A cento passi dal Duomo”. Nello stesso anno il Presidente della Repubblica lo ha invitato al Quirinale per esprimergli solidarietà e sostegno.

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