La mafia si combatte nell’aula. Di scuola

da LA PROVINCIA DI VARESE

«C’è anche a casa nostra, spetta ai ragazzi stare in prima linea. E si sconfigge con la solidarietà»

busto arsizio La lotta alla mafia parte tra i banchi di scuola. Ieri mattina gli studenti del secondo anno del liceo scientifico Arturo Tosi hanno incontrato, «la parte buona delle Istituzioni» per discutere di criminalità organizzata. Così il bustese Massimo Brugnone, coordinatore regionale del movimento ?Ammazzateci tutti? ha presentato l’attore- scrittore sotto scorta e consigliere regionale dell’Idv, Giulio Cavalli, l’avvocato del Forum di Busto Francesca Cramis e il sostituto procuratore di Busto Arsizio, Roberto Pirro Balatto. Tre punti di vista diversi, ma un unico messaggio: «Il cambiamento può e deve partire da voi». «La mafia – ha esordito Cavalli – c’è anche a casa vostra, si infiltra nelle pubbliche amministrazioni perché crea opportunità di lavoro e garantisce protezione. Lo sfruttamento denunciato dai braccianti di Rosarno esiste anche nei cantieri dei vostri paesi, solo che qui nessuno si è ancora ribellato. Spetterà a voi mettervi in prima linea, prestare attenzione quando vi verrà offerto un lavoro facile, magari in una pizzeria che non ha bisogno di clienti, perché lì riciclano i soldi. Ricordatevi che chi non sceglie è colluso, scegliere da che parte stare significa essere partigiani e combattere contro il nuovo nemico comune che è la mafia, un reato di egoismo che si batte con la solidarietà». Cavalli ha citato l’operazione Infinito che ha portato all’arresto di centinaia di mafiosi in Lombardia, al quale è stato accorpato il processo Bad Boys contro la locale di ?ndrangheta Legnano – Lonate Pozzolo, iniziato proprio al tribunale di Busto con la presenta tra il pubblico in aula di alcuni studenti del liceo scientifico. «Nel processo Bad Boys non c’è stata omertà, tantissimi commercianti si sono costituiti parte civile – ha detto l’avvocato penalista Francesca Cramis – la mafia va combattuta e tutti possono farlo; il mio compito è quello di aiutare il giudicante offrendo una punto di vista diverso dell’accusa». Difficile però per un quindicenne comprendere come un avvocato possa difendere un presunto mafioso: «Con quale coscienza lo fa?», ha domandato un’adolescente. «L’avvocato è come un medico, ogni uomo ha diritto di essere difeso come di essere curato – ha detto la Cramis – io lo faccio in maniera asettica senza esserne coinvolta».

Valeria Arini

2 Commenti

  1. Ettore Ferrero...

    – Seconda parte del commento – :
    Oppure, mensilmente abituare lo studente alla lettura,ossia leggere un libro extra-scolastico, esempio di attualità, che più lo appassiona,e discuterne in classe. Fosse il tema sulla mafia,sul terrorismo,sull'immigrazione,e quindi,integrazione territoriale,sulla politica… Il tutto per creare un individuo più maturo,più presente ai fatti reali dell'Italia,per renderlo più consapevole delle proprie scelte, che ricadranno sulla prospettiva futura di continuare gli studi. E, quindi, di poter ampliare la gamma delle prospettive lavorative da lui opzionate.

  2. Ettore Ferrero...

    Caro Giulio Cavalli,
    Questi convegni, in cui sono presenti delle giovani scolaresche, devono essere un'abitudine per abituarli al ragionamento dei fatti che li circondano. La scuola è cultura, insegnamento, ed anche, interesse per gli avvenimenti,che farebbe nascere in loro, ai giovani, una presa di posizione e di coscienza per potersi tra loro confrontare, aprire un dibattito, discutere in famiglia, tra amici, tra parenti. Insomma, non solo prendere per sacrosanto, senza proporre un'opinione propria, ciò che nel nostro bel Paese, il rapporto mediatico ci propina, ci somministra, quasi come automi. Ad esempio, discutere in classe con il maestro/a o il professore/essa, a rotazione,un articolo di giornale, o di telegiornale, che più ha incuriosito lo studente.

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