Stefano Pallaroni sulla serata con Giulio Cavalli a Pavia

da http://pallaroni-pavia.blogautore.repubblica.it/2011/02/23/quarantanni-di-mafia-in-lombardia/

Parole chiare, precise. Con tanto di nomi e cognomi. A partire da quelli degli infami. Giulio Cavalli a Pavia risponde alle domande parlando del suo libro (Nomi, cognomi e infami – Verdenero editore, pagine 244, euro 16), dunque della sua situazione, quella di attore, guitto, scrittore e da ultimo di consigliere regionale eletto nelle liste dell’Idv. O forse Cavalli parla soprattutto della sua condizione di cittadino, di marito e di padre, perché scinderle, certe cose, non si può mica. “Non perdonerò mai Lodi, la mia città”, è una delle frasi pronunciate durante l’incontro organizzato dal circolo Zaninello a Spaziomusica. Parole pesanti che per un istante restano sospese e poi si incidono nel marmo freddo della sua condizione di cittadino sotto scorta, in bilico tra la paura fisica della minaccia vigliacca di chi attenta all’incolumità personale e il disagio che deriva da indifferenza e mancanza di solidiarietà, lui padre di famiglia che si è sentito invitare “a non accompagnare più i miei figli a scuola né di andare a prenderli all’uscita” da tanti degli altri genitori. Nessuno ha l’impudenza di chiedergli “ma chi te l’ha fatto fare” nella serata di Spaziomusica, mentre si avverte profonda la ferita sottopelle di chi tante volte si è sentito guardato con sospetto, i “se l’è andata a cercare” oppure “gli avvertimenti sui muri se li è scritti lui” che sono frasi pronunciate e fatti accaduti in una città del nord. “A Lodi, Lombardia, profondo Nord. In una tranquilla cittadina di provincia farcita di amministratori pavidi, marescialli incompetenti, minimizzatori professionisti, indelicati per nulla accidentali, tranquillizzatori per indole”, scrive Cavalli a pagina 23 del libro e viene naturale pensare di sostituire quel “Lodi” con “Pavia”, dopo lo choc del 13 luglio, gli arresti che a maggio vedranno sul banco degli imputati del maxi-processo di Milano Carlo Chiriaco, l’ex direttore sanitario dell’Asl, e Pino Neri, professionista con studio in piazza della Vittoria, accusato di essere organico all’associazione criminale denominata ‘Ndrangheta. Inutile aspettare le sentenze, spiega Cavalli, “perché se anche pochi voti sono stati comprati, il risultato delle elezioni di Pavia è dopato. In una gara sportiva sarebbe scattata la squalifica”. Cavalli insiste sull’indifferenza e parla di suo figlio, che una mattina gli ha chiesto che lavoro mai facesse: teatrante, giornalista, scrittore o politico? La risposta si trova nella Costituzione. L’articolo 4 al secondo paragrafo dice che “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. “Quindi l’indifferenza è incostituzionale _ argomenta Cavalli _ e a mio figlio ho risposto che provo a non essere indifferente”. Cavalli racconta anche un episodio significativo del momento suo personale e più in generale di questo nostro Paese quando, il 18 gennaio scorso, ha presentato una mozione in consiglio regionale a Milano contro la nomina avvenuta il 23 dicembre di Pietrogino Pezzano a direttore generale di Milano 1, l’Asl più grande d’Italia. “Il nome di Pezzano _ spiega Cavalli _ compare nell’ambito della maxi-inchiesta Infinito (la stessa che a Pavia ha visto coinvolti Neri e Chiriaco, ndr) e il giorno stesso in cui presento la mozione il prefetto di Lodi, la signora Peg Strano, mi comunica che la scorta mi sarebbe stata revocata in quanto non più esposto. Intanto due giorni dopo Pezzano nomina direttore sanitario dell’Asl Milano 1 il dottor Giovanni Materia, che guarda caso è il marito del prefetto di Lodi”. Successivamente, nell’arco di appena 24 ore, Giovanni Materia dovrà dimettersi per un rinvio a giudizio nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità in un concorso all’Istituto di Medicina del lavoro del Policlinico di Messina, mentre il consiglio regionale voterà trasversalmente agli schieramenti un’ordine del giorno sull’opportunità di mantenere la scorta a Cavalli. E’ un fatto grave appena successo, passato più o meno sotto silenzio, riportato da pochi, ignorato dal grande pubblico. Cavalli però non ha nessuna intenzione di togliere il piede dall’acceleratore: “Il magistrato Ilda Boccassini ha detto che è allarmante l’assenza di denunce da parte di chi in Lombardia subisce vessazioni, minacce ed estorsioni. Io, di fronte ad esempio agli incendi, sostengo che sono ugualmente colpevoli quelli che il fuoco lo accendono e quelli che i danni di quel fuoco subiscono senza sporgere denuncia. La balla più grande che possono raccontarvi è che la mafia si sta impadronendo della Lombardia, che la criminalità organizzata sta salendo al Nord. I primi sequestri di persona risalgono agli anni Settanta, o no?”. La mafia a nord del Po ha dunque compiuto i suoi primi quarant’anni.

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