CAFFENEWS: il potere della parola contro la mafia, un caffè con Giulio Cavalli

Giulio Cavalli è un attore, drammaturgo e regista italiano. Considerato una delle nuove voci del teatro di narrazione civile degli ultimi anni in Italia, dopo aver fondato a Lodi la compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali, firmando il testo e la regia di spettacoli come Il Cantafavole Muto, Tetiteatro e un chicco di caffè, Carro Poetico, Pulvere de Katabatù e Filo Spinato, sale alla ribalta con lo spettacolo Kabum!…come un paio di impossibilità nel 2006 (con la direzione artistica Paolo Rossi). Da allora il percorso artistico si è andato definendo sia dal punto di vista tematico che dal punto di vita stilistico: gli spettacoli si ispirano al presente, tenendo fede ad un’idea di teatro come mezzo per mantenere vive pagine importanti della storia recente. Dalla stagione 2007-2008 Giulio Cavalli è direttore artistico del Teatro Nebiolo di Tavazzano con Villavesco, nella provincia di Lodi. A causa delle minacce mafiose ricevute gli è stata assegnata una scorta…

Cavalli, cos’ è la mafia?

Diritti che si devono comprare, perché ci sono sottratti dal crimine e dall’intimidazione. Occhi bassi. Capibranco travestiti da imprenditori, da amministratori o colletti bianchi. Direi che la definizione migliore è la fotografia del nostro codice penale: tre o più persone che con metodi illeciti curano ai propri interessi a danno della comunità.

Come il teatro può contrastare la criminalità organizzata?

Con la forza della parola, con l’arma bianca del racconto e con l’enorme privilegio di non avere mediazioni. Il teatro è una persone che racconta a persone che ascoltano, in mezzo non ci si può infilare. I mafiosi temono il fatto di essere raccontati ancora di più di un ergastolo, lo raccontava Antonino Caponnetto.

Quando ha scoperto la sua passione per il teatro e quando è nata l’idea di creare degli spettacoli che raccontassero delle storie? Anzi, mi permetta di dire che raccontassero una verità che a lungo ci è stata nascosta…

Ho amato il teatro fin da piccolo. Dopo averlo studiato per anni, mi sono ritrovato tra le mani il privilegio di avere persone che venivano ad ascoltare le storie che raccontavo e ho pensato che questo privilegio andava rispettato nel migliore dei modi:  raccontare le storie che difficilmente riescono a galleggiare nei quotidiani e nell’informazione generalizzata.

Nel 2001 fonda a Lodi la Bottega dei Mestieri Teatrali. Da una parte la commedia dell’ arte, l’ultilizzo di linguaggi tipici del ‘500, dall’ altra  un linguaggio estremamente innovativo, improntato su storie a carattere sociale che fanno riflettere, ma con il sorriso. Come è nata l’ idea della Bottega dei Mestieri Teatrali?

Ci siamo ritrovati, per caso, a Lodi con formazioni attoriali simili: un gruppo di attori che proveniva dalla Commedia dell’Arte e con i modi dei cantastorie. La risata abbinata alla denuncia non ha mai perso la sua forza dai tempi di Aristofane fino ad oggi. Applicare questo linguaggio ai temi del contemporaneo ci è sembrata da subito un bella sfida.

Oltre alla mafia nei suoi spettacoli possiamo osservare tante altre storie italiane. Dalla strage di Linate al dramma del turismo sessuale, ai fatti del G8 di Genova. Tante tessere di un unico puzzle chiamato Italia…

Storie in cui sono capitato sempre per un incontro o una lettura. La storia di questo Paese è una linea di buchi neri che è obbligatoria continuare ostinatamente a raccontare.

Cavalli,  oltre l’ impegno nellla lotta alla mafia e alla passione per il teatro ora anche la politica. Quando è stata presa e come è nata la decisione di scendere in campo?

Qualcuno dice che sono un giornalista, qualcuno mi definisce attore, altri scrittore, in realtà il mio impegno è sostenere una battaglia culturale nei campi in cui mi riconosco. E la politica, diceva Plutarco, è la più alta forma d’arte. Anche se il momento nazionale rende improba la citazione.

Non pensa che essere parte di un sistema così malato, per certi versi perverso, come quello della politica possa intaccare l’impegno civile che ha portato avanti in questi anni?

No. Siamo la nazione di Pio La Torre, di Sandro Pertini e di tanti amministratori che portano avanti senza compromessi le proprie battaglie. Il sindaco Vassallo era parte di questo sistema, Peppino Impastato era un attivista politico candidato al Consiglio Comunale. Questo gioco ad essere vergini in quanto “apolitici” e “apartitici” mi suona tantissimo come l’eroe con le mani in tasca.

A proposito di perversioni, conosce bene la Minetti e cosa ne pensa del RubyGate?

Non conosco la Minetti. La incrocio e mi basta. Credo che lo scandalo del Ruby Gate sia nel corruttore. Nella Costituzione calpestata nell’articolo 54 che parla di dignità e onore: concetti che mi sembrano tutt’altro che puritani.

Anche il Pio Albergo Trivulzio è un tassello d’ Italia e sul quale lei stesso ha dichiarato: “Il Pio Albergo Trivulzio rimane fedele a se stesso e alle sue cattive abitudini. L’arroccamento sulle proprie posizioni di silenzio ha il sapore dell’omertà più che della privacy”. Chi ha usufruito di questi favoritismi di cui tutti i media parlano e come vi muoverete nel caso saltino fuori nomi di esponenti IDV?

Credo nella politica che si impegna a pretendere pulizia al proprio interno con ancora più forza che all’esterno. In un momento come questo per essere vissuti come integri su certi temi è obbligatorio essere integralisti. Ma la moltitudine di teste in un partito rende tutto molto più difficile. Credo che difficilmente ci possano essere politici IDV coinvolti, carte alla mano.

Cavalli, iniziano a circolare i voti  sui candidati per le comunali di Milano, Pisapia e Moratti sembrano essere ufficiali. Pensa che le opposizioni si uniranno e sosterranno Pisapia o ci sono contrasti e divisioni interne?

Con Giuliano si può vincere sul serio. Sarebbe stupido perdere un’occasione del genere.

Come risponde se le dico  che dal mio punto di vista accetterei con molto piacere  una sua candidatura a Sindaco? Tra le altre cose sembra che anche un suo collega di partito, l’ On. Luigi De Magistris, voglia presentare la sua candidatura a sindaco di Napoli. Onestamente sembrate tra i pochi politici intenzionati a cambiare questo Paese…

Sono onorato della tua stima, ma ti rispondo con un’altra domanda: cosa penserebbero tutti quelli che mi hanno accordato la loro fiducia per lavorare in Regione? Ho ancora molto da fare qui.

Cavalli, finisco sempre le mie interviste con un appello ai giovani…

Niente di meglio delle parole di Pertini: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.”

La ringrazio e buona fortuna!

Grazie a te!

 

Rispondi