Luca Rinaldi sul libro NOMI, COGNOMI E INFAMI

Nomi, cognomi e infami. Spesso per raccontare le storie, soprattutto quelle brutte, è proprio da nomi e cognomi che bisogna partire. Partendo da questi poi si incrociano anche gli infami. E Giulio Cavalli, attore, autore e politico (è stato eletto come consigliere regionale come indipendente nell’ Italia dei Valori) lo sa bene.

La storia di Giulio Cavalli è ormai nota a tanti, e per tantissimi diventa una banderuola da sventolare per dimostrare che si sta dalla parte del giusto e dei giusti, un po’ come condividere acriticamente Roberto Saviano per cui è vietato dire “Ehi, Roberto, questa volta hai fatto/detto una cavolata”. Dopo aver messo in scena lo spettacolo Do Ut Des, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi, l’attore di Lodi riceve pesanti minacce da parte degli esponenti della Stidda gelese, episodio per cui gli verrà assegnata una scorta della Polizia di Stato.

Ma di questo, Giulio non ama parlare, anche perché un teatrante con la scorta è difficile da vedere in un paese civile. Lui lo sa, ma ogni tanto deve parlarne, e lo deve fare proprio in apertura del libro Nomi, cognomi e infami, titolo che raccoglie tutta l’essenza del suo ultimo spettacolo, i cui monologhi sono raccolti nelle 244 pagine con la prefazione di Giancarlo Caselli.

Il libro si apre proprio con un capitolo dedicato alle minacce ricevute che lo hanno portato a rivoluzionare completamente la sua vita e quella della sua famiglia. La parola che colpisce dritta le mafie, i nomi i cognomi e gli infami fa scattare sull’attenti i guappi descritti da Giulio sul palco, e fa scattare anche qualcun altro. Ma, come scrive Cavalli, questo “è un capitolo volutamente breve”, che “ho anche seri dubbi a scriverlo, questo capitolo, perché mi sarebbe richiesto un certo equilibrio – irraggiungibile – per non cadere nel mito profano, nel piagnisteo, nel trombonismo celebrativo”.

Quindi, Cavalli va subito al dunque e per non far mancare nulla al lettore rende subito chiara la struttura del libro: il racconto del ‘concepimento ‘ del singolo spettacolo o monologo alternato appunto da nomi, congomi e infami, fino al monologo integrale. Mai scontato, mai banale e senza peli sulla lingua, nella forma e nel lessico. Così si introduce con la “Scena della punciuta” tratta proprio da Do Ut Des, poi pubblicato integralmente in Appendice (un patrimonio da conservare gelosamente intriso di analisi e pungente ironia che ha proprio dato fastidio ai ‘punciuti’) per entrare subito dopo nei monologhi di “Nomi, cognomi e infami”.

Un viaggio tra storie di mafia, resistenza alla mafia e morti, troppi morti per mano mafiosa, con la troppa complicità della società attorno. “Cinquecento euro e stai messo a posto” per raccontare la barbarie, non solo economica del racket e del pizzo, “Il Sorriso di Bruno Caccia”, una storia troppo poco conosciuta di un magistrato inflessibile ammazzato in una umida sera di fine estate nel tranquillo piemonte, dove la mafia non esiste ma c’è. Il racconto che Cavalli scrive in una lettera al proprio figlio su via D’Amelio, Don Peppe Diana ucciso due volte, prima dalla Camorra, poi da quella politica che ha voluto infangarlo anche da morto, e infine Pippo Fava, giornalista siciliano che molti professionisti di oggi hanno invece dimenticato. Trova spazio anche “A cento passi dal Duomo“, capolavoro di teatro civile scritto da Cavalli col giornalista Gianni Barbacetto, dove i nomi, i cognomi e gli infami lombardi venivano smascherati uno a uno che nemmeno una operazione di polizia o le carte dei magistrati avrebbero fatto meglio.

In appendice come detto poco più sopra trova spazio il copione integrale di Do Ut Des e alcuni scritti di Giulio cavalli. Un libro che porta sugli scaffali un piccolo capolavoro di civiltà che è il teatro di quel ‘giullare’ (si badi all’origine del giullare prima di pensare che il termine sia dispregiativo), costretto, a Lodi, a essere seguito come un ombra dalla sua scorta. Si a Lodi, un altro posto dove la mafia non esiste. Ma “ridere di mafia è una ribellione incontrollabile” e i ‘punciuti’ lo sanno bene.

L.

http://lucarinaldi.blogspot.com/2011/02/il-libro-del-mese-nomi-cognomi-e-infami.html

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