IN EUROPA intervista Giulio Cavalli

INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE GIULIO CAVALLI (IDV), L’ATTORE CHE HA DENUNCIATO LA MAFIA E VIVE SOTTO SCORTA

LE MAFIE ABITANO IN LOMBARDIA

Milano – «Se un politico, un sindaco, un consigliere dice che in Lombardia, nel suo paese, nella sua città … la ‘ndrangheta non c’è, è un imbecille o un colluso. Anche il non sapere ormai è talmente grave che sono d’accordo con la Boccassini che sia una collusione. Perchè è insopportabile e non tollerabile. In ogni caso deve andare a casa».

Giulio Cavalli , 33 anni, l’attore-scrittore che vive sotto scorta dal 2008, da quando ha portato in teatro le “gesta” dei mafiosi, è una persona scomoda per sua stessa ammissione. Il suo dire sempre e comunque la verità e quello che pensa, costi quel che costi, irrita molti. Al punto che l’essere obbligato a muoversi con al fianco due agenti non ha suscitato comprensione. Anzi. «Sono stati in tanti a sostenere che non era vero niente…»

Anche quando gli atti della magistratura le hanno dato ragione, anche quando i 300 arresti di questa estate hanno ribadito quanto la ‘ndrangheta faccia parte del tessuto sociale ed economico lombardo? I politici e molti adulti la negano. Ma con i giovani le cose stanno cambiando. Con Libera faccio molto lavoro nelle scuole e nei gruppi scout (a volte mi chiamano anche i leghisti, ovviamente non Roberto Castelli ). E in queste occasioni penso a una differenza generazionale fondamentale: io la mafia ho dovuto studiarla anche per una forma di legittima difesa, gli studenti di oggi, invece, imparano a conoscerla fin da bambini e hanno l’occasione di sentir parlare di criminalità e antimafia. Le generazioni precedenti, invece, non hanno mai parlato dei sequestri di persona, dell’esistenza della cocaina e dell’eroina. I nostri genitori hanno delle grosse responsabilità . Oggi, a differenza dei decenni passati, c’è un esercito giovane e consapevole che spero un giorno possa spazzare via “gli altri”. Io ho due figli piccoli e spero davvero che per loro sarà diverso.

E’ stato eletto in Consiglio regionale con Italia dei Valori, come mai ha scelto questo partito? Mi ha garantito di poter rimanere fedele a me stesso, di poter fare le battaglie vere.

Con successo? La legge sull’educazione alla legalità è stata licenziata dal Consiglio pochi giorni fa, stiamo affrontando quella per normare il contenimento del consumo di suolo e la disciplina della compensazione ecologica preventiva.

Parla della legge che ha avuto come primo firmatario Renzo Bossi? Complimentarsi con Bossi per quella legge è come ringraziare il cameriere invece del cuoco per il buon cibo mangiato. L’artefice è Marco Cipriano , l’ex vicepresidente del Consiglio regionale. Comunque non importa chi l’ha portata, importa se e come si attua.

Torniamo a parlare di politica e mafia. Gli amministratori locali negano che sia un problema locale per ignoranza o collusione. I vertici di Regione, il sindaco di Milano, moltissimi politici perché preferiscono parlare di criminalità organizzata invece che di ‘ndrangheta? La Lombardia è una regione che dal punto di vista politico e finanziario ha sempre vissuto sulla proiezione che è riuscita a dare di se stessa. Non per niente è la regione che ha inventato la pubblicità e ha applicato il marketing alla politica oltre che all’imprenditoria. E’ la regione in cui spadroneggiano l’ala ciellina del Pdl e la Lega, che per costruire la loro immagine e per accreditarsi hanno avuto bisogno di un presupposto: l’idea che questa sia la regione migliore, la più pulita, la più operosa. Ammettere che gli imprenditori e i politici lombardi sono corruttibili come (e forse più) dei meridionali sarebbe ammettere il proprio fallimento politico. Che nei fatti è avvenuto da tempo.

Insomma, il potere politico e quello mafioso sono collusi? Molti anche qui al Pirellone, sono stati eletti con i voti della ‘ndrangheta. Che li abbiano cercati non è provato, quindi non si può dire. Pasolini diceva: io so i nomi, non ho le prove ma so. Oggi la Lombardia ha un quadro politico che puzza sicuramente di mafia. Lo dice addirittura Pisanu.

E il potere economico? Se una volta gli imprenditori erano vittime della ‘ndrangheta, adesso spesso sono loro ad andare a cercare gli ‘ndranghetisti per fare affari. Del resto entrambi sono alla ricerca di potere e soldi. Mi sembra che tra le 300 persone arrestate questa estate ci siano imprenditori anche di spicco, no?

Quindi, per lei che cosa è la mafia? L’articolo 416 bis del codice penale la descrive benissimo: tre o più persone che si riuniscono preferibilmente di nascosto e che decidono di accrescere la propria ricchezza, creando danni al bene comune e utilizzando l’arma dell’intimidazione, della minaccia e della violenza. Mi sembra una fotografia perfetta e molto semplice per definire il concetto di mafia.

Come si vive sotto scorta? ( Si irrita e si irrigidisce, poi risponde ) Io faccio teatro come lo facevano i giullari: racconto quello che vedo, che sento, metto in scena la società odierna. Quando il giullare irritava il potente, veniva impiccato. A me va meglio.

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