LA PROVINCIA sulla presentazione di NOMI COGNOMI E INFAMI

Cavalli alla Cavour: «Il mio impegno per dire basta»

Lo scrittore – attore e anche consigliere regionale ha presentato il suo libro «Nomi, cognomi e infami»

Come si fa a ridere della mafia? E perché è necessario farlo? Le due domande dalle quali è partito Giulio Cavalli – «prima scrittore e poi attore», ha tenuto a precisare – che in Libreria Cavour ha presentato il suo libro “Nomi, cognomi e infami”. Dando questa risposta: «Per non permettere al virus dell’onore mafioso di intaccare i territori e, soprattutto, le teste. Una risata sbriciola la credibilità perché è incontrollabile e non condizionabile. Riporta sulla terra boss di mala forma che si esibiscono come miti negativi. Perché di mafia e dei nomi e dei cognomi bisogna parlarne ovunque: nelle scuole, sui libri, nelle piazze, negli uffici, in casa».

Da qui prende il via anche il suo impegno politico – Giulio Cavalli è consigliere regionale in Lombardia per la lista Italia dei valori e a presenziare all’incontro in Cavour un buon numero di dipietristi lecchesi, con tanto di banchetto-propaganda sull’angolo dirimpetto – la cui scintilla è stata provocata dalla Moratti (uno dei due politici nominati, l’altro è stata la Gelmini) che, proprio riferendosi allo spettacolo di Giulio Cavalli i cui testi sono raccolti in questo libro, rispose: «Un politico non è tenuto a rispondere ad un comico».

Perché candidarsi, allora? «C’è un’altra domanda che richiede spazio, prima di dare la risposta: perché non candidarsi?». E qui Giulio Cavalli diventa un fiume in piena: «Da molto tempo il concetto che riempie il mio quotidiano, il mio teatro, il mio indagare la contemporaneità e le sue storture lo definisco: la bellezza dell’impegno. Non un concetto teorico, o una frase ad uso della stampa, delle televisioni. La realtà non è un oggetto immutabile nelle sue perversioni, nel suo essere nemica dei deboli, nella sua natura ricattatoria sul lavoro, prevaricante quando è anche solo un posto su un autobus ad un anziano o a una donna incinta. La realtà non è mutevole, la cambiamo noi, per davvero. Attraverso gli strumenti della bellezza di cui ognuno di noi è portatore sano e attraverso l’operosità dell’impegno, cioè dell’alzarsi la mattina e non cedere mai il passo né alla disperazione né al qualunquismo né all’indifferenza. Odio gli indifferenti, amo le differenze». Sarà, questa, una delle frasi di maggior presa tra il folto pubblico della libreria lecchese.

Poi Cavalli continua: «Diciamoci la verità: la politica è stata sottratta ai cuori delle persone. Non solo l’hanno sottratta ma abbruttita a tal punto da renderla un campo fangoso. Chi vuole attraversarla non può che sporcarsi. No grazie. Questa si chiama rassegnazione. La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze, ma è costante».

Da qui il raccontare le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia, il raccontare la strage di Linate o lo scempio della pedofilia, che trasformano Giulio Cavalli in una sorta di cantore del presente corrotto. Sul palcoscenico, come succederà tra pochi giorni a Erba. «Voglio essere presente sul palco della quotidianità, sul palco del tempo in cui vivo, sul palco della società civile che dice: basta. Perché un giorno non voglio trovarmi in platea a rimpiangere di non essermi alzato e aver partecipato. Non voglio pentirmi di aver soltanto applaudito alla mia vita perché ho fatto scelte equilibrate che mi hanno dato consenso e benevolenza. No, grazie. Ancora una volta. Coerentemente con la mia vita mi pongo ogni giorno scelte difficili, impopolari, ma seguo soltanto ciò che ho nel cuore e nella pancia, la volontà inestinguibile di essere presente, partecipe a me stesso e alla società di cui sono parte. Questa è la bellezza dell’impegno. Soltanto questo».

 

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