Da IL CITTADINO: «La Lombardia? Una piccola Corleone»

«In Lombardia siamo un po’ a Corleone 40 anni fa». Ci accorgiamo ora che le infiltrazioni mafiose sono una realtà, «ma vi assicuro che non c’è nessuna orda di barbari che ha deciso di invadere il Nord Italia». Lo dice sorridendo Giulio Cavalli, nell’aula consiliare stracolma di Carpiano, qualche sera fa. L’occasione era la presentazione del suo libro Nomi, cognomi e infami, edito da Verde Nero, e messo al centro dell’incontro organizzato dall’Osservatorio Mafie Sud Milano. Un libro nato per raccontare che, in fondo, non c’è nessuna emergenza antimafia. Semplicemente le famiglie mafiose sono qui dagli anni Cinquanta e ora, sul fronte, ci sono i loro figli e i loro nipoti. «Giovani che sono in tutto e per tutto uguali ai nostri», con un’unica differenza: non si impegneranno nella lotta antimafia. Sono loro i bersagli. Quella di Giulio Cavalli, scrittore e consigliere regionale indipendente nel gruppo Italia dei Valori, è una testimonianza personale che svela i meccanismi inediti di un problema corale, quello vissuto da tutti coloro che hanno fatto della lotta alla mafia la propria ragione di vita. Vicende simili alla sua, su cui però vige una sorta di «voyeurismo da grande fratello: quella curiosità che fa chiedere a tutti come si vive sotto scorta». Il dramma però è che si scorda «che qui, nel Lodigiano, la mafia non minaccia per uccidere, ma per mascariare, ovvero delegittimare e isolare la vittima – ha spiegato l’autore – . E sapete una cosa? I lodigiani sono più corleonesi dei corleonesi e non li perdonerò mai per la vita che stanno facendo fare ai miei figli». Quello tracciato da Cavalli, però, è anche il ritratto di un Paese che si fa rubare la bellezza da uomini poco credibili, «gente che, nella vita reale, non avrebbe neppure la dignità di decidere il colore del cancello del vostro condominio», e che hanno colonizzato il Nord con attività legali, nate per riciclare il denaro “sporco” della droga. «Sono tutte quelle pizzerie che non hanno bisogno di clienti, i panifici che non hanno bisogno di vendere, le imprese che hanno costruito case e capannoni che rimangono invenduti e non è un problema per nessuno». La mafia lombarda, dunque, è quella che risponde all’«eleganza della finanza», «è quella che con l’operazione “Infinito” ha coinvolto 300 persone», è anche quella «che a Sant’Angelo Lodigiano ha permesso a dei funzionari pubblici di distruggere un appalto, spero inconsapevolmente». In mezzo, c’è un esercito di persone indifferenti in un’epoca in cui nessuno può permettersi ancora di dire «non lo sapevo».

Rossella Mungiello

DA IL CITTADINO 18/03/2011

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