LA PROVINCIA DI COMO: Excelsior tutto esaurito per Giulio Cavalli

EXCELSIOR ESAURITO

L’attore Giulio Cavalli al pubblico erbese: «Gomorra è già qui»

Tutto esaurito al teatro Excelsior per Giulio Cavalli: in cinquecento hanno festeggiato l’Unità d’Italia ascoltando le storie di mafia, che al sud come al nord hanno scritto capitoli atroci della vita italiana. Secondo i dati degli organizzatori (i giovani attori della nuova associazione e compagnia teatrale “Il giardino delle ore”), più di un centinaio di persone avrebbero provato ad acquistare il biglietto senza successo perché già prima di mercoledì sera si è registrato il tutto esaurito. Tra il pubblico tantissimi ragazzi anche al di sotto dei trent’anni hanno partecipato con entusiasmo allo spettacolo, sostenuto da Shongoti e Caritas, arrivato come una chiara risposta alle esigenze culturali della cittadinanza.

L’attore e regista di Lodi, usando l’arte della parola, non ha risparmiato «nomi, cognomi e infami»(il titolo del libro e dello spettacolo) e ha tracciato un quadro ben argomentato di come le mafie abbiano messo radici nella ricca economia settentrionale, in una società che senza accorgersi cammina su fiumi di cocaina, dove la criminalità ha messo le mani non solo su droga e armi ma anche sull’edilizia.

«Gomorra è già qua» ha detto Cavalli, ricordando che il problema riguarda tutti, non solo le grandi città come Milano, ma che anche a Erba si contano numerosi beni confiscati alla criminalità organizzata e un latitante.

Utilizzando la satira e l’intensità del dramma, Cavalli, che da tempo vive sotto scorta, ha raccontato le storie di ordinaria criminalità che hanno prodotto martiri ed eroi, rendendo memoria ai caduti in nome della legalità. A guardare lo spettacolo da dietro le quinte c’erano infatti anche i carabinieri di Como e di Erba, a cui insieme a quelli di Lodi è andato il ringraziamento dell’attore.«Siamo contenti di come è andata la serata, dice Diego Pileggi, del “Giardino delle ore” – ci dà speranza anche per i prossimi eventi ed è stata la prova che c’è n’è una necessità forte».

Ma. C.

 

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