IL CITTADINO: Cavalli scava fra i misteri di Andreotti

Cavalli scava fra i misteri di Andreotti

A Milano la prima de“L’innocenza di Giulio” dell’attore lodigiano

Prendete ottomila pagine di atti giudiziari, letti uno dopo l’altro. E ancora la poesia “scomoda” di Giulio Cavalli, la storia raccontata da Carlo Lucarelli e il procuratore Giancarlo Caselli che sale sul palco come “attore”. L’innocenza di Giulio – Andreotti non è stato assolto è tutto questo. E anche di più. Il nuovo spettacolo dell’autore lodigiano, una co-produzione di Bottega dei Mestieri Teatrali e Teatro della Cooperativa (di cui rioportiamo a lato un monologo), debutta a Milano martedì 5 aprile nella sala di via Hermada 8 del Teatro diretto da Renato Sarti, anche regista della pièce. Con la musica dal vivo di Stefano “Cisco” Bellotti (ex Modena City Ramblers), L’innocenza di Giulio (Andreotti) è un viaggio nella storia di quell’Italia in cui «non si riconosce più se è la politica a diventare mafia o se la mafia a fare politica» per dirla con le parole dell’autore lodigiano, anche consigliere regionale per l’Idv.Un ritorno al teatro della Cooperativa che arriva dopo il successo di A cento passi dal Duomo, mappa delle mafie al Nord. Un lavoro in cui Cavalli collabora con il procuratore della Repubblica Caselli («se recita un consigliere regionale può farlo anche un procuratore no?») e lo scrittore Carlo Lucarelli per ricostruire la vicenda politica e umana di Giulio Andreotti, al centro della scena politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo. Perché «la Storia ce l’hanno scippata e oggi ci tocca smentirla – racconta Cavalli presentando il nuovo monologo – : per questo raccontarla significa costruire e non solo ricordare». A partire dal «martirio giudiziario con oscuri fini politici» che è diventata la vicenda Andreotti, mentre «la sentenza ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo nei termini di una concreta collaborazione – spiega Cavalli – : una sentenza che dice Andreotti si è seduto al tavolo della mafia». Come, dove, con chi e «presumibilmente perché» è proprio quello che Cavalli vuole raccontare. Un puzzle complesso che sul palco si traduce in una scena nuda e essenziale con un posto d’onore: un inginocchiatoio su cui è poggiato un impermeabile che l’attore indosserà per vestire, anche fisicamente, i panni di Andreotti. Un quadro emblematico e inquietante della politica italiana, in cui, ieri come oggi, regnano l’infiltrazione e la corruzione della malavita organizzata. La stessa Italia in cui «ci sono imprenditori che si rivelano mafiosi, politici che cercano l’accreditamento dai clan e maghi della finanza bugiardi – chiude Cavalli, in scena al Teatro della Cooperativa fino al 22 aprile – : un sistema che continua a mentire a se stesso, che cambia facce e nomi, ma rimane lo stesso. E che Andreotti ha attraversato fino in fondo perché lui è durato più a lungo della sua eccellente mediocrità». E se il lato umano del politico è già sbarcato sul grande schermo con Il Divo di Paolo Sorrentino («film straordinario che ti lascia il profumo di quel che è stato» ha detto Cavalli), il testo teatrale è «figlio dell’urgenza di raccontare la storia». In tutti i suoi dettagli. L’autore lodigiano si sta preparando al debutto e quando apre il computer lascia intravedere anche l’immagine che ha scelto come sfondo: un disegno di Ugo Pierri che ritrae proprio Andreotti. Allora sorride e spiega: «Quello? È il metodo Stanislavskij».

Rossella Mungiello________________L’innocenza di Giulio Andreotti non è stato assoltodi e con Giulio CavalliTeatro della Cooperativa (via Hermada 8, Milano), dal 5 al 22 aprile

 

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